Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 18 aprile 2018
Sdoganamento primaverile
E' arrivata la bella stagione e con essa una serie di ritrovate consuetudini, ad iniziare dall'abituale "caduta delle calze", squillo di tromba femmineo annunciante le sgargianti giornate primaverili che a noi (non parlo in plurale maiestatis ma cercando complicità da consimili, oppositori alla linea), fieri ambasciatori dell'adipe, induce a ricorrere alla classica serie di accorgimenti utili per mascherare le bisbocce in seno a messer Inverno, le stravaccate in divano, le avviluppanti oziosità ben protette e giustificate da freddo e gelo.
E inizio dalla camicia la quale, lasciando la ristrettezza che la cintola sempre più traforata impone, finalmente esce nella libertà ambientale, camuffando ad arte gli anelli "in baghis" rimembranti Saturno, assembramenti crassi ed immoti frutto di bulimie irresponsabili, di master in "struttologia applicata", di nefandezze gastronomiche indecorose.
Ansimo però non solo nel salire pochi gradini, ma nel veder scoprire membra adornate artisticamente con disegni tendenti al verde cobalto, al blu profondo, osannanti amori, languori storici, latinismi, croci celtiche, rigurgiti di forze antiche, nomi di amori forse anche trascinati nel tempo per non far scadere l'eterno segno cutaneo: polpacci, avambracci, spalle, pance, colli, caviglie già abbronzate e tatuate m'insufflano quell'ansia tipica del minatore che avverte la montagna scuotersi, mi fanno in prima istanza rimpiangere cappotti, sciarpe, maglioni XXL, coprenti gli errori sul desco. Avverto l'approssimarsi della calura, la messa in mostra dei budini flottanti con cui da sempre convivo, il rimorso per non aver frequentato palestre, saune, piscine, la ripicca delle insalate abbandonate in frigo per abbracci calorosi in calorie, abiuranti precetti restrittivi l'arte gastronomica, da sempre condivisi ma quasi mai rispettati.
Entrando nella mostra dei corpi che la primavera acconsente con il suo frizzante sfrigolio, m'accorgo di essere straniero in patria, non potendo che occultare le mie inezie, gli errori pacchiani da sempre compiuti con gli arti inferiori afflosciati sulla sedia; con la camicia fuori affronterò con meno tremore il ludibrio popolare presagendo, con annessa sudorazione in ascella, l'istante in cui per necessità e godimento dovrò liberarmi di tutto per andar, felice, da Nettuno ad assaporar il marino, sballottando il crasso fluttuante che è in me.
Passato però questo breve, fino ad ora, lasso temporale in "adipose depression", giungerà al solito, lo spero, come i frutti del ciliegio e del pesco, la rabbonente, placida, serena constatazione che alla fin fine, senza alcun ritegno ed ombra, il "chicazzosenefrega" vincerà perpetuamente, al solito, su tutto e tutti, compreso i diversamente palestrati e tatuati!
Vamos!
martedì 17 aprile 2018
Mumble mumble
martedì 17/04/2018
Qualcuno osa sfidare la lobby della sanità?
Fate una prova: fingete di avere una spalla rotta e dover fare un intervento chirurgico per istallare una protesi. Ipotizziamo di essere in una Regione “virtuosa” come la Toscana: secondo le linee guida regionali (quasi identiche in ogni Regione), a ciascun paziente in attesa di un intervento viene dato un codice di priorità che varia da A1per i casi più gravi che necessitano intervento immediato fino a D per quelli che possono attendere.
Se avete la spalla rotta e la situazione è grave ma non gravissima vi assegneranno il codice B, massimo 60 giorni di attesa per l’operazione. Ma tale attesa è solo teorica, e nella realtà questo tempo non è mai rispettato: in una Regione “virtuosa” come la Toscana, per esempio, si prevede una attesa di almeno 1 anno e 2 mesi per questo tipo di interventi, sei volte quanto previsto dalla normativa regionale. Ma c’è una scappatoia: pagare. Se infatti siete disposti a spendere 23 mila euro (questo il costo di una operazione protesica di spalla al Careggi), lo stesso medico che vi ha visitato nello stesso ospedale pubblico dove siete in visita vi può operare quando volete, entro otto giorni dalla visita.
Questo sistema, disciplinato da ultimo dalla legge 189 del 2012, si chiama “intra-moenia” e consente l’esercizio di attività libero professionale intramuraria da medici di ospedali pubblici trasformando, così, il luogo pubblico in una clinica privata a disposizione del professionista.
Secondo la normativa vigente il paziente, in questo caso, deve pagare interamente l’equipe medica, il personale anche infermieristico di supporto, i costi pro-quota per l’ammortamento e la manutenzione delle apparecchiature nonché assicurare la copertura di tutti i costi diretti e indiretti sostenuti dalle aziende. Il medico e l’ospedale che ospita tale attività guadagnano sul paziente facendo leva sul suo stato di bisogno: il professionista sarà libero di farsi remunerare come un collega di una clinica privata e l’ospedale potrà chiudere i bilanci in attivo grazie al significativo contributo del paziente. Questo sistema pone una serie di problematiche giuridiche, economiche e, soprattutto, etiche.
Secondo il XX Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato (Tdm) pubblicato a fine dicembre, le liste d’attesa negli ospedali pubblici si allungano sempre di più con attese medie di 13 mesi per una mammografia, un anno per una colonscopia, stesso periodo per una visita oncologica o neurologica.
A trarre un vantaggio diretto da questo stato di cose sono proprio i medici che esercitano la libera professione negli ospedali oltre agli stessi ospedali perché spesso il paziente, sconfortato dai lunghi tempi per un esame o un intervento, procedono in “intra-moenia” ricorrendo a prestiti e debiti pur di potersi operare.
Il meccanismo è perverso perché si basa su un doppio ruolo affidato dalla legge alla stessa persona: da un lato c’è il medico in quanto dirigente pubblico dell’ospedale che dovrebbe assicurare il rispetto delle linee guida regionali e che avrebbe come obiettivo per la propria performance la riduzione delle liste d’attesa; dall’altro c’è lo stesso medico in quanto libero professionista che ha interesse a tenere lunghe le attese così da incentivare i pazienti a ricorrere a lui privatamente. Si tratta di un meccanismo favorito dallo Stato stesso che, in tal modo, grazie al costo dell’intra-moenia, può coprire taluni costi del servizio sanitario.
È proprio in ciò la perversione di fondo di tale sistema che avvantaggia una specifica lobby a danno della tutela della salute dei cittadini.
È un punto che varrebbe la pena essere inserito nel programma del prossimo governo: ma chi governerà avrà la forza di fare gli interessi della comunità?
Martedì di Travaglio
Nelle braccia dell (o)Zio
Quelle giornate in cui non hai veramente voglia di far nulla, se non spudoratamente oziare. Si, proprio quelle in cui ospiti a casa lo (o)Zio insufflante un'insana tediosità, una multicolore arsura del dolce (o amaro) dolce far niente che sfocia, appena passato l'effetto, in un rimorso senza pari per le occasioni gettate al vento, chissà poi se erano occasioni o artificiosi espedienti per sentirti vivo, sarà il tempo a giudicare.
Ma veniamo alla due giorni di intensa nullità: entro in casa di sabato pomeriggio senza meta, senza obbiettivi, sfiancato dalla ripetitività di una vita a volte, ci rimembro molto ultimamente, tanto copiativa del giorno precedente da farti sembrare, una volta che trovi la forza di voltarti indietro, il passato recente come un unico grande giorno, che se per caso venissi interrogato dalle forze dell'ordine non avrei difficoltà a dire dove mi trovavo alla tal ora anche lontana mesi.
Lo (o)Zio Poltrente mi ha accolto nelle sue adipose braccia, suggerendomi la resa difronte a scampoli di frizzante organizzazione giornaliera.
Alzando bandiera bianca, mi sono gettato sul divano snocciolando sport, spezzoni di film, letture incomplete, pensieri ondivaghi sciolti al calore del pigro latente.
Le ore passavano, avanzavano le tenebre ed il mio ego, intorpidito oltre ogni limite, era proteso ad inventare scuse, rivelatesi in seguito via maestra, per il proseguo dell'inefficienza più totale, larvale.
Godevo della pulitrice meccanica spazzolante ogni velleità di movimento, ogni concetto di ricerca di una socialità, colonna portante dell'agire.
Una volta superato l'ora decente per cercare al cellulare qualcuno, una pace infingarda m'avviluppò consentendo l'uscita subitanea di sensazioni umorali portanti, quali la decenza e il rispetto di sé.
La notte, affollata di sogni, mi ha insufflato consiglio consentendomi nell'alba della domenica, di progettare una prosecuzione nell'evitare fatiche e voglie, a quel momento insane.
Lettura, sviolinate sul web, letarghi inframmezzati da sussulti ridotti ad inezia, comparsa di flebile depressione, domande universali alla "chi siamo, dove andiamo?"
Un brodo primordiale, l'esatto contrario di ciò che si dovrebbe fare per non sopprimersi oltremodo. E poi calcio, calcio, telefilm, tenui inviti al movimento subito repressi dalla comodità, affievolente e sopprimente la bellezza del tempo.
Tristezza nel pomeriggio festivo, travisata e trasformata in benessere, effimero come lo scivolare verso sera con nulla in mano, se non il telecomando.
E a sera, quando lo (o)Zio ha lasciato la casa è rimasta una sensazione di vuoto totale, che a ben vedere era già presente nel primo incontro, camuffata ad arte dallo stesso in benessere, vulgo dolce far niente!
