Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 26 giugno 2019
martedì 25 giugno 2019
Ci risiamo
Esultano, faticando a rimaner lucidi, Lor Signori alla notizia che le Olimpiadi Invernali del 2026 si svolgeranno a Milano-Cortina. Inquieta riveder certe facce distese e sorridenti alla notizia della scelta del CIO, anche perché molte nazioni si sono saggiamente ritirate dalla corsa in virtù di studi internazionali decretanti il disavanzo economico tra le nazioni organizzatrici di eventi olimpici, dato al 95% dei casi. Ma in questa terra martoriata ed assetata da grandi eventi, da grandi opere, da grandi spartizioni, in questi tempi di carestia dove, per fortuna, degli screanzati hanno cominciato a verificarne le cause e soprattuto gli effetti benefici delle tanto adulate Grandi Opere, attese da molti come la rugiada dagli arbusti assetati dal sole, ogni progetto che plana, come gli aerei di Alitalia al tempo di Luca Cordero, irrora le papille gustative di chi, è un dato di fatto, ha sempre contribuito ad assestare colpi ferali al bilancio statale, senza preoccuparsi minimamente delle ricadute erariali, vedasi Italia 90 diretta e curata dallo stesso Luca Bellachioma o Torino 2006 che ancora stiamo continuando a pagare, con impianti tipo quello del bob divenuto nel frattempo cattedrale nel deserto .. ops! nella neve.
Pescante, Carraro e lui, Malagò gò gò, e poi Beppe Expo gioiscono ben sapendo che da qui al 2026 sarà un dedalo di progetti, progettini, adattamenti di strutture già esistenti, sulla carta il 93%, aumenti di costi, varianti, contro varianti, codicilli, urgenze, bandi e quant'altro fu studiato e modellato da tempo immemore per consumare denaro pubblico in nome del ritorno d'immagine.
Pescante, Carraro e lui, Malagò gò gò, e poi Beppe Expo gioiscono ben sapendo che da qui al 2026 sarà un dedalo di progetti, progettini, adattamenti di strutture già esistenti, sulla carta il 93%, aumenti di costi, varianti, contro varianti, codicilli, urgenze, bandi e quant'altro fu studiato e modellato da tempo immemore per consumare denaro pubblico in nome del ritorno d'immagine.
Per fortuna e per testardaggine della Sindaca più odiata della storia, abbiamo evitato il salasso delle Olimpiadi estive a Roma, e per questo la Raggi dovrebbe essere fatta santa subito. Non siamo riusciti a scansare le invernali del 2026, per fortuna a budget ridotto rispetto all'altra tipologia, mentre tutt'attorno giornaloni e profeti proni si compiacciono di tale manna olimpica, in questo tempo di chiamparinate pro tav, di occultamenti, di desertificazioni mediatiche riguardo ad uno dei più grandi bottini della storia recente, il Mose veneziano che ancor prima di entrare in funzione necessita già di costosissima manutenzione; di arsura generalizzata agognante betoniere e manodopera a buon mercato, innescanti sensazioni d'inquietudine come veder aprire un'enoteca nei pressi di un centro di alcolisti anonimi.
lunedì 24 giugno 2019
Casualmente
Casualmente, solo casualmente ieri sera ho avuto la sfortuna, o fortuna non saprei, forse il fatto che oggi ne scrivo potrebbe essere ascrivibile alla buona sorte e poi menoxmenofapiù, di assistere ad un breve passaggio su Rai Uno di uno spettacolo, classico dispensatori di premi, musicale presentato da Carlo Conti, abbronzato al solito.
Chiamava sul palco personaggi strani, mai sentiti, per via che sto invecchiando o per il fatto che la spazzatura la guardo solo per differenziarla? Non lo so ma credo che il brutto sia brutto ad ogni età, tutti tatuati, uno vestito con un pantalone e giubbotto rosso paonazzo aperto con sotto niente se non una serie globale di scritte perenni, disegni al solito spavaldi della spavalderia divenuta normalità visto l'altissimo numero di corpi trasformati in taccuini di questa stolta era, e nell'attimo in cui è stato accolto da applausi ho creduto, sperato, implorato che la sua esibizione finisse lì, come dire "ecco mi sono pure fatto una scritta sulla testa pelata, che ne pensate? Dai applauditemi che il mio numero finisce qui e rientro nel camerino!" E invece no: ha preso il microfono ed ha iniziato a sciorinare frasi sconnesse, al ritmo meschino che ora va tanto di moda, e non ho nulla contro i suoi estimatori, rivendico solo il diritto sacrosanto di critica, assatanata ma pur sempre critica, e quello che più mi ha rattristato è stato vedere ragazzine andar dietro a quelle parole pescate in una cesta poco fornita, a voler significare che costui ha dei fans, del seguito, che frasi come "guardami mentre sto tamponando, mi chiamo Fernando per gli amici Nando" hanno proseliti, qualcuno le canticchierà al mattino. Esterrefatto per tanta sconcezza, mi sono domandato dove fosse finita l'arte e se questo folcloristico rumore possa aver un seguito, un ricordo, un archivio da cui, tra dieci anni, attingere tali, a mio parere, nefandezze.
Se piace, a me non interessa. Sono libero di criticare come meglio mi pare e dir la mia senza fronzoli, né remore.
Questi dispensatori di fetecchie, per me, per me, sono avanguardia di un tempo senza spessore, senza arte né parte. Non voglio zittirli, credo nella libertà, non sono qui a spernacchiare i giovani adoranti questi scarabocchi parlanti. Ho il diritto di evidenziarne la vacuità, il futuro anonimato, la mancanza di storia. Che potrebbe essere un requisito di questi tempi, ci mancherebbe. Ma che a me non piace. Punto.
domenica 23 giugno 2019
Senza remore
Estikazzi! Questi buontemponi all’”armiamoci e lavorate” grazie ad un’illuminazione propria di chi destina tanto tempo al cogitare, se ne escono con una dichiarazione che indurrebbe ad agognare una nuova epoca di zolfanelli e di lampioni ad olio, tanto questa cazzo di centrale sta ad un golfo come il nostro già martoriato da scelte vomitevoli da Chiodo al Compagnone mai rimpianto.
E se ne escono rivestiti da quell’abusato ragionamento anteponente la salute al lavoro, la madre di tutte le cazzate con il suo apice all’Ilva di Taranto, che stravolge senno e alchimie tra occupazione e vita sociale dignitosa. Che sia trasformata in gas o marzapane o cherry non ha importanza: la centrale nel cuore della città va chiusa per sempre, per recuperare una dignità sociale mancante da troppo tempo, come Pitelli insegna.
sabato 22 giugno 2019
Oggi è così!
Quelle giornate un po’ così
quando la valvola di sfiato si ottura e il merdometro interno non riesce a
sfiatare! Vi sarà capitato pure a voi di vivere questi momenti altamente
dequalificanti l’esterno riflesso nell’interiorità!
E allora pensi, rimugini,
alterni battibecchi con te stesso, sfogandoti di quanto ti circonda, un mugugno
intrinseco, un’irriverenza estrema con l’habitat che il fato o chi per esso t’ha
assegnato.
Dove sono immerso, che cosa
riesco ad intravedere di positivo? Sono spettatore di un avanzo di incongruenze
che mi vorrebbero far spacciare per normalità! Chi? Lo chiamo sistema perché
non riesco ad evincere i contorni di questo corridoio in cui mi hanno
intrappolato: non sopporto i falsi moralisti, chi s’erge a capo gita, chi
parla, straparla per denaro, chi si confeziona abiti per piacere, piacioni del
cazzo.
So di un famoso intellettuale che una volta è stato contattato per
venire a parlare ad un incontro organizzato da una famosa associazione
internazionale. Ebbene, sapete questo codardo, infingardo cosa chiese? Le spese
del viaggio, e fino qui poteva andar bene, e 600 euro in “nero”. E tutte le
volte che vedo un suo articolo altisonante, mi si rivolta lo stomaco, lo evito,
non lo leggo e leggerò mai, questa merda finta pensante!
Tipi come lui ce ne sono a
bizzeffe e se non sono pagati, agiscono naturalmente in modalità arraffante,
pregna di soprusi morali e culturali.
E’ pur vero che se il
Giudizio Universale della Cappella Sistina fu cogitato e miracolosamente
eseguito dal genio michelangiolesco per avidità, Michelangelo era avidissimo,
allora cascano le palle, tutto si ammoscia, i buoni pensieri, le speranze di
esistenza di un livello superiore, appassiscono davanti a tanta mestizia.
Sogno l’agire
disinteressato, il dispensar di valori posseduti ed elargiti in gratuità. E’
chimera? Direi di si. Quasi tutto viene fatto per denaro. E questo m’inquieta,
m’adombra, mancando la libertà d’agire. Si dirà: non si può vivere solo d’aria.
E’ vero. Ma un conto è acquisire risorse per dignità personale, altro è trangugiare
pedissequamente solo per ossessione.
Sopporto e m’accheto nel
pensiero comune che finge di non vedere atrocità infami, come quella gigantesca
dei 27 milioni di bimbi fuggiti dalla violenza della guerra, perché sono
immerso nel famigerato sistema, lo stesso che nel contempo mi sprona a
digrignar denti pensando ad un cucciolo di cane abbandonato, ad addolorarmi per
una balena spiaggiata, ad intristirmi vedendo le bottiglie di plastica in mare.
Tutti eventi spregevoli certo, ma il mistero per cui non me ne frega nulla dei
27milioni di bimbi è qualcosa che urtica quel poco di normale che ho ancora in
me. Lo so, lo so che dietro al menefreghismo umanitario si nascondono trame
diaboliche sdogananti il fatto che produrre armi sia un bene per la nostra
economia.
Mi dicono, ci trasmettono il messaggio che non si possono chiudere le
cosiddette fabbriche di morte, perché ne va del nostro Pil! Ecco il nocciolo,
questo cazzo di Pil! I moniti della Lagarde, Moscovici, Gin Tonic Junker,
Angela (Anghela), il nipotino con nonna ed erre moscia naturale, quel pazzo col
ciuffo biondo a stelle e strisce, l’assassino rigonfio inoculante radiazioni in
corpi altrui, le finzioni belligeranti in nome della pace, ossimoro devastante
e normalizzato.
Dicevo di essere in un corridoio, senza poter vedere spazi
areati di immense sale, praterie per l’intelletto. Mi hanno tolto tutto
facendomi indossare il grembiulino di scuola fanciullesca; non devo alzare lo
sguardo, solo mirar pareti strette, pertugi ove sfogare rabbia, dissapore,
incongruenze culturali immarcescibili.
Spero sempre nel
miglioramento ma lo spread blocca ogni desiderio di rinascita. Ci lasciano
credere che possiamo degustare la vita. Cazzata epica questa. La vera vita è
solo nella libertà individuale e di comunità.
A volte può sembrare che il mio
dire si possa associare a quelli che credono alle scie chimiche e ai poveretti
devoti del terrapiattismo. Può essere, certo che può essere. Parto però da un
teorema: riescono a farci comprare quello che vogliono esponendo merci negli
scaffali secondo degli studi; sanno che basta un niente e prendiamo delle cotte
per tragedie mediatiche affossanti neuroni in stile Grande Fratello, delle
barbaredursate per intenderci; sono certi che compreremo quel prodotto, che
useremo dei nostri polpastrelli per strisciare carte al fine d’impossessarsi di
ninnoli vuoti. Conoscono la smania comune portante ad aspettare notti per
venire in possesso di luccicanti gadgets.
C’intruppano, lo sappiamo
tutti. Che altro serve per solidificare la ribellione?
venerdì 21 giugno 2019
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