mercoledì 24 gennaio 2018

Belin che botta!


Questo è un articolo di Massimo Fini pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano. Tenetevi forte! 

IL RISCHIO CHE TORNI IL DELINQUENTE

di Massimo Fini 

Parlando alla kermesse del Movimento animalista, Silvio Berlusconi ha definito “criminale” la sentenza di condanna che gli impedisce di fare il premier. “Criminale” non è la sentenza, ma questa affermazione. Nessun cittadino di uno Stato può esprimersi in questi termini nei confronti di una sentenza definitiva della magistratura di questo stesso Stato. Perché vuol dire che non crede alla legittimità della magistratura, delle leggi, votate o confermate dal Parlamento, sulle quali è chiamata a prendere le sue decisioni, delle istituzioni e dello stesso Stato che le ricomprende.
Un soggetto del genere è, concettualmente, un terrorista e dovrebbe, come coerentemente fecero al loro tempo i brigatisti, darsi alla clandestinità. Invece Silvio Berlusconi pretende di fare il presidente del Consiglio di uno Stato a cui non crede, che non rispetta, che considera “criminale”.
Sempre in quell’occasione Berlusconi ha affermato che i Cinque Stelle “non hanno valori né princìpi”. Per la verità almeno un valore, espresso in un modo anche troppo ossessivo, nelle parole e nei fatti, i Cinque Stelle ce l’hanno, ed è quello della “legalità”. Capiamo perfettamente perché, in questo senso, un tale valore sia particolarmente ostico per Berlusconi. Vorremmo anche sapere a quali valori si ispira un uomo che è stato dichiarato “delinquente naturale” da un Tribunale della Repubblica italiana, che ha usufruito di nove prescrizioni per i più diversi reati (e in almeno tre casi la Cassazione, quest’organo “criminale”, ha accertato che Berlusconi quei reati li aveva effettivamente commessi, anche se, per il tempo intercorso, non erano più perseguibili), che ha tre processi in corso. Io richiamo spesso, probabilmente con una certa sorpresa di qualche lettore, la figura di Renato Vallanzasca. Perché Vallanzasca non ha mai contestato il diritto dello Stato a punirlo per i suoi crimini, a differenza di Berlusconi e dei terroristi. Vallanzasca ha un’etica, sia pur malavitosa. Berlusconi è solo un malavitoso.
Vorremmo anche sapere che valori umani ha un personaggio che, approfittando delle condizioni di inferiorità della sua vittima, ha truffato una minorenne orfana, in circostanze drammatiche, di entrambi i genitori, come ha accertato la Corte di appello di Roma che ha assolto Giovanni Ruggeri (Gli affari del Presidente-Avvoltoi sulla preda, Kaos Edizioni), L’Espresso e me che quella truffa avevamo pubblicamente denunciato (sentenza del 2.5.08). E che, in un’occasione più recente, mostrando un altrettale cinismo, ha gettato una minorenne nelle braccia di una puttana. Berlusconi ha anche definito i Cinque Stelle “una setta”. È comico che un partito che prende più di otto milioni di voti sia definito “una setta” da un altro che, se va bene, ne prende la metà.
Purtroppo non c’è niente da ridere. A chi agisce con metodi criminali bisognerebbe rispondere con modi altrettanto e, se possibile, più criminali (“A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini, come richiamai, ormai tanti anni fa, al Palavobis). Svegliatevi ragazzi italiani, perché se costui riprende, in un modo o nell’altro, il Potere, vi troverete a vivere invece che in uno Stato sicuramente con gravi difetti ma ancora legale, in uno Stato criminale e, per sopravviverci, a farvi, a vostra volta, criminali.

La Ricetta



Una ricetta semplice ci sarebbe: basterebbero due-trecento normodotati, indossanti scarponi d'alta quota. 
Il 27 gennaio ci si dovrebbe recare ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone dove alla sera nel club Langbard è previsto un concerto musicale particolare; vi suoneranno infatti tre gruppi: i Leibstandarte (prendono il nome dalla divisone SS autrice di uno dei primi raid razziali in Val d'Ossola ove vennero trucidati 57 ebrei nel 1943) la band italiana Via Dolorosa e il gruppo finlandese Goatmoon che inneggia apertamente all'Olocausto. 
Questi, questi, questi... ok! Non li chiamo più gruppi musicali, ma con il loro vero nome: questi porci suoneranno in un club privato proprio nel giorno dedicato universalmente alla memoria dell'Olocausto. Prima che i suddetti maiali inizino la loro squallida, invereconda, merdosa esibizione i normodotati dovrebbero gloriosamente prenderli a calci in culo sul palco per almeno una buona e sana ora, e gli idioti presenti all'esibizione, essere spediti celermente in un riformatorio pensato ad hoc dove quel che resta del loro cervello, pochi e solitari neuroni, sottostare ad un reset psichiatrico che permetta loro di vivere in maniera decorosa il resto della vita. 
Calci in culo, una gragnola di calci in culo a questi idioti, senza dignità, senza umanità! E a chi pensa che non si debba rispondere con la violenza a simili degenerazioni, consiglio di meditare sul fatto di come si stia subliminalmente sdoganando fascismo e idioti al seguito, vedasi Casapound, andando dietro alla paranoica fiaba del concedere a tutti la possibilità di esternare le proprie idee. Cazzata galattica! I fascisti e i porci neonazisti devono rimanere nelle fogne, silenti e senza alcun diritto di replica. Il tutto naturalmente avvolto da un metodico e musicale vaffanculo!
(nella foto potete ammirare la locandina dei maiali suonatori. Uno scempio, una schifezza vergognosa. Da estirpare immediatamente, a tutti i costi)    

martedì 23 gennaio 2018

Una foto, tante storie



Che foto! Che storie dietro a questa foto! 
Da sinistra potete ammirare:
1) Jean Claude Junker, presidente della Commissione UE con un trascorso da primo ministro del Lussemburgo durante il quale insegnava alle multinazionali a sfanculare le tasse. Molto affezionato, pare, alla bottiglia, ha trovato il tempo per ricevere un pregiudicato impenitente che è volato fino a Bruxelles per implorare celerità nel verdetto dell'Alta Corte sulla sua incandidabilità, con il chiaro intento di tornare a sfracellare penisola e maroni con le sue inarrivabili fregnacce. Al termine del colloquio durato quasi un'ora, presumibilmente toccante anche temi quali la figa, le minorenni e il fatto che possedere spudoratamente proprietà e televisioni alla fin fine fa vivere meglio, Junker ha definito il colloquio "eccellente", tra un rutto al Gin Tonic e l'altro al Margarita. 

2) Un lacchè del Delinquente Naturale (cit. Sentenza Corte di Cassazione nr 35279/13 del 01/08/2013) che è anche Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, che si sta spendendo oltre ogni limite per convincere i giudici ad emettere celermente la sentenza al fine di riportare il Delinquente Naturale (cit. Sentenza Corte di Cassazione nr 35279/13 del 01/08/2013) ai fastigi onori della gloria presidenziale, per la rovina finale della nazione italiana.

3) Il Delinquente Naturale (cit. Sentenza Corte di Cassazione nr 35279/13 del 01/08/2013) avvolto dalla mastodontica quantità di cerone e reduce dal 104mo lifting che lo ha pienamente conformato alle rigida direttiva cinese maxillo facciale, facendolo assomigliare ad una creatura misteriosa vivente sul monte Hua. Attualmente è impegnato, assieme alla posticcia dentiera, a sparare balle incommensurabili contenenti riduzioni di tasse, lotta all'evasione (detta da lui è come se Al Capone avesse dichiarato guerra durante il Proibizionismo ai fabbricanti di whisky di contrabbando) pensioni minime a mille euro. Il problema è che, oltre agli innumerevoli evasori seriali presenti sulla penisola, molti abitanti di Alloccalia sembrerebbero propensi a rivotarlo per l'ennesima volta. 
Il Delinquente Naturale (cit. Sentenza Corte di Cassazione nr 35279/13 del 01/08/2013) potrebbe quindi dar inizio alla II Era del Puttanesimo, di gran lunga preferita dai moltissimi suoi proni, compresi gli innumerevoli burocratosauri europei, ad altre forze politiche, vedi Movimento 5 Stelle, già da molto tempo sbeffeggiate ed accusate di palese populismo, che vorrebbero tra l'altro annientare privilegi di casta senza ritegno e dignità, più nocivi dei cocktail Martini ingurgitati nell'ultimo mese da Junker. 

Davos



Candidature


A volte la realtà supera di gran lunga l'immaginazione...


Insuperabile


martedì 23/01/2018
L’OPINIONE
Berlinguer? Silvio preferisce Lele Mora

di Daniela Ranieri

Che Paese è quello il cui più grande populista, creatore di Tv pecoreccia e funeree città-antenna, si ricicla dopo averne fatte più di Carlo in Francia e viene ritenuto credibile “come argine contro i populismi”? E quanto è schizoide, carnascialesco, quel Paese in cui un soggetto conosciuto da tutte le procure (in alcune delle quali è ancora indagato) quale “delinquente naturale”, che non s’è fatto la galera perché dei 4 anni comminatigli 3 gli sono stati indultati e uno convertito in servizi sociali, va in Tv su La7 a dire: “Non ho nessuna passione per la politica, anzi la politica e i suoi professionisti mi fanno schifo” e nessuno gli tira un ceffone?
Quel Paese è il nostro e B. è la nostra tara mentale, il nostro trauma insuperabile. Il “delinquente naturale” in politica dal ’94 ancora si vende come “imprenditore prestato alla politica” e miliardario anti-casta che si sacrifica per la Patria, uomo del fare che, ineleggibile, mette il suo nome nel simbolo.
Con tutti i lapsus da schivare ogni volta che va in tv (quando Giletti gli chiede “l’identikit del candidato premier” viene subito in mente il commissariato), i fogli protocollo appiccicati alle mani (che gli servano per dissimulare il tremore?), B. schifa i politici. Vuoi mettere Berlinguer, Pertini, Iotti, Terracini, con la gente specchiata che frequenta lui, Gampi Tarantini, Mangano, Dell’Utri, Lele Mora e il giro della Minetti a Milano 2? Non a caso, ne La politica come professione
Max Weber affermò: “Tre qualità sono decisive per l’uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza”. E tracciava il ritratto del non-politico, il “demagogo continuamente in pericolo di divenire un istrione”, chiudendo con un fulmine d’alta sartoria per B.: “La politica si fa col cervello e non con altre parti del corpo”.
Roba che quando Giletti chiude l’intervista dicendo “e adesso passiamo alla cronaca nera”, vien da pensare: “Perché, fino a adesso di che si è parlato?”.

lunedì 22 gennaio 2018

Caro Diario...


Caro Diario,

ti scrivo per aggiornarti sulla mia operosità nel campo politico, miserrima dalle origini. 
Ti confesso che, inopinatamente, ho partecipato alle Parlamentarie del Senato per conto del Movimento 5 Stelle e, giustamente, non ho raggiunto il quorum per essere inserito nelle schede elettorali. 
Non ho un grande amaro in bocca per l'esclusione, non avendo mai fatto una ceppa a livello comunale, se non la produzione di post in questo blog. 
Mi dirai: e allora perché mi scrivi?
Scrivo per esternarti il malumore, quasi sfociante in depressione, sull'impegno del sottoscritto nell'ambito sociale a livello locale; non che sia menefreghista, tutt'altro! Leggo, m'informo, esterno le mie opinioni. Ma l'impegno è tutt'altra cosa. A scanso d'equivoci però, ti confermo che voterò per il Movimento 5 Stelle. 
I motivi? 
Eccoli: come la fioritura dei peschi, dei ciliegi preannuncia la primavera, così il rigurgito, l'evidenziazione di probabili catastrofi post elettorali nel caso di una vittoria di Luigi Di Maio, riportate dalla stragrande maggioranza dei media, preconizza la fobia dei partiti storici circa la suddetta nefasta eventualità, unica in grado di abbattere i privilegi di casta. 
Quello che si evince dall'attuale situazione è la rinnovata ricerca di una staticità, un immobilismo, una strenua difesa di quanto agguantato in lustri passati con l'unico e prioritario scopo di mantenere status e inamovibilità di tutta la ciurma cibatasi da tempo immemore al banchetto che dovrebbe essere di tutti. 
La conferma della ricerca di tutto questo è l'appoggio incondizionato, totale del massimo tempio della burocrazia, l'Europa Comunitaria, pronta a riabilitare persino il regnante dell'Era del Puttaniesimo, il Pregiudicato pluriottantenne, pur di evitare i pentastellati. 

Il Movimento 5 Stelle è l'unica compagine parlamentare in grado di ribaltare lo statu quo attuale, straordinariamente mefitico, italiano. 
M'inerpico pure nella prova del nove: pur con tutta l'affannosa ricerca e il metodico controllo da parte degli avversari, attualmente né i deputati, né i senatori dei Cinque Stelle sono mai stati attraversati da sospetti di affarismo, corruttela e quant'altro. 
Ad ogni piccola brezza provocata da errori gestionali, s'osserva un'inaudita amplificazione a mezzo stampa, di una violenza inusitata. Esempio: andate a verificare il trattamento mediatico dei sindaci di Milano Beppe Sala e di quello romano, Virginia Raggi. Osservate articoli, commenti, titoli di apertura e resterete allibiti. Anche Beppe Sala ha due procedimenti in corso, ma pochi ne parlano. 
Altro indizio: i finanziamenti rifiutati dal M5S? Ne avete notizia? E siete informati sul taglio degli stipendi che i parlamentari s'impongono?
Certo, è vero: peccano di inesperienza, non vengono supportati da nessuno. Appaiono come in balia del vento su barca ingovernabile. Preferite per caso a loro un miliardario incallito che nei vent'anni precedenti si è ingigantito il proprio patrimonio personale senza alcun ritegno, che si è fabbricato delle leggi personali per sviare molte condanne? Sognate il ritorno perenne dei vari Casini, Fassino? Desiderate rivedere il sorriso della Bella Etruriana, magari ancora sulla tolda a curare interessi di famiglia?
Quello che altri stanno promettendo, taglio di tasse, di canoni, innalzamenti di pensioni, insomma le baggianate elettorali, relazionate alle richieste provenienti da Bruxelles, che c'imporranno nel corso dei prossimi anni enormi sacrifici, portano la politica italiana in questa campagna elettorale, a perseguire un progetto che identifico in una frase:
"Wedding with dried figs" ovvero "Nozze coi fichi secchi"
Chi ha orecchie per intendere, intenda!