mercoledì 29 agosto 2018

Il pallismo autostradale


Leggendo l'intervista all'AD di Atlantia, Giovanni Castellucci, che riporto qui sotto e che è tratta da Repubblica in edicola oggi, avverto un malessere, un'ondata di un movimento culturale molto in voga nella tecno-rapto-finaziocrazia a cui per dovere verso le vittime, sono chiamato a porvi rimedio! (in rosso le mie osservazioni)

Castellucci
"Noi e Cdp ipotesi da discutere ma no alla statalizzazione"

Intervista di
ROBERTO MANIA

Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia e di Autostrade, non chiude all’ipotesi di ingresso della Cassa depositi e prestiti nel capitale del gruppo controllato dalla famiglia Benetton. In questa intervista, la prima dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, il numero uno di Autostrade ripete le scuse per aver dato «la percezione di mancanza di vicinanza alle vittime», subito dopo la tragedia. Respinge l’idea che le condizioni previste dalla concessione siano troppo squilibrate a favore di Autostrade. Ricorda che l’eventuale processo di nazionalizzazione è «tutelato dai contratti e dalla Costituzione».

Castellucci, il giorno del crollo il suo gruppo ha dato la sensazione di non aver compreso l’entità del dramma.
E di un’assenza di partecipazione rispetto alla tragedia delle vittime. Perché?

«Sono state ore particolari in un periodo particolare dell’anno.
Sicuramente — e l’ho già detto — non siamo riusciti a far sentire a Genova e all’intero Paese la nostra vicinanza. Ho già espresso, per questo, le mie scuse. Forse perché la nostra voce si è persa di fronte alla quantità di reazioni che questa gravissima tragedia ha suscitato. Forse anche perché appena arrivati sul posto, ed io sono stato il primo ad arrivare tra coloro che non erano in turno quel giorno, la prima preoccupazione è stata di cooperare con il presidente della Regione e con il sindaco in una sorta di comitato di crisi per risolvere le prime urgenze: i soccorsi e la viabilità alternative».

Atlantia ha emesso il giorno dopo un asettico documento ufficiale in cui non ha minimamente accennato a condoglianze e dolore.

E perché il lungo silenzio anche della famiglia Benetton che con il 30% controlla il gruppo?

«Gilberto Benetton mi ha personalmente trasmesso il cordoglio e la sofferenza della famiglia. Ma nella tragedia di Genova spetta ad Autostrade far sentire la voce e la vicinanza alla comunità».

Autostrade è di Atlantia, che è a maggioranza dei Benetton. Nello stesso pomeriggio la figlia di uno dei Benetton ha festeggiato alla grande a Cortina il compleanno del marito. Il giorno dopo, Ferragosto, tutti i Benetton hanno pranzato alla grande assieme ad un centinaio di amici, sgrollandosi la ceppa in merito al dolore per le vittime 

La magistratura accerterà le responsabilità, ma lei ha pensato in questi giorni di dimettersi?

«La mia principale preoccupazione è far uscire Genova e la società Autostrade dall’emergenza a fianco delle istituzioni locali, con cui c’è un dialogo costruttivo».

La principale preoccupazione di Castellucci e di Atlantia, come da documento emesso il giorno dopo, è di chiarire che, in caso di termine della concessione, lo Stato dovrà pagare l'utile annuale moltiplicato per gli anni dell'accordo, inizialmente a fine 2038 poi, per mano del ministro Del Rio, prolungato al 2042. 

Quella che si prospetta è una battaglia legale dopo l’avvio delle procedure da parte del Governo per la revoca della concessione, ma anche una battaglia di comunicazione.
Perché l’altro ieri avete anticipato l’audizione del ministro Toninelli rendendo note le parti della convezione fino ad allora secretate? E perché avete omesso la proroga collegata ai lavori della Gronda?

«Intanto il corpus complessivo del contratto, degli atti aggiuntivi e degli allegati tecnici e finanziari era già stato consegnato alla commissione competente del Senato oltre un anno fa, affinché fosse consultabile da parte dei parlamentari della commissione.
Dunque non era da tempo un "segreto di Stato". In ogni caso non c’è alcuna correlazione tra l’audizione del ministro e la nostra decisione di rendere pubblici i testi completi della convenzione, la gran parte dei quali era già stata pubblicata on line dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Lo abbiamo fatto per rispondere a dubbi e sospetti. Sulla cosiddetta proroga della concessione era arrivato il via libera dalla Commissione di Bruxelles, ma ora è il ministero che può decidere di completare l’iter. Per questo non c’è ancora nulla da pubblicare».

Atlantia si è "dimenticata" di pubblicare la proroga sulla Gronda e la postilla, fatta da Del Rio, in cui chi vorrà prendersi la concessione a fine 2042, dovrà cacciare 6 miliardi ad Atlantia (leggasi Benetton.) Quisquilie.

Dopo l’avvio della procedura di contestazione da parte del governo che potrebbe portare alla revoca della concessione, avete immaginato il gruppo Atlantia senza Autostrade?

«Autostrade fa parte del patrimonio storico di Atlantia di cui è l’asset più importante. Non ci sono allo stato altri scenari. E siamo fiduciosi di poter dimostrare la correttezza del nostro operato».

Vergognosa affermazione, alla luce della riduzione dei fondi per la manutenzione e di conseguenza l'aumento dei profitti. La magistratura farà il suo corso, stabilendo anche chi sapeva delle difficoltà del ponte Morandi ed ha taciuto.

Si è parlato molto dell’ingresso di Cdp in Autostrade, è questo uno scenario possibile?

«Non c’è alcun progetto né alcun contatto. Posso dire, tuttavia, che la cooperazione con fondi di investimento istituzionali anche di matrice pubblica e con obiettivi di lungo termine fa parte del nostro dna. È il caso di Edf, nostro partner in Francia, di Cpp (primo fondo pensione canadese) in Sud America e di Bank of China attraverso Silk Road Fund in Autostrade per l’Italia».

Alle condizioni che i vari governi che si sono succeduti hanno proposto ad Atlantia, chiunque su questa terra farebbe fuochi d'artificio per averne a centinaia. Rapto-concessione per prelevare denari ai poveri utenti. 

È uno scenario possibile anche quello della nazionalizzazione?

«Molti ne hanno parlato evidenziando l’incoerenza di un ritorno al passato, che sarebbe in totale controtendenza nel mondo occidentale. Mi limito ad osservare che sono i contratti e la Costituzione a chiarire quali sono le condizioni per una eventuale nazionalizzazione».

E grazie al c...! Abbiamo già pagato le strutture. Adesso ingigantiamo con i pedaggi il già sterminato portafoglio dei Benetton. 

L’accusa che vi viene fatta è di aver gestito un bene pubblico guardando solo gli interessi privati, i profitti e i dividendi degli azionisti.

«Questo è un tema centrale su cui è bene fare chiarezza. Ci sono troppe informazioni, dati, numeri che circolano a volte in maniera incompleta o tralasciando le cose importanti. Autostrade privatizzata è una società radicalmente migliore rispetto a quella pubblica, da qualunque parte la si guardi: investimenti, qualità dei servizi, sicurezza, efficienza, viabilità. Fino ad arrivare alle risorse devolute allo Stato. Prima della privatizzazione Autostrade investiva in media 120 milioni l’anno. Dopo la privatizzazione abbiamo tenuto un ritmo sei volte superiore, circa 750 milioni annui di investimenti l’anno. La mortalità si è ridotta del 75 % grazie a tutti gli interventi, dall’asfalto drenante su tutta la rete ai sistemi di controllo della velocità. Autostrade pubblica versava allo Stato 900 milioni circa l’anno, inclusi i dividendi. Ora da privati ne versiamo circa 1,4 miliardi».

La madre di tutte le palle! La spesa in manutenzione è calata negli anni, l'asfalto drenante ci mancherebbe che non fosse stato steso, sarebbe un ritornare all'età della pietra. Lo scorso anno sulla A1, lo posso testimoniare, all'altezza di Bologna si sono create delle voragini dopo una gelata. Autostrade per l'Italia disse che il freddo aveva creato questi crateri, dimenticandosi che in Finlandia, in Svezia, in Norvegia non hanno mai avuto simili problematiche. Isoradio servilmente trasmetteva code per incidenti, dimenticandosi di chiarire la realtà dei fatti, ossia un asfalto fatto alla cazzo&campana, provocante rotture di pneumatici a camion ed auto. Ripeto, fui testimone in prima persona di questo fattaccio. Inoltre la mortalità per fortuna si è ridotta anche per l'istallazione dei Tutor. 


Eppure secondo il governo, e non solo, è una concessione squilibrata a favore del privato.

«Non si può dimenticare che la società fu privatizzata nel 1999 a un valore complessivo di otto miliardi di euro, oltre quattro volte il valore di libro, in base a una gara internazionale. Commisurato a quell’investimento, il rendimento è stato in linea con il mercato.
Un rendimento, non dimentichiamolo, che termina nel 2038. E rispetto al presunto squilibrio della concessione ritengo che il via libera della Commissione europea alla proroga, dopo un’istruttoria di oltre un anno focalizzata su eventuali condizioni di privilegio per il concessionario, dimostri esattamente il contrario».

Terminerà nel 2042, altra palla! La Commissione Europea si lamentò della quota del 10% lordo elargito dal governo di allora per la remunerazione. 

Ma la concessione stabilisce un tasso di remunerazione del capitale investito di oltre il 6,85% netto, superiore al 10 % lordo. Le sembra un trattamento di mercato?

«C’è un grande fraintendimento, che a volte sembra creato ad arte. Il numero a cui lei fa riferimento è il rendimento fissato nel 2012 quando i Btp garantivano un rendimento netto del 5%, al culmine della crisi. E si riferisce solo a investimenti richiesti dopo il 2008, ad oggi ancora in fase autorizzativa. Quindi è un rendimento applicato solo marginalmente e già rivisto per il prossimo quinquennio fortemente al ribasso, in base alle direttive Cipe e grazie alla riduzione degli spread. Ma ripeto, sono le modalità standard di calcolo del rendimento del capitale per tutte le utility».

Verificherò quanto sopra. Ma già ora annuso l'ennesima palla. 

E le pare ragionevole che i pedaggi crescano più dell’inflazione?

«Non è così. Il meccanismo prevede una crescita pari al 70 % dell’inflazione, salvo le remunerazioni previste per gli investimenti addizionali richiesti dallo Stato a valle della privatizzazione».

Eccome che è così! Difronte ad un quasi 12% di inflazione, Atlantia (Benetton) hanno preso negli ultimi anni aumenti vicini ad un buon 23%.

Dunque è colpa dello Stato se aumentano i pedaggi?

«Non è una colpa: è lo Stato che ci ha chiesto interventi ulteriori, che noi abbiamo realizzato per adeguare la nostra rete ad un traffico che negli anni è cresciuto.
Investimenti fortemente richiesti dai territori per migliorare la competitività. E comunque, nonostante i forti investimenti, le tariffe italiane restano ampiamente inferiori alla media europea».

Un pallario incommensurabile! Ad ottobre di ogni anno Atlantia (Benetton) batte cassa per l'anno nuovo. Dire che le tariffe italiane restano ampiamente inferiori alla media europea è come dare una mazza ad uno psicopatico in un negozio a Murano. Incita alla violenza. Io stesso leggendolo mi sono quasi amputato una falange dal pugno che ho appioppato al tavolo! In Germania gratis. In Svizzera 50 euro tutto l'anno. Qui da noi se da Pisa vai a Bari paghi oltre 60 euro! (ahi che dolore mi fa la mano!)

Ma voi ricostruirete il ponte o lo farà un altro soggetto pubblico? Metterete solo i soldi? Lei sta parlando con il governo italiano o con il ministro dei Trasporti?

«La ricostruzione è stata delegata al Commissario straordinario con cui abbiamo rapporti quotidiani e costruttivi. Quanto al ministro dei Trasporti, il rapporto principale è la procedura di contestazione a cui risponderemo nei prossimi giorni. Noi rimaniamo a disposizione di tutte le istituzioni e auspichiamo che si crei un clima costruttivo con tutti».

Dovete sganciare la grana cari signori! Parrebbe che sapevate. E non avete fatto nulla! (lo accerterà la magistratura)

Rifarete il ponte con la collaborazione di Fincantieri?

«Stiamo andando avanti con il nostro progetto coinvolgendo i migliori progettisti ed esecutori, interni ed esterni. Confermiamo che in otto mesi dalla disponibilità delle aree si può ricostruire. Ma ogni altro contributo qualificato è ben accetto e lo valuteremo, con grande attenzione».

Non ci fidiamo più di Atlantia (Benetton)! Sganciate i soldi ed al progetto ci penserà la regione, lo Stato. Che siamo noi, assieme alle quarantatré vittime. 

Ricordi e presente



Se i miei avi si fossero imbattuti in questi due energumeni, alcuni problemi sarebbero già stati risolti. Diffidavano infatti dei canotti con qualche neurone attorno, già presenti a quei tempi. 
Ricordo anche persone, oramai a spasso nel grande fiume, tutte d'un pezzo, a cui la parola vacanza collimava con servizio alla Festa dell'Unità. Li vedevo d'estate uscire con in mano l'abbigliamento tipico della cucina: fieri, leggiadri, orgogliosi, mai sopra le righe, coscienziosi. Passavano decine di giorni davanti ad una friggitrice con una leggerezza accostabile alla Fracci, indomiti sapevano di essere un giunto di una spettacolare macchina in grado di promulgare l'ideale granitico di sinistra, autentico, non adulterato da baggianate rignanesi.
Se questi due tristi figuri avessero incontrato questi miei eroi dell'infanzia, ci sarebbero stati sicuramente meno molari o canini sulle arcate, nel contempo però tanta sana e rigogliosa voglia di sovvertire ed abbattere un'eclatante meschinità come questa foto lascia ampiamente trasparire.

Verità



Condivido in pieno!


mercoledì 29/08/2018
L’estate sta finendo Salvini si riveste. Resta il sapore di mare

di Alessandro Robecchi

C’è un certo sollievo nella fine dell’estate: l’afa sparisce, le zanzare se ne vanno, Salvini si riveste. Ma resta sempre qualcosa nell’aria, un sapore, un ricordo, un hashtag. Per esempio la gente torna in città, fa il pieno e paga la benzina come e più di prima, perché il tizio seminudo che aveva promesso come prima cosa di togliere le accise sulla benzina se n’è dimenticato. Così molti fanno il pieno bestemmiando, ma non contro lo smemorato dei selfie, il bevitore di mojito, il divoratore di mozzarelle, il guidatore di moto d’acqua, ma contro “i negri” che ci rubano il lavoro.

Mah, sarà perché siamo distratti: stiamo osservando incantati, anche un po’ ipnotizzati, un ministro dell’Interno che compare in ogni istante seminudo con le sue domandine: siete d’accordo? Siete come me? Vi piaccio? È un circolo vizioso di depressione. Dicono gli esperti di media che Salvini fa così per diffondere il messaggio: “Visto, italiani? Io sono come voi”.

È così che subentra lo scoramento: cazzo, siamo veramente così scemi? Crisi di identità. E anche miopia, perché le statistiche dicono che l’italiano medio non si fa un mese di vacanza ora al mare, ora ai monti, ora in barca, ora a cena, ora con la torta (la torta nella notte della strage di Genova, tra l’altro, tra canti e brindisi felici). Visto? è come noi! Anzi, pure peggio, il che dovrebbe rassicurare sugli ampi margini di peggioramento dell’italiano medio.

Ora che viene l’autunno e che dovrà rivestirsi, cosa s’inventerà? Mi aspetto da un momento all’altro Salvini che riga la macchina del vicino che gli sta antipatico, che piscia in ascensore, che pesa due pere in meno al supermercato e le aggiunge al sacchetto dopo aver attaccato lo scontrino. Perché? Perché “è come noi”, cioè ci dice indirettamente che siamo delle merde.

Forte coi deboli (177 povericristi sequestrati su una nave) e debole con i forti (i Benetton gli vanno bene, basta che tirino fuori un po’ di soldi), Salvini apre un notevole problema ai suoi alleati di governo, quelli che hanno il 32 per cento e si comportano con lui come se avessero il 17, mentre lui ha il 17 e si comporta come se avesse il 32. I quali alleati di governo, i 5stelle, si affannano nella spasmodica ricerca di qualcosa che riesca a rubargli per un po’ la scena e i riflettori.

È qui che impazza il dibattito: possibile che dodici milioni di elettori 5stelle siano tutti sdraiati sulla linea Salvini? Possibile che il ministro dell’Interno faccia anche il ministro degli Esteri, dell’Economia, della Sanità, dei Trasporti e di tutto quanto? Ci vuole ancora molto perché i ministri 5stelle si accorgano che non sono “i negri” che gli rubano il lavoro, ma un ragazzotto a torso nudo che usa le frasi del Duce e lancia una provocazione via l’altra? Come se ne esce?

Ovvio che non può fare tutto questo da solo. Ha una nutrita pattuglia di balilla e piccole italiane che sostengono il suo pensiero debole. Esempio tipico, il vecchio, caro “prendili a casa tua” (sempre i famosi “negri”), con l’aggiunta che in Italia ci sono dieci milioni di poveri (che naturalmente i ritwittatori del tizio desnudo non si sognano nemmeno di “prendere a casa loro”).

Così, finalmente si scopre a cosa servono gli italiani sotto la soglia di povertà: a giustificare il sequestro di profughi torturati e violentati richiedenti asilo. In compenso, sempre per aiutare i poveri italiani, si propone la flat tax per tagliare le tasse ai milionari. Non fa una piega e chiude il cerchio: si sventolano i poveri per aiutare i ricchi. Quando i 5stelle si accorgeranno che il ragazzotto seminudo gli sta scavando la terra sotto i piedi e se li mangia sarà sempre troppo tardi: una vita passata a dire che uno vale uno e poi ecco che si scopre che il peggiore di tutti vale due, tre, quattro e tutto il cocuzzaro. Amen.

martedì 28 agosto 2018

Lager

Corriere della Sera - Orrore nei lager libici

Cliccando qui sopra entrerete nell'orrore, l'ennesimo, che nostri fratelli sfortunati subiscono nei cosiddetti centri di raccolta libici. 
Una prova ulteriore di come questo mondo stia andando inesorabilmente a rotoli, travolgendo la dignità di tutti noi. 

Dai fumi del mito


Per anni, come encomiabili rimbambiti, siamo andati dietro alla mitologia, al dire e non dire, al mascherato quasi sussurrato "si dice che..." e mai, mi metto in prima fila, a nessuno di noi è passato per la testa di approfondire il fatal intrigo, il capestro padre di tutti gli incaprettamenti di questa era moderna solo nella parola, riportante invece la nostra nazione all'era del baratto. 
Chi di noi infatti scorrazzando con la propria utilitaria per la penisola, si è mai soffermato su come funzionasse, su chi gestisse le migliaia di chilometri a pagamento, dal prezzo ritoccato amorevolmente ad ogni capodanno? 
Chi si è mai posto l'arcano dubbio nel constatare che sia le autostrade che gli autogrill, con il Camogli oramai più caro del caviale, appartenevano alla stessa famiglia? 
Come sempre accade in una nazione disorientata, sciallata, incartapecorita ci sono voluti i morti, quarantatré per la precisione, per alzare il velo d'ignavia sociale, di menefreghismo schizofrenico, attanagliante le nostre improvvide menti, scarnificate da media consenzienti ed obnubilanti, al fine di comprendere il diabolico ratto di cui siamo stati vittime e, per via della nostra indolenza democratica, complici. 
Siamo riusciti a comprendere l'abnorme inganno scientemente progettato da boiardi di stato, da ingannatori seriali, da complici indefessi, uniti nella sistematica ruberia con la famiglia Benetton di cui i cosiddetti giornaloni hanno taciuto per rispetto, e per la pioggia di una sessantina di milioni annui in pubblicità, il nome. 
Siamo stati tanto correi della madre di tutte le inchiappettate che neppure ci siamo scandalizzati sul fatto che la concessione, lo scritto tra gli infedeli servi di stato e i magnaccioni veneti, fosse da sempre secretato, occulto, levato dalla vista dei veri proprietari delle infrastrutture, che dovremmo essere noi. 
Coglioni, ci hanno trattato, al solito, da coglioni, ridendo probabilmente pure sul nostro vivere pacioso, ringalluzzito solo per l'arrivo di qualche nababbo pallonaro o di una nuova serie di qualche show rimbambente, offrendo loro l'idea, a ragione, di avere a che fare con dei molluschi senza nerbo né parte, figuriamoci arte. 
Con sfrontatezza inaudita lor signori hanno tramato alle nostre spalle per lucro, per elargizioni a fondazioni, ovviamente segrete in nome delle privacy, per affarismo, fregandosene dei pericoli, ahimè rivelatisi il 14 agosto verità drammatica.
Hanno scarnificato la dignità nazionale trafficando ignobilmente sulla nostra pelle, hanno scordato ogni beltà appassionandosi ad un sempre più lauto guadagno, sperticandosi per i profitti, festeggiando per i nuovi aumenti annuali ben più alti dell'inflazione e c'immaginiamo ad esempio i veglioni epocali dei Benetton allorché con l'arrivo del nuovo anno, arrivavano pure nuovi e giganteschi introiti frutto delle angherie truffaldine alle nostre miserrime tasche. 
Ed in nome di quei quarantatré morti, risvegliandoci dal torpore per il grave lutto nazionale, ci dobbiamo, senza remore, metterci democraticamente in attenzione al fine di comprendere, senza tentennamenti, fino a dove si siano allungate le tenebrose gesta di questi spregevoli ed epocali ingannatori.
E allora passiamo ai dati, senza dimenticar che, come ulteriore sfregio, ieri la società Autostrade ha deciso di pubblicare la concessione statale, dimenticandosi però alcuni allegati, i più deleteri per loro che ci informano di alcune cose:

La remunerazione del capitale
A fronte del capitale investito, con denaro acquisito tramite prestito bancario, la remunerazione del capitale investito ripaga dai costi degli interessi passivi dovuti al debito, oltre che per le imposte. La differenza, sottratti gli interessi e le imposte, è il profitto del gestore. La convenzione, aggiornata nel 2017 quando al ministero delle Infrastrutture sedeva "Gattasorda" Del Rio, concede un faraonico 10,21% come remunerazione del capitale. Da sottolineare che persino "Burocraziolandia" Europa obbiettò tale cifra che suonava come merdoso accordo persino alle loro vetuste orecchie. 
Ma insensibili a tutto, i nostri rappresentanti di allora decisero di sottoscrivere tale percentuale che al netto delle imposte risulta essere del 6,85%.

Tra il 2013 ed il 2017 Aspi (Autostrade per l'Italia) ha incassato 4,65 miliardi di utili (4.650.000.000 miliardi di euro che fan più effetto)

Gli aumenti delle tariffe autostradali vengono succhiate per il 70% da Atlantia (Benetton) più la remunerazione. 

Anspi elargisce allo stato, che siamo noi, il 2,40% sui ricavi dei pedaggi. Nel 2017 i ricavi sono stati 2.855.000.000 (due miliardi e ottocentocinquantacinque milioni di euro) 
Nei documenti si evince che gli aumenti delle tariffe autostradali da qui al 2028 saranno del 24,6%.

La concessione fu migliorata, per i Benetton, nel 2007 dal governo Delinquente Naturale - Lega (con il Cazzaro Verde già nella direzione)

La costruzione della oramai famosa Gronda (che badate bene sarebbe dovuta arrivare al ponte maledetto crollato) che divenne la scusa per la proroga della concessione al 2042, pensata dal governo del Silente Gentiloni con Gattasorda Del Rio ministro impelagato. 

Nel 2007 i costi per la Gronda genovese furono preventivati in 1,8 miliardi. Nel 2018 si sono trasformati in 4,3 miliardi. Un miracolo, parrebbe! 

Ciliegina sulla torta: Aspi si è impegnata ad aumentare i costi della manutenzione portandoli dai 284 milioni del 2013 a 292 nel 2038. I maggiori lavori autostradali vengono però assegnati a Pavimental una società di proprietà, indovina indovinello, di Autostrade! 
(fonte dei dati sopra esposti: Repubblica del 28 agosto 2018 e Fatto Quotidiano)

PD, Forza Italia, Lega e compari dovranno spiegarci tutto, e dettagliatamente. Soprattutto il PD ci dovrà illuminare sul codicillo presente nell'aggiornamento della concessione in cui si prevede che nel 2042 chiunque volesse subentrare ai Benetton, compreso noi ovvero lo Stato, dovrà sganciare alla Famiglia veneta una cifretta di 6 miliardi di euro!!!

Riuscite a capire ora l'inghippo, la stortura, il ratto? 

Grazie a politici della malora che si sono succeduti dal lontano 1999, abbiamo messo nelle mani di pochi, stucchevoli, imprenditori una enorme gallina dalle uova d'oro e, pur avendo già ampiamente pagato il costo della costruzione, attraverso questi stolti accordi, elargiamo gigantesche somme di denaro senza alcun tornaconto. Il ministro Del Rio (non è l'unico responsabile di queste scorribande finanziarie alle nostre spalle, ma solo l'ultimo della serie) ha inoltre prorogato la fine della concessione, che sarebbe dovuta scadere nel 2038, portandola al 2042. 
Per la gioia dei Benetton e per la sconfitta disonorevole di tutti noi. 
Questa è solo una delle innumerevoli vicende convalidanti l'esistenza di una forma alterata di potere che spesso chiamo tecno-rapto-finanzicrazia che, per il rispetto ai quarantatré morti, abbiamo il dovere civile di affossare definitivamente. 



  
   

Travaglio


martedì 28/08/2018
I Senza Vergogna

di Marco Travaglio

Ma chi scrive i testi ai Benetton&Autostrade per l’Italia? Non contenti del tragicomico comunicato sul crollo del ponte Morandi, dei due festini a Cortina a poche ore dalla tragedia, della conferenza stampa-farsa dopo i funerali e della richiesta di danni al governo per le critiche alla loro malagestione, questi professionisti della catastrofe se ne sono inventata un’altra: per dimostrare di non aver nulla da nascondere, hanno pubblicato online una serie di documenti che tenevano segreti da anni sulle concessioni gentilmente ottenute dal 1999 al 4 marzo 2018. E hanno spacciato il tutto per una desecretazione totale. Purtroppo – come spiega Daniele Martini a pag. 8 – si sono scordati un paio di dettagliucci: le carte sullo scandaloso aggiornamento della concessione nel 2007 (governo B.&Lega) e sulla Gronda di Genova usata come scusa da Gentiloni&Delrio per prorogare il contratto senza gara e riaumentare i pedaggi. È il progetto che, in barba ai suoi documenti ufficiali, Autostrade gabella per sostitutivo del ponte Morandi (mentre avrebbe consentito ai Benetton di lucrare sia sulla Gronda da 5 miliardi sia sul ponte pericolante). Poche ore dopo il ministero dei Trasporti ha pubblicato tutto, ma proprio tutto online, sbugiardando la finta trasparenza di Autostrade. Così Benetton e i loro compari politici si son dati non una, ma due zappe sui piedi. 1) Hanno ammesso che i segreti di Stato sulla concessione non avevano ragion d’essere, se non per coprire le vergogne di concessionario e mandanti. 2) Hanno confessato di essere perfettamente consapevoli dei privilegi indebiti ricevuti e di aver tentato di occultarne i dettagli più imbarazzanti fino all’ultimo, pur sapendo che il governo stava per smascherarli.

Ora Pd, FI, Lega & C. dovranno spiegarci perché garantirono quei privilegi indebiti, tenendo i cittadini (e persino l’Autorità che dovrebbe vigilare sui trasporti) all’oscuro non dei continui aumenti dei pedaggi (quelli sono pubblici), ma delle loro motivazioni. E d’ora in poi nessun bene pubblico – tv, acqua, spiagge – dovrà più restare o finire a privati con patti segreti. I cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere tutto della gestione dei beni pubblici, specie quando sono monopoli naturali. Non sappiamo quanto durerà la strana coppia M5S-Lega, ma bastano pochi mesi per restituire fiducia nella democrazia con una mossa semplice e a costo zero: applicare il principio di trasparenza inaugurato da Conte e Toninelli su Autostrade a tutti i settori che nascondono rendite di lobby. E restituirci almeno l’idea platonica di un Ufo ormai disperso nell’iperuranio: lo Stato.