domenica 2 luglio 2017

Serata Vasco


Il più bel commento al chiacchiericcio di Bonolis durante il concerto del Komandante:" È come vedere un film porno interrotto ogni quarto d'ora da Piero Angela che spiega la riproduzione!"

sabato 1 luglio 2017

Commento ai commenti


Il consigliere regionale PD Juri Michelucci, nella rubrica commenti del Secolo XIX di oggi, analizza l'eclatante sconfitta (non per il Bomba) elettorale del suo partito alle scorse amministrative. 
Michelucci oltre ad ammettere la sconfitta, sembra riconoscere un aspetto basilare per un'approfondimento chiaro e limpido: come lui scrive "i cittadini ci hanno percepiti lontani dai loro problemi reali e ci hanno punito." 
Ma ecco che, ad un certo punto, riparte l'ansiolitica disfida, la solita storia di litigiosità interna, tipica di questo mondo simil sinistro, dedito ad una frammentazione senza utilità, senza futuro: "Ricordo inoltre che alla Spezia, per richiesta della maggioranza orlandiana cittadina, per la prima volta la federazione ha lasciato all'unione comunale spezzina la gestione delle elezioni. Nel partito cittadino la maggioranza è saldamento in mano alla corrente di Orlando che non è riuscito a esprimere un segretario. Al ballottaggio la segreteria ha continuato a lavorare per l'unità, coinvolgendo Art.1 e tante parti sociali a sostegno del progetto di Manfredini."

Emerge da queste parole l'astio velato per un'impossibilità a dettar legge, la legge rignanese, anche nello spezzino. In pratica: noi siamo stati buoni e fedeli, purtroppo voi che non siete neppure riusciti a fare un segretario, ci avete trascinato nel dirupo. 
E' supponenza, alterigia, voglia innata di rivalsa, di piazza pulita?
I buoi sono scappati dalla stalla, i segnali di questa fuga erano eclatanti. Ma la vanità dell'intellighenzia tipica di Capalbio, non solo non li ha captati, ma ha continuato come nulla fosse a generare un mix di sconsolata desertificazione di tutti quei valori propri di un partito di sinistra, senza che, e questo è ancor più grave, nessuno abbia pensato all'ipotesi più salutare, più benefica e, se vi fosse ancora dignità, più ovvia: farsi da parte, tornando alle proprie occupazioni, ammesso che esistano visto che aleggia in queste lande come a Roma, la malsana idea che far politica sia per l'eternità. 
Ci sono degli enormi sconfitti, vedi Pinotti, Paita, Orlando, anche se con minor responsabilità, fino ad arrivare al Giglio che di magico non ha più nulla, visto che è sempre più comico. Nessuno che prepari i decorosi saluti e lasci ad altri la ricostruzione di un partito squallidamente distrutto da fuorvianti e malsane iniziative, prima tra tutte quelle di continuare ad occhieggiare ad un anziano, oramai neppure più arzillo, il cui partito fu ideato da un sodale attualmente in galera per associazione esterna di stampo mafioso. 
E' tipico di molti riconoscere gli errori dopo una sconfitta. Ipotizzare correzioni, rimanendo sulla tolda solo, per fortuna, di pochi inetti.   

Che Foto!


Margaret Hamilton, ingegnere informatico della Nasa per il programma Apollo, accanto al codice che ha scritto a mano. Sorprendentemente, è stato usato per portare l'uomo sulla luna, 1969.

Dixit


"Venuta la sera, mi ritorno in casa, et entro nel mio scrittoio;
et in su l'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango, et di loto, et mi metto panni reali et curiali; et rivestito condecentemente entro nelle antique corti degli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio, et che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro, et domandarli della ragione delle loro actioni; et quelli per loro humanità mi rispondono; et non sento per 4 hore di tempo alcuna noia, sdimenticho ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte; tucto mi transferisco in loro."


(Niccolò Machiavelli)

Articolo


IL PERSONAGGIO
Woodcock, l’ultimo nemico pubblico nel Paese dei furfanti

di Massimo Fini

Ora possiamo tirare un respiro di sollievo, rilassarci, abbiamo trovato finalmente il responsabile di tutte le malefatte italiane: è il pubblico ministero Henry John Woodcock. Questo magistrato, attualmente di stanza a Napoli, da cui è partita l’inchiesta sulla Consip, è sotto inchiesta della Prima commissione del Csm, presieduta dal “laico” Giuseppe Fanfani Pd, e per “incompatibilità ambientale” potrebbe essere trasferito ad altra sede, preferibilmente il più lontano possibile dalle Procure che contano, ma anche da quelle che non contano perché la sua storia dice che è capace di far danni ovunque.

Prima di occuparci del “caso Woodcock” due parole sul Csm. I nostri Padri costituenti, che uscivano dal periodo fascista, vollero una Magistratura autonoma e totalmente indipendente dal potere politico, ma perché non fosse completamente avulsa dalla società stabilirono che l’organo di controllo sull’operato dei singoli magistrati, il Csm appunto, fosse composto per 2/3 da giudici togati, cioè magistrati, e per 1/3 da dei “laici” scelti dal Parlamento fra “professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo quindici anni di esercizio”. I nostri ingenui Costituenti non potevano immaginare che la democrazia sarebbe stata sostituita, nel giro di pochi anni, dalla partitocrazia. E così i partiti hanno immesso nel Csm i loro uomini, travestiti da “professori di università e avvocati”, in modo da poter controllare ed eventualmente innocuizzare magistrati troppo ficcanaso e poco graditi. Mi ricordo il precedente del pretore di Piacenza, Angelo Milana, che verso la fine degli 80, qualche anno prima che iniziasse Mani Pulite, osò fare un’inchiesta analoga a quelle che sarebbero state poi condotte da Di Pietro e dagli altri pm di Milano: arrestò per corruzione due sindaci che avevano guidato la città, uno socialista, l’altro comunista, e un importante imprenditore, Romagnoli. Apriti cielo. Contro Milana si sollevò tutto “l’arco costituzionale” e non, anche il vescovo di Piacenza scagliò i suoi evangelici fulmini contro l’incauto pretore che fu deferito al Csm che, compiacente o indirettamente colluso, ne propose il trasferimento nella non esattamente vicina Trieste. Milana era un vecchio magistrato e disse: “Se volete che la corruzione continui a dilagare indisturbata e impunita, sapete qual è la novità? Io me ne vado in pensione”.

Woodcock è stato fin dall’inizio, da quando era pm a Potenza, la “bestia nera” di tutti i poteri forti e meno forti. Ha inquisito politici di ogni colore, imprenditori, banchieri, prosseneti, “piquattristi”. Non a caso di origine inglese (lo è il padre), non ha mai rilasciato, che io ricordi, interviste o dichiarazioni. Inattaccabile da questo punto di vista, i berluscones, che lo hanno sempre detestato, non sapendo che pesci pigliare, non trovarono di meglio che far pubblicare dal giornale di famiglia, Il Giornale, una fotografia del magistrato in sella a una moto, segno inequivocabile che era un personaggio borderline e inaffidabile. Cosa che ricorda la vicenda di un altro giudice, Raimondo Mesiano, che aveva condannato la gang berlusconiana a risarcire De Benedetti per lo scippo della Mondadori, e che un programma Mediaset pedinò fino a immortalarlo su una panchina mentre fumava una sigaretta e al fondo dei pantaloni gli si vedevano dei calzini di color celeste, segno anche qui inequivocabile di un qualche disturbo mentale.

Naturalmente a Woodcock è stata mossa l’accusa che alcune delle sue inchieste sono finite “nel nulla”. In via preliminare bisogna ricordare a quella massa di ignoranti e deficienti che sono diventati, in ogni settore, gli italiani, che la magistratura requirente e quella giudicante svolgono due funzioni diverse. Il pm agisce nella fase delicata e inevitabilmente incerta delle indagini preliminari e poi porta le sue ipotesi di reato, con relativi indizi, davanti a un giudice “terzo” che ne valuta, con criteri diversi – quelli propri della magistratura giudicante – l’attendibilità e la validità. Può accadere benissimo che il pm nella sostanza abbia colto nel segno, che chi ha ritenuto colpevole lo sia realmente, ma che il Gip o Gup che dir si voglia non giudichi gli elementi raccolti sufficienti per rinviarlo a giudizio. Per anni abbiamo sentito, e ancora continuiamo a sentire, questo refrain: se il Gip o Gup accetta le ipotesi di reato del pm, allora vuol dire che si è “appiattito” sulla Procura; se non le accoglie, è il pm a essere un mascalzone.

Ritorniamo a Woodcock. Se si va poi a ben guardare, si vede che le sue inchieste “finite nel nulla” lo sono perché i reati di sono stati nel frattempo depenalizzati o innocuizzati con leggi “ad personam” o “ad personas”, o sono caduti in prescrizione, o le sue indagini sono state trasferite. Il problema dell’Italia non è Woodcock. É che nell’ex Bel Paese chiunque, in qualsiasi settore, si metta di traverso agli affari di “lorsignori” deve essere, in un modo o nell’altro, eliminato.

Così mentre Woodcock è sotto inchiesta del Csm, il “delinquente naturale” Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per una frode fiscale scontata con una pena ridicola, e ricondannato, sia pur in primo grado, per aver corrotto con 3 milioni di euro il senatore De Gregorio (processo poi finito in prescrizione in appello, ma da cui molto difficilmente avrebbe potuto tirarlo fuori anche il più abile degli avvocati, come fece Franco Coppi che riuscì a convincere la Corte che il funzionario della Questura di Milano, Pietro Ostuni, che ricevette sei telefonate da Parigi dall’allora premier Berlusconi perché affidasse la minorenne Ruby a Nicole Minetti che a sua volta la affidò a una prostituta ufficiale, contro il parere del pm minorile Annamaria Fiorillo – unico soggetto legittimato a decidere sulla questione – non era stato intimidito, ma si era intimidito da solo) e dopo aver ridicolizzato l’immagine dell’Italia con le sue corna, le sue gaffe a ripetizione e la sua inguaribile trivialità, potrebbe ridiventare, con i soliti inciuci, ma legalmente, presidente del Consiglio della Repubblica Italiana. E le recenti elezioni amministrative vanno in questo senso. E ce lo saremo meritato. Perché siamo diventati, oltre che di furfanti, un popolo di vigliacchi, di asini al basto, di pecore belanti da tosare, incapaci di reagire e ribellarsi.

L’altra sera sono stato all’Hangar Pirelli di Milano a un concerto di Goran Bregovic, il musicista di molte colonne sonore dei film di Kusturica. È un serbo-croato, tosto come tutta la gente dei Balcani. In passato compose anche una sorta di inno al kalashnikov. Adesso, invecchiando, si è un po’ acquietato. Ma la sua musica, soprattutto quando entrano le trombe, è sempre trascinante. Tanto che molti dei giovani che erano nella vastissima sala hanno lasciato le sedie per mettersi a ballare. Verso la fine Bregovic ci ha chiesto di accompagnarlo: “Noi, prima di entrare in combattimento urliamo un motto”, e ce ne ha dette le parole in slavo. “Mi pare che da voi si dica ‘All’attacco!’. Bene: a queste mie parole, gridate anche voi ‘All’attacco!’”. Lo abbiamo fatto. Ma il nostro “All’attacco!” era così misero, flebile e smorto che bastava, di per sé, a far e a farci capire che non siamo più adatti al combattimento. Possiamo solo ballare.

Ma che ha?



Pasticcio alla Bomba


Quindi han sbagliato pure il ddl penale, firmato dal ministro Orlando in cui, oltre al blocco delle intercettazioni penalmente irrilevanti, viene proposto l'estinzione del reato per condotte riparatorie, per la gioia dei soliti delinquenti. Saranno state le baruffe, le panzane lanciate in aria dai seguaci del Bomba, ma tra le leggi che subiranno modifiche, peggiorative, c'è anche quella contro lo stalking, legge scritta da Mara Carfagna ed approvata ai tempi del Puttanesimo. Circa la metà delle infrazioni inerenti lo stalking, saranno estinguibili grazie al DDL di Orlando, il quale, ridestatosi, ha deciso di intervenire "per evitare qualunque possibilità di equivoco interpretativo si deve agire riconsiderando la punibilità a querela prevista nella legge del 2009 (legge Carfagna)

Il commento finale, al solito, lo lascio a Marco Travaglio:

"Insomma, per l'ennesima volta il centrosinistra è riuscito nell'impresa di peggiorare una legge di B. e di farci rimpiangere la Carfagna che, al confronto di Boschi&C, è Cavour."