Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 31 gennaio 2018
martedì 30 gennaio 2018
Lo strano divenuto normalità
E' sempre la solita musica: ci si altera, quasi nauseandosi, invocando proteste di massa, riunioni, scioperi, blocchi e quant'altro. Poi, come un refrain soporifero, ci si acquatta, silenti, entrando nella spirale della normalità.
Il caso più eclatante degli ultimi tempi è la disgustosa legge elettorale, pensata, direi meglio covata, da quattro cialtroni al bar, estraniante il popolo sovrano dal più alto diritto che la Costituzione gli riserva: il voto elettorale.
Ce lo hanno tolto, sminuzzandolo in coriandoli per l'alterigia altrui, senza scelta. Abbiamo permesso loro, con blasfema noncuranza, che ciò avvenisse, senza polemiche, senza alcuna fermezza.
Ci hanno spogliato di un sacrosanto diritto, hanno creato un giochetto che permetterà a tanti di loro di tornare per l'ennesima volta a farsi i cazzi propri fingendo di curarsi del territorio votante in cui sono paracadutati.
Ma che razza di paese siamo!
In Emilia toccherà votare per quel Piero Fassino in politica dal 1983, ex berlingueriano, poi nattiano, ochettiano insomma: aggiungete tutti i segretari pci, ds, pd e mettete in fondo al loro cognome "ano" e avrete la carriera politica di questo brontosauro!
E che dire della bistrattata Dotta, la città rossa per antonomasia costretta, circuita a votare tal Pierfi Casini, dal passato lindo e bianco, essendo stato il delfino di Forlani, per poi divenire sodale con il Puttaniere e poi, con un doppio carpiato, entrare nel nano partito della Lorenzin per trasformarsi in un compagno rosso nella terra più rossa?
E l'abbacinante Etruriana, già ieri in terre bolzanesi a infondere verbo e pensiero aureo come se non vi fosse nulla di strano nel candidarsi in Trentino per un'aretina di Laterina come lei; e con una punta di modestia, ne è tanto pregna il sottosegretario, "credo di conoscere bene l'Alto Adige, ci vengo in vacanza" e poi " è giusto che i migliori vengano posizionati in varie luoghi."
Avremo comunque modo di monitorare tutti, ma proprio tutti questi signori del voto diversamente democratico!
Monitoreremo con un unico scopo: renderci conto di come veniamo palesemente umiliati, ogniqualvolta entrano in gioco i nostri diritti costituzionali.
lunedì 29 gennaio 2018
Foto
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!
(Dante Alighieri - Divina Commedia - canto VI Purgatorio)
domenica 28 gennaio 2018
I segni
I segni, i segni anzitutto: Andrea Augello, colui che mise in difficoltà la Bella Etruriana in Commissione d’inchiesta Banche, colui che fece emergere le storture tra Consob e Banca d’Italia non sarà ricandidato nel centro destra, grazie al veto di Frankestein-Ghedinj e Lacchè-Tajani; come potrebbe infatti far parte della compagine uno che rettamente svolse il suo mandato? Giammai!
I segni, i segni anzitutto: il Bomba candida in Sicilia i soliti noti, gli accaparratori di voti: Pietro Navarra figlio del barone medico messinese, nipote del boss Michele che dopo la guerra comandò a Corleone. E poi i Cardinale, e tutta l’altra paranza.
I segni, i segni anzitutto: Casini a Bologna (per questo pare si stiano rivoltando nelle tombe molti padri nobili), l’ex forzista, alfaniana ministro della salute con solo la maturità classica e fondatrice di un nano partito Beatrice Lorenzin, e poi la ripetente Micaela Campana, famosa per chiamare Capo il Buzzi ancora in galera per mafia capitale e per aver risposto con 39 “non ricordo” alle domande dei giudici nel relativo processo romano. E poi Pittella, 007 Boschi in incognito a Bolzano per evitare figuracce, tutti i ministri così perfetti, intellettuali, sagaci da commuoverci e tra cui spiccano “Control C Madia” e la trasformatrice di guerre in missioni di pace nonché acquirente di F35 Gianna&Pinotti.
Ma c’è una candidatura che più di ogni altra pare annunciare lo spettacolo a cui assisteremo tra poco più di un mese: il cuneo del berlusconismo dentro alle macerie dell’ex sinistra, la sonda inserita nei finti avversari in grado di controllare che, in modalità insalubre, qualcuno possa pensare leggi a sfavore del tiranno dell’Era del Puttanesimo: Cosimo Ferri, magistrato, della corrente di destra, portato nel PD quale garanzia per le nozze future. I segni, i segni anzitutto: dal 4 marzo i piccioncini si uniranno con amore per una mefitica alleanza scardinante quel poco di dignità ancora presente nel nostro paese. Per il bene loro e della tanto amata casta immota.
Stralcio riflessivo
“Nel distretto di Palermo si registra un incremento del 97% di procedimenti per reati di corruzione, del 77% per i reati di concussione, del 27% per i reati di malversazione a danno dello Stato e di indebita percezione dei contributi (…). Il numero dei soggetti coinvolti, i ruoli apicali o strategici da tanti di essi ricoperti all’interno di ministeri nazionali, di vari assessorati della Regione siciliana, della più diversa tipologia di uffici ed enti pubblici – dai Comuni alle Asl, dal Genio Civile alla Inail e via elencando, la serialità delle condotte criminose, la vastità delle reti di relazioni e di complicità, la rilevantissima entità economica dei danni causati dalle condotte criminose all’Erario e alla collettività, ricompongono – tessera dopo tessera – il quadro di un collasso etico e di una deriva criminale di segmenti significativi della classe dirigente.
La crescita costante di tale fenomenologia criminale, in larga misura sommersa (nell’ultimo triennio l’andamento di crescita a Palermo è stata del 23%) attesta che anche in questo settore la giustizia penale non riesce ad assolvere la funzione general-preventiva di disincentivare la consumazione dei reati con la minaccia dell’irrogazione delle sanzioni e la loro successiva comminazione.
Il deficit degli effetti della risposta penale in tale specifico settore appare il risultato di politiche legislative stratificate nel tempo che hanno depresso ai minimi termini in vari modi il rischio ed il costo penale derivanti dalla consumazione di tali reati, alimentando così la crescita di una cultura impunitaria che, a sua volta, ha operato da propellente per la crescita del fenomeno (…). In un paese caratterizzato da un livello di corruzione tra i più elevati al mondo, il numero di persone detenute in espiazione pena definitiva per i reati più gravi contro la P.A. è statisticamente talmente irrisorio da non essere neppure quotato. I pochi condannati con sentenza definitiva, quelli nei cui confronti si è reso possibile definire i tre gradi del giudizio prima che intervenisse la prescrizione, sono pressoché tutti ammessi a usufruire di misure alternative alla detenzione che dovrebbero risocializzare e rieducare alla legalità mediante l’istruzione e il lavoro colletti bianchi altamente scolarizzati, di reddito elevato e già professionalmente realizzati.”
(Roberto Scarpinato - Procuratore Generale Corte d’Appello di Palermo)
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