Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 4 gennaio 2020
venerdì 3 gennaio 2020
Calcinacci...
Calcinacci, semplici e tenui calcinacci. Con questa fiaba natalizia molti quotidiani peripatetici, serventi da sempre loro maestà, United Euron of Riccastron, hanno narrato l’impercettibile caduta di leggiadre, a parer loro, parti di volta della galleria sulla Genova Ventimiglia, donando un senso di simbolica nevicata, di piumaggio svolazzante e rallegrante l’aria festosa di questi tempi. Calcinacci, calcinacci... calcinacci ‘na fava! Due tonnellate e mezzo di detriti piombati sull’asfalto e miracolosamente non provocanti l’ennesima strage figlia di questo indecoroso tempo in cui manutenzione e rispetto delle regole sono infangate da beceri accordi contro la ragione e la giustizia sociale, vulgo Concessioni. Calcinacci... ma vaff..
martedì 31 dicembre 2019
Consapevoli ladroni
Li vedo, li sento, li immagino: fasciati nei loro smocking con al fianco damigelle ingioiellate, sfarzosamente pacchiane. Sono loro, non tutti chiaramente, i ladroni impuniti che stasera non baderanno a spese, gozzoviglianti all’inverosimile, circondati da gigantesche aragoste, da fiumi di champagne, da cibi frastornati, ossequiati da schiavi 2.0 che li serviranno umilmente, sperando in qualche briciola cadente dai loro deschi. Rideranno, farfuglieranno al solito inimmaginabili cazzate, parleranno di massimi sistemi, del tanto amato off-shore, delle isole lontane in cui hanno riposto i loro tesori lontano dalle giuste gabelle, fondamento della società civile, che lor signori continuano ad eludere, sbeffeggiandoci allegramente.
Inumani, sottosviluppati culturalmente, diversamente civili, questi inabili alla convivenza sociale godranno oltremodo nel lucidare il proprio status che soltanto il babbionesimo dilagante ha permesso di divenire regola divaricante principi fondamentali dell’attuale struttura sociale. Si, mentre brinderete al nuovo anno meditate! Meditate su quello che, inerti ed inermi, abbiamo loro concesso: possono andare a pagare le poche tasse in paesi molto comprensivi, possono assumere a paghe da raccoglitori di cotone chicchessia, possono licenziare beatamente, sfruttare senza remore, stressare senza frontiere, pagare quel poco quando cazzo gli pare, mettere in cassa integrazione appena impercettibilmente calino i loro profitti mastodontici; fatturare ad altre società satellite ingigantendo le spese, lucrare sulle spalle dei molti che lottano per sopravvivere. E poi aggiungiamo tutti i boiardi di stato, i dottoroni del nulla con stipendi favolosi, grazie alla dea Burocrazia; tutti i super pensionati, compreso il Topastro che inghiotte decine di migliaia di euro al mese, i dirigenti attorno al nulla Rai, Alitalia e il suo sprofondo eterno che ai mega stipendiati nulla importa tanto è vigente il menefreghismo dittatoriale incurante di bilanci e pareggi, attenti come sono alle loro mensilità. Andiamo oltre: quei primari impegnati più a mercanteggiare sulla salute, sulla vita in bilico di molti, che sulla loro vocazione, su quanto asserito da Ippocrate e quant’altro; i giullari di corte, gli infilati nelle società a partecipazione pubblica, gli assessori malevoli e dediti al mercifico mercato delle approvvigioni pro partito e pro loro.
Insomma sono tanti, sono troppi coloro che minano la democrazia, il quieto vivere, la parità sociale.
Non resta che auspicar loro un cenone di stampo diarroico. Così, tanto per pareggiare ciò che il fato bastardo concede loro senza sanzioni, senza alcun problema con questa giustizia terrena stranita ed ottenebrata.
Cenone Travaglio
martedì 31/12/2019
La Balla dell’Anno
di Marco Travaglio
Alcuni lettori ci chiedono di premiare la balla più grande dell’anno. Mission impossible: sono troppe, tutte enormi. Però, catalogandole, possiamo premiare la campagna di stampa più demenziale e miserabile del 2019: quella contro il Reddito di cittadinanza. Che sia partito fra mille pasticci, con i centri per l’impiego da sistemare, i tanti navigator ancora da assumere e formare, i molti poveri ancora da raggiungere, i ritardi sugli stranieri, il software in odore di conflitto d’interessi e i pochi posti di lavoro a disposizione, lo sappiamo e l’abbiamo scritto. Ma il risultato è comunque buono, soprattutto per un Paese allergico ai cambiamenti come il nostro: 2,5 milioni di italiani che un anno fa non avevano un euro in tasca (oltre la metà dei “poveri assoluti”), da maggio-giugno ricevono in media 520 euro al mese. Così l’Italia, che fino a due anni fa era l’unico Paese europeo a non fare pressoché nulla per i nullatenenti e solo nel 2018 aveva varato il timidissimo Reddito d’inclusione (Rei: pochi spicci ad appena 900 mila persone), da quest’anno ha invertito la rotta con la più robusta misura anti-povertà mai adottata. Naturalmente la cosa non è passata inosservata: l’idea che i 5Stelle abbiano avuto una buona idea e che si investano 5 miliardi pubblici su chi non ha niente, dopo averne gettati a centinaia per chi ha e ruba di tutto e di più, ha letteralmente sconvolto tutti i partiti. Quelli di destra, dalla Lega a FI, da FdI a Italia Viva. E pure quello che dovrebbe essere di sinistra: il Pd. Ma la vergogna delle vergogne sono i giornali (a parte il nostro e il manifesto), che da un anno fanno il tiro al bersaglio sul Rdc come mai avevano fatto per le decine di leggi vergogna di B.&Renzi e i massacri sociali di Monti&Renzi. All’inizio dicevano che non c’erano i soldi. Poi, siccome i soldi si son trovati, han detto che non si sarebbe mai fatto: i Caf, le cavallette, le piaghe d’Egitto. Poi, siccome si è fatto, han detto che nessuno lo voleva e tutti facevano la fila per rifiutarlo. Poi, siccome di file a Caf e Poste non se ne vedevano, han detto che c’era l’assalto a Caf e Poste per prenderlo. Poi, siccome l’assalto non c’era, han detto che era un flop. Poi, siccome i dati ufficiali parlano di 900 mila domande familiari accolte pari a 2,5 beneficiari, han detto che sono troppi. Poi, siccome s’è scoperto che 2 milioni ancora non lo prendono, han detto che 2,5 milioni sono pochi. Poi, siccome la copertura in pochi mesi è più alta di quella del Rei, han detto che i navigator sono in ritardo. Poi, siccome a boicottarli sono le Regioni governate dagli stessi partiti che li invocano, han detto che il Rdc serve al M5S per comprare voti al Sud.
Poi, siccome il M5S ha dimezzato i voti e le richieste arrivano tanto dal Nord quanto dal Centro e dal Sud, han detto che il Rdc è troppo alto, perché c’è chi lavora e guadagna altrettanto. Poi, siccome i 5Stelle han detto che pagare un lavoratore 800 euro al mese è una vergogna e han proposto il salario minimo, han detto che il Rdc va ai falsi poveri e ai delinquenti e non ci sono controlli per scoprirli. Poi, siccome il governo ha portato le pene fino a 6 anni per quanti truffano col Rdc e Di Maio ha invitato i cittadini a denunciarli, han detto che questi giustizialisti manettari vogliono spiare e arrestare pure i poveri. Poi, siccome i controlli scoprono ogni giorno delinquenti e finti poveri col Reddito, hanno detto che bisogna abolirlo. Come se gli stessi delinquenti e finti poveri non fregassero già lo Stato intascando indebitamente 80 euro, Rei, cassa integrazione, sussidio di disoccupazione, pensione d’invalidità, sgravi e bonus ed esenzioni famigliari, scolastici, sanitari e universitari, e usufruendo di tutti i servizi pubblici senza pagare le tasse per finanziarli, senza che nessuno si sia mai sognato di abolire il Welfare perché molti ne abusano. Nel giro di un mese, il Corriere ha pubblicato ben due “inchieste” a piena pagina degne del Giornale e di Libero, con un florilegio di abusivi: “Chi guida Porsche, chi ha alberghi: ecco i furbetti del reddito. Cantanti neomelodici, fotografi, imprenditori, venditori ambulanti, negozianti, pasticceri, pregiudicati e lavoratori in nero”. Ma tu pensa: non saranno mica gli stessi che evadono le tasse e intascano indebitamente tutti gli altri strumenti di Welfare? E quando mai si son fatte campagne per abolire pure quelli solo perché qualcuno fa il furbo? “Per colpa di qualcuno, non si fa più credito a nessuno” possono dirlo certi negozianti, non lo Stato. E il fatto che fiocchino tante denunce non dimostra che il Reddito non funziona, ma che i controlli funzionano. E aiutano a far emergere non solo i “furbetti del Reddito”, ma anche un’altra fetta dell’economia nera che è la vera tara dell’Italia. Ben protetta da chi s’indigna per il ladruncolo che ruba 500 euro al mese e tace sui ladroni che evadono 120 miliardi all’anno. Infatti strillano contro le manette agli evasori e la blocca-prescrizione.
Tra le mille balle “a grappolo” contro il Reddito, svetta quella sparata da La Stampa il 3 novembre, nell’ansia di dimostrare che Di Maio ha sistemato uno su tre degli elettori del suo collegio: “I delusi del reddito di cittadinanza: ‘Stanchi di non avere nulla da fare’. A Pomigliano d’Arco, il paese natale di Luigi Di Maio, su 39 mila abitanti in 12 mila ricevono un sostegno economico”. Poi s’è scoperto che il dato dei 12 mila percettori del Reddito citato dall’house organ di casa Agnelli-Elkann non si riferisce alla sola Pomigliano, ma a tutti e sei i comuni circostanti che fanno capo al Centro per l’Impiego di Pomigliano: 208 mila abitanti in tutto, non solo i 39 mila di Pomigliano. Dunque il Rdc non va al 33% della popolazione, ma ad appena il 6%. A riprova del fatto che neppure la peggior politica riuscirà mai a eguagliare la migliore informazione.
Auguroni!
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