Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 22 ottobre 2017
Nuovo episodio!
Continuano le vicissitudini del nostro infiltrato, camuffato da manipolatore specializzato di merdarello, sul treno del Bomba in giro per la penisola a lanciare fregnacce!
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Sul treno di Renzi - Episodio 3
sabato 21 ottobre 2017
Osservazione
Tra le curiosità d'aspetto, m'ha colpito recentemente quello di una ragazza, che conosco e che definirei "procacciatrice di meraviglie."
Ha infatti un modo di presentarsi alquanto anomalo, tendente appunto a dialogare sempre in chiave meravigliao.
Ad esempio: se dovesse descrivere la cena della sera trascorsa, non esiterebbe ad introdurre aspetti, tipo "mi sono accorta che le posate si erano spostate, ma non so da chi!" oppure "ero in macchina ed a un certo punto ho notato in cielo uno strano chiarore!"
Una tipologia simile ti porta quasi sempre, ascoltando, a impostare la bocca a culo di gallina per poter successivamente emettere il classico "ohhhh!!" di circostanza.
Curiosa, molto curiosa questa predisposizione continua a meravigliare gli astanti.
"Ieri sono quasi certa di aver visto Fedez con un'altra al megastore!"
"Il cane ha iniziato ad abbaiare nervosamente, probabilmente fuori sarà passato un branco di cinghiali affamati."
"Ho dormito tutta la notte e mi sono risvegliata a 100 km da dove mi ero assopita."
La degenerazione di codesti perenni portatori di meraviglia si riscontra durante le feste natalizie: parecchi di loro infatti si mettono di punta, nei centri commerciali, nelle piazze affollate, alla ricerca di vittime a cui srotolare il programma delle vacanze sotto l'albero, con relativa presentazione di amene località lontane che raggiungeranno per, così dicono, sfuggire alla noia del Natale, che subliminalmente significa "tu che non hai i mezzi per andare dove vado io, ti romperai i coglioni!" con l'optional di una dettagliatissima descrizione del programma, con tanto di numero di gate della partenza e del rientro, la lista delle spese previste, compresa la bibita riposta nel frigo del magnifico hotel ospitante e le pantagrueliche mance che elargiranno alla servitù. Il tutto per meravigliare con la celata gaudente speranza di far rosicare i malcapitati i quali, nel gran finale, verranno sommersi dai canonici auguri di buone feste, ricordante l'abbraccio tra il riccone entrante nel foyer scaligero per l'imperdibile Prima ed un suo cugino addetto alla pulizia dei bagni del teatro.
Consigli per difendersi da quanto detto:
se in un centro commerciale notate qualcuno di vostra conoscenza che invece di guardare gli oggetti esposti rotea come il faro del Tino gli occhi, cambiate strada.
In caso il portatore sano di meraviglie riuscisse a bloccarvi, tenetegli testa, cercando di rovinargli l'esposizione con piccoli e precisi concetti del tipo "vai negli Stati Uniti? Ma non hai sentito la notizia dello sciopero selvaggio negli aeroporti?" - "A Cuba? E come non leggi i giornali? Pare si stia formando un enorme uragano, pare che lo chiameranno Tamara!" - "Cheee? Andate a Papeete? Strano che vi ci facciano andare! Han previsto l'innalzamento del mare di almeno un metro e mezzo!" - "A Cortina? Ma se hanno appena comunicato che quest'anno sulle piste saranno presenti degli addetti della Bonomelli per la raccolta straordinaria dei fiori di camomilla, utili per le prossime produzioni!" - "A Pechino? Ma lo avete comprato il kit per la respirazione? Nooo? Ma non sapete che lo smog sarà tanto alto che lo venderanno come dessert assieme alla panna cotta?"
Difendiamoci! Essi sono sempre di più in mezzo a noi!
Crudeltà negli smartphone
Tra una ricezione e l'altra, arrivano video incredibili da ogni dove. Riesco a tenerli a bada solo perché partecipo a poche chat. Vedo immagini allucinanti e mi domando come e dove vivano le protagoniste hot di filmati spudoratamente porno. Cancello, a volte rido, ma m'intristisco, non per puritanesimo, bensì su quelle giovani, ridotte squallidamente ad un ruolo difficilmente non scatenante nel futuro, irte problematiche di ogni genere.
Inutile filosofare e raccontar menzogna: nelle chat che frequento di "uozzap" il sesso è sempre al primo posto, i video rigirati tra maschietti, non conosco i temi delle signore, hanno a volte la caratteristica dell'incredibile volgente, personalmente, al triste.
Uno degli ultimi, cancellato immediatamente, senza neppure averlo visionato appieno, per rispetto a dei minorenni figli dell'attrice, chiamiamola così, è quello girato da una giovane madre che per sbaglio lo ha postato, per inqualificabile errore, nella chat della scuola frequentata dai suoi due ragazzi e non a quella di chissà chi.
Chi lo ha girato ad altri, per evidenziarne gaudentemente la gravità, ha ben pensato di aggiungerci la foto ritraente la protagonista con la prole.
Lo ammetto, mi sono rattristato oltremodo, pensando a quei due sbarbatelli divenuti improvvisamente vittime di questa rincorsa furente e fustigante verso uno squallore forse senza fine.
Nauseato ed incazzato, furibondo con questa moda deprimente di postare se stessi in modalità luci rosse, di teletrasportarsi in mutande, in muscolosità, evidenziando parti intime per chissà cosa, per dove andare a parare, incuranti degli squali, degli orchi che roteano in attesa attorno a noi, magari autosospesi momentaneamente dal loro presentarsi in società come indefessi professionisti, ligi al decoroso stile di vita imposto dalla società.
Vaffanculo!
Quando si hanno figli come cazzo si fa a postare video di genere così lurido?
Incolpevoli per l'altrui agire, questi ragazzi si sono trasformati dolorosamente in zimbelli, e neppure un ipotizzabile cambio di residenza potrà salvarli da questo ingiusto, inqualificabile e mai perseguito appieno dalla legge, ludibrio.
Siamo in questo tempo e dobbiamo conviverci. Già di per sé è duro proseguire sulla strada maestra della normalità, se poi ci aggiungiamo nefandezze di questa tipo, scateneremo problematiche di una gravità ancora sconosciuta, tanto constateremo essere mefitica.
Insufflateci tanta, tanta Ragione e Cultura, please!
venerdì 20 ottobre 2017
Il Destino è quel che è!
Dal 1385, 632 anni fa, quella pietra è restata incastonata nel complesso maestoso di Santa Croce a Firenze, la basilica accogliente le spoglie di Michelangelo, di Galilei, di Machiavelli, Alfieri, Foscolo, Rossini.
Per 632 anni, un'era intera, l'immoto della bellezza architettonica e artistica ha atteso il cinquantaduenne spagnolo Daniel Testor Schnell, in vacanza spensieratamente con la moglie.
In lui che avrà sognato, agognato questo momento splendido fiorentino, si raccolgono i detti famosi del filo d'erba, del destino beffardo, l'esilità della vita, la concatenazione degli eventi, l'appuntamento con la sorte, il vegliare cristiano, la malasorte, tutto quanto descrivente l'ineluttabilità di ogni vivente.
L'assurdo è sempre smanioso di manifestarsi, ovunque ed in ogni istante, e a volte non ci capacitiamo di come stia acquattato come un ghepardo affamato, pronto a sminuire i nostri sentimenti, apparentemente rocciosi, di agiatezza, progettualità, di lungo termine, artifici che permettono di godersi l'esistenza, celando caducità ed inconsistenza.
Quel capitello ha atteso, forse mal manutenzionato, l'appuntamento con Schnell e non serve a nulla il pensare che casualmente ciò che avviene non è concernente con e nella storia; l'imprevedibilità scolora il destino: è toccato a lui perché c'era lui e se capitava ad un altro ci sarebbe stato un altro.
La realtà attualizza la nefasta probabilità: se si fosse allacciato le stringhe prima di entrare non gli sarebbe successo nulla, e magari un altro che affrettando il passo lo avesse superato nella coda per entrare, oggi non ci sarebbe più.
Se andassimo dietro a questi pensieri, s'impazzirebbe. Resta il dolore per l’evento e la consapevolezza di non poter contare troppo sul prossimo respiro, con la speranza fragrante, inspirando, di gustarselo appieno.
Adan
Adan era distrofico, Adan era scappato nel 2015 da Kirkuk, paese iracheno distante 250 km dalla capitale.
Adan è morto per incuria, incuria e menefreghismo da cavillo burocratico italiano.
Assieme alla sua famiglia avevano chiesto protezione internazionale in Svezia ma dopo due anni di attesa, erano stati respinti e dal primo ottobre sono arrivati da noi.
Adan, i suoi genitori e i suoi fratellini la prima notte l'hanno passata sotto un ponte, si, sotto un ponte di merda, come l'aria che si respira, a volte ma spesso, da noi!
L'indomani si sono messi in contatto con la Caritas di Bolzano e Adan è stato portato in ospedale, perché non stava bene.
La notte successiva Adan e la madre hanno dormito in ospedale, la famiglia in un albergo pagato dall'associazione SOS Bozen.
Adan la mattina successiva è stato dimesso e assieme al resto dei suoi cari ha trascorso due giorni nel parco davanti alla stazione di Bolzano.
Per dormire, con l'aiuto di associazioni, sono andati in un albergo, senza ascensore e Adan, non potendo salire, essendo distrofico, ha dormito sul pavimento di una sala di un centro giovanile, notoriamente il massimo per un bimbo distrofico.
Il giorno seguente Adan lo ha trascorso sempre nel parco, la notte su un nuovo pavimento, quello di una chiesa evangelica.
Il 6 ottobre il padre ha completato la richiesta di protezione internazionale, senza la presenza di un mediatore linguistico-culturale.
Si sono diretti al centro Caritas per mangiare ma, in presenza di barriere architettoniche, notoriamente consone ad un distrofico, Adrian è caduto ed è stato ricoverato in ospedale dove si è scoperto che aveva in corso un'infezione, chissà che cazzo avevano diagnosticato la volta precedente.
Il 7 ottobre Adrian è stato trasferito in rianimazione, poi in pediatria. Adrian a causa della caduta aveva entrambe le gambe ingessate. E' peggiorato ed è ritornato in rianimazione, dove è morto.
Adrian, distrofico è morto così.
Avrà saputo che, per un cavillo burocratico, gli era stata negata l'accoglienza, perché un anno fa grazie alla professionalità di Luca Critelli direttore delle Ripartizioni Sociali della Provincia, quanto richiesto veniva negato per via di una precedente richiesta, anch'essa negata, fatta in Svezia.
Adrian, distrofico è morto così, in questa terra madre di migranti, dannatamente trasformatasi in insensibile e glaciale zona repressa in dignità, guardante l'affarismo e schiavizzante figli senza terra, scappati da guerre e miserie.
Scrivo tutto questo, letto sul sito del Fatto Quotidiano, per esprimere il mio dolore, la mia silente complicità a cotante efferatezza compiute sui più deboli, non facendo nulla al proposito, schifosamente nulla.
Sono nauseato dai discorsi di bastardi con il vuoto attorno che discutono, come vermi, su Ius Soli per fini politici, sono schifato del sentire ovunque "rimandiamoli a casa loro" come se avessero una cazzo di casa da qualche parte.
Mi vergogno, pubblicamente, della mia inoperosità al riguardo e piango questo martire, che hanno fatto dormire su un pavimento di una chiesa, ben conoscendo le centinaia di metri quadri pro zucchetta che altri mestieranti della fede, posseggono.
Mi distacco formalmente da ogni panegirico prossimo che sentirò attorno all'amore fraterno, all'insegnamento inoculato da tanti che vivacchiano selvaggiamente in decine di stanze lussuosamente addobbate.
Mi sono rotto i coglioni di falsità, di spergiuri, trasudanti un disinteresse generale, rinfocolato soltanto dal guadagno pro capite di chi si arricchisce alle spalle di questi miei fratelli, senza patria, speranza e dignità.
Chiedo di essere lasciato in pace da chicchessia, da soloni senza vita, fantasmi che blaterano intubati di merda affaristica.
Piango Adan, andatosene nell'indifferenza generale, mi stanno sui coglioni, profondamente, coloro che ancora notano diversità di colore, di occhi, di linguaggio, di confine, di nazione, convinti che l'appartenenza al pianeta, alla razza sia dettato esclusivamente dal conto in banca e dall'interesse economico.
Adan, perdonaci! Perdonaci nella tua bellezza, nella tua pienezza, nel tuo martirio. Non ci rimane che dirti questo, in questa terra pregna di briganti menefreghisti!
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