sabato 28 luglio 2018

Nel Cosmo



L'eclissi di Luna di ieri sera mi ha concesso la possibilità di entrare, molto bovinamente, nel Cosmo, affascinante come non mai. Sono andato sul Monte Viseggi dove la società astronomica spezzina ha organizzato un incontro per l'evento. 
Oltre alla Luna rossastra ho avuto la possibilità di ammirare, mediante telescopi amatoriali, la bellezza dei molti pianeti presenti, quasi a festeggiare, la recita del nostro satellite. 
Il primo incontro l'ho fatto con Jupiter, il più grande di tutti, il principe del Sistema Solare: sono rimasto a bocca aperta nel vedere le strisce di Giove, la sua tempesta perenne, tanto vasta che potrebbe contenere agevolmente tutto il nostro pianeta. Giove è lo spazzino del nostro spazio: grazie alla sua enorme forza gravitazionale è in grado di attrarre molti corpi celesti che potrebbero rivelarsi nocivi per la vita terrestre. Giove a detta di molti una stella mancata: una baggianata in quanto dovrebbe aumentare di un'ottantina di volte la propria massa per essere pronto all'innesco fatale, per noi. Giove il gassoso, elio e idrogeno liquidi a coprire il nucleo non ancora certo di cosa essere composto. Giove, la potenza, la bellezza della grandezza, la principesca presenza della sua massa, due volte e mezzo più grande della massa di tutti gli altri pianeti messi insieme. 
E poi il Bello, l'altero, il superbo: Saturno con i suoi anelli che ho ammirato estasiandomi. Un gioiello lontano da noi ma sempre presente a ricordarci il valore della bellezza. 
Marte, il rosso, vicinissimo di questi tempi: il suo colore a far paio con quello della Luna, la crescente convinzione che tra non molto qualcuno di noi lo andrà a visitare. Infine Venere, l'unico che nella serata donava l'impressione di normalità, di essere un sasso illuminato dal Sole, pur sempre bello anch'esso. 
La regina della notte però era lei, Madame Luna, rossa appunto per l'occasione. Mi ha affascinato pensare a quello che avrebbe visto un ipotetico umano nel momento in cui la Terra ha coperto il Sole alla Luna: innanzitutto il rapporto della sfera nel cielo, molto più grande di quello che vediamo noi alzando gli occhi di sera mentre ammiriamo il nostro satellite. Poi quell'azzurro intenso carta d'identità terrestre, il buio totale, quel rosso intenso figlio di un'ombra speciale, annuncio di beltà irraggiungibili, come la consapevolezza di essere partecipanti a questa storia infinita, spettacolare, infarcita di preziosi stimoli meditativi, quali la centralità di ognuno nel rispettivo Cosmo, silenzioso ingranaggio che era, è, e sarà per sempre. 

Dove sta il punto?


Il punto sta proprio qui: non sopporto, ed è un mio limite, questa rispolverata di effervescenza culturale, d'opinione, di moto di pensiero dinamico, propositivo, attento alle sfumature, rigido nel difendere diritti e soprattutto doveri, da parte di coloro che nei tanti anni passati di Puttanesimo, Leopoldiano Ebetismo, hanno digerito macigni senza neppure chiedere dell'acqua, per poi andare a Capalbio a discernere sulle disparità sociali, tra un gin tonic ed un Krug. A questi signori preferisco centomila volte Di Maio, Grillo e compagnia cantante!

Servire a qualcosa



Mai nessuno, in duemila anni di storia, si era spinto a tanto, in un'epica ed invereconda smargiassata, richiedente, oltre ad una citazione nella rubrica "Strano ma vero" della Settimana Enigmistica, anche una targa a ricordo del raggiungimento del fondo del barile della decenza, da posizionare in qualche luogo istituzionale per una memoria da tramandare ai posteri, i quali tra cent'anni rimembreranno ancora l'evento in questione, difficilmente superabile: Michele Anzaldi, difficile definire la sua professione a meno che non si voglia incappare in qualche denuncia, ha postato questo scritto in cui, eroicamente dal suo punto di vista, critica le nomine Rai dell'attuale maggioranza, arrivando a dire "Salvini e Di Maio militarizzano la Rai con una spartizione senza precedenti."
Ora delle due l'una: o Anzaldi è convinto di convivere in una nazione formata da 60milioni di coglioni, o la mancanza di ritegno della sua psiche ha raggiunto livelli tali da richiedere una serie di sedute in analisi tendente all'infinito.
Come infatti non ricordarsi delle gesta politiche del suo pupillo, lo Sbruffone Rignanese, che prese a calci per il culo personaggi televisivi che portavano share in casa Rai, del tipo Floris, Giannini, Gabanelli, Giletti solo perché non erano d'accordo con il verbo, chiamiamolo così, leopoldiano?
Come non riandare all'impresa titanica di affondare sempre più il servizio pubblico al fine di consentir maggior incassi alla concorrenza, per modo di dire, di proprietà dello Zio Delinquente del suddetto Ebetino?
"il PD farà battaglia dura con tutti i mezzi disponibili per difendere l'indipendenza dell'informazione."
Dopo che Anzaldi ha scritto questa colossale fregnaccia, pare si siano rivoltati, ella propria tomba, vari defunti politici tra cui il sommo Enrico che, pare, abbia raggiunto addirittura il centro della Terra. 
Anzaldi non si ricorda, o finge magistralmente di farlo, la cacciata della Berlinguer dal TG3, l'arrivo dell'adenoica Brignardi in grado di distruggere in pochissimi mesi una rete capace negli anni di conquistarsi un suo spazio autonomo nella giungla televisiva? 
La Rai al tempo del Bomba e dei suoi silenti successori è stata brutalmente e totalmente lottizzata, superando addirittura le slinguate servili profuse a frotte durante la famigerata Era del Puttanesimo; nessuno, mai, si era spinto sino a quell'ignobile farsa grottesca che, ricordo bene, arrivò al punto di inviare 5, diconsi cinque, troupe Rai a New York in occasione del discorso dell'Egoriferito all'Onu, di cui naturalmente non è rimasto nessuna traccia, a meno che non si consulti le grandi opere comiche del millennio. 

Anzaldi è la personificazione di tutto quanto non si debba fare per garantire una democratica e sana imparzialità nel campo dell'informazione; per fortuna quindi anche lui a qualcosa è servito.

venerdì 27 luglio 2018

Cautelativamente



Nell'ambito dell'ennesima triste e nauseante storia coinvolgente un sacerdote, accaduta a Calenzano, trovato seminudo in auto, nel parcheggio di un supermercato, assieme ad una bimba di dieci anni, il Cardinal Betori arcivescovo di Firenze ha sospeso don Paolo Glaentzer dal ministero sacerdotale, usando un avverbio abbastanza scomodo per l'occasione: cautelativamente. 
Ora sia chiaro, nessuno ha in mente di far di tutta l'erba un fascio, perché per fortuna esistono, e sono tanti, sacerdoti sani mentalmente e forti nello spirito. 
Stanno però affiorando dalla melma dell'occultamento, molte storie squallide riguardo a persone che solo grazie ad una maldestra cernita pastorale, sono riuscite a divenir preti pur avendo carenze psico attitudinali e, se non fermate in tempo, in grado di provocar danni irreparabili in giovani vite. 
La pedopornografia riesce a penetrare in queste menti malate, provocando quello che poi tristemente apprendiamo dai media. 
Occorre una ferma, intransigente, ferrea azione di pulizia, di areazione, di novità in grado di spazzare questa pula nefasta. Senza usare cautelativamente, senza indecisioni, senza ritrosie. Per il bene dei più deboli e per la buona navigazione della barca di Pietro.     

Passatempo



Nella foto altri amichetti del Presidente Macron che si preparano ad ingannare il tempo in nobili iniziative.

Travaglio!


venerdì 27/07/2018
Il bonus Renzusconi

di Marco Travaglio

Il Corriere lancia un giusto allarme sulla mancanza di opposizione a un governo che, dopo due mesi, gode ancora di un consenso spropositato (due italiani su tre). Spropositato rispetto non tanto alla somma dei due partiti che lo sostengono, quanto agli esecutivi precedenti e soprattutto alle cose realmente fatte finora (pochine e non tutte esenti da critiche, anzi). È vero che, a un governo che rappresenti la maggioranza degli italiani, non eravamo più abituati: l’ultimo che esprimeva la volontà della maggior parte del popolo fu il terzo di B. (almeno all’inizio). Poi seguirono vari inciuci creati in laboratorio da B.&Pd, con la collaborazione di Napolitano fino al 2015, all’insaputa degli elettori, ma formalmente legittimi in virtù del premio costituzionalmente illegittimo del Porcellum, che trasformava le minoranze in maggioranze come la fata Smemorina tramutava le zucche in carrozze. Senza quell’obbrobrio di legge elettorale, sommato ai voltagabbana alfaniani e verdiniani, né Renzi né Gentiloni avrebbero avuto i numeri per governare. Ora la maggioranza di Conte corrisponde a quella dei votanti del 4 marzo. Anzi, stando ai sondaggi che danno la Lega a un passo dai 5Stelle sopra il 30%, la supera abbondantemente. Eppure c’è anche un terzo di italiani che non apprezza o detesta il governo Conte ed è rappresentato dal Pd e FI, con rispettivi satelliti. Cioè non è rappresentato.

Infatti l’opposizione, non esistendo il vuoto in politica, se la fanno spesso le due forze di maggioranza, in casa. Si dirà: quando governava B., il centrosinistra fingeva di opporsi, e lo stesso accadeva a parti invertite. Verissimo, tant’è che i “girotondi” nacquero non tanto per le vergogne di B., quanto per il consociativismo del centrosinistra. Ma almeno, nella Seconda Repubblica, era chiaro che se cadeva B., dall’altra parte c’era una coalizione (Ulivo, poi Unione, poi Pd&C.) pronta a prendere il suo posto. E viceversa. Stavolta no. Se un domani cascasse Conte, che accadrebbe? Il Pd naviga poco sopra il 15%, parla lingue sconosciute come gli indemoniati e si riunisce nelle librerie di Tor Bella Monaca nell’indifferenza generale. FI è un cadavere ambulante, irrimediabilmente avvitato alla salma politica del suo leader buonanima. Se si mettessero insieme, perderebbero altri voti. Se provassero ad allearsi gli uni col M5S e gli altri con la Lega, li infetterebbero. Per questo il governo Conte, con una maggioranza contraddittoria ai limiti dell’innaturale, potrebbe avere una lunga luna di miele e una lunga vita: per l’assoluta mancanza di alternative. Sì, l’incidente di percorso è sempre possibile.

E il prossimo redde rationem fra annunci e realtà (la manovra finanziaria di fine anno) lo rende persino probabile. Ma, se uno dei dioscuri rompe l’alleanza, poi con chi va? È una situazione inedita e pericolosa per la democrazia, che si regge su due gambe e non può camminare su una. Come dice Bersani, che meno conta e più diventa lucido, la strategia di chi spera nello schianto del governo per ritrovare gli elettori perduti è votata al fallimento: tale è il discredito di chi c’era prima che solo un azzeramento totale del passato e delle sue facce, nel Pd, nella sinistra e in FI, potrebbe invertire la rotta. Chi accusa i fan del governo di ripetere a ogni errore o scandalo giallo-verde “e allora il Pd?” o “e allora B.?” non si accorge che quelle domande sono nella testa della gente. E le può cancellare solo una generazione di leader che nulla abbiano a che fare con quel passato e possano rispondere: “Io non c’ero, ripartiamo da zero”. Anche gli aspiranti “nuovi”, tipo il borioso Calenda, sono già consumati: se Di Maio – il famigerato “ex bibitaro dello stadio San Paolo”, come lo deridevano i sinceri democratici dalle loro terrazze – riuscirà a spuntare un solo esubero in meno e un po’ di ambiente in più all’Ilva, il sor Carletto dovrà ritirarsi in buon ordine.

Il miglior pregio di Gastone Conte e degli altri fortunelli del suo governo è, in attesa che combinino qualcosa di importante, di non essere chi c’era prima. Anche se litigano, sbagliano, si ricredono, delirano, hanno in mano un gigantesco bonus “Renzusconi” da spendere per vivere di rendita altri mesi, forse anni. Se poi riusciranno pure a bloccare o anche solo a smussare alcune porcate fatte dai predecessori, che poi sarebbe il minimo sindacale, qualcuno griderà al miracolo: i vitalizi, la marchetta Mittal-Ilva, il Tav Torino-Lione, la fusione Fs-Anas, il bavaglio sulle intercettazioni, l’ultima legge svuotacarceri, su su fino alla mangiatoia Rai, alla legge Fornero e agli accordi di Dublino sui migranti. Tutta robaccia che nessuno rimpiangerà. Ieri, per dire, i ministri Trenta, Toninelli e Di Maio hanno stracciato il contratto che Alitalia fu costretta a firmare tre anni fa con Etihad per il leasing dell’aereo di Stato più costoso del mondo dopo l’Air Force One: l’Air Force Renzi, monumento allo spreco e al superego del rottamatore rottamato, 150 milioni (penali escluse) per una carcassa mai alzatasi in volo, se non – udite udite – per aviotrasportare Ivan Scalfarotto in missione a Cuba per conto di Matteo. Il quale ha risposto con un tweet che dice tutto dell’inevitabile nullità dell’opposizione: “Quando tornano su bufale come ‘l’aereo di Renzi’ significa che sono disperati: quell’aereo non era per me, ma per le missioni internazionali delle imprese (sic, ndr). Io non ci ho mai messo piede”. Così, se qualcuno ancora dubitava dell’inutilità dell’Air Force Renzi, ne ha avuto conferma dal non-utilizzatore finale. Che ci ha fatto spendere un capitale per un aereo mai usato. Un genio. Finché a contrastare il governo ci sarà gente così, Conte&C. – lo diciamo con sgomento – potranno permettersi di tutto: anche, volendo, rapinare le banche.

giovedì 26 luglio 2018

Posizionamento


Sono totalmente d'accordo con il Presidente Mattarella su quanto ha dichiarato riguardo alla vicenda della povera bimba ferita gravemente da quella incommensurabile testa di cazzo di pensionato. Spero di cuore che l'imbecille in questione marcisca in galera, anche se purtroppo ne dubito.