mercoledì 27 dicembre 2017

Stantio


Messer Tronfio è in casa mia da quasi cinque giorni, trascorsi ad ossequiarlo, a riverirlo, ad omaggiarlo; mi sono infatti alzato da tavola solo per minzioni e soste votive al frigorifero, evitando sesquipedali manfrine di progettanti passeggiate, vita salubre e quant’altro potesse essere usato per sviare i dettami di Messer Tronfio. Egli, silente e fagocitante, ha fatto percepire la sua presenza attraverso l’eccitazione di grassi e strutti, facendo sobbalzare ravioli e cotechini dalle pentole, in segno di ossequioso saluto; fuorvianti sono state le richieste, soffuse, di uscite rinfrescanti, di tombolate devianti dal rispetto del rito culinario natalizio. Nelle profondità delle viscere il greve rumore scatenato dall’attività straordinaria degli organi, ha confermato la priorità del desco con la relativa e sana, secondo Messer Tronfio, sedentarietà.

martedì 26 dicembre 2017

Diciamo...


Il post pranzo di Natale mi ha dato l’occasione di confermare, a seguito della seconda mastodontica “seduta”, il postulato di Lavoisier: “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, ricevendo tra l’altro il plauso della comunità scientifica internazionale.

lunedì 25 dicembre 2017

Nel Rito



Nel Rito del Natale, circondato da ovvietà, da buonismi irritanti, cosa trovo per meditare? Le solite, ed oramai stancanti, gestualità di chi deve fare il buono per ottemperare a quella specie di regolamento di questi lidi ove la bontà è una dependance eretta per pochi giorni, nel misterioso segno della nascita di un bimbo. 
Stride sempre più scambiarsi auguri fingendo di non vedere quel che accade attorno, ad esempio quegli occhi che ci rimirano mentre sorridiamo tra noi festeggiando il giorno della luce, l'abbandono del punto più profondo della notte, la natura che già ansima per ripartire verso l'esplosione primaverile; bulbi oculari scappati dalla miseria, dalla povertà provocata dal sistema inventato da pochi, soffocante la stragrande maggioranza di umani in tutto e per tutto uguali tra loro. Spacchettare pacchi di doni, con occhi luccicanti mentre in giro vaganti senza meta rimirano luccichii natalizi a loro non destinati, in un'economia stritolante dignità, speranze, progetti, vita stessa in nome del vero dio moderno, il Lucro, non nascente in un giorno come questo ma presente ovunque, padrone dell'immoto, dello stantio, della dabbenaggine, dell'indifferenza, dell'egoismo. 
Le parole di ieri notte di Papa Francesco lacerano beltà infingarde erette con credenze deviate, fraintendimenti, coperture, storture, filosofie distruttive menti e cuori: viviamo tutti sullo stesso pianeta con egual diritti calpestati da pochi, come la storia dell'umanità insegna da sempre. 
Siamo uguali solo sulla carta, le diversità imposte da regole schiaviste divengono sempre più eclatanti: continuano a morire troppi bimbi, la fame, la miseria è ovunque ma non la vediamo più perché il tappeto delle nostre tradizioni è perfettamente oscurante grida di dolore, disperazioni varie, nullità rimiranti il nostro sfarzo sfavillante.
Girando per le città veniamo quasi idolatrati da migliaia di retine in solitudine su cui tanti, troppi, speculano al costo di 35 euro pro die, facendo affari d'oro in nome della carità, parola mai fraintesa e edulcorata come oggi. La meditazione della nascita del Figlio di Dio vien sempre più riposta nei meandri del rito, i suoi effetti salvifici lasciati ad una minoranza che va riducendosi sempre più, direttamente proporzionale al nascondimento degli altri in fuga dalla morte, entrati dentro l'agonia psicologica preparata per loro dalla sovrana Indifferenza, regina di questi tempi oscurantisti. 
Conta poco versar denaro dentro i loro bicchierini ossequiosi; conta poco salutarli, sorridergli, evitando l'approccio del cuore. Il gelo del non voler guardar nei loro cuori equivale al freddo della capanna di Betlemme, ove due profughi misero al mondo un bimbo in una assurda normalità fatta di fughe e differenziazioni sociali. Ma quel Bimbo, purtroppo per loro, continua ancor oggi a sconquassarci menti e cuori, offuscando credenze e riti deviati, al fine di riportarci alla realtà naturale fin troppo detestata, di mortali uguali in tutto e per tutto tra loro.
Buon Natale!

domenica 24 dicembre 2017

Vergogna!



Auguri!



Benefico scrollone natalizio


Il Natale senza poveri
23 DICEMBRE 2017

DI ENZO BIANCHI

Circolari ministeriali a difesa del decoro dei centri urbani, ordinanze di sindaci che spostano il degrado in periferia, solerti pulizie mattutine di portici e piazze con getti d'acqua su marciapiedi e sottopassi, scomparsa di panchine pubbliche e chiusura di sale d'aspetto nelle stazioni, iniziative di privati cittadini che impediscono a senzatetto di trovare ricovero in un garage regolarmente affittato, multe e denunce a volontari che distribuiscono cibo e bevande a mendicanti, colonne di migranti in cammino scalzi in mezzo alla neve... Non è una bella vigilia di Natale quella che stiamo vivendo. In verità è da mesi che assistiamo a episodi di questo tipo, con l'unica differenza che il gelo ha preso il posto del caldo torrido.

Certo, siamo consapevoli delle esigenze di ordine pubblico, dell'esistenza di racket anche per la mendicità, di sfruttamento od opportunismi da parte di numerosi soggetti, del diritto alla tranquillità - che è realtà più ampia della sicurezza - nella vita dei cittadini, a partire dai più indifesi. Tuttavia è difficile rimuovere l'impressione che, invece di una lodevole, faticosa lotta contro la povertà, sia in atto una più agevole guerra contro i poveri, che si avvale di due strumenti micidiali: la rimozione fisica del povero e la guerra tra poveri.

È incitamento alla guerra tra poveri il far passare l'idea che i disagi patiti in questi anni da una larga fetta della popolazione, l'aumento del numero delle famiglie indigenti o sotto la soglia della povertà assoluta, il deteriorarsi della qualità della vita siano da attribuirsi all'estensione dei diritti essenziali a quanti prima ne erano esclusi - a cominciare dagli stranieri - e non dallo sgretolarsi del patto sociale tra cittadini, dalla diminuzione delle risorse destinate all'assistenza pubblica, dalle difficoltà del mondo del lavoro in balia della non-legge del mercato globalizzato. Così si contrappone un ceto medio-basso impoverito agli ultimi arrivati, che siano immigrati o giovani o entrambe le cose poco importa.

Ma, più della acre guerra tra poveri, è preoccupante la volontà sempre più esplicita di rimuovere il povero dalla nostra vista: "occhio non vede, cuore non duole". Forse i nostri occhi e i nostri cuori sono salvaguardati da una prassi fatta di "aiutiamoli a casa loro", "sosteniamoli a distanza", "vadano altrove a cercare aiuto", "non possiamo assistere tutti", "prima noi poi, se mai, qualcuno di loro"... Ma gli occhi dei poveri vedono e i loro cuori dolgono: i loro occhi vedono che la dignità che dovrebbe accomunare ogni essere umano è calpestata, vedono che il nostro sguardo si volta dall'altra parte, vedono privilegi scandalosi che generano abusi intollerabili. E i cuori dei poveri soffrono perché l'affronto fatto a uno solo dei più piccoli è fatto all'umanità intera, una sola vita ferita, un solo bambino abbandonato o sfruttato, una sola donna calpestata è negazione di ciò che rende tale ogni essere umano.

Non ci interessa più debellare la povertà, ci basta solo non vedere più i poveri, perché la loro semplice vista è un atto di accusa per noi, per come gestiamo le risorse comuni, per come condividiamo diritti e doveri, per come pensiamo alla società e al pianeta che consegneremo alle generazioni future. "Terra, casa e lavoro" non li consideriamo più diritti universali, come ci chiede la Costituzione, prima ancora di papa Francesco: sono diventati stabili privilegi di chi già li possiede, vuole accrescerli per sé e li difende contro tutto e tutti.

Anche nei dintorni di Betlemme c'era chi non voleva vedere i poveri, a cominciare da quella coppia di esuli che cercava riparo per mettere al mondo un bambino, anche allora i pastori erano emarginati, tenuti lontani dai palazzi e dai luoghi di culto e un ricovero per le bestie poteva andar più che bene per quei migranti di passaggio, a condizione però che se ne andassero in fretta.


Forse con la nostra durezza di cuore incapace di guardare il povero negli occhi avremo salvaguardato il decoro di qualche via del centro, forse avremo edifici, monumenti, vetrine ben decorate, ma un Natale dove non c'è posto per i poveri tra noi non è un Natale decoroso, non è un Natale umano, non è un Natale cristiano.