martedì 20 giugno 2017

Articolo


Ne uccide più la solitudine del caldo

di Massimo Fini 

L’estate si avvicina minacciosamente. “La vecchiaia inizia quando l’estate invece che una promessa di felicità diventa una preoccupazione” ho scritto nel mio libro Il ribelle. Per me, quando ero ragazzo, l’estate e il mare hanno sempre coniugato la parola proibita: felicità. E questo sentimento era comune ai miei coetanei. Sto rimettendo a posto i miei ‘45 giri’ (vinile purissimo). Quasi tutte le canzoni d’amore dell’epoca sono ambientate d’estate al mare (Sapore di sale di Gino Paoli, Una rotonda sul mare di Fred Bongusto, Abbronzatissima di Edoardo Vianello) oppure la rimpiangono o l’attendono con ansia (“Come un giorno di sole fa dire a dicembre/l’estate è già qui” canta Patty Pravo).
Per i vecchi l’estate cambia completamente di segno. Le passioni d’amore, con i loro struggimenti, sono ormai alle spalle o se qualche traccia ne rimane è talmente affievolita da non avere più nulla a che vedere con l’età in cui le slacciavamo, con dita tremanti, i bottoni della camicetta. Ma la questione non è questa. Sta nel fatto che l’estate acuisce tutti i problemi, drammatici, anche se occultati da una Scienza e da una pubblicistica ingannevoli e non innocenti, della tetra vecchiaia e al cui centro, almeno in Occidente, sta la solitudine.
In Europa solo il 3,5% dei vecchi vive con i propri figli e i nipoti. Però d’inverno, e nelle stagioni contigue, i figli rimangono in città, ti restano in qualche modo vicini, qualche volta ti permettono di portare i nipotini ai giardini e di non stare perennemente a guardare, come un babbeo, con le mani incrociate dietro la schiena, i ‘lavori in corso’. Ma d’estate i figli e i nipoti se la filano in vacanza. Anche i vicini se ne vanno. E la tua casa piomba in un silenzio tombale. Rotto solo dalle sirene delle autoambulanze che si fanno più acute perché anche la città, con meno macchine, è più silenziosa. E i vecchi rabbrividiscono. Perché, per un singolare paradosso, non sentono il caldo, si disidratano e a ogni suono di sirena pensano: la prossima volta potrebbe toccare a me. Ma il killer più pericoloso resta la solitudine. Secondo una recente ricerca la solitudine uccide più di 15 sigarette al giorno. Non si tratta naturalmente della solitudine per scelta che è quella che puoi fare da giovane, traendone anzi un sottile piacere anche perché sai che puoi interromperla in ogni momento. Ma la solitudine dei vecchi non è una scelta, è una condizione sociale. Ed ecco che allora bisogna darsi da fare, trovare qualcuno, uno qualsiasi, con cui passare e “ammazzare il tempo” essendo consapevoli che è il Tempo che sta ammazzando noi e che stiamo spendendo malamente gli ultimi spiccioli che ci restano. Terribile, veramente terribile, è la condizione del vecchio nella società moderna. Un tempo viveva in una famiglia allargata, circondato dall’affetto dei numerosi figli e degli ancora più numerosi nipoti, delle zie rimaste nubili che non mancavano mai e accudito dalle donne di casa per il tempo, fortunatamente breve (la medicina tecnologica non si era ancora inventata l’accanimento terapeutico) in cui non era più in grado di badare a se stesso. Nella società contadina, a prevalente tradizione orale, il vecchio era il detentore del sapere, rimaneva fino all’ultimo il capo della famiglia, conservava un ruolo e la sua vita un senso. Nella società agricola il vecchio è il saggio, in quella industriale e ancor più in quella digitale è un relitto.
E il suo avvilimento è aggravato da quell’istituto crudele che solo la razionalità moderna poteva creare, la pensione (“E adesso vai a curare le gardenie, povero, vecchio e inutile stronzo”). Perso da un giorno all’altro il ruolo sociale, per quanto modesto, che aveva avuto nella vita non gli resta che attendere la morte e sollevare così la società da un peso divenuto intollerabile. L’estate provvederà a un salutare sfoltimento dei ranghi.

Appunti


Vademecum per domenica 25 giugno 

-medita sulla parola Alternanza, pilastro della democrazia, callifugo ripulente le decennali incrostazioni frutto di un'inamovibilità da Guinness.

-medita su come si possano accumulare enormi debiti vendendo acqua.

-medita su come si possa fare un ospedale solo per abbattere quello già esistente al fine di distruggerne anche l'ultimo piano, costato circa tre milioni di euro e mai messo in funzione perché non strutturalmente a norma.

-medita sul rifacimento di piazza Dondolo (ex Europa) andando a vedere le strane ed eccentriche posture di coloro che vi si siedono, non essendo cestisti.

-medita sul rifacimento di piazza Autan e sulla più alta concentrazione di zanzare italiana, sfanculante l'Oltrepò Pavese.

-medita su come viva e vegeti alle tue spalle un'intellighenzia snobista benpensante, appoggiatasi in questi lustri all'immarcescibile potere locale, divenuta faro per chi nella vita non ha fatto mai un cazzo, se non puppare fingendosi compartecipe delle disparità sociali.

-medita su come sei riuscito a vivere così a lungo senza impazzire nel regno del Consociativismo Perfetto, dove il potere locale è stato di proprietà della simil sinistra ed il borsellino posizionato saldamente nelle mani dell'altra sponda, per un'intesa perfetta travalicante ideali e decoro.

-medita e vai al mare (come ai tempi del referendum sulle trivelle) lasciando che i consociativisti seppelliscano i consociativisti.

Dixit


"Il Partito Democratico voterà NO perché vuole lo stadio della Roma; sembrerà una contraddizione, ma non lo è perché questa delibera purtroppo bloccherà la procedura."
(Giulio Pelonzi - consigliere PD Comune di Roma)

P.S. Alle prossime elezioni NON voterò il Bomba perché lo vorrei di nuovo sulla tolda!

lunedì 19 giugno 2017

Alla Carta!


La normalità è la consigliera più cattiva, l'abitudine inficia il sano ragionamento, scoraggia i fuori dalle righe a dir la loro, per il bene del giusto. 
Perché dico ciò? 

Andate su questo link: Ristorante di Bottura

Stiamo parlando dell'Osteria Francescana dello chef stellato Massimo Bottura, che ha vinto lo scorso anno il titolo di miglior ristorante al mondo. 
Premetto che non infarcirò il post di sdolcinature populistiche. Scorrendo il menù di Bottura deduco che se scelgo il menù degustazione a 9 portate pagherò 220+130 di vini per un totale di 350 euro.
Se scelgo il menù completo 420 euro.
Se vado a la carte vedo antipasti a 60 euro, un primo risotto con caviale a 90 euro, i secondi a 80 euro ed i dolci a 30 euro.

Che dire? D'accordo che sei in uno dei migliori ristoranti del globo, d'accordo tutto. Ma il fatto che per mangiare lì devi sborsare queste cifre, dona al tutto per l'ennesima volta, un esotico e particolarissimo senso di dabbenaggine. Abbiamo assimilato il concetto, simile alla moda, che il bello non deve contenere sensi di onestà intellettuale. Siamo caduti nelle mani di predoni, predoni stellati.
Come fa un primo piatto a costare 90 euro? 
Come è possibile? Perché nessuno osa criticare? 
Se cercate di prenotarvi, io l'ho fatto, l'attesa supera i tre mesi!!! Vuole dire che nei prossimi 90 giorni lo chef Bottura avrà il locale stracolmo! 
Si d'accordo! L'arte, la fragranza, l'originalità, la libertà di andarvici. Tutte cazzate, a mio parere al confronto del sublimale inserito in cervice, spazzante l'ovvietà di dire un vaffanculo a tre stelle! 
I limiti sono crollati, il decoro pure. I medi innalzano questi chef nell'olimpo. Per noi che restiamo in questo brodo di giuggiole, insapore, non resta che accondiscendere senza a questa farsa rimbambente, a questi piatti quasi vuoti proponenti si bellezze papillari, che però necessitano denari in quantità smisurata rispetto al valore intrinseco. 
Se però paghiamo centinaia di euro jeans strappati, forse è inutile protestare. Non resta che sedersi al desco, scientemente apparecchiato e sviante psiche ed amor proprio.  

Trambusto


E ora che Lassù è arrivato anche Stephen Furst, che ne sarà della pace, dell'ordine celestiale? Buon viaggio Sogliola!

 

sabato 17 giugno 2017

Articolo


sabato 17/06/2017
Salvini brutto, B. bello
di Marco Travaglio
Avevamo deciso di catalogare la polemica sul presunto incontro Casaleggio-Salvini nell’ampio file “Chissenefrega”, visto che quasi tutti i politici parlano con quasi tutti e che molti giornali raccontano un sacco di balle (si attendono ancora le scuse di Repubblica a Di Maio per il famoso messaggio tagliuzzato dalla sua chat con la Raggi). Poi però abbiamo notato che la decisiva questione continua ad appassionare chi non ha di meglio da fare e l’altra notte ne discutevano impettite su Rainews24 Claudia Fusani della fu Unità e una giornalista del “servizio pubblico”. Venivano trasmessi una videodichiarazione a Rainews24 del direttore di Repubblica Mario Calabresi, che confermava il tête-à-tête Casaleggio-Salvini in base a “due fonti” che – com’è giusto – non rivelava; e un videomessaggio su Facebook di Davide Casaleggio, che giurava di non aver mai parlato col leader leghista in vita sua e sfidava il direttore di Repubblica a precisare il luogo, il giorno e l’ora del presunto incontro (dettagli che non è difficile chiedere alle fonti, senza svelarne l’identità), così da poter dimostrare dov’era e che faceva in quel mentre. La Fusani sosteneva che: non c’è motivo per dubitare di Repubblica (da cui fu allontanata per i suoi legami col Sisde); è molto più credibile un direttore che parla a Rainews24 che un Casaleggio che parla su Facebook; e i 5Stelle non possono credere a De Bortoli sulla telefonata della Boschi a Ghizzoni di Unicredit per salvare banca Etruria e smentire Repubblica sul summit Casaleggio-Salvini.
Se la memoria non ci inganna, un mese fa la Fusani andava per tv a intimare a De Bortoli di esibire le prove della telefonata Ghizzoni-Boschi, mentre di Repubblica si fida sulla parola: affari suoi. Ma, per quanti sforzi facciano lei e gli altri avvocati d’ufficio del Pd, i due casi non sono paragonabili. La telefonata Boschi-Ghizzoni è stata smentita solo dalla Boschi, ma non da Ghizzoni. Il quale non solo non l’ha negata, ma ha detto che i banchieri sono abituati alle telefonate dei ministri e che (essendo vincolato da un patto di riservatezza con la sua ex banca) potrà parlare della faccenda (che dunque esiste, sennò di che parlerebbe?) solo a un magistrato (o a una commissione parlamentare con poteri giudiziari). Cosa che potrebbe accadere solo se la Boschi querelasse De Bortoli, come ha promesso di fare e non ha fatto (intanto la strombazzatissima commissione d’inchiesta sulle banche langue sul binario morto). Nel presunto caso Casaleggio-Salvini, invece, entrambi i protagonisti smentiscono categoricamente di essersi mai visti né sentiti.
E Casaleggio e Di Maio annunciano querela (anche se, di per sé, non c’è nulla di diffamatorio nel fatto attribuito a Casaleggio, vero o falso che sia). Quindi potrebbero mentire sia Repubblica, sia Casaleggio e Salvini. Ciascuno, in mancanza di prove e in presenza di sole smentite, è libero di credere a chi vuole. Noi, al momento, pensiamo che l’incontro non ci sia stato: Casaleggio è tipo ancor più prudente e riservato di suo padre, a malapena dice buonasera a chi conosce, e ben difficilmente fa vertici clandestini con leader sconosciuti; per prendere accordi sulla legge elettorale, gli bastavano e avanzavano Di Maio e Toninelli; e soprattutto incontrare un chiacchierone come Salvini, che col M5S cerca contatti e alleanze da anni (invano), vorrebbe dire mettersi nelle sue mani, visto che sarebbe stato l’unico interessato a divulgare la notizia, diversamente dal leader di un Movimento che fa della trasparenza e delle non-alleanze le sue bandiere.
Chi non ha l’anello al naso capisce bene a che servono le continue voci sulle prossime nozze Lega-M5S: a intaccare la trasversalità dei grillini, che finora pescano voti dappertutto perché non fanno accordi con nessuno (salvo su singoli provvedimenti in Parlamento: testamento biologico, legge elettorale “tedesca”, giudici della Consulta e membri laici del Csm). Ora, in aggiunta, si crea un alone di mistero e di scandalo su “Casaleggio che incontra Salvini” (sottinteso: “ma solo perché Hitler è morto”). Ora, tutti sanno quanto siamo vicini a Salvini (che infatti ci querela un giorno sì e l’altro pure). Ma non siamo affatto certi che nessuno sia peggiore di lui. Un nome a caso: Silvio B., il pregiudicato pluriprescritto. L’uomo delle leggi vergogna e dei conflitti d’interessi che hanno devastato l’Italia per quasi 20 anni. L’uomo che pagò Cosa Nostra per quasi 30 anni. L’uomo che sedeva fra Previti e Dell’Utri. L’uomo che tuttoggi riceve messaggi cifrati da Giuseppe Graviano. Bene, quest’uomo nel 2013 fu ricevuto al Quirinale dal bispresidente Giorgio Napolitano per entrare nel governo di Enrico Letta. E il 18 gennaio 2014 incontrò al Nazareno, sede del Pd, Matteo Renzi per scrivere con lui la legge elettorale, la riforma costituzionale e chissà cos’altro (“profonda sintonia”, disse Renzi all’uscita); dopodiché lo rivide altre 12 volte in un anno. E di recente l’ha risentito per l’ennesima legge elettorale e, tramite Gianni Letta, per il nuovo dg Rai Mario Orfeo. In che senso Salvini sarebbe infrequentabile e B. no? E perché (non) incontrare Salvini sarebbe più scandaloso che votare con Salvini e B. i voucher-truffa, dopo aver finto di abolirli per mandare in fumo i referendum, 3,3 milioni di firme e alla Costituzione?
Ah, dimenticavo: l’altroieri a Otto e mezzo, mentre smentiva la notizia di Repubblica, Salvini ne ha data una fresca fresca: “Con Casaleggio non ho mai parlato, ma con Renzi sì”. Abbiamo atteso la smentita e la querela di Renzi e cercato la notizia su Repubblica: invano. A quando una bella prima pagina sul “patto occulto Renzi-Salvini” e la “doppia morale” del Pd? Attendiamo a pie’ fermo.