venerdì 29 novembre 2019

Joycelandia


Non ho mai letto Ulisse di Joyce, non ho mai letto nulla per la pienezza. Sono affascinato, da sempre, verso coloro che sanno leggere, che ruminano costantemente, celermente, senza che Morfeo disturbi la loro arte dell'apprendere, del meravigliarsi davanti a cotanta bellezza insita in romanzi, saggistica, storia, geografia e tutto quanto fa spettacolo nell'intimo. 
Il romanzo modernista m'affascina con la sua assenza di punteggiatura, l'apparente illogicità della scrittura, i pensieri trasportati senza alcuna evidente corrispondenza tra loro. Come nella Recerche l'importanza della narrazione funge da paravento alla vera azione del racconto: sconquassare l'io, permettere ai sonnecchianti e nascosti vagiti di sé stessi di emergere dallo sciabordio inconcludente della propria irrazionalità. 
Senza briglie ognuno di noi sarebbe in grado di trasporre su carta i tesori nascosti, tesori indifferenti a molti, le nefandezze recondite urticanti, le favole che il più delle volte trasformiamo in realtà, per modificarla tanto appare bastarda. 
Mentre scrivo altri pensieri si affollano, comparendo e svanendo ad intermittenza, di default tendo a mantenere un apparente senso alla mia misera scrittura. 
A volte è un bene, altre no. I segnali di fumo nascosti dall'ego normalmente tendiamo a non considerarli. Rappresentano invece una ricchezza, una degustazione, il nettare, il baluardo contro l'ovvietà. E l'ovvietà cercherò di non trasmettervela più. Ammesso che siate d'accordo.  

giovedì 28 novembre 2019

Non dimenticatelo!


O certo! Domani è il Black Friday, come dimenticarlo? Quelli dell’”autentica qualità” mi stanno martoriando gli zebedei da tempo immemore, e piuttosto che prendergli un divano mi siederei su un trespolo oliato, ogni minuto poi sulle radio mi trattano indegnamente, meravigliandosi che già  non esca imbacuccato per attendere l’apertura degli store! Ma che fai lì, minorato? Come, non sei ancora pronto per il Black Friday? Saettano le fruste nei galattici spazi sconfinati degli evasori globali 2.0 alla Bezos, che dobbiamo necessariamente agevolare avendo perso la corona del più ricco del pianeta per mano del Filantropo alla finestra, anzi on the Windows, tutto impegnato ad azioni caritatevoli, per carità certe volte pure apprezzabili, ma saldamente al comando nella hit dei più voraci. Il Regno del Biondo Malvagio con consorte ultragnocca quindi ci ha propinato due eventi sociali iniettanti la bramosia dell’apparire, la notte del “scherzetto o dolcetto” e la finta elargizione del capitalismo nel Venerdì Nero, in realtà un camuffato Sbaracco che accompagnerà a sera molti di noi a presentarsi in solitudine davanti al “tesssoro” appena conquistato con una puntina di sofferenza dettata dall’acclarata inutilità e soprattutto dalla probabile e sospetta aria obsoleta del ninnolo. 
Black Friday, venerdì nero: una riabilitazione culturale trasformante un disastro borsistico devastante la finanza mondiale nel secolo scorso, in un’occasione pacchiana per l’ennesimo sacrificio da deporre sull’altare del dio Shopping. A quando una “Notte dei Cristalli” per ringalluzzire vetrai e cesellatori?

Peccato!




Sotto certi aspetti devo ammettere che un po’ mi dispiace...

giovedì 28/11/2019
Natale ad Hammamet

di Marco Travaglio

Sullo scandalo Open si leggono così tante scemenze, fra l’altro copiate da B. senza pagargli i diritti d’autore, che è meglio mettere qualche puntino sulle i.

“Mi scuso con le persone perbene perquisite perché colpevoli di contribuire in modo onesto alla politica. Subiscono la gogna mediatica pur avendo seguito le regole con la massima trasparenza” (Matteo Renzi). Gli imprenditori in questione non sono stati perquisiti per la loro “onestà” e “trasparenza”, ma perché sospettati di aver finanziato la fondazione renziana Open dal 2012 al 2018, cioè dall’inizio della scalata al Pd fino all’ultima débâcle elettorale, aggirando la legge sul finanziamento privato ai partiti. Come? Pagando una fondazione anziché un partito o suoi eletti. Con due possibili finalità, tutt’altro che incompatibili fra loro: non far sapere di foraggiare Renzi (possibili illecito finanziamento e appropriazione indebita, anche tramite false fatture) e ricevere favori dal suo governo e/o partito (possibile traffico d’influenze).

“Non si può abolire il sostegno pubblico ai partiti e poi demonizzare quello privato” (Matteo Orfini, deputato Pd). Il finanziamento pubblico fu abolito dagli italiani nel referendum del ’93, truffaldinamente riesumato sotto le mentite spoglie del “rimborso elettorale” e riabrogato nella forma diretta dal governo Letta nel 2014 anche col voto di Orfini. Ma il “sostegno privato” è sempre stato lecito, solo che qui non c’entra una mazza: i soldi arrivavano a una fondazione, cioè a una società privata messa su da politici e pubblici ufficiali come Renzi, Boschi, Lotti, Bianchi, Carrai & C. che nascondeva i donatori con la scusa della privacy. La legge consente a qualunque imprenditore di dare soldi a partiti e a politici, purché: il donatore li registri a bilancio (altrimenti è appropriazione indebita, falso in bilancio e frode fiscale); il percettore li dichiari nel registro parlamentare (se no è illecito finanziamento); il contributo sia gratuito e disinteressato (in caso contrario, anche se dichiarato, è corruzione). E qui risultano finanziamenti da Toto (beneficato dal governo Renzi nel 2017 con l’abbuono di 121 milioni per la concessione delle Autostrade dei Parchi). Ma non solo: l’altra fondazione renziana Eyu era finanziata da Msc Crociere (che sotto il governo Renzi firmò un contratto da 2,1 miliardi con Fincantieri e di cui Renzi scarrozzò il top manager Pierfrancesco Vigo nella visita ufficiale a Cuba); da Lottomatica (altri aiutini dal governo Renzi); da Google (devota a Renzi che fece saltare la Web tax voluta da Letta); ecc. Tutte coincidenze?

“Nel 2018 ho guadagnato 830 mila euro. Nel 2019 saranno più di 1 milione. Dovendo effettuare un anticipo bancario (per la sua nuova villa sulle colline fiorentine, ndr) ho fatto una scrittura privata con un prestito concesso e restituito in 4 mesi”. Intanto siamo curiosi di sapere chi gli ha dato quel milione. E poi l’autore del prestito di ben 700 mila euro, per una villa pagata 1,3 milioni, è l’anziana madre di Riccardo Maestrelli, imprenditore che Renzi nominò a Cassa Depositi e Prestiti nel 2015 e finanziava Open. Farsi pagare da chi si è nominato a cariche pubbliche è inelegante. Come minimo, è conflitto d’interessi.

“Chi decide come si fonda un partito? La politica o la magistratura? Colpisce il silenzio di commentatori” (Renzi). Sì, colpisce, ma nel senso opposto: Renzi dovrebbe ringraziarli, i commentatori silenti. Quando finì sotto inchiesta la Raggi, per fatti infinitamente più lievi di questi, tutti i giornali ci aprirono le prime pagine. Come quando le Iene scoprirono una baracca abusiva e una carriola abbandonata del padre di Di Maio. O quando il Corriere partì in quarta contro l’ex ministra Trenta perché occupa lecitamente (fino al 5 dicembre) un appartamento dell’Esercito. Invece ieri le prime pagine dei giornaloni si tenevano ben alla larga dal mega-scandalo Open. I pm comunque non “decidono come si fonda un partito”, anche perché indagano su una sigla chiusa prima che Renzi fondasse Iv, ma aperta mentre affondava il Pd. Si accontentano di accertare perché tanti imprenditori riempirono le casse di Open con 6 milioni in 6 anni e dove finirono i soldi, mentre il Pd era in bolletta, licenziava i dipendenti, chiudeva le sedi e pure l’Unità. Come il Psi di Craxi nell’immortale definizione di Formica: “Il convento è povero, ma i frati sono ricchi”.

“Qualcuno unirà i fili di ciò che è successo in questi mesi: a me sembra tutto chiaro. I pm sono gli stessi che hanno arrestato i miei genitori. Arresto annullato dopo qualche giorno dal Riesame” (Renzi). L’arresto di babbo Tiziano e mamma Laura fu revocato dal Riesame dopo 20 giorni, col divieto di esercitare attività imprenditoriali per 8 mesi, perché erano scadute le esigenze cautelari, non perché le accuse di bancarotta e false fatture fossero infondate, anzi: la chiusura-indagini prelude alle richieste di giudizio. Solo Renzi può menare scandalo perché, su fatti avvenuti a Firenze, indagano i pm di Firenze. E chi dovrebbe farlo: la Procura di Vipiteno? Fra l’altro il procuratore Creazzo è quello contro cui tramava Lotti con Palamara&C. L’ultimo a doversi augurare che qualcuno unisca i fili è lui: collegando le innumerevoli indagini su suoi genitori e fedelissimi, un maligno potrebbe pensare malissimo di lui.

“I pm attaccano la democrazia… Presto parlerò in Parlamento”. Qui il copyright, oltreché a B., andrebbe versato agli eredi di Craxi. Anche lui nel ’93 attaccò i pm alla Camera e chiamò in correità gli altri partiti col famoso “così fan tutti”. Poi si diede alla latitanza. Per completare l’opera, a Silvio Renxi manca poco: un mausoleo egizio nel parco della villa di Firenze e le vacanze natalizie ad Hammamet.


martedì 26 novembre 2019

Ritorno


Non ce la fa, proprio no. Si può distrarre, può asfaltare cazzari, unti, trasformisti, nani o ballerine, ma prima o poi ritorna su di lui, quasi ossessivamente. Molti gli chiedono di piantarla lì, di lasciarlo in pace, di pensare ad altro. Personalmente invece lo stimo e lo osanno proprio per questo. 

martedì 26/11/2019
Compagno Billionaire

di Marco Travaglio

Solo due anni fa, Renzi spiegava al Pd cos’è la sinistra, essendone uno dei massimi esperti mondiali: “Essere di sinistra non significa rincorrere i dogmi del passato, salire su un palco, alzare il pugno e cantare Bandiera rossa. Non è con l’amarcord che si difendono i diritti dei più deboli, le ragioni dell’inclusione, l’attenzione per le periferie, per gli esclusi dalla catena della decisione”. E tutti lo prendevano sul serio. Ora che ha fondato un nuovo partitucolo, può finalmente realizzare la sua sinistra in santa pace, senza nessuno che gli leghi le mani o gli remi contro. Infatti ha subito iniziato a fare cose di sinistra tipo girare il mondo con conferenze a pagamento, riabilitare B., attaccare i pm che lo indagano per le stragi, opporre fiera resistenza alle norme anti-evasione del governo di cui fa parte e invitare Forza Italia a confluire in Italia Viva. Per far sentire i forzisti meno soli, sta imbarcando quasi tutti i condannati, gli imputati e gli indagati del Pd, ma anche di FI. E l’altro giorno, per meglio difendere i deboli e le periferie, è volato a Riyad per incontrare i compagni emiri e cenare al Billionaire con Flavio Briatore, celebre pensatore terzinternazionalista prescritto per false fatture e indagato per corruzione, e con Tommaso Buti, noto intellettuale operaista arrestato e imputato per bancarotta fraudolenta. I due lo guardavano storto perché è ancora colpevolmente incensurato, anzi neppure indagato, il che lo rende parecchio inaffidabile. Ma li ha subito tranquillizzati con le sue credenziali al di sotto di ogni sospetto: suo padre e sua madre hanno una condanna in primo grado per false fatture e il babbo altri processi che promettono bene, per non parlare del suo Giglio Magico fornitore ufficiale delle migliori procure.

Ora il Compagno Billionaire sta studiando le prossime mosse per completare la svolta a sinistra. Boschi permettendo, dirà alla Carfagna: “Se non fossi già sposato, ti sposerei”. Quando ne verrà respinto (“Ma ti sei visto?”), annuncerà il suo fidanzamento con Francesca Pascale. Quando lei smentirà tutto (“Piuttosto mi metto con la Bellanova”), ingaggerà un boss mafioso come stalliere nella villa con mausoleo di Firenze. Quando quello rifiuterà (“Uomini d’onore siamo, dei cazzari non ci fidiamo”), spiegherà di aver imposto la Ascani all’Istruzione “perché mi ha detto di essere la nipote di Mubarak”. Quando Mubarak negherà (“Era più credibile quella di Ruby”), farà l’elogio della prescrizione. Anzi no, quello l’ha già fatto. Ma potrebbe rifarlo perché è impossibile che ricordi tutte le cazzate che spara. L’unica differenza dal passato è che ieri le sparava gratis, ora invece lo pagano.

lunedì 25 novembre 2019

Diciamocelo







Filastrocca


Piani regolatori cementanti 
Emissioni sterminate
Giove Pluvio con tinozze abbondanti
Terre dilaniate
Disastri annunciati
Frane in zone già devastate 
“Mai più disastri simili” ragliano gl’incravattati

Che al mercato mio padre comprò...

domenica 24 novembre 2019

Siamo così



Alcuni sondaggi li danno in vantaggio di un 8% e la ragione potrebbe essere chiara: sommando i nostalgici, gli invaghiti, gli incolti, i golosi dell’evasione fiscale, tale distacco è possibile; se a ciò aggiungiamo la disastrosa politica attuale degli altri, la situazione appare sicuramente nefasta. La sana rivolta delle cosiddette “sardine” può tentare di insufflare in molte cervici il reale pericolo del soggetto in foto ma, concretamente, il vero problema è dove poter dirigere questo malcontento: verso un PD che sembra ancora non avallare il blocco della prescrizione? Verso il M5S in mano ad un acclarato incapace? Verso altre minuscole nicchie centriste? Oppure dalle parti del Ballista che per un po’ di visibilità sarebbe pure disposto ad andare a braccetto con il Cazzaro in foto? Liofilizzando la ragione mediante spot demenziali il tirannosauro della logica sta mietendo consensi senza eguali. Dopo un anno, per certi aspetti vergognoso, nel quale il movimento ha coabitato con codesto flaccido energumeno, arginandone solo in parte i danni, il partito ancora in accordo con il Delinquente, parrebbe avere strada spianata verso il potere nefasto e l’Emilia Romagna divenirne l’innesco. Se in questi brevi giorni non si manifesterà una seria alternativa, assisteremo a breve all’ennesima e per certi versi distruttiva Era politica agevolante, tra poco più di due anni, l’arrivo al Quirinale di qualche temibile figuro dedito ad una visione “resolistica” delle istituzioni; la stessa Costituzione, in caso di plebiscito, potrebbe essere modificata, o meglio alterata, da mano illiberale. Occorre quindi una celere azione rinnovatrice, con una vaga idea di socialismo (cit.) capace di incanalare consensi per contrastare questa perniciosa destra e i suoi progetti razziali. Purtroppo però, allo stato attuale, sarebbe come chiedere ad un ciuco di suonare il violino.