venerdì 8 dicembre 2017

Roma5



Uno dei luoghi più tenebrosi d’Italia: qui in piazza di S.Lorenzo in Lucina, al quarto piano, c’era l’ufficio di Mefistofele, al secolo Giulio Andreotti...brrrr!!!

Roma4



La chiesa dei misteri: Sant’Apollinare, con la sepoltura di Renatino De Pedis, la banda della Magliana... la povera Emanuela Orlandi che qui veniva a pregare per poi entrare nell’istituto musicale, dove fu vista l’ultima volta...

Roma3



Non c’è mai nessuno in questa cittadina! A pranzo andrò a casa Scajola dove mi farò pure la doccia. Tanto lui non lo sa che è sua...

Roma2



Niente! Non parla!

Prima nascosta



È arrivata come la Befana, anche se è molto più bella, di notte, in segreto per non affrontare la realtà, che la vorrebbe, per dignità, già a Laterina da un pezzo. È entrata da una porta segreta, assieme al fratello, portandosi dentro alla Scala quell’olezzo etruriano, quel mix di potere, inamovibilità, casta regale, superiorità, immunità, ricerca forsennata di privilegi, provocante ribrezzo nelle persone per bene, al punto di far dire cose sensate persino alla Meloni (molti, per molto meno, si dimisero dal proprio incarico). 
Eppure lei è sempre al suo posto, sorridente, intrigante, laboriosa, incurante di quanto accade attorno alla sua famiglia, insensibile ai doveri d’imparzialità richiesti ad un servitore dello stato. Chissà quale gioia l’avrà posseduta, una volta entrata nel Palco Reale, il liofilizzato del tanto agognato Potere, chissà quali emozioni le avrà donato l’Andrea Chenier, ma soprattutto l’aver sfanculato il foyer, per la fobia della contestazione, dei fischi, della deplorazione popolare ai suoi intrighi. Durante i vari atti dell’Opera spero abbia riflettuto sul fatto che, per continuare la giostra dorata, si dovrà candidare per forza lontano dalle terre natie toscane, forse a Ercolano, nella terra dei fuochi. Ma pur di continuare in questa spasmodica bramosia di potere, andrà pure lì, tra un selfie, un ammaliante sorriso, una mnemonica dichiarazione con quel modo di parlarci cantilenato, nenia medievale di chi ripete ovvietà edulcorate, persuadenti ma democraticamente letali. Chissà se le note dello Chenier gli avranno insufflato meditazioni attorno alla disfatta referendaria, sua maxima culpa, e alle promesse di abbandono della politica, vergognosamente non rispettate, fatto questo irritante, urticante più che ascoltare un impegno alla lotta all’evasione fiscale da parte del Puttaniere. 
La Bella Etruriana pertanto continuerà nella sua opera omnia di presa per i fondelli, infischiandosene di tutto e tutti, per il bene suo e della casta d’appartenenza, in questa terra oramai desertificata da continue scorribande, dileggianti le persone per bene.

Via!



Monovancanza romana al via! Programma definito alla perfezione, quattro quotidiani da leggere, musica, eBook. Alla partenza momento paranoico allorché ho avvistato un Vagante Logorroico anch’egli in salita sul Frecciabianca ma, avendo implorato S.Gedeone, l’urticante si è seduto in un altro vagone! Per il resto tutto a posto: la poca gente in carrozza mi conduce beatamente allo sbrago totale, sto pensando di mettermi in pigiama; se solo potessi spararmi un sigaro...

giovedì 7 dicembre 2017

Un tempo, altri cervelli


C'era un tempo, e non parlo di quello intriso di violenza post sessantotto, in cui ognuno stava al suo posto; c'era un tempo in cui quasi tutti conoscevamo gli scempi del fascismo e ci stavamo alla larga, come i pochi ancora invaghiti del nero giravano lontano da città come Genova, la roccaforte della Resistenza. C'era un tempo dove bastava uno sguardo, un solo rimirare di qualche compagno nerboruto e le code di certuni s'infilavano tra le gambe, sgattaiolando via assieme al povero imbelle.
C'era un tempo in cui tronfi sognanti un ritorno dell'ideologia intrisa di violenza, stavano quieti e silenti in casa, o come i carbonari si ritrovavano per rievocare tempi mai da loro vissuti, odoranti di morte. 
C'era un tempo in cui ci vantavamo di aver debellato l'ideale fascista, in cui tutto era realmente sciolto, svilito, vietato. 
Ma quel tempo non c'è più, per dabbenaggine di pochi stolti, per l'incuranza di sviliti abbacinati da finanza altolocata, persi nel nulla avendo disperso ideali di resistenza, di difesa della repubblica, della democrazia. 
Non sono un credulone, anzi spero di non esserlo; non ho mai abboccato alle scie chimiche e ad altre cianfrusaglie per allocchi sparate per distogliere attenzione dai fatti reali. Credo però che la accurata formazione di imbecilli sopiti abbia richiesto una programmazione, non solo televisiva: ci hanno dato panini mediatici e noi, bovinamente, ne abbiamo mangiato permettendo alle nefaste ceneri di ricreare fiamme, rigurgiti amorali inconsistenti: casapound e tutta la sterpaglia affine sta tornando perché l'acculturamento della nazione è pari a quello della farina, doppio zero. Perché gli ideali di troppi si confondono e tendono al nulla. 
Perché dobbiamo avere il coraggio, la forza e la determinazione di disperdere questi poveri idioti vocianti nel vuoto. 
Senza tentennamenti.