sabato 16 dicembre 2017

Quesito


Come mai i giovani non guarderanno Sanremo, visto che le presenze di Robi Facchinetti e Riccardo Fogli, Red Canzian (un altro Pooh) e Ornella Vanoni dovrebbero invece attrarli?

Ma apritelo!


Ma che ci vorrà ad aprire un centro di rieducazione sociale? Nulla credo. E allora quali sono i motivi perché non apra un luogo dove riformattare menti bacate, distorte da droghe, denari e quant'altro? Non ritirerete mica fuori la baggianata dell'illiberalità? 
Può essere che si privi un idiota della sua libertà, può essere. Ma chi nuoce gravemente alla collettività va oramai nuovamente tarato, calibrato, perché gli imbecilli stanno crescendo sempre più e vanno da chi lascia il suv in terza fila a chi ostenta ricchezze in maniera dannatamente sfacciata, a chi si crede dio in terra e tutto gli è dovuto, a chi pretende privilegi ricevuti per tradizione (ad esempio, forse esagerando, ci manderei per delle brevi lezioni tutti i reali della terra, in special modo quelli inglesi).
Sicuramente ci dovrebbe andare la signora svizzera, rimasta in incognito, che come riporta il Messaggero oggi, ha preteso di far scendere l'aereo in un aeroporto non previsto, in quanto il personale di bordo non le ha servito lo champagne richiesto, perché non presente sull'aereo. 
Il volo era Mosca - Zurigo e la signora, per così dire, ha fatto atterrare l'aereo a Stoccarda. 
La multa probabile di decine di migliaia di euro che dovrà pagare saranno per lei bruscolini. E allora ecco che, se esistesse un centro rieducativo, la giusta pena sarebbe il ricovero coatto per minimo un semestre, passate a rimodellare un'identità sviata e non più sopportabile da chicchessia; un luogo dove ripartire dall'abc del comportamento sociale, l'acquisizione di norme basilari dimenticate, la consapevolezza della mortalità, la certezza dell'esistenza di regole morali e comportamentali ovunque si vada, l'educazione, la buona creanza e via andare. 
Sarebbe un bene per lor signori che, una volta appreso nuovamente l'essenza del vivere nella comunità umana, eviterebbero di ulcerare ulteriormente coscienze di normodotati che sfortunatamente entrano oggi in contatto con tali babbei. 
Apritelo! Fatelo per noi!   

Buon compleanno!




Ludwig van Beethoven (Bonn 16 dicembre 1770) 
Auguri Number One!

Scanzi forever!


sabato 16/12/2017
SBANCATI
Brevi note sul successo, e cioè il disastro, del duo renziano in tv
MEB & MATTEO - PURTROPPO PER LORO LI HANNO VISTI
di Andrea Scanzi

Ieri Boschi e Renzi si sono esibiti in una maratona su La7. I dati Auditel li hanno premiati, gli spettatori (e dunque elettori) forse un po’ meno. Altre considerazioni.
1) La Boschi querela tutti quelli che non le credono. Quindi io le credo: Boschi nuova Rosa Luxemburg, Gozi Pallone d’Oro e Farinetti al Quirinale con agio.
2) Il fatto che la Boschi abbia accettato di parlare con Travaglio, che odia, e che Renzi sia tornato da Formigli, che detesta, sono buone notizie per la democrazia. Un politico non deve scegliere da chi farsi intervistare.
3) Quella di prima è una buona notizia per la democrazia, ma è anche una pessima notizia per Renzi e Boschi. Vuol dire che i sondaggi sono tremendi e che loro sono alla canna del gas, altrimenti non accetterebbero mai “duelli” difficili. È quel che accadde anche quando Renzi accettò di scontrarsi con Travaglio prima del 4 dicembre (sempre a Otto e mezzo). Evidentemente gli avevano detto che i sondaggi erano terrificanti. E poi si è visto.
4) La pochezza dialettica della Boschi è imbarazzante. Pare davvero la compagna di classe che stava al primo banco, non faceva mai sciopero, andava volontaria alle interrogazioni e recitava a pappagallo il libro senza averci capito granché. Anche ieri parlava in stampatello, scandendo le sillabe e ripetendo “insomma” (o “inzomma”, all’aretina), che è poi il tipico intercalare di chi dialetticamente vale quanto una ciabatta lisa a una sfilata di Louboutin. Più Travaglio parlava e più lei sbatteva gli occhi à la Fassino, deglutiva nervosamente e guardava terrorizzata Lilli Gruber. Se una persona volesse capire cosa non si deve fare in tivù, dovrebbe guardare la Boschi.
5) Quando un politico è in estrema difficoltà, comincia a sparare querele di qua e di là. Se poi il politico in estrema difficoltà è donna, tira pure fuori l’accusa di sessismo a caso. La Boschi, ieri, ha fatto entrambe le cose: ciao core.
6) Maria Elena Boschi può girarla come vuole, ma in Parlamento ha negato che ci siano state “corsie preferenziali”. Che invece sembrano proprio esserci state. Negarlo vuol dire essere ciechi o Andrearomano, che è poi lo stesso.
6 bis) Ieri ho riguardato Twitter dopo mesi. I commenti durante la diretta andavano da “Travaglio la sta massacrando” (se grillini) a “Boschi lo sta uccidendo” (se renziani). Detto che ieri il dislivello dialettico era tale da far sembrare la sfida un incontro tra Muhammad Ali e la Gegia, queste reazioni acritiche dimostrano come l’Italia sia un Paese di tifosi. E che per questo non abbia alcuna speranza.
7) Le opposizioni chiedono le dimissioni della Boschi: sbagliano. Più lei sta lì, più il Pd è (ancor più) attaccabile. Secondo alcuni sondaggisti, la Boschi vale un milione di voti: in meno, però. La Boschi è un Calimero vendicativo della politica. Sembra un trojan horse inoculato da M5S o Lega per indebolire ancor di più quel che resta del Pd. La Boschi è un vulnus che verrà sempre citato dai rivali, in campagna elettorale e non solo, per dimostrare quanto il Pd sia indifendibile. Più lei si imbullona alla poltrona, più gli elettori scappano: complimenti.
8) Il fatto che la Boschi, nonostante tutti i danni che ha fatto e fa, sia ancora lì, non è solo uno schiaffo in faccia alla decenza, alle promesse (non doveva smettere dopo il “no” del 4 dicembre?) e agli elettori: pare anche la prova di come questa donna sappia delle cose inenarrabili, che la rendono in qualche modo temutissima e (dunque) indispensabile. Altrimenti non si spiega come una che politicamente fa più danni della grandine sia ancora lì.
9) Quanto è stanco, Renzi. Non ha mai avuto granché da dire e il talento non lo ha mai intaccato, ma adesso è davvero l’ombra bolsa di se stesso. Anche da Formigli ha ripetuto le stesse cose, però al rallentatore. È affannato, appannato, sfuocato. Un pugile suonato. Non funziona quando fa le battute, non funziona quando prova a esser serio. Disastro.
10) Ieri Renzi ha recitato la parte del chiagnefottista triste, tornato a far politica non per gloria personale ma per il bene supremo di noi tutti (grazie). Ha indugiato sulle sue sofferenze, ha giocato al martire ottimista e ha cercato di commuovere gli astanti. È la sua faccia più insidiosa: prova a farti pena, tu abbassi la guardia e lui ti ha già fregato di nuovo. Se ci cascate un’altra volta, siete proprio pinoli.
10 e lode) Verso la fine dell’intervista a Piazzapulita, Renzi è parso più sereno. Addirittura gradevole. Poi Formigli gli ha chiesto se gli mancasse il potere. E lui, dopo una pausa teatralissima: “Per me il potere è un verbo, non un sostantivo”. Non c’è niente da fare: nelle sue vene non scorre sangue, ma supercazzole.

Articolo



venerdì 15 dicembre 2017

Repetita iuvant


Le parole, i discorsi, i pensieri trasformati in suono dalle corde vocali sono l'essenza di ogni interrelazione, sia personale che sociale, il nettare della filosofia, il fulcro sociologico di ogni comunità.
Come ad esempio queste:

“Questa vicenda mi lascia un senso di tristezza addosso… È in gioco la fiducia verso le istituzioni. Io al posto della Cancellieri mi sarei dimessa: c’è un punto grave in questa vicenda, che non è la scarcerazione di una persona malata. Il punto grave è che ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso. Oggi abbiamo perso un’altra occasione di fronte ai cittadini”.


Queste parole le pronunciò l'allora ministro Boschi il 16 novembre 2013 a Ballarò.  
Ha ragione, stra-ragione Marco Travaglio nell'editoriale di questa mattina che ho postato questa mattina. 
Sono parole pronunciate dalla Bella Etruriana per la vicenda Cancellieri che diventano oggi il viatico per accompagnare l'orante alla porta di uscita con il biglietto in mano per la sua dimora aretina, a Laterina. 
Il punto grave è che ancora una volta si è data l'immagine di un Paese in cui ci sono le corsie preferenziali per gli amici degli amici. 
Giustissimo sottosegretario Boschi! Abbiamo la stessa identica sensazione nell'apprendere che lei andò dal presidente Consob Vegas, per parlare della banca del suo babbo! Pensiamo la stessa identica e raggelante cosa. Concordiamo totalmente con lei e, come lei un tempo lo fece con la Cancellieri, la invitiamo a lasciar libero il suo posto istituzionale. 
Lo faccia sottosegretario! Siamo certi che non sentiremo assolutamente la sua mancanza. 
Personalmente la seguo attentamente sui social e constato la sua irrefrenabile voglia di apparire, abusando di immagini di persone e di situazioni difficili, come una statista in evoluzione; la vedo costantemente alla ricerca dell'impegno da esternare, considerando conseguentemente la sua azione politica come una spasmodica e famelica ricerca di potere, di inamovibilità. 
Si, sottosegretaria: se non rassegnerà le dimissioni vorrà dire che avremo perso un'altra occasione di fronte ai cittadini.

Wowww!


venerdì 15/12/2017
Sbancata

di Marco Travaglio

In un Paese non dico serio, ma perlomeno decente, la pur non brillantissima carriera politica di Maria Elena Boschi finirebbe qui. La testimonianza del presidente Consob Giuseppe Vegas in Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche dovrebbe indurre Renzi o chi altri le vuole bene a rispedirla a Laterina (Arezzo), con la preghiera di non farsi mai più vedere in pubblico. Ma, se fosse coerente, dovrebbe essere lei, spontaneamente, a ritirarsi a vita privata, in base a un principio sacrosanto che sia Renzi sia lei enunciarono per chiedere la testa di Anna Maria Cancellieri, ministra della Giustizia del governo Letta. Era il novembre 2013 e la Cancellieri era stata appena beccata dalla Procura di Torino al telefono con la compagna di Salvatore Ligresti per deplorare l’arresto del marito e dei figli e poi con i dirigenti del Dap (la direzione delle carceri) per sollecitare la scarcerazione di Giulia Ligresti. Renzi, in piena campagna per le primarie Pd, ne intimò lo sfratto: “Il ministro lasci anche senza avviso di garanzia. È un problema politico, non giudiziario. È stata minata l’autorevolezza istituzionale”, “O il presidente del Consiglio dice ‘io ci metto la faccia’ e si prende la responsabilità sulla vicenda, io fossi in lui non lo farei, oppure il Pd deve votare”, “Se cambia il ministro, il governo Letta è più forte, non più debole. Perché con questo ministro, qualsiasi intervento sulle carceri, qualsiasi posizione sulla riforma della giustizia sconterà un giudizio diffidente di larga parte degli italiani”.

Il 16 novembre la Boschi fu ospite di Ballarò e spiegò con aria dolente e argomenti stringenti (non penali, ma morali e di opportunità politica) perché la Guardasigilli doveva sloggiare: “Questa vicenda mi lascia un senso di tristezza addosso… È in gioco la fiducia verso le istituzioni. Io al posto della Cancellieri mi sarei dimessa: c’è un punto grave in questa vicenda, che non è la scarcerazione di una persona malata. Il punto grave è che ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso. Oggi abbiamo perso un’altra occasione di fronte ai cittadini”. Ora sostituite le parole “ministro”, “Ligresti” e “carceri” con “sottosegretario”, “Etruria” e “banche” e vi sarà chiaro perché la Boschi deve sloggiare. Direbbe infatti la Boschi- 2013 della Boschi-2017: “È in gioco la fiducia verso le istituzioni. Io al suo posto mi sarei dimessa: c’è un punto grave in questa vicenda, ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso”.

Ma c’è di più e di peggio. Il 18 dicembre 2015 l’allora ministra Boschi risponde alla Camera sulla mozione di sfiducia dei 5Stelle e nega solennemente che un qualsiasi suo atto l’abbia posta in conflitto d’interessi a proposito di Etruria, di cui suo padre era membro del Cda e vicepresidente, in cui lavorava suo fratello Emanuele e di cui tutta la sua famiglia (lei compresa) era azionista: “Sono orgogliosa di far parte di un esecutivo che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare, chiunque sia, senza differenze e favoritismi. Se mio padre ha sbagliato deve pagare. Non devono esserci doppie misure… Ci sono stati atti che hanno favorito la mia famiglia? C’è stato un favoritismo, una corsia preferenziale? Se la risposta fosse sì sarei io la prima a ritenere necessarie le mie dimissioni”. Ora, purtroppo per lei, la risposta a quelle domande è sì. E non soltanto per la deposizione di Vegas.

Ma anche per il famoso scoop di Ferruccio de Bortoli sulla sua telefonata del gennaio 2015 all’ad di Unicredit Federico Ghizzoni perché salvasse Banca Etruria (smentita dalla Boschi con una minaccia di querela, poi mai fatta, e ultimamente con l’annuncio di una causa civile per danni). E per altre due circostanze imbarazzanti rivelate dal nostro Giorgio Meletti (mai smentite dall’interessata). Nel marzo 2014, un mese dopo la nascita del governo Renzi, Maria Elena e Pier Luigi Boschi (membro del Cda di Etruria) ricevono nella loro villa di Laterina il presidente e l’ad di Veneto Banca, Flavio Trinca e Vincenzo Consoli, giunti da Treviso per incontrare la neoministra, alla presenza del presidente di Etruria Giuseppe Fornasari. Tema della riunione segreta: come resistere, con l’appoggio del nuovo governo, alle richieste di Bankitalia a Etruria e a Veneto Banca di trovarsi un istituto più grande che le assorba e le salvi. Il 3 febbraio 2015, subito dopo la riforma Renzi delle banche popolari e una settimana prima del commissariamento di Etruria, l’ad di Veneto Banca, Consoli, fa due telefonate (intercettate dai pm). La prima è a Vincenzo Umbrella, capo della sede fiorentina di Bankitalia: “Io chiamo Pier Luigi e vedo se mi fissa un incontro, anziché con la figlia, direttamente col premier”. La seconda è a Pier Luigi Boschi, che promette a Consoli: “Domani in serata se ne parla, io ne parlo con mia figlia, col presidente (Renzi, ndr) domani e ci si sente in serata”.

Ieri, infine, il presidente Consob racconta due incontri con la Boschi, uno più grave dell’altro. Tra il febbraio e il marzo 2014 la neoministra delle Riforme istituzionali (non delle Finanze) e dei Rapporti col Parlamento (non con la Consob) lo informa, non si sa a che titolo, della prossima promozione di suo padre da consigliere a vicepresidente di Etruria. Poco dopo la ministra gli chiede un appuntamento e va a trovarlo a Milano per esprimergli, non si sa a che titolo, la sua “preoccupazione perché a suo avviso c’era la possibilità che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l’oro”. Vegas le risponde con qualche ripetizione sui poteri della Consob che, come tutti sanno, vigila sulle attività di Borsa e “non era competente sulle scelte di aggregazione delle banche”.

Ora la Boschi, non potendo smentire Vegas e temendo che il 20 dicembre Ghizzoni confermi De Bortoli, si arrampica sugli specchi e si attesta su una linea di retroguardia, quella della disperazione, giocando con le parole. Cioè ricorda di non aver mai detto di non essersi occupata di Etruria, ma soltanto di non aver fatto “pressioni” per favorirla: solo normali colloqui e scambi di informazioni. E arriva al punto di confessare persino gli incontri con Ghizzoni per parlare della solita Etruria. Ora, a parte il fatto che nessuno – né Vegas, né De Bortoli, né il Fatto – ha mai parlato di “pressioni” esplicite, gli incontri di un ministro con un’Autorità indipendente devono essere ufficializzati, verbalizzati e resi pubblici con appositi comunicati stampa. Altrimenti è fin troppo chiaro che quando una ministra del suo peso (la prediletta del premier) chiedeva qualcosa a un banchiere o al presidente Consob, la pressione era implicita nelle cose, senza bisogno di minacce dichiarate.

E che non ci sia nulla di normale nelle sue condotte lo sa la Boschi per prima: infatti ha atteso che altri le rivelassero, per parlarne e rivendicarle, anziché raccontarle subito in Parlamento quando si parlò dei suoi conflitti d’interessi e lei li smentì. Anzi mentì, negando “corsie preferenziali” e “doppie misure” per Etruria: e allora perché, ogni volta che parlava di banche con qualcuno, citava solo Etruria e mai gli altri istituti decotti? E quale altro privato cittadino – qual era la Boschi in quei vertici e colloqui segreti – potrebbe alzare il telefono e ottenere udienza dal presidente di Consob o dall’ad di Unicredit per raccomandare l’azienda vicepresieduta dal padre?

Anche la ministra Federica Guidi invocò l’interesse generale, quando fu beccata a sollecitare l’emendamento pro petrolieri richiesto dal fidanzato lobbista: eppure Renzi la accompagnò alla porta senza tanti complimenti. Era il 31 marzo 2016 e valeva ancora il teorema Boschi: “Il punto grave è l’immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso”. Chissà se riguarda tutti i santi, o se quelli etruschi fanno eccezione.