Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 29 aprile 2019
Estikazzi!
Principi, principesse, reali, regali messaggi altisonanti che piovono a mo' di brioche su noi popolino ingenuo, mite ed allocco!
Guardate la foto del principe Harry che durante la giornata della Terra del 22 aprile scorso (ma quante giornate mondiali ci sono? Se rimane un giorno libero nell'anno non si potrebbe fare la giornata mondiale di quelli che organizzano le giornate mondiali?) vuole scuotere le coscienze dei sudditi, non solo i suoi ma anche di altre nazioni, perché, chi più chi meno, siamo tutti sudditi di qualcuno o qualcosa, riguardo ai poveri animali in via d'estinzione, come se gli albionici nei loro trascorsi di guerre, violenze, conquiste si fossero sempre posti il problema della preservazione delle specie, dell'ambiente.
E che ti combina il sangue blu pazzerello! Lega l'elefante, come potete notare in basso a destra, lo fa sedare per toccarlo senza nulla rischiare. Estikazzi!
Questi eletti da non si sa chi smaniano di apparire lindi, sensibili, amanti della natura solo per lavarsi la coscienza dal fatto che, non facendo nulla di utile in vita, il mondo debba essere salvato per mezzo della cura, dell'attenzione di ognuno di noi.
Cercano quindi di ergersi a fari nelle nebbie di questa vita terrestre irta e pregna di delitti ambientali, di cui sono figure di riferimento.
Fingendo di non recepire che per rimanere lì nei lussi, negli agi principeschi, occorrano necessariamente violenza e soprusi.
Un escamotage per continuare a restare sul piedistallo reale. In fondo in fondo quel povero elefante legato e sedato ci assomiglia molto.
Buone vacanze vostra altezza!
domenica 28 aprile 2019
Così sembra
Non voglio fare il capzioso, né apparire quello che non sono, xenofobo. Ma questa foto scattata l’altro ieri alla stazione di Vernazza m’addolora più che la sconfitta bianconera in Champions ad Orsato.
M’intristisce per come siano riusciti a snaturare, a deturpare luoghi resi stupendi solo dal sacro silenzio, quello del pescatore intento a riparar le reti abbracciato al fumo dell’immancabile sigaro.
Dolore per tutti gli indigeni che non possono godere di tanta bellezza, a causa di scelte politiche vergognose che antepongono lucro e spartizione del bottino ad una saggia educazione turistica ed ambientale.
Non me ne frega un cazzo di continuare a sentire frasi imbiancate nei sepolcri quali “una riduzione dei flussi nuocerebbe all’occupazione”, frase già spesa dai soliti noti per mascherare al tempo la containerizzazione dell’intera provincia e portante molti allocchi ad esultare ogniqualvolta fronde capziose spargono notizie funeree spacciandole per vittorie economiche, tipo il raggiungimento della movimentazione di due milioni di teu, li chiamano così ma sono solo container del cazzo, all’anno.
Quella foto indigna, indispone, atterrisce. In questo inferno pullulante di briganti, chiedete a questi poveri naufraghi della ragione quanto hanno pagato un pezzo di focaccia o, ai più malcapitati, se abbiano davvero trascorso la notte in una cantina riverniciata a prezzi da NH, nessuno si azzarda a muovere un dito per frenare la barbarie culturale, tipica di un paese che non allontana neppure dai musei coloro che fotografano un’opera, noncuranti degli altri e di quanto sia scontato che non serva a nulla immortalare un quadro, eccetto il caso di staccarlo dalla parete per selfarsi con esso, visto che al piano terra generalmente vendono immagini molto migliori di quella sfornata dal minchioso smart.
Numeri chiusi, controlli nelle stazioni, aumento della tassa giornaliera. Palliativi, semplici palliativi. Finché non si struttura un percorso di civiltà, di educazione, di formazione simile a quello che normalmente ti fa evitare di sparare raudi nel tinello di chi ti ha invitato a cena, tutto resterà nelle mani dei pochi seguaci di slides e grafici tendenti all’infinito a cui interessa solo il frusciar moneta, ossessivamente venerati sia da chi appioppa focaccia a 5-10 euro o organizza il triplo turno Findus ristoratore, sia da coloro che sperano ansiosamente nei futuri tre milioni di Teu all’anno. Sai che culo!
sabato 27 aprile 2019
Appunti
Premesso che non ho figli, questa storia della provincia di Taranto dei cosiddetti ragazzi di buona famiglia rende alquanto difficile non commentare, non esprimere un benché minimo fastidio in merito.
Ma se i cardinali ci insegnano, intromettendosi, sulle vicende e le problematiche legate al sesso, perché non lanciare in etere un tremebondo vaffanculo a tutti quei genitori che per anni non si sono accorti che il loro figlio tanto carino e profumato, andava assieme ad altri ad importunare pesantemente, con violenza inaudita, una persona disabile che per paura non usciva più di casa e che è morta per un'emorragia interna, pare, frutto dei pestaggi?
Che cazzo metti al mondo un figlio se poi non te ne curi, non gli insegni l'educazione fondamentale per aiutarlo a scegliere il bello, il giusto, l'umano?
Anni di soprusi, di pesanti dileggi, di gare a chi gli procurava più fastidi, dolori.
E adesso tutti ritornati buoni, angelici e poi gli avvocatoni che questi figli di papà si potranno permettere e che ma si, dai! alla fine vedrete che sarà colpa del disabile, il quale oltre ad essere morto verrà probabilmente svilito pure della poca dignità rimastagli per assecondare la voglia di impunità che già aleggia attorno a quei rimbambiti minorenni.
Una storiaccia degna del peggior paese, del decadimento culturale così tanto eclatante che porta la famigerata frase "lo facevamo per ingannare il tempo" ad assurgere a tesi inglobata nel mefitico regno dell'impunità, seguita istantaneamente dal quel "So' ragazzi!" che a parer mio dovrebbe essere sanzionata pesantemente ogniqualvolta allocchi di ogni genere la pronunciano.
E soprattuto un ricordo ed un pensiero al martire di questa vicenda, Antonio Stano, deceduto dopo sofferenze ed atrocità subite per mano di figli degeneri di una moltitudine di inetti ed incapaci!
Paraculi travagliati
sabato 27/04/2019
Paradossi¶culi
di Marco Travaglio
Amanti dei paradossi come siamo, assistiamo con sincero spasso al cabaret dei giallo-verdi e dei loro presunti oppositori. I 5Stelle fanno entrare nel governo il sottosegretario Armando Siri che ha patteggiato 1 anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta di beni al fisco, poi chiedono la sua cacciata quando viene indagato per corruzione. Il Pd strilla un giorno sì e l’altro pure contro l’“occupazione” giallo-verde della Rai, poi però l’Agcom richiama Viale Mazzini a un maggiore equilibrio perché dà troppo spazio al Pd e troppo poco ai 5Stelle. Le sinistre tutte tuonano contro il governo razzista e xenofobo che respinge, anzi stermina i migranti, mica come la Francia dell’accogliente Macron e le altre democrazie progressiste europee: poi Eurostat certifica che nel 2018, primo anno del regime razzista e xenofobo, l’Italia ha superato la Francia per il numero di profughi accolti con diritto d’asilo (47.885 a 41.440) e ha fatto meglio di tutti gli altri 27 Stati membri della Ue, tranne la Germania (139.600). Ma il recordman mondiale dei paradossi rimane Salvini. Ieri si è saputo che due pentiti del clan Rom di Latina hanno raccontato ai pm di aver “fatto campagna elettorale per la Lega” e “affisso manifesti della lista ‘Noi con Salvini’”. Altro che xenofobia: se tutto fosse confermato, si tratterebbe di un mirabile caso di integrazione. Manca soltanto che, alle prossime elezioni, la Lega si apparenti con una lista “Rom con Salvini”. Un paradosso che fa il paio con quello dei soi disant “sovranisti” ministri leghisti che disertano il 25 Aprile, festa “sovranista” quant’altre mai (la liberazione dell’Italia dall’occupazione degli odiati tedeschi).
Ma c’è di più e di meglio. Da quando aveva smesso di insultare i meridionali e i romani, cancellando il “Nord” dal logo e la “Padania” dal vocabolario, ci eravamo fatti l’idea che Salvini volesse accreditare la sua nuova Lega nazionale e nazionalista. E, visti gli attacchi quotidiani alla Raggi, volesse partire dalla conquista di Roma. Ora però si scopre che lo stop da lui imposto l’altro giorno, in Consiglio dei ministri, alla norma Taglia-debiti della Capitale e assurdamente subìto dai 5Stelle manderà Roma in default dal 2022. Occhio alle date: il mandato di Virginia Raggi scade nel 2021 e, nei piani di Salvini, da allora Roma dovrebbe avere un sindaco leghista. Non sappiamo chi sarà il fortunato vincitore, ma sappiamo già che cosa gli toccherà in sorte appena insediato in Campidoglio: la bancarotta della sua città a causa delle scelte scellerate del suo leader.
Il quale, nel 2019, credendo di fare un dispetto alla Raggi, aveva piazzato nell’ufficio del sindaco una bomba a orologeria col timer puntato al 2022. Così da far esplodere non la Raggi, ma il leghista. Non è meraviglioso? Naturalmente non è ancora detto che le cose vadano così: il no al Taglia-debito, che farà fallire la capitale d’Italia, rischia di costare molti voti all’aspirante sindaco leghista: i romani informati tutto faranno, fuorché votare per un partito che Roma l’ha prima chiamata “ladrona” e poi condannata a morte. Ad approfittarne potrà essere persino la Raggi, che col suo assessore Lemmetti e la sottosegretaria Castelli aveva escogitato una norma per salvare Roma senza gravare sugli altri cittadini. Basta chiudere la fallimentare gestione commissariale del debito capitolino (15 miliardi nel 2010, ora ridotti a 12, accumulati dalle giunte di pentapartito, di sinistra, di centrodestra e di centrosinistra dagli anni 50 al 2008) e cedendo la parte finanziaria al ministero dell’Economia perché rinegozi gli interessi (ora vicini al 6%, roba da usura), con risparmi per i romani e gli altri italiani fino a 2,5 miliardi. L’aveva confermato lo stesso ministro Tria: “La norma è a costo zero, senza alcun onere per lo Stato”. Cioè non è affatto “salva-Roma” né tantomeno “salva-Raggi”, ma un “Salva-Italia”. E fin dal 4 aprile la Lega, con una email del sottosegretario Garavaglia, aveva dato l’ok a inserirla nel dl Crescita.
Poi è esploso il caso Siri e Salvini ha deciso di prendere in ostaggio non la Raggi, ma la Capitale, per salvare il culo al sottosegretario e la faccia alla Lega: e giù sproloqui sui “debiti della Raggi” (inesistenti: sotto la sua giunta il debito si è ridotto), “altre città da salvare” (ce ne sono a centinaia, ma nessuna ha il debito commissariato, dunque non c’entrano una mazza con Roma) e naturalmente delle “buche” (le stesse che un anno fa, quando doveva leccare i piedi ai 5Stelle, Salvini disse di non vedere, anche se erano molte più di oggi). L’idea di sabotare le città governate dai 5Stelle per favorire quelle care alla Lega non è nuova: il Carroccio aveva già sabotato la candidatura di Torino alle Olimpiadi invernali del 2026, cioè l’unica che avrebbe avuto un senso: Torino ha già le strutture sportive e ricettive dello stesso evento di 13 anni fa. Ma la Lega sponsorizzò Cortina e Milano, una con le montagne e l’altra senza, per giunta distanti su strada 409 km. Ora, se la strana coppia avesse la meglio, il governo dovrebbe tirar fuori mezzo miliardo (infatti le Olimpiadi non le vuole più nessuno: oltre ai nostri eroi, è rimasta solo Stoccolma). Ma Torino s’è rimboccata le maniche e, contro ogni previsione, ha battuto 40 concorrenti (pure Londra e Tokyo) e si è aggiudicata un evento molto meno costoso (78 milioni dal governo) e più lucroso: le Atp Finals di tennis, che non durano 15 giorni, ma 5 anni. E portano alla città centinaia di migliaia di turisti e centinaia di milioni di introiti. Altro che un terzo di Olimpiadi invernali. Ora si attende la contromossa di Salvini. Tipo marciare su Torino in divisa da tennista e spaccare la racchetta in testa a Chiara Appendino.
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