mercoledì 16 maggio 2018

Che ci vuole?



Montanari


mercoledì 16/05/2018
M5S, non si tratta con la lega fascista

di Tomaso Montanari

Caro direttore, se davvero finirà con il Movimento 5 Stelle che porta al governo un partito lepenista, allora sarà finita nel peggiore dei modi. Anche ammesso che la Lega si pieghi ad accettare alcuni punti sacrosanti del contratto di governo proposti dal Movimento (chiusura del folle Tav in Val di Susa; attuazione del referendum sull’acqua pubblica; accoglimento di una significativa parte dei 10 punti fissati dal Fatto Quotidiano), questo non cancellerebbe la sua identità. Che è quella di un partito guidato da un leader che, parlando di migranti, ha dichiarato (febbraio 2017): “Ci vuole una pulizia di massa anche in Italia… via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti se serve”. Che pensa che “il fascismo ha fatto tante cose buone” (gennaio 2018). Che vuole “un cittadino su due armato” (febbraio 2018). Che si è fatto fotografare mentre dà la mano a un candidato della Lega con una croce celtica tatuata sul braccio: un candidato che poi tutta Italia conoscerà come il terrorista fascista di Macerata.

D’accordo. Se finisce così è anche colpa di Matteo Renzi, che tiene in ostaggio il suo partito e il Paese, e che ha scommesso tutto proprio su questo esito, sperando nel suicidio morale e politico del Movimento. Ed è anche colpa di Sergio Mattarella, che avrebbe dovuto mettere il Pd di fronte all’alternativa secca tra governo con i 5Stelle ed elezioni, invece di prospettare la garanzia di un improbabile governo neutrale. E, più profondamente, è colpa di una classe dirigente che, a partire dai primi anni Novanta fino all’abisso renziano, ha scientificamente distrutto la Sinistra, fino a ridurla allo stato attuale: macerie senza speranza. Ed è colpa anche mia, e di tutti coloro che, da sinistra, abbiamo dialogato con il Movimento senza riuscire a far capire che il sistema si poteva ribaltare solo garantendo più democrazia, e non già inseguendo sogni autoritari e abbracciando i nuovi fascisti.

È vero, il mondo si è rovesciato. La Lega e il Movimento 5 Stelle hanno in comune la rappresentanza dei più poveri, dei precari e degli sfruttati: mentre Forza Italia e Pd rappresentano chi ha interesse a non cambiare nulla. Ed è per questo che Lega e Movimento provano a mettere in discussione ciò che va messo in discussione, da questa Europa alla Nato (ammesso che il sistema lo permetta). Ed è vero: il Pd di Minniti sta trattando la più grande questione del nostro tempo, quella delle migrazioni, con metodi e orientamenti che sono già fascisti. Si potrebbe continuare a lungo: per questo milioni di italiani di sinistra hanno votato 5 Stelle, avendo come unica reale alternativa l’astensione (a cui ricorreranno al prossimo giro elettorale).

Tutto questo è drammaticamente vero. Ma la Lega non è la soluzione.

Non lo è perché dove governa non è affatto antisistema, e anzi costruisce un sistema di potere indistinguibile da quello del Pd (si legga, per esempio, il bellissimo Il disobbediente di Andrea Franzoso). Non lo è perché è al guinzaglio di quello che Beppe Grillo chiama lo Psiconano: che sarà il padrino, il socio occulto e il massimo beneficiario di un eventuale governo Salvini-Di Maio. Non lo è perché è un partito che non offre la speranza, come invece fa tra mille contraddizioni il Movimento, ma alimenta invece la paura. Non lo è perché è un partito in cui i militanti di Casa Pound dichiarano di riconoscersi.

Di fronte a questo futuro nero io chiedo: nessuno nel Movimento 5 Stelle ha il coraggio di dire pubblicamente che non è d’accordo? È evidente che la questione della democrazia interna del Movimento non può più essere rinviata: sta succedendo che un gruppo ristretto lo sta portando alla rovina con una scelta che è suicida per le ragioni evidenti che Marco Travaglio si sgola a spiegare da settimane.

Si dice che non c’è alternativa. È un errore: in democrazia c’è sempre un’alternativa, e il moto There Is No Alternative di Margaret Thatcher è stato e resta la pietra tombale su ogni possibile cambiamento in Occidente. Si può rivotare. Si può aspettare ancora e si possono costruire le condizioni per un’evoluzione del Pd. Perché tra il Pd e la Lega c’è una differenza fondamentale: il Pd è diventato quello che è, e fa quello che fa, ribaltando radicalmente la propria stessa ragione di essere. Mentre la Lega è serenamente fedele a se stessa. E dunque mentre si può sperare in una palingenesi di un Pd che accetti di governare con i 5 Stelle, non si può certo aspettarsi nulla del genere dalla Lega.

È una porta stretta: ma nulla, davvero nulla, sarebbe peggio di mettere l’energia pulita del Movimento al servizio di un’idea di Italia che è il contrario esatto della Costituzione.

Norberto Bobbio diceva che dobbiamo essere “democratici sempre in allarme”. E davvero è il momento di suonare l’allarme. Davvero persone come Roberto Fico, Nicola Morra, Michela Montevecchi, Gianluca Perilli, Margherita Corrado (per non fare che qualche nome) sono disposti a rendersi corresponsabili di una scelta che farà perdere al Movimento milioni di voti, consegnandolo alla Destra estrema, e resuscitando dall’altra parte la destra finanzcapitalista di Renzi? Davvero tutte queste persone oneste e serie, che non sognano certo un’Italia nera con la pistola, tradiranno i loro principi e perderanno la faccia fino a legare per sempre il loro nome a una svolta alla Orban?

La Costituzione dice che, come tutti gli altri parlamentari, anche quelli a 5 Stelle non rappresentano il loro movimento, ma la nazione. E la stragrande maggioranza della nazione non vuole al governo l’estremismo nero della Lega.

Matematicamente



Senza vergogna



Genio



Selvaggiamente magistrale


mercoledì 16/05/2018
LA POLEMICA
A furia di parlare di nozze, viene già voglia di divorzio
BUCKINGHAM PALACE - IL MATRIMONIO TRA HARRY E MEGHAN CI PERSEGUITA DA MESI: RESTA IGNOTO SOLO IL GUSTO DEI CONFETTI

di Selvaggia Lucarelli

Parto con una notizia bomba: sabato il principe Harry e la sua fidanzata Meghan Markle si sposano. So che molti di voi erano all’oscuro della faccenda poiché la stampa si è dimostrata omertosa sul tema e a oggi non sappiamo ancora se nei confetti ci sarà la mandorla o il cioccolato, ma grazie ad alcuni insider della Casa reale ho avuto conferma del fatto che in gran segreto i due convoleranno davvero a nozze. Ironia a parte, non so voi, ma io ne ho talmente le balle piene di questi due e di tutto il circo mediatico che circonda la faccenda, che già tifo per il divorzio. Sogno il tramonto dei reportage mielosi sull’infanzia difficile di Meghan e la bellezza di Meghan e gli outfit di Meghan e sogno il giorno in cui arriveranno quei bei titoloni dei tabloid inglesi tipo “La regina non vuole più vedere quella stronza”.

Il primo aspetto insopportabile della narrazione è il susseguirsi di articoli della serie “Meghan e la sua strana famiglia d’origine”, con particolari sulle bizzarrie di madre, padre e fratellastri. Cioè, questa tizia sta sposando uno la cui madre si dice sia stata ammazzata dalla nonna in accordo con i Servizi segreti, uno che si dice sia figlio di un ex ufficiale guarda caso rosso malpelo come lui, uno il cui padre ufficiale tradiva la madre con una a cui diceva “vorrei essere il tuo Tampax”, uno che ha una nonna che ha l’età di una sequoia di Yellowstone e quella che ha la famiglia strana è lei.

Che poi, siamo onesti: tutto questo scandalo perché il padre di Meghan avrebbe concordato con i paparazzi per 100.000 euro il servizio in cui viene fotografato all’Internet point mentre sbircia le foto della figlia con Harry? E che sarà mai. Io per 100.000 euro mi farei fotografare pure mentre sbircio le foto di Malgioglio nudo in una sauna gay. C’è poi tutto il capitolo sugli antenati di Meghan, che sarebbe da parte di madre discendente di schiavi che lavoravano nelle piantagioni di cotone in Georgia, da parte di padre però discendente di qualche parente di Robert I di Scozia. Il risultato è che Meghan dovrà passare l’aspirapolvere in camera della regina ma solo a giorni alterni. Diciamolo: la babbiona reale se l’è fatta andar bene giusto perché Harry è sesto nella linea di successione al trono. Meghan potrebbe diventare regina solo se William, Kate e figli fossero sterminati da un focolaio di tisi, ma è altamente improbabile anche perché Kate sembra avere gravidanze di un mese come le lepri, per cui entro il 2020 Harry sarà almeno il 75esimo nella linea di successione al trono.

Comunque, visto che la ragazza è divorziata, ha uno schiavo nell’albero genealogico ed è più figa di Kate, ha dovuto farsi accettare in famiglia abbracciando la fede anglicana. Per il suo battesimo non si poteva usare l’acqua del rubinetto, ma non era sufficiente manco la Perrier, no, l’acqua è arrivata direttamente dal fiume Giordano, dove fu battezzato Gesù.

Tonnellate di inchiostro anche sull’anello di fidanzamento che Harry ha regalato a Meghan: un brillocco dal valore inestimabile con diamante del Botswana e due anelli appartenuti a Diana, più la tiara (solo prestata per le nozze) che Diana indossò il giorno del matrimonio. Visto quanto quella tiara ha portato bene al matrimonio di Carlo e Diana, io piuttosto in testa mi sarei messa uno zuccotto in lana cotta di Mauro Corona, ma contenta lei…

Harry, per la cronaca, ha rifiutato di firmare il contratto pre-matrimoniale convinto che non ce ne sarà bisogno perché lui e Meghan si ameranno per sempre. Speriamo che almeno il cavallo l’abbia intestato a William perché dopo il divorzio quella gli leverà pure i buoni taxi.

Grandi polemiche anche sugli ospiti al matrimonio: Harry non ha invitato la sua ex per non urtare la sensibilità di Meghan e qui non mi è ben chiaro quale sia la notizia, visto che non bisogna essere promesse spose di un principe per volere le ex del proprio fidanzato fuori dalle palle il giorno delle nozze e possibilmente anche tutti i giorni a venire. Harry non avrebbe invitato neppure la cugina modella Amelia che secondo la stampa sarebbe troppo gnocca e quindi potrebbe oscurare Meghan. Immaginiamo dunque che Pippa sia stata invitata con la clausola di indossare un maglione sotto al sedere per non oscurare le semi-nobili terga della sposa. Naturalmente sono tutte notizie completamente inventate, ma i matrimoni reali hanno il potere di sdoganare le minchiate come solo Diego Fusaro sa fare, per cui nella cronaca di queste nozze vale tutto. Valgono gli articoli (veri, giuro) in cui si racconta che Meghan abbia un “Markle team” che cura la sua bellezza, composto tra gli altri da una facialist e una skincare guru, ovvero delle tizie incaricate di occuparsi del suo viso facendole, per esempio, massaggi all’interno della bocca. “I giorni in cui eseguo la mia ginnastica, gli zigomi e la mandibola sono molto più scolpiti.”, avrebbe dichiarato Meghan. Poi c’è il suo parrucchiere “mago delle onde”, manco cavalcasse muri d’acqua a Honolulu anziché mettere due bigodini, “l’artista degli archi perfetti” ovvero colui che le spinetta le sopracciglia e “il guru della meditazione”, ovvero un ex modello che tiene dei corsi di quattro giorni da 1.000 sterline per imparare a cancellare ogni nube dalla propria esistenza. Insomma, un cazzaro.

Infine, sappiamo che prima del matrimonio Meghan divorerà matcha in gran quantità, “spolverandolo sulle insalate, sui cereali della colazione fino a mescolarlo in acqua calda per una bevanda dissetante, rinfrescante e dai poteri miracolosi”. Una di quelle cose che non potevamo non sapere, un po’ come la nuance del suo smalto preferito, quella del suo fondotinta per coprire le lentiggini, l’olio per la sua lunga chioma all’avocado con cui previene l’effetto crespo e il colore esatto dei suoi capelli già ribattezzato, pensate, “color cioccolato fondente”. Vorrei dire qualche parolaccia ma sto facendo un massaggio all’interno della bocca mentre leggo l’ultima, imperdibile notizia: “Rinoplastica: tutte vogliono il naso di Meghan Markle”.

martedì 15 maggio 2018

Tempo e ricordi


Dieci, forse quindici anni di vicinato, le nostre porte di entrata che si sfiorano. Lei, una signora che viveva in solitudine da tanti anni oggi è spirata, dopo una malattia per fortuna non troppo lunga e che  normalmente, e a ragione, chiamiamo brutta. 
La vedevo praticamente tutti i giorni, la sentivo di sera nella sua camera da letto confinante con la mia sala, luogo deputato alle mie infinite penniche dinnanzi alla tv. Sul far del mattino la udivo nel sonno chiamare la mamma, morta anni fa, in una tonalità tipica di ognuno di noi, nel momento del bisogno, di solitudine.
Simpaticamente fungeva pure da rallegrante del pianerottolo, perché chiamava l'altra vicina, anch'essa sola, con un inconfondibile semiurlo alla Tarzan sfociante in un "Gioooo!". Era la certezza che la giornata sarebbe proseguita secondo il classico canovaccio fatto di chiacchiere, di allegre battute, di ricordi, di proponimenti, di fantasticherie. Il fatto inusuale è che nessuno delle due ospitava l'altra nella rispettiva dimora; stavano infatti entrambe sul pianerottolo con le porte di casa aperte. 
Quando arrivavo al piano mi intrattenevo con simpatia a parlare del tempo, del freddo, del caldo; parevano recitare un copione ben definito: Anna, la defunta, criticava ogni notizia, aveva come una specie di sillabario da cui estraeva una sentenza ad hoc, decretata a voce alta a noi astanti. L'amica invece era ed è tutt'ora permeata di un pessimismo storico, alla Leopardi e tutti i cambiamenti, le alterazioni meteorologiche, la rottura dell'ascensore o il ritardo del ritiro della differenziata, provocavano in lei una specie di collasso psichico che solo le urla di Anna riuscivano a ri-stabilizzare in una normalità traballante. Ho vissuto, se pur lontanamente pur essendole vicino, la sua agonia, il suo spegnimento fisico, i suoi sempre più flebili lamenti, il consumo della pelle, la conseguente crescita esponenziale delle dimensioni degli occhi, l'arrivo sempre più avvertibile della signora in nero che oggi se l'è portata via. 
Quando è uscita nel sacco nero ho avvertito più che un dolore una desolazione, un silenzio provocato dal suo andarsene via, per sempre, uno squillo di tromba annunciante un'eternità, un sempre riempito dall'uscita dal tempo, una speranza di nuova vita, di festa, di abbracci. Resterà in me la mancanza dell'urlo chiamante l'amica, manifestante la voglia innata in tutti noi di andare avanti, assieme. 
Riposa in pace Anna! Non ti dimenticherò.