Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 30 gennaio 2020
Distacco
Sarà?
Parole sante
giovedì 30/01/2020
Il reo è nudo
di Marco Travaglio
Il pellegrinaggio ad Hammamet col contorno di pregiudicati e miracolati che insegnano la legalità e riscrivono la storia in tv, sui giornali, nei libri e perfino al cinema, mentre chi raccontò Tangentopoli tace e acconsente. Poi l’incredibile bombardamento trasversale contro la blocca-prescrizione, invocata da vent’anni da tutte le persone di buon senso e in buona fede a tutela delle vittime e ora osteggiata come mai nessuna legge, neppure quelle ad personam di B.. E ora, per tacere dei casi personali e del ritorno dei vitalizi, la pretesa della casta avvocatesca di imbavagliare e financo punire Piercamillo Davigo, reo di esprimere le sue idee documentate sulla giustizia, dunque inviso ai “liberali” alle vongole che vorrebbero addirittura levargli la parola all’inaugurazione dell’Anno giudiziario nella Milano dove per tanti anni onorò la Giustizia (come se l’Anno giudiziario lo inaugurassero gli avvocati). Sembrano fatti casuali, ma basta unire i puntini per vedere il disegno complessivo: la Nuova Restaurazione accompagnata da un terribile puzzo di fogna putrida che ricorda i tempi loschi della Bicamerale.
Allora (1996-’98) si chiuse violentemente e rapidamente la stagione di Mani Pulite, infatti destra e sinistra inciuciarono per allungare i processi e mandarli in prescrizione. Questa volta si tratta di archiviare con la stessa violenza e rapidità la lunga parentesi “populista” e “giustizialista”, iniziata nel 2007 in piazza Maggiore a Bologna e in decine di altre collegate con centinaia di migliaia di “vaffa” ai pregiudicati in Parlamento e ai privilegi di casta. I poteri marci, riavutisi dalla grande paura del 2018, approfittano dell’implosione dei 5 Stelle (momentanea o definitiva, si vedrà) per rialzare la testa, affilare le zanne, allungare le grinfie, regolare i conti e dichiarare che la ricreazione è finita, come se l’ansia di pulizia che si è sfogata in questi anni nel voto “grillino” (ma anche in tanti movimenti “carsici” della sinistra apolide, dai Girotondi alle Sardine) fosse evaporata nelle urne europee e regionali. Nemmeno Conte, Di Maio e Bonafede sospettavano che toccare la prescrizione – in uno con la riforma del voto di scambio, l’aumento delle pene per gli evasori e la revisione delle concessioni autostradali – avrebbe scatenato una simile onda d’urto. La Bongiorno, santa patrona del potere reale (da Andreotti a B.& Fini a Salvini), li aveva avvertiti: “É una bomba atomica”. Aveva ragione, anche se lei la vedeva con gli occhi dei giapponesi come una tragedia, e noi con quelli degli Alleati come una liberazione. Il sistema dei poteri marci si regge su tre capisaldi: mafia, corruzione, evasione.
E sull’impunità per tutti e tre, difficilissimi da scoprire e ancor di più da punire. Approfittando dell’ignoranza di Salvini, in tutt’altre faccende affaccendato fuorché in quelle di studiare e lavorare, e dell’incredulità del centrosinistra per il ritorno al governo, i 5Stelle li hanno resi più facili da scoprire e da punire con il nuovo reato di scambio politico-mafioso, la Spazzacorrotti, la blocca-prescrizione e le manette agli evasori. Così chi campa di voti mafiosi, tangenti ed evasioni è entrato nel panico. Tantopiù che la truffa delle concessioni autostradali, smascherata dal crollo del ponte Morandi e dalle altre porcherie emerse dalle indagini, ha messo in crisi il quarto caposaldo dei poteri marci: il capitalismo di rapina che fa soldi con i beni pubblici.
Il re, anzi il reo, è nudo. E ora presenta il conto. I risultati li vedete ogni giorno sui media, con odi alla prescrizione, ditirambi per i Benetton, epicedi a Craxi morto per legittimare i ladri vivi e screditare chi risponde colpo su colpo facendo contro-informazione e contro-opinione: Davigo, Gratteri, Di Matteo e, nel nostro piccolo, il Fatto. Se riescono a mettere a tacere queste e poche altre voci, parleranno soltanto loro, a reti ed edicole unificate. Ogni amnistia richiede prima l’amnesia. Per tornare alle ruberie e ai privilegi dei bei tempi che furono, prima che la gente aprisse gli occhi e smettesse di votare i loro manutengoli, bisogna cancellare la memoria. E oggi isolare le voci stonate dal coro è molto più facile che ai tempi della Bicamerale e delle altre restaurazioni gattopardesche (la rielezione di Napolitano e il governo Berlusconi-Letta nel 2013 e il referendum Renzi nel 2016): il coro s’è allargato e chi potrebbe stonare è passato dall’altra parte o a miglior vita, o semplicemente si è ritirato per stanchezza e sfiducia. Noi no. Noi abbiamo un dovere verso i lettori e le vittime: come Marco Piagentini, che 11 anni fa perse la moglie e due figli nella strage di Viareggio e ora rischia di vedere ucciso anche il processo ai responsabili. Il suo appello a Sono le Venti (sul Nove) perché nessuno tocchi la legge Bonafede, a nome delle vittime delle stragi raccolte nel coordinamento “Noi non dimentichiamo”, è uno sprone ad andare avanti. E dovrebbe esserlo anche per le Sardine, se usciranno dall’agnosticismo sui temi della legalità; e per i 5Stelle, che stanno sperperando il patrimonio di fiducia e speranza di milioni di persone in misere guerricciole di portineria, incuranti della posta in gioco che va ben oltre le loro trascurabili persone. Noi del Fatto continueremo a ripetere che non si stava meglio quando si stava peggio; che Craxi era un corrotto latitante e un pessimo politico, come pure Andreotti, Forlani e tutto il resto della banda, di ieri e di oggi; che la prescrizione durante il processo è una vergogna che salva decine di migliaia di colpevoli e punisce decine di migliaia di vittime (i processi vanno sveltiti, ma senza prescrizione); che Davigo e gli altri magistrati preparati non solo possono, ma devono parlare in pubblico per smontare le fake news del partito dell’impunità; e che la Restaurazione non la vogliamo, né ora né mai.
mercoledì 29 gennaio 2020
Sogni nel cassetto
La vincita milionaria del Superenalotto a pochi chilometri da casa mia, mi affretta nel riporre i tipici sogni in materia nel cassetto anzi, nella cassapanca da riporre in soffitta per dimenticarla tra le ragnatele. Eh si: oltre al fatto che la fortuna ha colpito benignamente la zona, e madame Statistica in merito è inflessibile, non potrà ritornare a bagnare queste lande per molto tempo. Pazienza; il rito delle fatidiche "due colonne" è molto simile a quello delle migliaia di aspiranti vincitori: riponi la schedina nel portafogli, ti metti in viaggio e zak! come per incanto si srotola il canonico menù: la mente mi fa intravedere i numeri vincenti sul giornale, avverto la sudorazione fantozziana dell'evento, la notte in bianco a fantasticare su come spendere tanti soldoni, gli acquisti, gli aiuti a parenti ed amici, i progetti da realizzare, l'impegni verso il prossimo pensati, qui lo dico e non lo nego, più per "agevolare" la mano della dea Bendata che per slancio interiore; a volte la fantasia galoppa sino al punto di immaginare il servizio del TG nel bar dove abitualmente gioco, al fine di rendere più realistica la scena. E poi la visualizzazione dei numeri vincenti, lo sgonfiamento, la sparizione di ogni sogno, la perdita di sapore, l'afflosciamento di qualunque emotività legata all'evento divenuto chimera imprendibile.
E il giorno dopo si riparte come nel film "Il giorno della marmotta", un loop interminabile, una giostra costosa senza alcuna realtà appagante.
Vorrei non giocarle più le dannate due colonne! Vorrei liberarmi dal giogo, dalla subdola tassa, ma non posso! Almeno fino a quando possederò un briciolo di memoria non potrò che continuare la condanna ripetitiva della giocata, ne va della mia salute. Mi ricordo infatti i numeri, i dodici numeri delle due colonne e piuttosto di vederli uscire senza che io li abbia giocati, preferisco pagare settimanalmente il balzello. Conosco i miei polli, quanto il fato sia fondamentalmente bastardo e irrida statistiche e calcoli probabilistici. Lo sfanculamento infatti è sempre dietro l'angolo e il sedere va sempre tenuto a paratia. Do you remember?
Perché?
Questo consumatore seriale di jeans, nel senso che quando lo incontri inevitabilmente ti gratti le zone pelviche tanto è ansiogeno vederlo e sopratutto udirne l'incessante produzione d'idiozie, ha sconquassato l'aria ruttando la scempiaggine sopra in foto, frutto di astio, rancore, inverecondia, rosicamento di cui è portatore inconsapevole. Il fato o chi per lui lo ha portato al vertice della regione Lombardia, l'esempio eclatante di come si debba asfaltare la sanità pubblica per rifocillare i benamati paladini del privato, scrupoloso prelievo costante di risorse destinate a tutti per una gestione tanto negletta e protezionistica dei soliti pochi¬i, metodo questo sfornato dalla mente pia dell'allora Celeste-Formiga, attuale pregiudicato di lusso, desertificatore del pubblico per gli amichetti d'inginocchiatoio.
Ma il Fontana-inducente alla grattata, disprezzando la consuetudine tipica delle persone per bene che dinnanzi ad una sconfitta prima l'accettano e poi si congratulano con il vincitore, che fa? Sproloquia con alto senso di razzismo becero che da sempre l'avvolge, spiegando che la vittoria emiliana-romagnola anzi, la sconfitta del suo Cazzaro Rosso di rabbia, sia frutto dell'azione biasimata, da lui, che ha permesso a degli ultimi, a dei rifiuti sociali, sempre secondo lui, di partecipare alla votazione.
Dovevano quindi rimanere a casa in quanto non abili al ragionamento? E se anche fosse che i pidini abbiano agevolato l'entrata al seggio di questa tipologia di esseri umani che il Fontana-pro-grattata vorrebbe annientare, immagazzinare in luoghi ameni in attesa della dipartita, a lui, mi scuso per il francesismo, che cazzo gliene frega? Non potrebbe questo nefasto pseudopolitico auto-auscultarsi, estirpando, o almeno tentandoci, la pula che gli sta insonorizzando le presunte (poche) qualità in suo possesso?
martedì 28 gennaio 2020
Ah proprio un bel piano!
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