sabato 28 settembre 2019

Riattivato


Da un po’ di tempo si limitava a scrivere su una sola colonna, a destra, in prima pagina. Sembrava ridimensionato, quasi assopito, addirittura placido. Ma è bastato che il secondo problema nazionale che purtroppo abbiamo tornasse a sbeffeggiare ragione e sentimenti per riaccenderlo alla grande, con quel sano livore, quella caparbietà tipica di ogni buon giornalista, in queste lande purtroppo rari come la sinapsi in via Carlo Bellerio 41 a Milano.

sabato 28/09/2019
Italia Morta

di Marco Travaglio

Munitevi di un bel sacchetto da vomito e leggete qua: “…Vedere che qualche magistrato della procura della mia città da anni indaghi sull’ipotesi che Berlusconi sia responsabile persino delle stragi mafiose o dell’attentato a Maurizio Costanzo mi lascia attonito… Berlusconi va criticato e contrastato sul piano della politica. Ma sostenere 25 anni dopo, senza uno straccio di prova, che egli sia il mandante dell’attentato mafioso contro Costanzo significa fare un pessimo servizio alla credibilità di tutte le Istituzioni”. L’autore di questa prosa ributtante è Matteo Renzi, già sindaco e ora senatore di Firenze, Comune parte civile nei processi per le stragi del 1993-’94, una delle quali sterminò 5 persone fra cui una bimba di 50 giorni proprio a Firenze in via dei Georgofili. Quando mai costui abbia “contrastato Berlusconi sul piano della politica”, non è dato sapere. A meno che l’intrepido “contrasto” non sia consistito nel correre ad Arcore a baciargli la pantofola con tacco e rialzo prima di diventare segretario Pd e, subito dopo, invitarlo al Nazareno per scrivere una legge elettorale incostituzionale (l’Italicum) e una schiforma costituzionale (poi rasa al suolo dagli elettori). Ora, avendo tentato per cinque anni di diventare come B. senza riuscirci, si accontenta di fregargli un paio di deputati e qualche elettore superstite, nella speranza di superare il 3-4% nei sondaggi con Italia Viva (si fa per dire).

Infatti, appena s’è diffusa la notizia che l’inchiesta di Firenze sui mandanti occulti delle stragi comprende l’attentato a Costanzo, l’impunito ha bruciato sul tempo gli altri leader di centrodestra, da Salvini alla Meloni, nel difendere in simultanea con Sallusti e Farina-Betulla il martire perseguitato dalle toghe fiorentine. Le stesse – ma è solo una coincidenza – che han fatto arrestare il su babbo e la su mamma e indagano sugli strani finanziatori della Leopolda. Renzi non sa nulla dell’inchiesta sulle stragi, e questa non è una colpa: c’è il segreto investigativo. Ma, se invoca a ogni piè sospinto “sentenze” possibilmente “definitive”, dovrebbe sapere qualcosa di quelle che han condannato i boss delle stragi (anche grazie ai pm di Firenze) e soprattutto quella che ha condannato Marcello Dell’Utri a 7 anni per mafia; senza contare quella di I grado sulla Trattativa (altri 12 anni a Dell’Utri). Così eviterebbe di fare lo gnorri sull’indagine riaperta due estati fa (non dalla Procura, ma dal gip) sull’ipotesi che B. e Dell’Utri siano coinvolti nell’ideazione di quelle stragi. O di approfittare dell’ignoranza generale (diffusa a piene mani dall’apposita stampa) per dire scemenze come “senza uno straccio di prova”.

Se l’inchiesta sui mandanti esterni, più volte aperta e archiviata in base a fior di prove ritenute però insufficienti, è ripartita nel 2017 è proprio perché ne sono giunte di nuove: le intercettazioni del boss Giuseppe Graviano, che pianificò le autobombe da via D’Amelio (19.7.’92) allo stadio Olimpico di Roma (23.1.’94). Raccontando le stragi al compagno di ora d’aria, Graviano parla guardacaso di “Berlusca” che “mi ha chiesto questa cortesia. Per questo è stata l’urgenza… Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto: ‘Ci vorrebbe una bella cosa’… Nel ’93 ci sono state altre stragi, ma no che (non) era la mafia, loro dicono che era la mafia”. Una conferma al racconto del killer pentito Gaspare Spatuzza sul “colpetto”, il “colpo di grazia” che Graviano gli commissionò ai primi del ’94 con la strage all’Olimpico per dare l’ultima spinta a B. a entrare in politica. Ma non ce ne fu bisogno: il 26 gennaio B. annunciò la discesa in campo, l’indomani i fratelli Graviano furono arrestati a Milano e la strage, fallita al primo colpo, non fu più ritentata. B. andò al governo, ma – lamenta Graviano – non mantenne tutte le promesse: “Quando lui si è ritrovato un partito così nel ’94 si è ubriacato e ha detto: ‘Non posso dividere quello che ho con chi mi ha aiutato’. Pigliò le distanze e ha fatto il traditore… 25 anni mi sono seduto con te, giusto? Ti ho portato benessere, 24 anni fa mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi, per che cosa? Per i soldi, perché tu ti rimangono i soldi. Dice: non lo faccio uscire più, perché sa che io non parlo… Alle buttane glieli dà i soldi ogni mese. Io ti ho aspettato fino adesso perché ho 54 anni, gli anni passano, io sto invecchiando e tu mi stai facendo morire in galera… Al signor crasto (cornuto, ndr) gli faccio fare la mala vecchiaia”.
Eccoli gli “stracci di prova” che han fatto riaprire l’indagine. Se piovessero nel deserto, ci sarebbe da ridere. Ma sono solo l’ultima tessera di un mosaico terrificante che ha portato la Cassazione a condannare Dell’Utri per mafia perché “dal 1974 al ’92” fu il “mediatore del patto tra Berlusconi e Cosa nostra”: il “patto di protezione” siglato 45 anni fa a Milano fra B., Dell’Utri, i boss Bontate, Teresi, Di Carlo, Cinà e Mangano (che poco dopo si installò per due anni nella villa di Arcore). E poi la Corte d’assise di Palermo a condannare uomini di mafia e di Stato per la Trattativa, scrivendo che B. finanziò Cosa Nostra dal ’74 a fine ’94 (quand’era già premier e Cosa Nostra aveva già sterminato Falcone, Borsellino, le scorte e altri 10 innocenti a Firenze, Milano e Roma); e i boss, tramite Dell’Utri e Mangano, ricattarono il suo primo governo per ottenere leggi pro mafia.
Solo chi, in totale malafede, finge di non conoscere queste sentenze, facilmente reperibili online, può dirsi “attonito” se si ipotizza un ruolo di B. nelle stragi, perpetrate dagli stessi boss amici di Dell’Utri e finanziati da B.. E può accusare magistrati che rischiano la pelle indagando sui mandanti di rendere “un pessimo servizio alla credibilità delle Istituzioni”. Istituzioni che la Procura di Firenze onora cercando la verità e Renzi&C. disonorano tentando di sbianchettarla.

venerdì 27 settembre 2019

Altra moda, altro giro!



Mentre quelli di "Divani & Divani" stanno già facendo gli auguri di Natale via spot, giuro che piuttosto che comprare i loro divani mi siedo su un cactus, si assiste, per l'ennesima volta, all'arrivo di una nuova moda, quella ecologista. Dopo le accuse di violenza sessuale a distanza di decine di anni, dopo il veganesimo, i selfie, ecco prorompere la nuova moda anzi, il modo di trastullarsi di molti viventi non a conoscenza delle fatiche umane tipo "rompicoglionarsi" al lavoro, scegliere la mozzarella meno costosa, andare in vacanza in posti che questi neo ambientalisti riterrebbero discariche. 
Diceva bene ieri Marco Palombi: se non sei al tavolo, sei nel menu. 
La povera Greta accolta da tutti i consumatori ambientali, dai cosiddetti potenti in verità proni a chi sappiamo bene, è il nuovo che arretra. Sala, preso ad esempio, pronto ad aprire i palazzi in suo onore, l'entusiasmo per la bigiata collettiva odierna, la nascita del nuovo paravento di cardinalizia memoria, l'ecosostenibile, emissioni zero, l'evidenziare che il capo d'abbigliamento è stato prodotto senza danneggiare l'ambiente, il fatto invece che per cucirlo a volte si impieghino minorenni a zero emiss..no! a zero euro quello conta poco, gli appelli di attorucoli, magari bravi e premiati ma con zero spessore, giranti il mondo con il proprio jet per arringare folle di babbani sui rischi dell'inquinamento, il riccastro monegasco che portò Greta a New York a zero emissioni e che possiede una società di noleggio elicotteri: sono tutti esempi di come questa moda autopulente molti, sia gestita e sopratutto destinata a divenir fuffa, nenia addormiente. 
Dicevo dei potenti proni: credo sappiate bene, mi auguro, che probabilmente sulla tolda del comando mondiale non siedono i cosiddetti capi di stato; chi comanda è dentro ad enormi multinazionali, a società finanziare in grado di sconvolgere mercati e borse con una pressione di un tasto, molto simile a quello della valigetta nucleare ora in mano a quello con lo scoiattolo in testa, che a dire il vero è l'unico a cui non freghi una mazza dell'ambiente, e lo dice ripetutamente. Ebbene, costoro vivono e lucrano usando dei beni del pianeta a loro piacimento. Sono loro che fingono di appoggiare la nuova moda ecologista, tranquilli come sono che nulla potrà scalfire le lucrose colonne portanti la loro pacchiana esistenza. Se la voglia di lenire le sofferenze della Terra porterà qualcosa di economicamente vantaggioso, non ci sarà nessun problema ad immettere novità nel mercato, riducendo le emissioni in atmosfera; viceversa se tutto questo comporterà riduzioni di bilancio, state sereni, come direbbe il Bomba, che nulla muterà. 
Per ultimo vorrei trasmettervi alcuni quesiti che mi frullano in testa, riguardo alle auto elettriche: qualcuno avrà già pensato al futuro, gigantesco smaltimento delle batterie usurate? E la corrente necessaria per ricaricare le vetture come verrà prodotta? Chi vigilerà sulla rottamazione delle auto diesel? Che reazione avranno i produttori arabi di petrolio? 
Domandine che ancora non navigano nelle soloniche discussioni. 
Sei sempre il solito criticone, pare dicano le vostre pupille. Può essere. Vorrei essere chiaro e preciso: chi è disposto a non cambiare il cell dopo tre anni? E la tv? Se esce il modello nuovo con iperboliche novità, chi riuscirà a dire no? E il pc che diventa obsoleto? A proposito di pc: ho un Mac in casa acquistato a fine 2012. Ho scoperto che Apple dopo sette anni non produce più ricambi! Chiaro il messaggio: cambialo! Ritorno ai quesiti: chi è pronto a non acquistare scarpe provenienti da lontano, prediligendo quelle fabbricate vicine, magari più bruttine? Chi sceglierà cibo fatto a pochi metri da casa, evitando i richiami delle sirene pubblicitarie? 
Soffro, ammettendo di pensarla nel modo più subdolo e acquiescente possibile: sono immerso così tanto in questo consumismo 2.0, generante profitti per pochi, anzi: ma si dai, chiamiamolo con il suo nome antico: questo capitalismo 2.0, trascinante verso il baratro finale; vi sono tanto immerso da non riuscire più a concentrarmi sull'essenziale, sulle tanto amate in tempi remoti "piccole cose" di francescana memoria. Mi hanno levato tutto, modellandomi in un adulato consumatore di frattaglie, d'inutilità, di vacuo, di aria fritta. Sono piombato in mano loro, fingono di cullarmi mentre mi deridono, irridendo il mio essere. Mi consumano facendomi consumare. Ed ora stanno lanciando messaggi subliminali, invitandomi a rispettare l'ambiente! Ho solo un'arma a disposizione, per ora: vaffanculo gentaglia senza alcun rispetto, senza spessore! Vaffanculo! Naturalmente a zero emissioni.     

giovedì 26 settembre 2019

Interessante, molto interessante!



di Marco Palombi da "il Fatto Quotidiano"

Ora che si va posando la polvere mediatica attorno alla presenza al vertice sul clima dell'Onu di Greta Thunberg e di altri noti attivisti per l'ambiente tipo Bill Gates (sic), resta una domanda: ma contro chi è questa rivolta ecologista? A chi si rivolge la giovane svedese col suo "Pentiti!" o quando avverte che "il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no".

A chi non piace? Mai s'è vista una rivolta contro il sistema accolta dallo stesso sistema che si vorrebbe abbattere con tale gioia: presidenti, cancelliere, burocratjia sovranazionale varia, amministratori delegati, giornalisti ed editori, ex pirati oggi filantropi, tutti applaudono entusiasti.

Un solo esempio: a spingere l'alleanza verde a New York c'era pure Søren Skou, che di lavoro fa il capo della Møller-Maersk, conglomerato danese che, tra le altre cose, è il più grande armatore di navi mercantili del mondo, cioè uno dei più grandi inquinatori del mondo (ma non certo il solo presente al Palazzo di Vetro). E quindi - a non voler porre dubbi scientifici sul dogma dell'emergenza e sulle cure proposte - resta la domanda: chi è che rema contro?
Chi "osa"? Bastano Trump e Bolsonaro a bloccare il risveglio mondiale della coscienza verde guidato dalle multinazionali, pure quelle del petrolio? Noi abbiamo questa rozza idea che, se tutti applaudono, hai probabilmente detto una cazzata e il sospetto, parafrasando il maestro Stefano Ricucci, che manager e presidenti vogliano fare gli ambientalisti col culo degli altri. Di chi? Mettiamola così: se non sei al tavolo, sei nel menu.


Gelsomina


Può un cacciatore diventare volontario Lipu o un associato Lipu andar per i boschi a cacciar beccacce? 
Come immaginarsi il Cazzaro in biblioteca, alla prima della Scala, o il Puttaniere volontario nel Gruppo Abele; la Madia editrice di qualcosa di originale, il Bomba mentre infila la mano dentro la Bocca della Verità; lo Sfacciato Potente Riccastro con lo scoiattolo in testa intento ad impostare un ragionamento sensato, o il fascistone brasilero partecipante ad un gruppo ambientalista?
Non si può, è inconcepibile. Inconcepibile come vedere questa Gelsomina traghettare se stessa, meno che la dignità, nella neo compagnia d'avanspettacolo Italia Viva retta dal Pifferaio Tragico. Cosa abbia spinto Gelsomina Vono a diventar menestrella democratica rimarrà un mistero politico per lustri. A meno che non si ritorni alle fonti della politica pregna di affarismo e lucro. Gelsomina potrebbe aver capito la differenza tra l'impegno sociale e il professionismo politichese, quello che rende indispensabili, ad occhi di allocchi, evaporanti figure stantie, imbolsite da quella staticità tipica di chi s'abbacina per una poltrona, uno scranno; adulatori dell'inamovibilità matrice, genitrice della casta granitica che Gelsomina avrebbe dovuto combattere. Ma, ahimè per lei, ne è stata sconfitta.  

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