Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 3 marzo 2019
sabato 2 marzo 2019
Dubbio taviano
Chi dice il giusto e chi è un ballista per antonomasia (per riverenze editoriali e per tornaconto)?
Io un'idea me la sono fatta...
Mini-Tav e maxi-balle
di Marco Travaglio
Malgrado gli sforzi quotidiani dei giornaloni per complicarla (altro che riapertura dei casini), la questione del Tav è di una evidenza solare. Siccome i 5Stelle non lo vogliono e la Lega lo vuole, ma il Contratto di governo prevede di “ridiscuterlo integralmente”, i casi sono soltanto due: o non si fa, come sarebbe ragionevole, e si risparmiano un sacco di miliardi; oppure si fa, buttando una caterva di soldi pubblici, e allora il M5S, per non perdere un’altra volta la faccia, deve far cadere il governo. Tertium non datur. Purtroppo per Salvini, i suoi Sì al Tav sono solo chiacchiere (la sua costante), mentre i No sono scritti in tutti e tre i documenti ufficiali prodotti sul tema dal governo di cui lui stesso fa parte: il Contratto, l’identica mozione parlamentare approvata da tutta la maggioranza, l’analisi costi-benefici di Ponti&C. Mediazioni o compromessi con analisi costi-benefici “alternative” o progetti alternativi di “mini-Tav” non esistono in natura, ma solo nella fertile fantasia di Salvini e dei giornaloni.
Questi magliari, appena fu resa pubblica l’analisi governativa affidata ai professori Ponti&C., cominciarono a sparare cifre a cazzo citando una fantomatica “contro-analisi” di tal Coppola, il sesto professore che non aveva redatto né firmato quella di Ponti &C., poi però si scoprì che erano sei paginette senza lo straccio di un dato. Allora i pro Tav si inventarono il “mini-Tav”, detto anche “Tav light” o “Tav low cost”: un fantomatico “nuovo progetto” che farebbe risparmiare 1,7 miliardi. In realtà quello è né più né meno che l’attuale progetto, che risale a otto anni fa e che già si erano venduti una volta per convincere i veri esperti che l’opera inutile e dannosa conviene un sacco. La chiamarono “fasizzazione” e spiegarono che facendo solo il mega-buco di 57,5 km nelle Alpi e i nuovi tratti di ferrovia per collegarlo ai vecchi binari di Susa e Bussoleno, il costo dell’opera che prima era di 15-20 miliardi sarebbe sceso a “soli” 8,6 (quelli del tunnel): praticamente regalata. Restava da capire come i previsti 140 treni merci al giorno sarebbero arrivati al buco. E soprattutto perché mai buttare 8,6 miliardi anziché 15 o 20 per un’opera inutile. Ma, siccome le analisi costi-benefici all’epoca non andavano di moda (governavano i “competenti”, no?), nessuno pose gli imbarazzanti quesiti. Una cosa comunque da allora fu certa: il Tav diventava “mini”, “light”, “low cost” e, senza il nuovo tratto ferroviario, costava la metà. E tutti se la bevvero. Ora gli stessi si ribevono un taglio che c’è già stato e viene rivenduto per la seconda volta agli stessi boccaloni. Che ci ricascano.
Una scena da Totòtruffa , quando Totò vende la fontana di Trevi a Decio Cavallo e poi finge di rivenderla a Girolamo Scamorza. Il nuovo taglio – udite udite – che ci farà risparmiare “altri” 1,7 miliardi eliminerebbe la nuova tratta di collegamento fra Avigliana e Orbassano. Già, ma – come ha spiegato più volte sul Fatto Giorgio Meletti – l’Avigliana-Orbassano era già stata “fasizzata” nel 2011, cioè rinviata al 2030 e condizionata al boom del traffico merci (che non è mai esistito né mai esisterà). Quindi gli immaginari 1,7 miliardi di risparmio erano già stati risparmiati – sempre sulla carta, cioè per finta – 8 anni fa. E ora raddoppiano: 3,4 miliardi, signore, mi voglio rovinare! Ieri poi, non bastando più la consueta balla quotidiana, i giornaloni ne hanno sparate due: Conte avrebbe pronti il nuovo “mini-Tav” e la “nuova analisi costi-benefici” che, diversamente da quella di un mese fa sulla perdita di 7-8 miliardi, annuncerebbe guadagni favolosi.
In prima linea c’è La Stampa, già house organ della Fiat e ora pure della Lega. Negli ultimi giorni si era specializzata nel virgolettare frasi mai dette dai 5Stelle: “Di Maio: ‘Io leader per altri nove anni’” (sulla conferenza stampa in cui Di Maio diceva che sarà capo politico per altri 4 anni); “Il veto di Grillo e Di Battista: ‘Se dice sì (al Tav, ndr), sfiduciamo Di Maio’” (mai detto da nessuno dei due). Ora virgoletta frasi mai pronunciate da Conte, di cui nella pagina accanto pubblica un’intervista che dice tutt’altro: “Se (la nuova analisi) ci spingerà a una rivalutazione del progetto, siamo pronti a rivedere le nostre posizioni” (il premier non l’ha mai detto e ieri l’ha ribadito in una smentita). Corriere: “Mossa di Conte sulla Tav. Lavora al compromesso: sì all’opera, ma ridotta. Pressing su Di Maio”. Repubblica: “Il governo prepara la mini-Tav. Nuova analisi per ridurre i costi” (come se i costi si riducessero cambiando il pallottoliere e non rinunciando alle opere inutili), “La nuova relazione dimezza gli svantaggi”. Messaggero: “Conte riduce l’opera”. Ora, la “nuova” analisi costi-benefici altro non è che quella vecchia al netto dei costi per Francia e Ue, cioè solo su quelli per l’Italia. Ed è, se possibile, ancor più negativa: se l’analisi complessiva, su 9,6 miliardi di spesa, calcola 7-8 miliardi di perdita economica, quella “italiana” comporta perdite per 3,5 miliardi su 2,9 miliardi di spesa (perderemmo addirittura più di quanto spenderemmo). Ma nulla è impossibile ai giornaloni. La Stampa: “Ecco la nuova costi-benefici sulla Tav. Considerando le maxi-penali, il saldo dell’opera diventa positivo”. Peccato che le penali (“1,7 miliardi” più “4,7” di altre spese immaginarie) non esistano, né maxi né mini: i contratti d’appalto e i trattati con Ue e Francia non solo non prevedono, ma escludono sia penali sia fondi da restituire (l’Ue finanzia le opere finite: se non si fanno, non arrivano i fondi, punto). La verità vera è che il grosso della spesa non è per i binari di collegamento, ma per il buco (8,6 miliardi a preventivo). Però si potrebbe “fasizzare” anche quello, scavandone solo metà e mandando i treni a sbattere contro la roccia.
venerdì 1 marzo 2019
Niente niente che...
Si lo so, lo so! L'immagine è sbiadita, ma è l'unica che ho trovato. Vi aiuterò nel capire: un'occasione unica per solo 279,99 euro (chissà perché 279,99 e non 280! mah...) l'occasione della vita passerà davanti a voi: un workshop assieme a Fabrizio Corona! L'olimpo mi aiuti ad entrarvici, visto che l'evento sarà a numero chiuso, 100 partecipanti.
Un giorno assieme a Fabrizio: cosa volere di più dalla vita? D'altronde lo stesso annuncio lo sottolinea: opportunità di trascorrere del tempo con ... già! Con chi: con uno che ha avuto problemucci con la giustizia, quisquilie. Uno che potrebbe però insegnare come gira la ruota.
E poi la ciliegina: oltre alla lezione, si la chiama proprio così: lezione, perché in questi tempi aurei qui ad Alloccalia si può ricevere insegnamenti da chicchessia, purché sia famoso, telegenico e mediaticamente attivo. Oltre alla lezione, leggo, si potrà, udite udite!
- Scoprire aneddoti esclusivi, mai rivelati sulla vita di Fabrizio Corona attraverso una lettura assieme a lui del libro "Non mi Avete Fatto Niente" (scritto così!). E quindi fanculo al Manzoni, a Brown, a Eco. Attraverso il capolavoro letterario "Non mi Avete Fatto Niente" (è scritto così con le maiuscole alla cazzo&campana) i fortunati potranno ricevere, abbeverarsi agli aneddoti di cotanto eroe, nulla a che vedere con la vita di Madame Curie o quella di Leonardo!
- Mettersi in mostra con Fabrizio partecipando al casting che verranno fatti per trovare:
- Aspiranti Personaggi del Mondo dello Spettacolo (par di sentirlo Mestizio: abbonda di maiuscole che fa chic e trand! Tanto non le paghiamo!)
- Aspiranti Scrittori/Gestori di Rubriche per il Corona Magazine (volete che Furbizio dall'alto della sua opera omnia, che dico, Opera Omnia non sia in grado di scovare novelli Hemingway? E del Corona Magazine che vogliamo dire? Fossi l'editore di Times mi cagherei addosso per il timore di ridimensionarmi a bollettino parrocchiale!
- Aspiranti Investitori che vogliono investire sulle proprie idee (una supercazzola coronea)
Ma non è finita qui! Ci saranno pure dei doni per i cento eletti e precisamente:
- 1 CLIPPER BY ADALET (tutto maiuscolo, perché Tristizio usa le maiuscole come usava della fatturazione e delle relative tasse da pagare: alla cazzo)
- 1 LIBRO "NON MI AVETE FATTO NIENTE" con dedica speciale ( e qui inizio anch'io a traballare! Avere un pensiero scritto di questo vate filosofico non ha prezzo)
- 1 TESSERA DI AFFILIAZIONE AL MONDO ADALET (un mondo di mezzo 2.0) CHE PERMETTERA' DI AVERE SCONTI SUGLI EVENTI CHE VERRANNO ORGANIZZATI IN FUTURO (tipo un tour delle biblioteche vaticane) E SU TUTTI I PRODOTTI ADALET (meraviglia delle meraviglie!)
- 1 T-SHIRT ADALET LIMITED EDITION PRODOTTA ESCLUSIVAMENTE PER IL WORKSHOP (pare che alcuni filatelici abbiano offerto il Gronchi Rosa per ambire ad averne una! E dite a Furbizio che il Gronchi Rosa non è un mollusco)
- 1 BIGLIETTO PER PARTECIPARE AL CONCOROSO (è scritto così e probabilmente il nostro Treccani (Fabrizio non sono tre amici dell'uomo) vivente pensa che si scriva così, oppure è un mix tra concorso e rancoroso) IN CUI 2 VINCITORI FARANNO UNA STORIES CON TAG CHE VERRA' PUBBLICATA SUL PROFILO INSTAGRAM DI FABRIZIO CORONA (sai che culo!)
Che aspettate amici? Ricordatevi che il treno con l'occasione della vita passa una volta sola. E FABRIZIO lo sa!
Saluti da Alloccalia naturalmente!
Che travagliata!
venerdì 01/03/2019
I grillini involontari
di Marco Travaglio
Ogni volta che i 5Stelle perdono un’elezione - cioè praticamente sempre, fuorché alle Politiche e nei Comuni mandati in bancarotta da quelli bravi e competenti – tutti si affrettano a decretarne il decesso. E ad annunciare il lieto ritorno del vecchio caro bipolarismo, cioè di quella roulette truccata dove, comunque vada, vince sempre il banco. Intanto torna in scena la Compagnia della Buona Morte di quelli che si credono i peggiori nemici dei 5Stelle, mentre sono i loro migliori alleati. E, appena l’ammucchiata si riappalesa in tutto il suo orrore e fetore, funge da promemoria per gli elettori smemorati o pentiti. Cioè rammenta loro il motivo per cui avevano votato M5S: per non rivedere mai più certe facce.
Prendete Carlo Calenda: all’apparenza, è difficile immaginare un politico (si fa per dire) più incompatibile con i grillini. Invece è uno dei loro migliori supporter. Le trippe e i bargigli esibiti sui social in riva al lago dei cigni ingoiati a colazione, con lo sguardo languido rivolto all’unico esemplare superstite candidato alla merenda, è un messaggio subliminale (anche per lui) agli elettori: cari italiani, non vorrete mica rivedere uno come me al governo, spero, dunque sapete per chi votare.
Prendete Renzi: giura “Non dirò mai una parola contro i giudici” e intanto li attacca gridando al complotto giudiziario a orologeria contro i genitori; dice “Il rancore lo lascio agli altri” e poi ci campa a colazione, pranzo e cena, schizzando bile contro chiunque osi non essere Renzi, con particolare riferimento ai 5Stelle. Messaggio subliminale (anche per lui): ragazzi, io ormai sono un caso umano ambulante, ma ho una sola possibilità di tornare, cioè la sconfitta dei 5Stelle, quindi sappiatevi regolare.
Prendete Maria Elena Boschi: l’altra sera s’è presentata su La7 travestita da professorina occhialuta, riuscendo a sfoderare un look ancor più antipatizzante del solito (e non era facile) e argomenti ancor più suicidi del consueto (e pareva impossibile): con tutto quel che han combinato lei e il padre su Banca Etruria, s’è messa a disquisire dei genitori di Di Maio e Di Battista, rammentando il suo monumentale conflitto d’interessi familiar-finanziario a chi se lo fosse scordato. Messaggio subliminale (anche per lei): nonostante tutto Di Maio e Di Battista sono meglio di me, perché han preso le distanze dai piccoli pastrocchi dei padri, mentre io continuo a difendere mio padre e i suoi pranzetti con Flavio Carboni, ma anche me stessa e i miei giri delle sette chiese per salvare la banca che lui amministrava così bene.
Prendete i tre candidati del Pd. Ieri, nel primo e unico confronto su Sky, avevano l’ultima occasione per far capire agli elettori cosa vogliono, cosa li divide, con chi intendono allearsi contro l’avanzata delle destre (ammesso che per loro sia un problema), quali cose di sinistra hanno in mente (reddito universale? salario minimo? patrimoniale? manette agli evasori? energie alternative?), insomma quale partita si gioca domenica e perché è importante andare ai gazebo. Ma l’hanno astutamente mancata: nessuno ha capito perché siano in tre, visto che dicono più o meno le stesse cose, a parte l’aspetto storico-archeologico del giudizio sulle “riforme” renziane (già peraltro anticipato dagli elettori). Messaggio subliminale (anche per loro): cari elettori di sinistra che avevate votato 5Stelle e ve ne stavate pentendo nel timore dell’ondata di destra, restate pure dove siete e non guardate a noi, perché qui non cambierà mai nulla, la sinistra ci fa schifo (patrimoniale pussa via) e l’ondata di destra non è un problema, semmai un’opportunità, dunque meglio lasciare al governo il M5S a sorvegliare un po’ la Lega e a far qualcosa per i deboli, perché noi sull’economia, lo sviluppo e il lavoro la pensiamo come Salvini&B.
Prendete Sergio Chiamparino, presidente uscente e si spera mai più rientrante del Piemonte: annuncia un referendum sul Tav per tutti “i piemontesi”, “il 26 maggio insieme alle elezioni europee e regionali”, sul “governo che blocca i lavori della Torino-Lione”, in base “all’articolo 86 dello Statuto regionale”. Ora, come spiega il giurista Pepino a pag. 2, quel che ha in mente il buontempone non è né un referendum né un voto per i piemontesi: l’art. 86 dello Statuto prevede una “consultazione” (peraltro consultiva, non vincolante, inutile) “di particolari categorie o settori della popolazione su provvedimenti di loro interesse”. E qui non si sa quali siano i provvedimenti da contestare, visto che il governo non ne ha adottato neanche uno, salvo disporre un’analisi costi-benefici non soggetta a referendum. Ma soprattutto si ignora quali siano le categorie o i settori interessati al Tav. A parte gli abitanti della Val di Susa infestati dal cantiere. Gli altri piemontesi, dai torinesi ai cuneesi, dagli astigiani agli alessandrini, dai novaresi ai verbanesi, hanno lo stesso interesse per il Tav dei lombardi, dei veneti, dei lucani e dei sardi, visto che tutti gli italiani lo pagherebbero caro e salato con le loro tasse. Ma, a tagliare la testa al toro, c’è il fatto che la Regione Piemonte, anche per promuovere questa ridicola “consultazione” tra non si sa bene chi e su che cosa, dovrebbe varare una legge ad hoc. E non l’ha mai varata, né avrebbe il tempo per vararla ora e organizzare il voto, visto che la campagna elettorale sta per partire. Quindi non è un referendum né una consultazione, ma solo la supercazzola di un candidato disperato a caccia di pubblicità. Messaggio subliminale (anche per lui): cari grillini, se noi siamo quelli competenti, meglio che vi teniate i vostri incompetenti, che magari saranno dei pasticcioni, ma almeno non sono dei truffatori.
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