Esiste
un mondo superiore (cit.) popolato da entità annoiate, dedite al divertimento
attraverso l’inoculazione di situazioni aberranti su soggetti rispondenti a
determinate caratteristiche demoscopiche?
Penserei di si, visto quanto accadutomi ieri.
Verso mezzogiorno sono andato al centro commerciale le Terrazze per la classica
svaccata travestita da spesa generale, in realtà una godereccia visione
d’insieme di una tipologia, quantitativamente elevata, di razza aliena sbarcata
non si sa da dove (taglio corto: gnoccaaa a babordo e in ogni dove!)
Dopo aver girovagato con fare interessato nei negozi dando l’impressione ai
commessi di acquistare ipoteticamente ogni cosa, facendo domande specifiche e
simil interessate su tendaggi, pentole in rame, creme, scatole profumate,
candele all’anice, frullati e frullatori, vista l’ora, mi son deciso ad entrare
nel supermercato, superando col carrello la frontiera dove perdo la cognizione
intellettiva, già impercettibile di suo, per acquistare incautamente del
pacchiano superfluo senza dignità (a questo giro: un set di mollette in
plastica azzurra da un euro, tre accendini bic da aggiungere alla mia
collezione degna di un piromane incallito, un appendicenci adesivo da cucina
con foto di cane annoiato che, in seconda analisi, ha il pomello così grosso
che dovrò forare i grembiuli e gli strofinacci per appenderveli, deliziando
così l’animale ritratto ed assopito, confidando nella sua compassione visto
che, avendolo già applicato alla piastrella, ho notato che la colla è cosi potente
che se lo togliessi mi resterebbe in mano pure il mattone e la pulsantiera
dell’ascensore che vi passa dietro).
Mentre oltrepassavo la Porta Consumistica, ho notato lo sguardo Bignami
onnicomprensivo con cui l’addetta alla plastificazione degli acquisti
effettuati nei negozi adiacenti, ha trasmesso, in un battito di ciglia, a una
signora di mezza età, che pareva aver scassinato la rivendita di asciugamani,
con il seguente messaggio: “cazzo entri con così tanta roba che nel carrello
hai ancora posto solo per un’acciuga e una nocciola, costringendomi ad
impacchettarti tutta questa cianfrusaglia con una quantità di plastica simile a
quella che userei per incellofanare Adinolfi (e questo sarebbe un bene, visto
che significherebbe togliercelo dai coglioni via aerea), con un calore
necessario per saldare la plastica simile a quella di un barbecue a casa
Cannavacciuolo?”
Ma le entità si stavano annoiando ed io rappresentavo il temporaneo loro
divertimento: dopo aver quasi terminato il tour nella zona alimentare, avendo
acquistato anche yogurt e stracchino, dando il via al classico countdown per
salvarli dal certo decadimento molecolare, visto l’inaudito sbalzo di
temperatura (una volta mi ricordo di una confezione Muller da un kg che, dopo
averla dimenticata ad agosto in macchina, ha ritrovato vita propria ed alcuni
fermenti lattici sono addirittura riusciti a laurearsi), il che tutte le volte
mi porta a venerare i sacchetti azzurri termoisolanti, di cui possiedo una
delle più vaste collezioni mondiali…a casa e, visto il mio storico e smodato
acquisto degli stessi, soltanto il presunto sospetto da parte della direzione
Coop di trafficarne loscamente in nero la rivendita a prezzi da bagarino, mi
manleva ad acquistarne altri per via del divieto inflittomi; dopo tutto ciò
ecco che, avvicinandomi alla zona della frutta, m’investe il Segnale
inequivocabile: roboate interne in crescendo sulla falsariga della Settima del
grande Ludovico (cit.), perlinatura in fronte e zona tempie, leggera forma di
panico mascherata da imbelle propensione a far finta di nulla, auto scherzando
con me stesso sul tempo e le indicazioni dei tiggì a stare all’ombra, bevendo
molto quando fuori ci sono quaranta gradi (mavaffanculo!), foschi presagi
simili a quelli che può avere uno di casapound smarritosi a Maiduguri, analisi
delle possibilità, in puro stile Ethan Hunt, evitanti la sempre più probabile
evacuazione addosso (ho il carrello pieno:
1: se rimetto le cose a posto e
corro in bagno, mi notano e domani sono in cerchio a raccontare la mia vita
davanti ad altri svitati.
2:se vado in coda alla cassa a quella dietro di me
gli vengono i capelli come Wanna Marchi.
3-se lascio il carrello incustodito,
esco e vado in bagno, al mio ritorno trovo il robottino telecomandato dagli
artificieri che mi spacca lo yogurt Muller e uno della digos qualcos’altro a
me.
4-se vado a casa faccio una riedizione di Pollicino ma non con la mollica.)
Dado tratto, decisione presa, casse automatiche, con il terrore dell’andare in
sorte al riconteggio che, vista la mia ansia e i miei sudori, avrebbe dato
adito alla commessa di sospettare di furto leggendario di una lavatrice
occultata non si sa dove, anzi a dire il vero si!
Espletato il rito del pagamento, il canovaccio prevedeva di portare la spesa in
macchina per fiondarmi subitaneamente nei bagni pubblici, sperando nel fato. E
così, con una particolarissima andatura, un moto ondivago, a tratti veloce,
costellato da stop improvvisi, da raggelanti espressioni facciali simili a
rimirar il plotone d'esecuzione, mi sono accostato all'auto per svuotare il
carrello, con una rapidità inusuale scoprendo, tra l'altro, di aver acquistato
nella fretta un'insalata mai vista prima, forse una forma di ectoplasma dannosa
per l'umanità! Sparando tutto nel bagagliaio per riconquistare la via mi sono
catapultato sulla scala mobile, chiedendo strada quasi fossi stato un milanese
cultore del poco tempo a disposizione, aberrante l'ozio e il fancazzismo,
cultore dell'indaffarato quale stile di vita, di status symbol per
un'affermazione societaria senza finalità umane. Arrivato nei bagni, a cui
assegno un bel 8,5 (a proposito è quasi pronta la mia CessoPlanet, una guida
ragionata sui gabinetti di alberghi e ristoranti), ho finalmente risolto il
problema, pur con qualche problematica legata al silenzio, visto le poche
persone presenti, e alla scarsità di accensione del supersonico asciugamani
tipo aeroporto, che avrebbe evitato l'ascolto di imbarazzanti ed inequivocabili
ruggiti.
Quel che conta però è che le entità insonnolite alla fin fine credo si
siano divertite, pronte a solleticare il prossimo prescelto, a cui consiglio
fraternamente d'imbracarsi.