giovedì 30 maggio 2019

Tentava ma non li trovava!



Si, in effetti lui lo sapeva far bene, anche se non poteva intrattenersi molto con loro, visto che non avevano né la barca, né il podere.

E ha detto tutto!


giovedì 30/05/2019
Viva i vinti

di Marco Travaglio

Dopo due giorni e due notti di commenti sull’apocalittica, catastrofica, epica, spettacolare disfatta dei 5Stelle, mi è improvvisamente passata la voglia di criticarli, sopraffatta da quella di difenderli. L’amore per la minoranza e possibilmente per la clandestinità me li ha pure fatti tornare simpatici: come agli inizi quando si arrabattavano nelle piazze con mezzi di fortuna a raccogliere firme contro la casta, il nucleare, la mafia, la corruzione e la privatizzazione dell’acqua; e come avevano smesso di essere quando avevano vinto le elezioni, erano andati al governo e si aggiravano da una tv all’altra in doppiopetto con l’arietta tronfia dei primini della classe. È stato l’altra sera, quando Dimartedì, per imperscrutabili motivi, ha messo in fila Calenda, Letta e Zingaretti, come se il Pd avesse preso il 100% dei voti. I tre parlavano come se fossero piovuti da Marte senz’aver mai governato, come se l’emergenza Italia fosse frutto di 12 mesi di governo giallo-verde e non di 25 anni di destra&sinistra.

Letta, quello che nel 2013 governò con Berlusconi e con lui abolì l’Imu sulle ville e le regge dei miliardari (uno scherzetto che ci costa ancora 4,5 miliardi l’anno), insegnava la coerenza a Di Maio che purtroppo frequenta cattive compagnie: “La legge è uguale per tutti”, sentenziava sul caso Diciotti-Salvini, lui che si era alleato non con un indagato, ma col re degli imputati e dei prescritti, e l’aveva implorato di restare a bordo anche da pregiudicato. Gli altri due fingevano di avere stravinto le Europee, dopo aver portato il Pd al nuovo minimo storico (111 mila voti persi rispetto al disastro renziano del 2018, senza contare il milione di elettori di LeU misteriosamente scomparsi dopo il ritorno all’ovile dem), le tre destre al massimo di tutti i tempi e la maggioranza giallo-verde altri due punti sopra. Tutti e tre spiegavano cosa bisognerebbe fare: cioè quel che il Pd si era sempre guardato dal fare. In compenso quel che avevano fatto e non avrebbero dovuto fare si dicevano prontissimi a rifarlo. Lì ho capito perché quel diavolo di Floris li aveva invitati: per esibirli perfidamente così come sono, nature; ricordare ai più smemorati perché un anno fa li avevano cacciati a pedate; e ammonirli in vista delle prossime Politiche: occhio che, a furia di fare gli schizzinosi, vi ribeccate questi qua. Altre due-tre puntate di TeleNazareno, e la rinascita dei 5Stelle è fatta. Più Calenda, Letta e Zinga ridevano senza spiegare che c’è da ridere dopo aver perso 5,2 milioni di voti e tutte le regioni tranne la Toscana, più montavano la simpatia e la riconoscenza per il bistrattatissimo Di Maio.

Il quale, con la sua Armata Brancaleone e i suoi errori, è riuscito in un anno a fare più leggi giuste (e per giunta di sinistra) del Pd in tutta la sua storia. Se anche i 5Stelle scomparissero domattina, avrebbero comunque il merito di aver regalato all’Italia l’anticorruzione, la bloccaprescrizione, il reddito di cittadinanza, il dl Dignità, la riforma del voto di scambio, lo stop al bavaglio sulle intercettazioni e alla svuotacarceri, l’abolizione dei vitalizi; di aver avviato il taglio del numero e degli stipendi dei parlamentari, il referendum propositivo col quorum abbassato, il salario minimo e la sospensione del Tav (salvo ripensamenti suicidi); di non aver rubato né truccato concorsi; di aver cacciato in due minuti il loro unico arrestato per corruzione e messo alla porta un sottosegretario leghista in flagrante conflitto d’interessi. È di questi meriti, e non dei molti demeriti, che lorsignori vorrebbero che i 5Stelle si pentissero. È per questi pregi, e non per i molti difetti, che il Pd ha sempre considerato i “grillini” degli intrusi, degli ultracorpi infettivi da tenere a distanza e da combattere strenuamente come mai aveva fatto con B. e mai farà con Salvini. Ed è per questo che ora la finta sinistra se la ride senz’aver nulla da ridere, dal profondo del suo abisso: perché pensa di ricominciare con Salvini (Dio glielo conservi) il comodo giochino dell’ultimo quarto di secolo, quando incassava voti gratis da chi non l’avrebbe mai votata agitando lo spauracchio del Caimano il giorno del voto, salvo poi inciuciarci fino alle urne seguenti.

È l’eterno teatrino destra-sinistra, buono per fregare gli elettori, che sogna chi vede un “ritorno al bipolarismo” (destre al 49, Pd al 22,7, M5S al 17): il suo obiettivo non è sconfiggere Salvini, ma tenerselo stretto per annientare chi gli ha rotto il giocattolo del “siamo meno peggio degli altri”. Può darsi che la truffa funzioni di nuovo e che il M5S sia destinato a rapida estinzione. Ma può pure essere che, con una dirigenza collegiale, una gestione saggia dell’inevitabile rottura con Salvini, una traversata del deserto all’opposizione per riorganizzarsi sui territori e ritrovare l’identità smarrita, sopravviva o addirittura riviva. Se ci riuscirà, sarà un bene non solo per i grillini (dei quali ci importa ben poco), ma anche per l’Italia. Perché costringerà Salvini a mostrare ai suoi fan di cosa è capace come uomo di governo e il Pd a dire qualcosa di meglio che “votateci perché di là c’è il babau”. Di Maio, dopo il ko, è un pugile suonato. Ma resta il più bravo fra i suoi. Purché si liberi dei lacchè e dei miracolati pronti a tradirlo al primo inciampo. Si circondi di gente valida, cioè critica. E abbandoni le piazze virtuali (tv e sondaggi) per tornare in quelle vere. Se oggi sarà confermato capo politico dagli iscritti, nell’imbarazzante plebiscito con un solo candidato, non dovrà scambiarlo per una rivincita sulle urne, come fece Renzi con le primarie interne dopo la débâcle referendaria. Sei milioni di voti persi non si cancellano con qualche migliaio di clic. Ma sono recuperabili. Soprattutto i 4 milioni finiti nell’astensione. Che sono lì in attesa di un segnale chiaro. Possibilmente quello giusto.

mercoledì 29 maggio 2019

In effetti



L’importante è essere morigerati. E quando vuoi fare un presente affettuoso con i fiori, ne basta uno solo, per il pensiero. A meno che tu non voglia trasmettere l’intera Divina Commedia alla tua amata!

Nel mondo parallelo



C'è mondo irreale, parallelo, di cui conosciamo poco anzi, nulla. E' la Versailles Sabauda, una setta adorante il fascino impagabile del dio Frusciante, una sorta di dipendenza da possedimento quasi impossibile da risanare e che solo "a livella" è in grado di sparigliare. 
La parentela di questo giovane adepto, discendente da un nonno tanto avido quanto incensato smisuratamente, è una legione di silenziosi fantasmini, probabilmente in possesso del timbro della specie, la famigerata "evve moscia" doblone d'appartenenza a questa setta dedita all'accaparramento maniacale di ricchezza. Celebri erano le feste del nonno, attorniato da duchi, duca conti, principi, cugini, sorelle, zii, famiglie intere ringrazianti in eterno madre natura la quale, come un'enorme ruota della fortuna, gli confezionò dna similari al fondatore automobilistico, formante una progenie di gaudenti, specializzati nel dolce far niente. 
Pare che si siano già divisi in questi ultimi mesi un pochetto più di un miliardo e mezzo di cedole ed ora, grazie all'accordo con Renault, saranno in arrivo altri 2,5 miliardi. Per tutti loro, distanti dalla realtà più che Alpha Centauri, un altro diluvio di moneta, per godere, sfregnacciare alla facciaccia nostra. Non conosciamo il loro volto, non sappiamo nulla dei gusti, delle abitudini, dei pensieri, delle meditazioni, dei progetti, delle aspettative. Gongolano e magari avranno pure il coraggio di criticare quest'onda anomala di malumore, non comprendendo come possano molti vivere con briciole cadute dai loro tavoli di epuloni impenitenti. 
Dov'è o Giustizia la tua sede, dove s'evidenziano le tue azioni, e tu Fato o Destino come meglio s'aggrada, perché non intervieni per colmare questi gap destabilizzanti le comuni coscienze? 
Non vorrei mai che si pensi all'invidia né al rancore! Niente di tutto questo. Solo un'eclatante difficoltà a condividere terra ed aria assieme a gaglioffi carnevaleschi di cotanta aria fritta. Nulla di più! 

Chapeau Dibba! E grazie!


E' un momento di difficoltà. D'altro canto abbiamo appena preso la più grande “scoppola” della nostra vita ma, credetemi, di momenti drammatici nella nostra storia ne abbiamo vissuti molti altri. E quindi ora basta, ora si ricomincia come sempre. Da dove? Dai volti di giubilo di politici e commentatori TV che si vedono in queste ore. Li vedete non è vero? Fantasticano l'implosione del Movimento e credono di essersi salvati. Quei volti di giubilo siano la nostra più grande motivazione. Gli orgasmi televisivi di personaggi privi di passione e di ideali, personaggi politicamente frigidi capaci di gioire solo del risultato del Movimento ci diano forza e coraggio. Fino a che ci saranno così tanti avversari, ma che dico avversari, nemici dell'interesse collettivo il Movimento avrà ragione di esistere.

A tutti gli attivisti, ai simpatizzanti dico: “dateci una mano. Sosteneteci come avete sempre fatto. Abbiamo fatto un mucchio di cazzate evidentemente. Cazzate politiche, strategiche, comunicative, di atteggiamento. Ma ricordatevi due cose. La prima è che non abbiamo mai messo le mani nelle tasche degli italiani e la seconda, la più importante, è che ci vedrete anche in TV, sulle pagine dei giornali, inseguiti per una dichiarazione, ma siamo cittadini, cittadini normali, come voi, come tutti e abbiamo bisogno di una mano”.

Anche ai miei ex-colleghi, eterni fratelli di mille battaglie dico alcune cose. La prima è che chi è in difficoltà va sempre sostenuto. Va sostenuto dicendogli in faccia cosa non è andato bene e proponendo idee e cambiamenti. Io l'ho fatto, ovviamente, anche in queste ore. Poi vi dico un'altra cosa: “state tranquilli, ce la faremo anche questa volta. Basta mantenere la barra dritta. La Lega ha vinto le elezioni? Amen. Quelle che danno i numeri in Parlamento le abbiamo vinte noi. Quindi, come sempre, si vota ciò che è giusto e si bloccano le porcate.

Non temete di essere irriverenti, non temete il “politicamente scorretto”, non temete editoriali, articoli o servizi televisivi contro. E' la paura il nostro peggior nemico. Paura di sbagliare, paura del fango mediatico. Ma poi perché? Ci hanno tirato fango addosso dal primo giorno e siamo ancora qui, addirittura al governo del Paese. Siamo sempre stati impertinenti e sfrontati di fronte al potere. Continuiamo ad esserlo anche se al potere ci siamo noi. E un'ultima cosa. Provate a pensare che non abbiamo nulla da perdere. Nè ruoli, né poltrone, né carriera. Sono gli altri i politici di professione, non noi. Perché è proprio quando non si ha più nulla da perdere che si ricomincia a vincere”.

(Alessandro Di Battista)

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Il Travaglio


mercoledì 29/05/2019

Monumento ai caduti


di Marco Travaglio


Non vorrei che i funerali anticipati dei 5Stelle e i festeggiamenti del Pd per il suo minimo storico e il massimo storico delle destre oscurassero eventi ben più certi e definitivi. Il primo pensiero di cordoglio va a Sandro Gozi da Sogliano al Rubicone (Forlì-Cesena), nostro idolo ex prodiano poi renziano poi gentiloniano, una sorta di eroe dei due mondi, anzi tre, visto che si divide fra l’Italia, la Francia e San Marino (della cui banca è consulente). Siccome in Italia non lo vota nessuno e lo trombano sempre, aveva deciso che la patria non lo merita e si era candidato in Francia, dove invece si sente popolarissimo. Ovviamente nel partito di Emmanuel Macron “La République En Marche”, di cui è un po’ il padre nobile, visto che il presidente francese – come rivelò lui stesso (Gozi, non Macron) aveva consultato proprio lui prima di fondarlo. “Scusa, Sandro, hai niente in contrario se faccio un partito?”. E lui, pancia in dentro e petto in fuori: “Fai pure, Emmanuel! Marchons!”. Di qui l’ideona (“al servizio di una nuova avventura che spero sia replicata altrove”, “una scelta pannelliana”, ma anche “una decisione che viene da lontano”, forse da San Marino) di cedere alle pressioni dell’Eliseo e di “rendermi disponibile” per il partito macroniano, che mai avrebbe osato sperare in un simile apporto di consensi e anche, diciamolo pure, di prestigio. Non capita a tutti il privilegio di avere un Gozi in lista. Uno che promette di “reinventare la politica in Europa” in senso “transnazionale” con la sola forza del pensiero, in qualità di “europeo di cittadinanza italiana” e “figlio rifondatore” dell’Ue dopo i “padri fondatori”, nonché di sbaragliare “l’incompetenza, l’improvvisazione e le fake news dei sovranisti” con le nude mani.


Ora, è con somma costernazione che ci vediamo costretti a comunicare ai milioni di fan transnazionali e intergalattici di Gozi che il loro beniamino è stato trombato anche in Francia: candidato al 22° posto in lista, è arrivato 22°. E indovinate quanti europarlamentari ha eletto la lista? 21. Colpa, ovviamente, degli incompetenti e improvvisati elettori francesi, obnubilati dalle fake news sovraniste che gli hanno remato contro anche Oltralpe. L’unica speranza di essere ripescato è che la Brexit cancelli i neoeletti britannici liberando 5 posti per i macronisti. Ma ci rifiutiamo di credere che un euroarrapato come lui possa mettersi a tifare Brexit per una questione di vile poltrona. Anzi, siamo convinti che, per coerenza, rifiuterebbe sdegnosamente il repechage. A parziale consolazione delle masse goziane in gramaglie, c’è la certezza che il loro e nostro idolo abbia presa bene la trombatura transnazionale.


Un po’ perché è già abituato a quelle nazionali, un po’ perché è un tipo sportivo e decoubertiniano, che già in tempi non sospetti aveva avvertito: “La mia non è una candidatura con scopi elettorali”. Lui infatti si candida alle elezioni non per essere eletto, a scopo ginnico-dietetico: per fare un po’ di moto. Ora però non vorremmo che, non avendo un posto di lavoro neppure in Francia, il governo Macron lo scambiasse per un sans papier e lo rimpatriasse col foglio di via alla frontiera di Ventimiglia o di Bardonecchia, o che la Gendarmerie lo scaricasse nottetempo nei boschi di Claviere con i consueti carichi di clandestini. In ogni caso, gli sia lieve la terra.


Altre luttuose notizie giungono dalla lista +Europa di Emma Bonino che, a giudicare dai titoloni e dagli intervistoni sui giornaloni e dalle masse ritte sulle barricate per salvare i 14 milioni annui di fondi pubblici a Radio Radicale, prometteva sfracelli. Avendo perso le elezioni politiche del 2018 col 2,55% con la soglia di sbarramento al 3, anche grazie al decisivo contributo di Tabacci (un antiabortista con la madrina dell’aborto), +Europa aveva deciso di perdere altri voti alleandosi col fantomatico partito di Federico Pizzarotti “Italia in Comune” (detto familiarmente “il partito dei sindaci” perché, oltre a quello di Parma, vantava pure quello di Cerveteri). E candidando altri noti sfolla-urne come Taradash e Della Vedova, un paio di ex grillini e un esercito di riciclati e voltagabbana, senza contare il tentativo purtroppo abortito (con rispetto parlando) di imbarcare pure Calenda. Insomma, per dirla con la Emma, che siede in Parlamento appena dal 1976, “una sfida liberal contro i sovranisti”, un sostegno agli amici del Pd “per marciare divisi e colpire uniti i populisti”, visto che “una lista unica prenderebbe meno voti”. Invece, divisa, ha preso il 3,09 con la soglia al 4, buttando nell’eurocestino 832.544 voti. Ma anche Bonino &C. fanno sapere che non si candidavano a scopo elettorale, no di certo. L’importante non era vincere, né tantomeno eleggere eurodeputati, ma partecipare. “Ottimo risultato”, commenta il coordinatore nazionale di Italia in Comune Alessio Pascucci. Tanto lui fa il sindaco di Cerveteri, Pizzarotti di Parma e la Bonino la deputata Pd. Dunque, dichiarano entusiasti gli eurotrombati, “l’esperimento è riuscito”. E il paziente è morto.


Sull’altro fronte, sempre a leggere le inchieste, le analisi e i titoli dei giornaloni sull’Italia in preda all’“Onda nera” del rinascente nazifascismo, il redivivo Duce e il risorgente Führer, si paventava un’irresistibile avanzata dell’estrema destra, capitanata da CasaPound-Destre Unite e Forza Nuova, dipinte come padrone incontrastate d’Italia a partire dalle periferie romane. Risultato: CasaPound-Destre Unite raccoglie un formidabile 0,33% e Forza Nuova un ragguardevole 0,15 (ben al di sotto dello 0,23 del Partito Pirata). Neppure sommando i loro voti, le poderose falangi mussoliniane riescono a eguagliare lo 0,6 del Partito Animalista. In attesa della marcia su Roma, ci si contenta della retromarcia.


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