Il merlo lo conosco fin troppo bene! E lo traduco...
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Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 5 aprile 2018
Per i nati dopo il 2010
Cari papà e mamme dei nati dopo il 2010! Quando i vostri pargoli diventando grandicelli e iniziando ad interessarsi di politica vi chiederanno "Ma come mai che l'Italia è scivolata tanto in basso? Come mai non c'è più cultura, senso civico, amore per il dovere, riconoscimento dello Stato, compartecipazione alle spese generali di una nazione? Perché la gente cerca d'inchiappettarsi tra di loro, perché il ricco la fa da padrone e i soliti, arcinoti, coglioni, sono costretti a sobbarcarsi pure le tasse della moltitudine di briganti che non le paga in allegria, grazie a leggi capestro che incentivano all'evasione e non mandano mai, neppure per sbaglio, in galera i briganti dal colletto bianco che pullulano attorno al bene comune fagocitando risorse per i propri porci comodi?
Bene, cari papà e mamme!
Fategli vedere queste foto, scattate poche ore fa:
e loro capiranno, meravigliandosi di come tali sconcezze siano potute accadere ancora nell'indifferenza generale!
Leggete, Leggete e...
Buongiorno.
Ho da proporvi innanzitutto un articolo scritto da un famoso, diciamo così, giornalista, ridiciamo così:
C' è qualcosa di tragico nel nostro glorioso Paese, che ha dato i natali a uomini illustri i quali hanno inventato e scoperto cose tali da aver cambiato il mondo. Citiamone alcune tanto per chiarirci le idee: la radio, il telefono, il motore a scoppio, la pila elettrica, la lampadina, il pianoforte, l'elicottero, il telescopio, i raggi X e i veicoli spaziali, l'anestesia, la bussola e il giornale, la macchina per scrivere. Mi fermo per non tediarvi.
Ripeto. Come è possibile che una terra tanto generosa e produttrice di autentici geni sia oggi in balìa di un ragazzotto senza arte né parte quale Luigi Di Maio, dalle cui labbra pendono ora 60 milioni di connazionali, parecchi dei quali, completamente fuori di senno, lo hanno votato nelle ultime elezioni svoltesi il 4 marzo scorso?
Più che un mistero è una burla oppure la certificazione del fatto che gli italiani si sono collettivamente rimbambiti. Sfoglio i giornali e leggo decine di articoli dedicati al trentunenne leader del Movimento 5 Stelle, preso sul serio da fior di commentatori, trattato come un grande politico degno di decidere i destini della patria. Trasecolo e rabbrividisco.
Un signor nessuno che non ha studiato con profitto (commette errori marchiani di grammatica e di geografia), non ha mai lavorato, si è fatto immeritatamente mantenere da mamma e papà, è salito sul podio e, tronfio e pettoruto, detta legge a destra e a manca con una sfacciataggine che rasenta l'impudicizia. E il bello, si fa per dire, è che la maggioranza dei parlamentari lo considera un interlocutore quasi fosse Quintino Sella o Alcide De Gasperi.
Vero, nel peggio non c'è fondo e non si finisce mai di precipitare in basso, ma non avrei immaginato si potesse raggiungere questo abisso. Di Maio padrone della scena è un insulto ai nostri avi e ai contemporanei, che, per quanto stanchi di certi tribuni del popolazzo, non debbono subire un' onta simile che li squalifica e li rende ridicoli, marionette prive di dignità oltre che di amor proprio. Ancora ieri, e di sicuro pure oggi, la stampa si occupa di questo fighetto presuntuoso costantemente sulla scena senza un motivo valido.
D'accordo, il Movimento 5 Stelle ha raccattato un monte di voti specialmente al Sud, illuso di essere assistito grazie alla boutade del reddito di cittadinanza, cioè una sorta di stipendio assegnato a chi, anziché lavorare, si gratta il ventre. Però la circostanza che il partito in questione si sia affidato a un personaggetto incolore, privo di spessore, adatto sì e no a guidare il tram, altro che il Paese, trasforma la nostra politica in una pochade, un' operetta da quattro soldi.
Pulcinella è simpatico e arguto, tuttavia non può essere uno statista. Noi siamo riusciti nell' impresa di farlo apparire un pretendente legittimo al ruolo di presidente del Consiglio. Non ci rendiamo conto che il Parlamento è un luogo teoricamente importante e bisognoso di rispetto; e lo abbiamo declassato a bettola piena di mediocri, sciurette e nullafacenti, assemblea inidonea ad esprimere un protagonista provveduto e culturalmente attrezzato onde assumersi la responsabilità di gestire la cosa pubblica. Siamo al Di Maio dixit. Vergogniamoci, almeno, se non abbiamo il coraggio di sparare, metaforicamente, si intende, a chi ci ha trascinato così in basso.
Il fenomeno Luigino va studiato, sottoposto ad esami clinici per capire perché egli abbia sedotto una folla di terroni e vari fessi settentrionali ex comunisti dall' encefalogramma piatto. Una nazione degradata al punto da essere passata dalla magnificenza di uomini illustri alla bassezza di nani inguardabili del tipo di Luigino La Qualunque va analizzata al microscopio.
Chi è mentalmente normale non deve accettare che la Patria sia umiliata in questa maniera: consegnarsi nelle mani di un omuncolo insignificante quale il caporale Di Maio comporta il rischio di entrare nella storia dalla porta della barzelletta. Rifiutiamo di considerare costui una controparte; piuttosto andiamocene a casa, restiamo senza governo, arrangiamoci a campare alla carlona, mandando al diavolo chiunque miri a sfotterci spacciando la propria ignoranza crassa per perizia.
Date a Luigino un posto sicuro come fattorino nella pubblica amministrazione, ma toglietecelo dalle palle politiche. Abbiamo bisogno non di volti nuovi bensì di vecchi saggi. Meglio Pier Ferdinando Casini di un qualsiasi grillino esaltato. Se non altro la Dc era presentabile, mentre gli avventurieri alla Di Maio sono imbarazzanti.
Abbiamo in passato scherzato su Andreotti, Berlinguer, Forlani, Cossiga e Craxi, e ci tocca pentirci. Ridateci Casini. Non ne abbiamo altri che ci rassicurino. Infine ricordiamoci: passare da Leonardo Da Vinci, da Guglielmo Marconi, da Enrico Fermi, da Galileo Galilei, da Meucci, da Rubbia e Olivetti a Di Maio è una offesa sanguinosa e intollerabile. Riconquistiamo un minimo di dignità.
Ora che avete letto vi dirò anche la penna, ri-ri-diciamo così, che ha composto tale compendio di insulti: trattasi di Vittorio Feltri, ondivaga e pluricompensata firma destrorsa che grazie a boiate, sciacallaggi, titoli vomitevoli, intingoli di razzismo, riesce ancora a farsi chiamare giornalista.
Ma per scendere ai suoi livelli, troppo bassi anche per mariuoli conclamati, gli rispondiamo solo con un poetico, artistico, aromatico, incensante, acclarato, solenne e mastodontico VAFFANCULO, per la gioia di tutti coloro che ancora credono nella sparizione da decadimento biologico di mercanti acculturati e smaniosi di visibilità, carburante del proprio ego snaturato da decenni di subdolo smarcamento dalla ragione.
Selvaggia morbillosa
giovedì 05/04/2018
LA POLEMICA - L’ISS: “SIA RITIRATO DAL MERCATO”
Arriva Morbillino, il Cicciobello cattivo che non si vaccina
di Salvaggia Lucarelli
Premessa: mio figlio ha fatto tutti i vaccini, pure quelli facoltativi. Qualsiasi vaccino mi sia stato presentato come “non necessario, ma una prudenza in più” dalla sua pediatra, io gliel’ho fatto fare. Se ci fossero stati pure i vaccini contro le fregature in amore e il veganesimo io l’avrei vaccinato, giuro. Tendo a fidarmi dei medici, della scienza, di chiunque dalle radici quadrate in poi abbia capito qualcosa di matematica.
Temo però che la faccenda dei vaccini stia prendendo un po’ la mano e che l’ultima polemica social e fuori social – ovvero quella su Cicciobello Morbillino – sia una discreta minchiata. Ricapitoliamo l’accaduto.
Giochi Preziosi ha da poco messo in commercio un Cicciobello di nome, appunto, Morbillino, che ha la seguente caratteristica: pieno di puntini rossi su viso e corpo, il bambolotto può essere curato cancellando i puntini rossi con un’apposita salviettina, una crema in tubetto e dei cerottini. Apriti cielo. Sui social scatta immediatamente l’indignazione 2.0. C’è chi vuole che la bambola venga ritirata seduta stante dal mercato manco fosse lo sgombro in scatola col botulino o il vino al metanolo, c’è chi accusa Giochi Preziosi di istigare all’ignoranza, chi propone di introdurre l’obbligo vaccinale pure ai bambolotti, il pap-test per le Barbie, il test dell’Aids per Ken Fashionist e c’è il presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi che rilascia le seguenti dichiarazioni: “Con le malattie non si scherza: sarebbe bene che l’azienda manifestasse sensibilità alle numerose critiche ritirando il prodotto”. Interviene – inevitabilmente – anche il guru sì-vax Roberto Burioni che twitta: “Attendiamo il Cicciobello Linfomino e pure quello Meningitino. Mi chiedo chi siano questi geni che banalizzano malattie gravi senza rispetto per i malati e per i loro familiari. E pensare che me la prendo con gli antivaccinisti”.
Ora. Va bene la scienza, ma dopo solo mezza giornata di polemiche su Morbillino m’è venuta voglia di telefonare alla pediatra e di chiedere la revoca dei vaccini. Vorrei capire chi, con un Cicciobello Morbillino in casa, potrebbe mai convincersi del fatto che il morbillo si curi con la penna magica e una salviettina. Vorrei capire come sia possibile che anche un giocattolo diventi fonte di strumentalizzazioni e slogan facili per rimarcare il concetto che coi vaccini non si scherza. Penso alla mia infanzia e alla mia bambola preferita, che era Camilla la bambola col passaporto, una bambolona paffuta col suo bel documento appeso al collo e i timbri dei vari Stati da applicarci su. Se la producessero oggi, probabilmente Salvini ne richiederebbe il ritiro dal mercato perché banalizza il fenomeno migratorio e le relative complicazioni. E se decidiamo in via definitiva che i giocattoli non esorcizzano, ma banalizzano, allora chiedo l’immediato ritiro dei soldatini perché banalizzano la guerra e inducono a pensare che in Siria ci si stia divertendo di brutto. Ritiriamo le macchinine e le piste perché ogni volta che un bambino fa schiantare la sua macchinina a 80 km orari sul muro di casa, banalizza il problema degli incidenti stradali. Ritiriamo il Cluedo, che gli omicidi sono una cosa seria. Basta Monopoli, o vogliamo far passare il messaggio che l’abusivismo e le speculazioni finanziarie siano un gioco da risolvere con un tiro di dadi? Per non parlare dell’Allegro chirurgo, che banalizza operazioni a cuore aperto e trapianti d’organi. E il piccolo chimico? Ci manca solo che ora i bambini producano acidi corrosivi in casa come fossero tortine del Dolce forno e chissà, un domani li utilizzino contro una donna. I produttori di Cicciobello poi, sono degli autentici criminali. Mica c’è solo Morbillino. C’è il Cicciobello Bua, col suo kit da pronto soccorso con stetoscopio e termometro, che sono un bell’invito alle cure fai da te. Ci manca solo che sulla scatola ci sia il consiglio “Per ulteriori diagnosi sulla malattia del bambolotto, cercare informazioni su google”. Io fossi in Burioni solleverei il caso. C’è poi il Cicciobello Scuola – giocattolo con chiari intenti ingannevoli e truffaldini – che è un bambolotto munito di tablet a cui vengono impartite nozioni tramite il metodo delle risposte multiple. Tre anni dopo il bambino va a scuola, quella vera, e scopre che non solo non c’è il tablet ma manca pure la carta igienica in bagno. Infine, c’è l’anticristo di tutti i bambolotti: Sbrodolino. Quello che fa la schiuma dalla bocca. Il morbillo è un pericolo e il rigurgito no? E se a Sbrodolino non facesse schifo la pappa ma fosse andata di traverso la pizzetta?
Questi giocattoli sono tutti una rischiosissima banalizzazione del male. Della malattia. Bisogna rivederli tutti. Produrne di più rassicuranti sia per i bambini che per gli adulti.
Per questa ragione pare che Giochi Preziosi si sia già decisa a ritirare Cicciobello Morbillo dal mercato per lanciare “MariaEle”, la bambola etrusca che sorride a tutti, le togli la cellulite con “Signorini - la penna magica” e interagisce con gli altri giocattoli: se hai qualche problema con la banca del Monopoli per dire, lei fa una chiamata e sistema tutto.
Nel frattempo, non manca la risposta piccata dei giocattoli. In una nota diffusa dall’Ansa pochi minuti fa, la celebre star della Mattel “Barbie Picnic”, ricorda che “a proposito di banalizzazioni, anche il mio famoso camper è sempre stato una cosa seria finché Renzi non l’ha utilizzato per la sua campagna elettorale anni fa, ma io non ne ho mai chiesto il ritiro. E questo, caro Burioni, nonostante il Pd di Renzi, abbia fatto più morti e feriti del morbillo”.
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