giovedì 4 luglio 2019

A volte capita


Capita, a volte capita, di non aver voglia di fare una mazza, una caduta di umore tendente al tedioso, la difficoltà di sostituire il rotolo della carta igienica è il segnale a me più consono, col nuovo rotolo appoggiato sulla vaschetta dell'acqua e quello finito ancora inserito nell'apposito incavo del muro dove il cilindro che ruota mi guarda attonito. Si, capita di avere un periodo così di sbadigli eterni, di pensieri tristi, di ozio sparso in grande quantità per ammortizzare il cattivo umore. 
Tempo di riflessione, di incredulità sul suo trascorrere, sulle modalità vissute e sperperanti giorni, mesi, anni bruciati sull'altare del nulla.
Il sentiero delle bottiglie d'acqua trangugiate, il frigo che potrebbe essere spento tanto inutile è la sua funzione, le canottiere penzolanti nelle maniglie delle porte, la penombra, il posacenere sul punto di scoppiare, la tv accesa solo per illuminare la stanza, i libri mai finiti scocciati per la trascuratezza, che ti guardano perplessi, le piante in sala assetate che mal mi sopportano, il trascinamento da una stanza all'altra senza motivo, i fantasmini che si fanno forza a vicenda in mescolamenti irrituali, i progetti sfanculati, i fogli sul tavolo tramutati in anonimi scritti per non si sa chi, le nenie canticchiate per lenire l'apatia, la musica ascoltata con le cuffie che non riesce a squarciare la staticità, i desideri d'uscire soffocati da scuse oscene tipo "e se scoppiasse una tempesta solare?" 
Tedio appunto, fatica assalente, brividi nel vedere gente che corre, facce felici, risate in strada, auto sgommanti. 
Quando si manifestano questi nitidi segnali la cura è una ed una sola: sbragarsi da ogni cosa, archiviando propositi. In attesa che passi.  Ahhhhgh!

mercoledì 3 luglio 2019

Brutto periodo



Proprio un periodaccio questo per i facenti funzione di alta corvatura, i profeti catastrofistici auspicanti macerie e dolori per riabbracciare il tempo che fu, quello famigerato dove finanza e lucro dettavano leggi e sofferenze per il bene di pochi e la staticità di inamovibili totem mestieranti di adulterata politica! 
Immagino borse del ghiaccio sparse ovunque, su crani devastati da notizie tipo questa, sfanculanti peripatetici a servizio delle loro maestà, inerpicatisi nei meandri del Ballismo pur di sbeffeggiare una coalizione già da sola, sotto certi aspetti, comica.
E questo moscone-moscovici, il suo sguardo deluso e profetizzante il vicino ritorno all'anonimato dopo che ha cosparso il tempio burocrate di perfide ed ingannevoli maldicenze contro di noi? 
Proprio non ci voleva, e lo si capisce dai gruberamenti, dai gianninismi, dalle francescomerlate di queste ore in cui, invece di tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, molti stanno maledicendo questo destino beffardo che, pare, stia confermando che qualcosa di buono, pur con Cazzari Selfanti e ondivaghi tentennamenti di ex bibitari, è stato fatto, alla faccia di gufi, giullari, bellezze aretine iperpresenzialiste, pupazzetti orfinanti e sperdute madie. 

martedì 2 luglio 2019

I Panzironi attorno a noi




La domanda è: meglio chiamarsi Adriano Panzironi e predicar salute a tutti senza medicine convenzionali o essere come 

Pier Paolo Di Fiore (dell'Ifom - centro ricerca dedicato alla formazione e allo sviluppo dei tumori a livello molecolare) 

Pier Giuseppe Pellicci (dell'Ieo l'istituto di oncologia fondato da Umberto Veronesi)

Alberto Mantovani (dell'Humanitas l'istituto di ricerca e cura della famiglia Rocca)

Marco Pierotti
Maria Angela Greco
Elena Tamburini
Silvana Pilotti ( tutti dell'Istituto nazionale dei tumori) ?

Perché questa domanda? 
Perché mentre Panzironi panzana vaticinando su vita allungata e sana fino a 120 anni, attraverso intrugli proteinici studiati per, presunti e/o disperati, probabilmente, allocchi, i sopra citati luminari interagenti con il male del secolo, pare, abbiano adulterato le loro ricerche photoshoppando immagini per aggiustare gli articoli poi pubblicati da pregiatissime riviste internazionali.

Meglio Panzironi e le sue, presunte, panzane o questi altisonanti professionisti, luminari illuminanti l'oscurità del male più subdolo, più nefasto, più bastardo? 

Meglio Panzironi o i milioni gestiti da questi eroi moderni, tra il 2005 e il 2012 a Di Fiore sono passati 9,37 milioni di euro, a Mantovani 3,06 milioni, a Pierotti 3,60 (fonte Fatto Quotidiano)? 

La Procura di Milano ha stabilito che su 32 pubblicazioni analizzate ben 25 sono state ritoccate con Photoshop. 

E l'Airc l'associazione per la ricerca sul cancro, la cui commissione consultiva che decide sulla destinazione dei finanziamenti a favore di studi condotti dagli stessi componenti la commissione? 

Sono arrivati sino a qui, pare. Si sono spinti fino all'impensabile, alterando risultati su cui dipendono le speranze di tanti, troppi, sofferenti, molti dei quali senza speranza! 

E per ultimo l'incredibile finale, degno di questo paese pullulante di sciacalli: dopo aver accertato questa sciagurata truffa, il caso è stato archiviato perché in Italia non esiste un reato che permetta a queste carogne di andare a giudizio e in galera! 

Ma allora è meglio Panzironi e le sue panzane! Mille volte meglio lui dei baroni bavosi inebriati da arsure monetarie che definire in modalità sciacallo è come dar loro dei buffetti al borotalco! 
Da sempre, e qui sorge la mia indole, il mio granitico ed ormai asfittico pensiero comunista, che parola questa, io penso e vorrei lottare per una sanità gratuita sempre e per tutti, sfanculando questa realtà infingarda dove invece chi ha i soldi può permettersi cure ad altri interdette, vietate per vil moneta. Questa è la mercificazione capitalistica più subdola: siamo nati su un pianeta, un pulviscolo nell'universo, pochi hanno impiantato una società schiavista, esclusivista, settaria, fondata sul sopruso, sull'arricchimento sconfinato di una minoranza. Le cure sociali non dovrebbero in alcun modo essere indirizzate a seconda del reddito, ma essere disponibili a tutti. 
Invece abbiamo lasciato che persone senza scrupoli lucrassero sul dolore, sulla sofferenza, sulla speranza. Come questi di cui sopra che non pagheranno neppure per le loro accertate nefandezze. 
E poi ci lamentiamo pure che sorgano panzironi e le loro panzane! 
Da non credere. Da nausearsi solo.  

Auspicanti disastri



Deve essere stata una lunga notte insonne quella appena trascorsa nel giornale più auspicante tremebonde tragedie economiche che si conosca, un concentrato di livore e di speranza nell'Europa di Gin Tonic affinché la tanto adulata infrazione ci venga finalmente e politicamente elargita, per rispolverare gli antichi e sempreverdi motti alla "è l'ora dei sacrifici per tutti" con tanto di cottarellate e "ce lo chiede l'Europa" annessi.
Novene, ceri accesi ovunque, ceci sui cui posare le esauste ginocchia, non sono purtroppo, per loro, bastati ad evitare l'inaudito dato positivo, spiazzante più che vedere picernie e  madie impegnarsi in ragionamenti politici, arrivato dall'Istat. E la "dichiarafione" matarelliana, che vedendo i conti in ordini non prevede assolutamente il cartellino giallo del tempio della Burocrazia nei nostri confronti, ha avuto lo stesso effetto di proporre uno yogurt scaduto ad un diarroico seriale. 
Nella notte però il Profeta Biliante, lo Schiumoso Rancorante, il vate del giannininesimo, il Teorizzante Sventure e Sconquassi per la causa comune, l'Alfiere di Gedi, in accordo con Stampa e famigliola torinese, ha cogitato l'articolo dal titolo "Quello che i dati non dicono sull'economia" un impasto di trame, supposizioni infingarde, ragionamenti su specchi scivolosi da rendere la piaggeria una caramellina all'orzo. 
E siccome non si può leggere interamente un minestrone di sospetti, di rigurgiti, di calcoli alla cazzo&campana, ecco alcuni passaggi di quest'opera magna di come il pensiero possa venir fuorviato per la causa comune, quella del bastone e la carota confindustriana:

"C’è tanto entusiasmo, motteggia l’ineffabile Conte, premier ombra del governo legastellato, mentre vaga ramingo nei cortili del palazzo Justus Lipsius in cerca di un qualunque alleato disposto ad ascoltare la suicida posizione italiana sulle nomine Ue. «Avanti così», cinguetta Matteo Salvini, Capitano del governo verde.
«Oggi è una bella giornata », sfarfalla Di Maio, Caporale del sub-governo giallo. Sono tutti contenti, nonostante il fallimento europeo e tricolore della doppia missione Osaka-Bruxelles.
L’Istat, finalmente guidata dall’amico e patriota Blangiardo, regala al Paese un maggio felice per il mercato del lavoro."

"Dieci mesi dopo, i dati ufficiali dicono che il precariato non è sconfitto (anche se cresce meno) e che il lavoro non è finito (anche se cresce poco). Dunque, si può capire che il leader grillino accusi i "profeti di sventura". Ma farebbe bene a moderare gli entusiasmi."

"L’assestamento di bilancio appena approvato dal Consiglio dei ministri tura le falle del 2019, ma non dà nessuna garanzia sul 2020-2021 alla nuova Commissione che si insedierà a novembre, né in termini di ripresa della congiuntura né in termini di risanamento dei conti pubblici. Come sempre, Mattarella allarga fino al limite la fisarmonica dei poteri presidenziali, offrendo la sua garanzia personale e istituzionale sulla tenuta del bilancio italiano e cercando così di inchiodare la maggioranza ai suoi doveri."

Bignamicamente parlando, la lezione da dare alle nuove generazioni, il consiglio eruttante da queste parole è uno ed uno solo: piuttosto che fare il giornalista in questo modo, andate ad estrarre zolfo. 
Gruberate gente, gruberate!

lunedì 1 luglio 2019

Sforzo inaudito



Chissà con quale sforzo immane avranno dovuto postare questa notizia in quel giornale sempre pronto a sparare, a volte pure infangando, sull'attuale maggioranza! 
Chissà dove avran dovuto rinchiudere i vari francescomerlo, assetati come non mai a sferrar calci negli stinchi ai cosiddetti giullari di corte, con Di Maio in prima linea a ricever insulti! Gli avranno dato in pasto fake news per mantener loro un tollerabile livello psicomotorio, gli avranno inventato delle storielle per rabbonirli. E coloro che soffrono di gianninismo? Avranno tirato fuori grana ed assegni, implorando di non pubblicare notizie simili, uno sfregio alla linea editoriale. Si saranno consultati con i gruberiani per mantenere una linea comune, tipo far finta di niente e magari incentrare le loro critiche al fatto che un prozio di Di Maio nel 1968 comprò in nero dieci litri di latte di pecora per far formaggio e rivenderlo a dei cugini! 
"E' impossibile! Come l'occupazione ai livelli più alti dal 1977? Ma siete sicuri? Rifate i calcoli! Ci dev'essere un errore!! Mannaggia!" Par di sentirli gruberare, gianninizzare per queste notizie che cercheranno, al solito di occultare, di sminuzzare, com'è nel loro stile, nel dna di ogni radical chic che si rispetti! 
"Ma non era il malgoverno per eccellenza? Ma non dovevano collassare?" 
"Che facciamo ora?" 
"Di che cosa possiamo parlare per non alimentare il consenso?" 
"Chiamate Orfini e la Carfagna! Presto non c'è tempo da perdere!"
"Che cosa diremo agli amici del Bilderberg?"
"Ragazzi, restiamo uniti! Passerà, passerà questo brutto momento! Continuate a rosicare che tutto si sistemerà! Mi dicono alcuni gruberiani che pare che Di Maio abbia preso una multa per divieto di sosta! Forza indagate che domani avremo una degna apertura!" 

Aiutiamoli a casa loro!   

Che bisogno c'è?


Lo voglio dire lo dirò: che bisogno c'è nel 2019 di queste carnevalate che vengono chiamate Gay Pride? 
Me lo chiedo da sempre, da quando li vedo sfilare e, lo chiarisco, non ho assolutamente nulla contro il mondo LGBT. Sono assolutamente convinto che se due persone si amano, al di là del sesso, debbano necessariamente avere gli stessi diritti di una coppia etero, soprattutto nell'ambito dell'unione civile, delle eventuali eredità, del mantenimento della proprietà della casa.
Al di là di questo mi domando appunto che cosa corra in testa a chi sfila per le vie del centro di molte città vestito da saltimbanco, quasi ad irridere la propria posizione sociale. 
Non credo sia più il tempo dove un gay debba nascondersi da eventuali attacchi culturali e fisici. Vivere e lasciar vivere è oramai opinione comune anche se, in alcuni casi, gli idioti che aumentano sempre più in qualità e quantità, irridono, compiendo a volte pure violenza su chi vuole essere visto e considerato giustamente quale un normale componente la società. Strada ne abbiamo fatto verso una società lontana da rancori e diffidenze, altro cammino ne resta da fare. Torno però al punto centrale: non ha più senso a mio parere sfilare in questo modo quasi a dire "ehi ci sono anch'io!". Non serve anzi, aumenta la diffidenza, lo sfottò, alimentandone i pregiudizi. Siamo sulla stessa barca, nessuno escluso; evitiamo quindi di cadere nel ridicolo, tutti insieme!   

Tutto può risuccedere



Cialtrolandia&Alloccalia: terra di briganti, di pennivendoli peripatetici, di assalti alla diligenza senza remore, di sghignazzate imprenditoriali davanti ad un terremoto distruttivo; terra di moniti occupazionali lanciati come scudo, baluardo per lucrare sulle famigerate Grandi Opere, enormi portafogli per inabili all’onestà, al decoro; pochi parlano del Mose, uno dei più grandi scandali del dopoguerra, uno scialacquio di soldi pubblici immane, terrificante, raggelante. Eppure solo davanti a questi sperperi qualche attualmente distaccato in sinapsi, potrebbe rinvigorir neuroni e meditare sul futuro, dal Tav alle grandi cogitate autostradali, ovvero di come non sia mutato nulla rispetto al passato, sopratutto nel rapporto politica managment. Stanno sempre lì alla finestra, implorando aperture di enormi cantieri, ennesima occasione degenerativa ovattata dal silenzio mediatico di appagati mestieranti, distolti dall’evidenza che dar vita a lavori in questa modalità, equivarrebbe ad aver  nominato Al Capone quale responsabile del proibizionismo.