giovedì 10 maggio 2018

Consiglio


Premesso che posso arrivare a comprendere l’ansia smodata di Luigino nel far partire il governo, dati che non avrà altre possibilità, perché il M5S è diverso da tutti gli altri, non prevede cioè la possibilità di ricandidarsi oltre le due legislature, cosa impensabile in altri lidi dove ammuffiti ribaldi staccano il tagliando per la terza, quarta, addirittura decima legislatura. Comprendo quindi quest’ansia, questo smodato desiderio di far qualcosa per gli italiani, storditi da decenni di brigantaggi, d’inchiappettate finanche nelle tasche di incolpevoli risparmiatori defraudati con inusitata violenza da ladri scafati, tra cui padri nobili di leggiadre fanciulle. 
Capisco tutto Luigino ma non di restare nel dubbio che il Male Assoluto possa, anche minimamente, dir la sua, che poi sono i cazzi suoi che sopportiamo da vent’anni, partecipare a nomine, giudicare, bloccare, sviare, infangare, deturpare ogni accordo, ogni democratica scelta per non perdere terreno, privilegi, servilismi, assuefazioni conquistate grazie ad inchini ventennali di una sinistra solo sulla carta e, nell’era del fu Bomba, addirittura compartecipe, sodale, complice.  
Luigino nel caso avvertissi il fetore delinquenziale, fermati, arretra, sfancula lo smargiasso leghista! Hai più probabilità tu di cadere in una delle innumerevoli trappole tese dal Delinquente che Orfini di fare un discorso serio e lungimirante. Ricorda che la compagnia di saltimbanchi capitanata dall’Ebetino rignanese sarà pronta a fucilarti ad ogni incespicata, ad ogni tentennamento, dimenticando i poveretti le invereconde figure di merda compiute nei lunghi anni dei loro governi, infanganti l’idea moderna di sinistra. 
Non esitare Luigino! Lui sarà sempre e subdolamente accanto a te, con il malaffare, il sottobosco, l’arte delinquenziale di cui è portatore insano.

Travagliatissimo!


Ecco appunto! Io la vedo proprio così! Bravo Direttore!

giovedì 10/05/2018
Le larghe fraintese

di Marco Travaglio

Una sola cosa, nel caos generale, è certa: oggi avremo i dettagli del governo targato 5Stelle-Lega, oppure di quello “neutro” e “di servizio” targato Mattarella. E dunque sapremo se le elezioni sono vicine o lontane. Intanto già sappiamo che, comunque vada, sarà un pastrocchio. Perché da che mondo e mondo, persino nel Paese più bizantino dell’Occidente, i governi devono avere una maggioranza (o una minoranza, se destinati alla sfiducia o alla non sfiducia) chiara. E tutto si può dire sia del governo Di Maio-Salvini, sia del governo Mattarella, fuorché nascano all’insegna chiarezza. Il governo “neutro” altro non è che un ministero tecnico alla Monti, benedetto dal Quirinale e chiamato a scelte squisitamente politiche (Iva, svuotacarceri, intercettazioni, nomine Rai e Cdp…). Con la differenza, rispetto a Monti, che questo partirebbe già morto perché l’unico partito disposto a votarlo è il Pd, quello che giurava opposizione a tutto e tutti. Il governo 5Stelle-Lega, salvo chiarimenti dell’ultima ora, rischia di essere ancor più oscuro, perché poggia le fondamenta su un equivoco grosso come una casa: il ruolo di Berlusconi, delinquente naturale, pregiudicato ineleggibile e interdetto.

Finora Di Maio aveva condizionato l’accordo con la Lega alla rottura del centrodestra, “coalizione finta”, cioè al divorzio tra Salvini e l’imbarazzante alleato. “Salvini scelga fra restaurazione e rivoluzione”, aveva detto, spiegando che “con Berlusconi non si potrà mai cambiare nulla”. Perfetto. Senonché ieri il Caimano, sfoggiando il suo ultimo travestimento, ha fatto sapere che Salvini può fare il governo con i 5Stelle – che lui considera peggio di Hitler e manderebbe tutti a lavare i cessi di Mediaset – senza rompere la coalizione di centrodestra. Deciderà poi lui, dopo aver visto il premier e i ministri, cosa farà FI: se darà l’appoggio esterno astenendosi (“astensione critica”, anzi “benevola”: ahahahah) o non partecipando al voto, o addirittura voterà contro il governo dell’alleato e passerà all’opposizione (finta, visto che la coalizione resterebbe intatta con Salvini leader). Una pagliacciata mai vista neppure in Italia. Tipo quei bei matrimoni dove il marito autorizza la moglie a mettergli le corna, e magari si diverte pure a guardare da dietro la porta. E questa sarebbe solo la parte visibile dell’accordo. Poi, come sempre quando c’è di mezzo B., c’è quella invisibile. Che è ancora peggio: oscena, nel vero senso della parola (fuori scena). Per scoprirla basta porsi una domanda: perché oggi B. autorizza Salvini a fare ciò che per oltre due mesi gli ha furiosamente proibito?

Delle due l’una. O solo perché ha paura del voto. O anche perché ha ottenuto quelle “garanzie” che ha sempre preteso dai governi non suoi per non scatenare la guerra termonucleare: favori a Mediaset e nessuna norma contro le quattro ragioni sociali della sua banda (corruzione, evasione fiscale, mafia e conflitto d’interessi). E chi può avergliele date? Ovviamente Salvini che, con Di Maio, tratta per conto di tutto il centrodestra. E qui casca l’asino con tutta la foglia di fico: trattare con Salvini-e-basta è un conto, trattare con Salvini che tratta anche per conto di B. è tutt’altro. Un governo M5S-Lega-e-basta, oltre alle tante controindicazioni (dalla xenofobia di Salvini&C. al passato ignobile di un partito appiattito da 18 anni sugli affari di B. alle proposte demenziali tipo flat tax), almeno un vantaggio ce l’avrebbe: l’estraneità del Carroccio salviniano (l’inciucione Giorgetti è già tutt’altra cosa) a molte delle mille lobby che bloccano l’Italia e che han sempre trovato protezione all’ombra di Pd&FI. Ma proprio qui sta il punto: Salvini ha le mani libere o no? L’ultima giravolta di B. fa sospettare di no. E un governo che nasce sul non detto è destinato a non fare. In ogni caso, se nascerà, lo capiremo subito. Dal nome del premier, e soprattutto da quelli dei ministri della Giustizia e delle Telecomunicazioni. E dal testo del “contratto” fra i due alleati: se recepirà le storiche battaglie del M5S contro i conflitti d’interessi, le concentrazioni televisive e pubblicitarie, la corruzione, la prescrizione e le mafie, e anche l’ottimo proposito annunciato da Salvini in campagna elettorale di “mandare in galera gli evasori”, sapremo che B. è davvero fuori gioco e ha subìto il governo M5S-Lega per il terrore del voto, senza contropartite.

Se invece avrà ministri forzisti travestiti da leghisti o da tecnici “di area”, più posti in prima fila nel nuovo Cda Rai e nel nuovo Csm, oltre alle commissioni di garanzia che gli spetterebbero come (finto) oppositore (Vigilanza Rai? Antimafia?), e se le leggi contro ogni malaffare che attendiamo invano da 25 anni sparissero dai radar, vorrà dire che B. non è affatto “esterno”: è più che mai interno, tipo cetriolo. Ma c’è anche una terza ipotesi: che Salvini e B. siano d’accordo a menare il can per l’aia, facendo partire il governo e poi rinviando alle calende greche le scelte scomode (per B.), contando sull’istinto di sopravvivenza dei parlamentari e rendendo vieppiù impopolare una rottura. La cui colpa ricadrebbe sul M5S gabbato. Per la gioia del Pd renziano, che infatti ieri sprizzava gaudio da tutti i pori per un governo che lo lascerebbe solo all’opposizione a lucrare sugli auspicati litigi e pasticci di un governo tanto eterogeneo. Al momento, con tutte queste ambiguità, il governo M5S-Lega conviene a Lega, B. e Pd, ma non al M5S e – quel che più conta – neppure agli italiani. Starà all’abilità di Di Maio rinunciare a ruoli ministeriali e guidare il gruppo parlamentare per stanare Salvini, incalzare il governo sul contratto e staccargli la spina al primo cenno di tradimento o di logoramento. Peggio delle larghe intese ci sono soltanto le larghe fraintese.

martedì 8 maggio 2018

Un rivolo inquietante


C'è un aspetto nella deprecabile vicenda del pestaggio della disabile e del barista nel regno dei Casamonica a Roma che, impercettibilmente, insuffla inquietudine: le dichiarazioni degli abitanti i quali, in maggioranza, ammettono che la zona, pur essendo in mano alla famiglia, è tranquilla: nessun furto, nessuna rissa, nessun problema. 
Una sostituzione eclatante di quello che avrebbe dovuto assicurare lo stato, mediante le forze di sicurezza. Gli abitanti quindi, pur capendo il malaffare, ammettono in modalità subliminale che questa anomalia è utile al bene comune, alla tranquillità sociale, arrivando ad ammettere che si potrebbero lasciare aperte pure le porte delle abitazioni, senza alcun timore di venir derubati. 
Ecco la verità scomoda, inquietante: le famiglie malavitose, sostituendosi allo stato, contribuiscono al benessere, alla pace degli abitanti, praticamente il bene più prezioso. 
Questa perdita di cultura, di appartenenza, di aderenza alle regole scritte scaturite dalla Costituzione, è un danno enorme, incalcolabile ed ammesso che s'inizi sin d'ora a porvi rimedio, occorrerebbero almeno una decina d'anni per riportare il tutto alla normalità; una normalità che dovrebbe essere fulcro, perno, arco portante in uno stato serio. La presenza in ogni dove della legalità infatti, è dogma generante democrazia, parola questa oramai in disuso in molte e vaste zone italiche, dal sapore di storia ammuffita e polverosa. 

Parole sante!




Irritazione



Con l'accento sulla à !