giovedì 5 novembre 2015

Ipoteticamente



"Aspetti che salgo anch'io in ascensore!"

"PAZZESCO!

"Ah ma lei è Piccinini, il telecronista di Mediaset!"

"NUMEROO!"

"Vado al quinto grazie!"

"SCIABOLATAA!"

"Si, in effetti è veloce a salire! Lei a che piano va?"

"INCREDIBILE!"

"Ah si! Non ce la fa proprio a parlare normale, vero? Ecco sono arrivato. Arrivederci!"

"LINEA ALLA REGIAA!"

"Mmmavvaaffan...(bip)!"

Clap clap!



E brava la ministra "bazza", al secolo Lorenzin, manco medico e a capo della Sanità italica, che dopo essere stata a servizio del Condannato si è accasata nei meandri del partito dell'ex cameriere Angelino! Brava per chiamare all'unione le due entità già saldamente avvinghiate, PD e Forza Italia le quali, dice la nostra Stanlio, dovrebbero concordemente appoggiare Marchini contro il pericolo M5S, un pericolo inaudito in grado di far sfracelli, di bloccare affari e intrighi nella Capitale, togliendo appalti guidati, rimborsi indegni, accordi sottobanco tra mafiosi, miasmi rossi, neri e simil cattolici. 
Brava ministra! Unitevi nella lotta contro la legalità! Che non sia mai che Roma diventi una città degna del suo passato, pardon! Trapassato!


Commento al lardo


              Ma si dai! Facciamoci del male! Ecco l'articolo di Giuliano Ferrara apparso martedì su il Foglio. Che è un giornale! Credo fosse una specie di domopak per incartare le uova! Ma guarda! 

           Forse il cardinale Kasper, sicuro di una spietata inimicizia verso Francesco di noi che denunciamo il "Papa che piace troppo", si ricrederà. Forse si ricrederanno, vi sta ora la vera dialettica di amico -nemico emersa con il Corvo democratico e rivoluzionario, i teorici del complotto, della vasta cospirazione curiale contro il Papa rivoluzionario e pauperista e la sua teologia o pastorale del popolo. Forse si rileggeranno in una luce di verità, o mezza verità (non montiamoci la testa) quel che abbiamo scritto per irridere la sola idea, cara all' establishment laicista neodevoto, di un Papa buono in mezzo ai lupi (che era il caso semmai di Benedetto XVI, e abbiamo visto a quali esiti la cosa condusse). 
              Allora. Francesco vuole cambiare e cambia la faccia della chiesa. Non è buono né cattivo. Fa le sue scelte, il fine di riconquistare il mondo a un'idea accettabile di chiesa cattolica è santo, i mezzi sono da gesuita, insidiosi. Incita i suoi alla lingua sciolta o parresia. Punisce i dissensi che giudica intollerabili ma stimola il conflitto che a lui sembra condotto entro i limiti della buona fede. Minaccia riforme radicali e come sempre succede le fa a metà. Entrano in scena i complottato. Si scopre che sono quelli di ieri, gli stessi che ce l' avevano con Benedetto e che sputtanavano la Curia romana con mezzi banditeschi, gli eredi legittimi dell' attendente di camera del Papa emerito, condannato e perdonato. Questi dicono sempre la stessa risibile cosa: siamo al servizio del bene del Papa. Parlano agli stessi giornalisti, i soliti cronisti neutri e per carità "estranei ai giochi". Forniscono le solite cartuccelle trafugate. Sono pettegolezzi grotteschi, spiate e spifferate sui veri o presunti vizietti curiali e cardinalizi. Un appartamento qui, un' auto di lusso lì, e via con la campagna sulla Casta vaticana, il caro Gian Antonio Stella adiuvante sul Corriere. Da rabbrividire, ma di noia. Però copie vendute sul sicuro, traduzioni istantanee in 23 paesi, leggende nere, scandalo, arresti. Dovessimo usare lo stesso metro politicista dei tifosi di Francesco, che vedono lupi antiBergoglio da ogni parte o ce li fanno vedere per gola, dovremmo dire che i complottatori sono bergoglisti dell'ala militante. Per loro la Curia è una "lebbra", celebre definizione del Papa regnante consegnata a Scalfari.

              Ora la Stampa, che insieme ad Avvenire, Repubblica, il Fatto e Giornalista Collettivo andante è all' avanguardia del Vatican insider in ogni senso, ora denuncia, per la penna di Andrea Tornielli, pasdaran, il complotto di quelli che vogliono aiutare Francesco con mezzi capaci di danneggiare le corna di un bisonte.

              Ma l'altro vaticanista del giornale, il gran Galeazzi, riporta condiscendente e sornione in un pezzo impaginato sotto Tornielli, stessa musica in altre testate, una schietta autodifesa della Francesca Immacolata Chaouqui, una pierre vipparola, festaiola, filobloggista e filogiornalista finita non si sa bene come nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Dice che lei non ha fatto niente, voleva e vuole rendere un servizio alla chiesa, è tutta colpa del monsignore spagnolo dell' Opus Dei.

              Parentesi: san Giovanni Paolo II aveva da fare cosette di una certa importanza in giro per il mondo (abbattere il Muro, riunificare l' Europa, difendere il cristianesimo e la vita), dunque non aveva tempo per le storie di Curia, si alleò con l' Opus Dei che trasformò in Prelatura personale di Sua Santità, e non successe nulla, tutto sotto controllo. Nella vita bisogna avere delle priorità. E vabbè.

              Ci vogliono di nuovo coglionare, questo è il fatto. Si sa che l' uomo è di carne, anche con la tonaca. Si sa che certo tipo di donna è ciarliera e intrigante (taceat mulier in ecclesia diceva sant' Agostino, misogino ad honorem, di buon conio teologico). Si sa che le proprietà immobiliari del Vaticano hanno un notevole valore e il catasto è da sempre imperfetto, si specula e si fanno cose lubriche sulla pelle del patrimonio di san Pietro. Si sa che la banca vaticana non è trasparente, sebbene relativamente piccola e meno importante delle banche italiane che sono state storicamente in relazione con essa (do you remember Ambrosiano?).

              Si sa che l'obolo di san Pietro è denaro da zona grigia operosamente circolante e riciclante, è nella sua natura sociale di moneta esente da regole, non è mica una società finanziaria mondiale da white list (e te la raccomando, la lista bianca) quella che risulta dalle elemosine e dalle donazioni e dagli affidamenti di chiesa. Si sa che la trasparenza non è tipica degli affari e degli appalti, in nessun dove e tantomeno nella città del Vaticano. Embè? E' materia per la giustizia vaticana ordinaria, per accordi istituzionali con i circuiti internazionali, per inchieste giornalistiche di scopo e ambito limitato.

              Perché invece è diventata, tutta questa paccottiglia mezza vera e mezza farlocca, uno strumento di lotta al vertice della Santa Sede? Non perché i Papi siano buoni e le Curie cattive, ma perché la chiesa non è più retta con criteri rigorosi e forti, di autorità e di potere, dai tempi del caro monsignor Marcinkus e del suo alto protettore san Giovanni Paolo II.

              Bei tempi, se si pensi alle miserie della Dagochiesa dei giorni nostri. Ricordo un' estate il compianto monsignore del caso Calvi, con le maniche corte e una faccia da paura, a cena con i suoi pari alla trattoria romana della Campana: quelli sì che erano pretoni. Bene ha fatto il Papa ad avallare gli arresti dei suoi pasdaran e a mettere in braghe di tela i suoi stessi tifosi. Ma ci vuo altro. Insista. Extra ecclesiam nulla salus


mercoledì 4 novembre 2015

Incontro ingrassante


Anni fa, al culmine della mia obesità, dopo aver superato abbondantemente il quintalozzo, decisi di andare da un dietologo. Furono mesi infausti perché, non essendo normo-mangiante, scelsi di sottopormi ad un'inusuale ed impietosa pratica auto flagellante che consisteva nel privarmi di una delle mie valvole di sfogo per antonomasia, l'altra è il fumo, entrando in una spirale a lungo detestata e rimossa in psiche frettolosamente, tanto fu l'emarginazione, il dubbio continuo assalente, il dolore per quello che avrei potuto far entrare "in fauci" e che solo il sentiero tracciatomi dall'imbelle, proibiva.

Ricordo l'ansia con cui attendevo la visita periodica ogni due settimane, il battito sfrenato della mia pompa (quella posta nel torace) ogniqualvolta salivo sulla pesa (sì la bilancia era simile ad una pesa per bovini con tanto di tasselli marchiati da spostare per ottenere il bilanciamento trasmettente i kg esatti), la faccia disgustata del professionista nell'attimo in cui verificava un peso calato di uno (massimo) due etti, il mio successivo compiacimento per l'obbiettivo raggiunto... e la sua incazzatura spaziale, il rimprovero per un calo determinato solo da una semplice defecata (che io ricordo ricercavo spasmodicamente in prossimità dell'appuntamento).
Dopo aver ascoltato il sermone finale, la messa in mora della mia persona, la derisione sul mio aspetto, il senso di fallimento profuso dalle sue gelide parole, il luminare (de noantri) con faccia gaudente s'alzava e, con l'unico sorriso giornaliero, si metteva signorilmente in attesa dell'onorario, un pagamento sadomaso per il sottoscritto. Infatti, all'uscita dallo studio, dubbioso ed in cammino, meditavo sulla stranezza della visita, appunto masochistica: velati insulti, critiche, prese in giro per poi alla fine...pagarlo! 
Non vedendo miglioramenti ed il moltiplicarsi di crisi e crolli alimentari, smisi di andarvi senza neppure avvisarlo! 

Il fato, si sa a volte è bastardo, molto bastardo: pochi giorni fa, entrando in un bar del centro assieme ad amici e rimirando gli astanti m'imbatto in una faccia nota ma oramai riposta nel cestino mentale. 
"Chi è", "dove l'ho già visto", ad un certo punto ho replicato l'espressione di John Reilly e Tommy Marcano nel film "Sleepers", quando rivedono l'agente che nel carcere minorile li aveva seviziati, Sean Nokes interpretato da Kevin Bacon. 
E' lui! Il mio ex dietologo!
E sapete cosa stava facendo? Si stava sorseggiando amorevolmente un Cocktail Martini, riconoscibilissimo, mangiando a quattro mani noccioline, patatine e quant'altro! 
Non solo! Ha fatto anche il bis! Ed il tutto in una nuvola di fumo di sigaretta che aspirava voluttuosamente! 
Ah l'infame! 
Ricordando le facce disgustate allorquando ammettevo di essere caduto in tentazione e di aver trangugiato un piccolo panino al prosciutto crudo, sono stato assalito da una voglia insana, per fortuna repressa: andargli davanti redarguendolo pubblicamente circa la malevola, a detta sua, composizione gastro-alcolica! 

E' stato come aver rivisto un cantastorie lautamente ricompensato, per imbelli e babbani (come me) messi in subbuglio da messaggi terroristici su alcool, grassi e varie leccornie. 
Un patetico usurpatore ed "afflosciatore" di sentimenti che ritenevo e ritengo altisonanti e tonificanti per psiche labili come la mia. 
Un falsario assunto dalla mentalità di questo tempo. 
Sia chiaro: l'abuso è sempre da condannare, qualunque esso sia. La privazione invece di piaceri scatenanti gioia nelle papille, in nome di una salute minata da altri fattori vedasi quelli atmosferici, rappresenta una squallida manovra per rimpinguare i soliti noti, dietologi compresi!
Felice delle mie maniglie e della pinguedine silente continuerò, non spesso, ad abbandonarmi felicemente alla consuetudine "in aperitavae tempore" con allegria e, soprattutto, buona compagnia gaudente! 

Tiè! Finalmente l'ho detto!        

Anticipazioni





A volte la casualità può lasciare spazio all'autenticità nei segni. Come in quel 11 febbraio 2013, giornata storica in cui Papa Benedetto XVI rassegnò le dimissioni per "ingravescente retate", quando un fulmine colpì la Cupola di S.Pietro. A distanza di quasi tre anni e dopo aver letto le anticipazioni del libro "Via Crucis" di Nuzzi, viene da credere nell'evento atmosferico come ad un segno di insofferenza dell'Altissimo davanti ad una situazione tanto becera, spiazzante, impensabile anche da coloro che già intravedevano segni di corruttela inaudita, arricchimento smodato e malaffare in varie personalità vestite di paonazzo. 
Non trattandosi di un chiosco di bibite o di una rivendita di sardine in scatola, si apprende che presso la Santa Sede non esisteva e forse ancora non esiste, un protocollo per la gestione dei preventivi e, udite udite, dei pagamenti! 


E chi lo rimarca in una riunione che avrebbe dovuto rimanere segreta ed invece fu registrata? 
Lui, il Papa argentino! Come se Marchionne andasse personalmente a controllare la pressione delle gomme nel parco auto in attesa di vendita. 


Il Vicario di Cristo che ricorda ai porporati la semplicissima norma anti corruzione che consiglia di richiedere almeno tre preventivi per la futura attività, di protocollarle e di scegliere il più conveniente. 
Ma il fatto sconvolgente è un altro: "uno dei responsabili (dei pagamenti) mi diceva: ma vengono con la fattura e allora dobbiamo pagare. No, non si paga. Se una cosa è stata fatta senza preventivo, senza autorizzazione, non si paga." 
Così il Papa spiegava ai finti tonti in paonazzo che aveva difronte, il metodo per fare chiarezza nel torbido mondo vaticano. 

Vien quasi da partire alla volta di Roma per dargli una mano, visto il degrado morale che lo circonda, visto gli squali che concentricamente si stanno facendo a lui più vicini! 

Oltre al giramento di scatole celestiali confermate dal fulmine, si evince e comprende benissimo un altro aspetto, che a volte crediamo essere un abbellimento degli incontri papali: la sua richiesta incessante, quasi paterna, di pregare per lui! 

Adelante Francisco! 
E occhio alla camomilla serale!

martedì 3 novembre 2015

Che altro aggiungere?


L’Altrovecrazia
di Marco Travaglio - Dal Fatto Quotidiano del 3 novembre 2015

Da un libro di storia del 2030. L’ultimo atto formale della democrazia parlamentare in Italia fu il 24 gennaio 2008. Quel giorno il premier Romano Prodi – scaricato dall’alleato e ministro Mastella nei guai con la giustizia – si presentò a Palazzo Madama per verificare l’esistenza della sua maggioranza. La decisione di parlamentarizzare la crisi fece infuriare il presidente Napolitano, che pretendeva una crisi extraparlamentare perché – ipotizzò il ministro Padoa-Schioppa nei suoi diari – senza una sfiducia del Senato, Prodi avrebbe potuto tornare con un nuovo governo, stavolta di larghe intese, cui il presidente lavorava da tempo. Prodi però – come già aveva fatto nel 1998 rifiutando l’appoggio di Mastella e Cossiga per rimpiazzare Bertinotti e preferendo farsi sfiduciare per un solo voto anziché tradire il mandato elettorale – rifiutò l’escamotage e fu sfiduciato. Le elezioni le rivinse Silvio Berlusconi. Il suo fu l’ultimo governo italiano scelto dagli elettori, anche se poi tradì ogni principio democratico: seguitò a farsi leggi ad personam; espropriò le Camere e gli altri organi di controllo affidando alla Protezione civile del superprefetto Bertolaso grandi opere ed eventi per aggirare le regole con la scusa di finte emergenze; comprò deputati per rimpiazzare i fuorusciti Fini&C.

E quando nell’agosto 2011 i suoi scandali, i suoi fallimenti e la speculazione internazionale lo portarono sull’orlo del baratro, per salvare la poltrona consegnò se stesso e l’Italia nelle mani della Bce, autrice di una lettera che privava governo e Parlamento della sovranità politica e finanziaria dettando le “riforme” economiche, fiscali, previdenziali e sociali. La crisi esplose comunque a novembre: le risate di Merkel e Sarkozy sancirono l’isolamento dell’Italia in Europa e indussero decine di deputati Pdl a mollare B., con la garanzia trapelata dal Colle che non si sarebbe tornati al voto, ma sarebbe nata un’ammucchiata “tecnica” che avrebbe salvato le loro poltrone e garantito la loro rielezione, allontanando la prevedibile ondata dei 5Stelle. Fu così consacrata l’Altrovecrazia, dove le decisioni si prendono in luoghi segreti, alla larga dalle urne e dal Parlamento. Anziché far decidere ai cittadini chi dovesse pagare i costi della crisi, Napolitano partorì il governo Monti, con il programma scritto dalla Bce e via via varato a colpi di decreti e fiducie dal 90% del Parlamento, senza opposizione a parte Lega e Idv: sacrifici per i deboli (pensionati, esodati, lavoratori) e favori alle banche.

Quando poi si andò finalmente a votare perché non si poteva proprio evitarlo (febbraio 2013), gli elettori bocciarono i partiti che avevano sostenuto Monti e premiarono il M5S. Ma, nelle segrete stanze italiane e non, si decise di riportare al governo l’ammucchiata appena sfiduciata dal popolo. Purtroppo il garante dell’operazione, Napolitano, aveva esaurito il suo mandato e i candidati più accreditati a succedergli – Prodi e Rodotà – erano antropologicamente estranei all’inciucio. Niente paura: il Regno dell’Altrove organizzò una pattuglia di 101 franchi tiratori Pd per impallinare Prodi, mentre Rodotà non fu neppur considerato. Il tutto per simulare l’inevitabilità salvifica della rielezione di Napolitano. Il quale condizionò l’accettazione alla riforma della Costituzione, imposta a un Parlamento eletto con tutt’altri programmi e scritta da 12 “saggi” scelti da lui. Le larghe intese ricicciarono con Enrico Letta, scelto personalmente da B., che le abbandonò dopo la sua condanna ed espulsione dal Senato. Ma era già pronta una riedizione dell’inciucio, questa volta occulta: il Patto del Nazareno, siglato da Renzi e dal pregiudicato detenuto B. il 18 gennaio 2014 con la scusa delle solite riforme. Un mese dopo Renzi si rimangiò la parola data e fece sfiduciare Letta dalla Direzione Pd, senza passare dal Parlamento né dalle urne, e prese il suo posto con un programma alternativo, mai sottoposto al voto degli elettori e copiato in gran parte da quelli di Confindustria, Troika e banche d’affari.

Profittando della crisi di FI, Renzi prese a governare con varie maggioranze: una ufficiale di centrosinistra, le altre clandestine con pezzi di destra (acquistati con scambi occulti) da sfoderare alla bisogna per far passare tutto ciò che piaceva a lui. Comprese una legge elettorale e una riforma costituzionale improntate all’uomo solo al comando, che il Parlamento non poteva discutere nel merito, ma solo approvare senza fiatare. Già che c’era, il premier cacciò a metà mandato il sindaco di Roma, del Pd ma incontrollabile, infischiandosene del voto dei romani e non facendolo sfiduciare dal Consiglio, ma imponendo ai consiglieri di dimettersi dal notaio. Colpirne uno per educarne cento. Tanto perché fosse chiaro che la democrazia era un lusso e le decisioni si prendevano Altrove. La stampa governativa (quasi tutta) s’incaricò poi di incensare il triste commissario prefettizio venuto da Milano, città santa di Expo, dunque toccato dalla grazia divina, il quale – previe genuflessioni al Papa e a Renzi – avrebbe gestito i milioni del Giubileo senza render conto ad alcun organo democratico.

Intanto s’iniziava a parlare di modifiche alla legge elettorale: non per cancellare il mostruoso premio di maggioranza e i capilista bloccati, ma per impedire ai 5Stelle di andare al ballottaggio ed eventualmente di vincerlo. Qualcuno osava sottolineare la svolta autoritaria al ralenty, ma passava per “gufo”. E gli italiani erano molto sdegnati, ma per la squalifica del motociclista Valentino Rossi. Anch’essi, da tempo, erano Altrove.