mercoledì 29 maggio 2019

La Frana


Un tempo neppure troppo lontanissimo, quando parlavi di Emilia Romagna, della regione rossa per eccellenza, si bloccava ogni sorta di tentativo di critica da parte di chicchessia: L'Emilia Romagna era la fucina, il simbolo, il laboratorio di quella "vaga idea di socialismo" che incuteva rispetto, quasi ammirazione. Terra accogliente, sapiente, volitiva, esemplare. Erano tempi di lotta e ansia per chi pareva non essere in viaggio con gli altri, avendo perso l'ennesimo treno. 
La regione stimolava, era quasi un fiore all'occhiello per chi credeva nel cambiamento, nella fine dei soprusi, delle angherie, delle contraddizioni; i grandi segretari del partito la coccolavano, la privilegiavano perché se tutto funzionava bene in quelle terre molti, me compreso, avrebbero potuto sognare la sua trasposizione nei palazzi romani. 
Venne però un vento di pensiero afflosciante ideali ritenuti incrollabili, una collusione con tutto quello che in Emilia mai si sarebbe potuto concepire: finanza, protezione di interessi, di banche, accordi con l'imprenditoria dedita a non rischiare più nulla affidandosi e giocando con debiti e borsa con avventure piratesche per aumentare vergognosamente guadagni a danno del proletariato. Omuncoli s'aggirarono nelle stanze rosse dei bottoni, decisi a modificare sentieri e confini, in nome di un mescolamento di ideali, di certezze, di obbiettivi che ha portato negli ultimi anni a non vedere più nessuna differenza tra quel partito e l'azienda affaristica camuffata da centro di pensiero comune di un noto delinquente abituale. 
Aggiunta a questa scelta vergognosa ecco la nobile idea di accogliere disperati senza però crearvi attorno un progetto valido di ricezione motivata con proposte integrative, e non laido sfruttamento disinteressato. 
Accordi idioti con la fucina burocratica sita in Bruxelles tramutarono il nostro paese in un'enorme reception di profughi, una cantina di lamenti senza alcun futuro se non quello di arricchire pochi attraverso la quota pro capite derivante dalla nota becera accoglienza fine a se stessa. 
La gente soffrì oltremodo per questa scellerata manovra mai accompagnata da quella progettualità che tanto è servita alla crescita comune anche in nazioni vicine, vedi Germania. 
L'Emilia cominciò a screpolarsi, la sua gente da sempre arginante il malaffare fascista si pose delle domande, senza che nessuno, per via dell'arroganza dell'élite spocchiosa nel frattempo andata al comando del partito un tempo fiore all'occhiello di "quella vaga idea di socialismo", si degnasse di rispondere, di porre rimedio all'evidente sconquasso provocato dallo scellerato ebetino con il suo politichese alla cazzo&campana. 
Nel frattempo antichi baluardi come l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori caddero, vennero abbattuti dall'arroganza di quel giullare, che aiutò la cosiddetta imprenditoria a trasformare nuovamente i lavoratori in schiavi 2.0 al servizio della causa comune, l'arricchimento di pochi. 
Per farla breve e dolorosa: domenica paesi emiliano-romagnoli, orgoglio dell'antifascismo come Vergato, han deciso di mettersi in mano alla destra melliflua comandata attualmente da un Cazzaro Verde, violando l'inviolabile, sfanculando l'impensabile. 
Hanno scelto la sponda da sempre combattuta, irrisa, sminuzzata. L'uomo ora al comando, con le sue "f" al posto delle "s" speriamo che centri il problema, il segnale. Prima che sia troppo tardi.

Riconoscenti in eterno!



martedì 28 maggio 2019

Problema di fondo



Il problema non è questo Pillon. Il problema è il cretinismo che sembra non avere più ostacoli, soprattutto nei baciapile che usano del loro settarismo per affermarsi tra gli allocchi. Scusa Vittorio!

Fakelandia




No, no, no! La Fabbrica di Fakes capovolge ad arte la realtà per affossare ulteriormente gli ultra sconfitti delle europee. Non è il Cazzaro che da i trenta giorni come il giannini che tutti abbiamo dentro profetizza. È l’opposto: il Cazzaro teme che Di Maio stacchi la spina e non spingerà più di tanto su Tav e autonomia regionale. La ragione è semplice: se si va al voto il Cazzaro non potrà evitare l’abbraccio mefitico col Delinquente (che ha preso 500mila preferenze: grazie Italia!)
Ma la linea editoriale di questo fake club sta tutta nella foto a destra: il proprietario del quotidiano che spiega la grande sinergia con i francesi. Un eroe, un condottiero che non paga più le tasse nel nostro paese, il cui nonno creò miliardi di nero in conti offshore. Ecco l’essenza editoriale Made in Repubblica!



Futuri




Pareri


La profonda delusione, la rabbia, verso il M5S di governo non ha premiato il Pd (che perde altri 110mila voti rispetto a Renzi nel 2018: altro che festa!), né i pezzi di sinistra (obbligatorio il ritiro a vita privata del ceto politico). I voti perduti (6 milioni in 14 mesi!) sono andati o nell’astensione (aumentata rispetto al record negativo delle Europee 2014) o alla Lega. Dovrebbe essere chiaro che fare gli scendiletto di Salvini non paga: perché gli elettori che approvano questa linea di sottomissione, scelgono poi direttamente Salvini. Mentre chi non approva non va a votare: nonostante le messinscena “sinistrorse” dell’ultimo mese. Questa mancanza di alternative al centro (occupato dall’invotabile Pd) e a sinistra (vuota come la coscienza di un banchiere europeo) dovrebbe dare ai 5S la forza di ribellarsi: meglio far cadere il governo sui princìpi (esempio: il Tav), che continuare a essere mangiati vivi. Poi bisognerà cambiare (dopo questa ecatombe!) il capo politico: e interrogarsi su come sceglierne un altro. Democrazia interna cercasi.
(Tomaso Montanari)

È la vittoria del variegato partito dei corrotti, cosa che non dovrebbe poi meravigliare più di tanto visto che in Italia sono la stragrande maggioranza. La parola “legalità” non ha diritto di cittadinanza nel nostro Paese. La sera di domenica nelle varie no-stop televisive i conduttori e soprattutto i commentatori non riuscivano a trattenere l’esultanza per il tonfo dei 5Stelle, mentre dalle finestre aperte delle ricche e borghesi case milanesi si udivano grida di trionfo, come dopo l’ultima nostra vittoria ai Mondiali di calcio, non tanto per l’exploit di Matteo Salvini quanto per la clamorosa caduta dei 5Stelle. Una buona mano l’han data le cosiddette sinistre attaccando per anni i grillini a spada tratta, con motivazioni molto profonde, basate soprattutto sui congiuntivi, e aprendo così la strada alla destra più becera, più antropologicamente razzista, più antisociale che si sia mai vista in Italia, perché anche il Fascismo un programma sociale almeno ce l’aveva.
(Massimo Fini)

lunedì 27 maggio 2019

E ancora


La forma di elevazione suggerita dagli antichi padri è la migliore: innalzarsi per veder meglio passato e futuro. 
E allora, sforzandomi, cerco di portarmi fuori dai liquami, dalla fogna di questo periodo storico per capire, meditare, proporre: che vedo? Vedo un assembramento piuttosto squallido di sotterfugi atti a destabilizzare quello che agli occhi di tutti i liberi pensatori sarebbe dovuto essere un cambiamento epocale, la fine della vecchia politica, che poi di politica non aveva proprio nulla in sé visto che era affarismo, lobbismo condito da una dose massiccia di corruttela. 
Uscivamo malconci dal periodo montiano dei sacrifici per tutti, tranne loro, e piombammo nell'Era del Ballismo, una ciurma di incapaci guidati da un Ebetino che promisero la Luna non riuscendo in seguito a garantire che qualche sassolino di dubbia provenienza. 
Venne allora un ideale di totale rinnovamento, sfanculante macigni in apparenza inamovibili. Quel movimento che riuscì a divenire il primo partito d'Italia si espose ai fuochi incrociati di chi, professionalmente, vedeva in loro la fine della cuccagna supercazzolante. 
Inesperienza, mancanza di decisionismo, protezione degli ideali fondanti l'essenza stessa dei Cinque Stelle ne hanno ieri decretato un ridimensionamento tanto eclatante quanto destabilizzante. Paga per tutti quella politica che ha cercato di essere anzitutto onesta, ligia ai doveri, ossequiosa delle regole, protettrice della classi meno abbienti. Ed è un'anomalia questa che deve necessariamente avere dei responsabili. In primis Luigi Di Maio che è stato incoronato capo politico del Movimento. Sono a lui ricondotte le scelte che hanno provocato la disfatta: mescita e conseguente liquefazione delle architravi su cui tutto si reggeva, dal rifiuto ad appoggiare politici indagati, alla questione dei migranti; dalla scelta di acquisire ministeri molto difficili, come quello del Lavoro dell'Industria, lasciando agli altri quello dell'Interno, una fornace di consensi senza nulla rischiare, un coacervo di spinte propagandistiche che ha trovato una pianura senza alcuna barriera atta a contenere l'espansionismo del Cazzaro Verde. 
Invece che essere il primo partito a dettare le agende, si è verificato l'opposto, tra selfie e dichiarazioni tanto becere quanto destinate e recepite da allocchi impenitenti. 
Salvini ha stretto in una morsa asfissiante tutte le risorse e le differenze del movimento, finito a far da comparsa all'Unno. Nel contempo la stampa ha continuato il suo lavoro di logorio ai fianchi, inventandosi palle clamorose, evidenziando notizie a dir poco insignificanti, sproloquiando contro i ministri del cambiamento, ridicolizzandoli, sbeffeggiandoli oltremodo. Media da sempre proni all'affarismo hanno consentito di far entrare nel pensiero comune, quello di tutti i giorni, l'idea, in parte vera, che gli aderenti al movimento fossero incapaci, inesperti, indegni delle cariche a loro affidate. 
La maggioranza dei cittadini ha quindi optato per l'Uomo Forte, una voglia perennemente insita in molte menti italiche dai tempi del Pelato Guerrafondaio. 
Quest'ingiusta manovra d'informazione ha agevolato oltre ogni previsione l'avvento del Cazzaro, ora primo partito con più del 34% di consensi. 
Ribadisco quindi che Di Maio dovrà al più presto rassegnare le dimissioni da capo politico del movimento e il presidente Conte salire al Colle per la necessaria crisi di governo. 
Non si può tergiversare, né far da sponda al Cazzaro Vincente. Si voli verso nuove elezioni lasciando il cerino acceso in mano ai leghisti. I quali dovranno nuovamente cercare l'abbraccio mortale con il Delinquente. Insomma: è l'ora della rinascita.