giovedì 30 aprile 2026

La più bella riposta possibile!

 


La vittima: «Provo pena, non ira. Gli direi: studia e impara l'ascolto»

Rossana Gabrieli, 62 anni, iscritta ad Avs e all'Anpi

di Viola Giannoli

ROMA

«Non provo rabbia, ma una grande tristezza». È ancora scossa Rossana Gabrieli, la donna ferita con Nicola Fasciano dagli spari il 25 aprile, quando risponde al telefono dopo il fermo del suo aggressore.

Qual è la prima cosa che ha provato?

«Una grande soddisfazione per il lavoro svolto dagli inquirenti, a cui va tutta la mia gratitudine e riconoscenza. E una grande pena».

Per il suo aggressore?

«Sì, perché un ragazzo così giovane, di appena 21 anni, e già così imbevuto d'odio è la dimostrazione che il livello di livore toccato dalla politica ha provocato una radicalizzazione estrema dei comportamenti. C'è una grave responsabilità politica dietro quell'agguato».

In che senso?

«Troppa aggressività. Servono toni più pacati e una comunicazione più efficace per ritrovare la serenità della convivenza civile».

Bondì appartiene alla Comunità ebraica. Se lo aspettava?

«Purtroppo lo sospettavo e lo avevo anche detto agli inquirenti. Ci ha attaccato perché portavamo il fazzoletto dei partigiani. Ormai c'è un divario estremo, un odio tra la Brigata ebraica e l'Anpi, come si è visto anche a Milano, che dev'essere anzitutto riconosciuto e poi gestito. Episodi del genere non devono più ripetersi, bisogna che si riattivi un dialogo tra tutte le parti».

Chi le ha sparato con un'arma da soft-air è accusato di tentato omicidio.

«Credo sia giusto così. Io ho visto quella rabbia scatenarsi, un'aggressività enorme esplosa in tutti i sensi. Non ha sparato una sola volta, ma almeno quattro. Se invece di una pistola ad aria compressa, ne avesse avuta una normale non sarei qui a parlare con lei».

A lui cosa direbbe?

«Studia, studia tanto, leggi, leggi tanto, apri la tua mente e impara l'ascolto. Non giudicare le persone da un simbolo. Chi c'è dietro a un colore, a uno slogan, è una persona. Come te».

Lei come sta? È ancora scossa?

«Lo shock non è passato, continuo a rivivere continuamente quel momento, a riprovare quel trauma, ho incubi di notte e flashback improvvisi di giorno. Mi sento molto fragile dal punto di vista psicologico e continuo a star male, mi ci vorrà del tempo per riprendermi».

Ha rivisto il video dell'aggressione?

«Non ce l'ho fatta a guardarlo tutto fino in fondo. Quel gesto mi è sembrato ancora più doloroso e più aggressivo. L'ho trovato veramente assurdo, incomprensibile e inaccettabile. Io resto la vittima di quell'atto».


Natangelo

 



Scoprono cosa sia il Giornalismo!

 

Ci hanno sgamati 


di Marco Travaglio 

Le meglio firme del bigoncio rischiano un’ernia al cervello cercando i mandanti dei nostri scoop su Santa Minetti piena di grazia. A Mario Sechi di Libero non si può nascondere niente: tipo che c’è “uno scenario internazionale”. L’import-escort in Uruguay? Magari: “La storia della grazia è gettonatissima nei media filorussi”. E “non è casuale”, eh no: “Mattarella e Meloni sono sotto attacco del Cremlino fino all’assedio di Dimitri Solovyev” (che si chiama Vladimir, ma fa niente). Ergo “il dossier arrivato sul tavolo di Mattarella e Nordio” è un “falso”: colpa della “magistratura”, ovvio, ma il “gioco pericoloso ha un solo vincitore in maschera”. Ha stato Putin, che tramite Dimitri o Vladimir Solovyev ha truccato le carte in cirillico e le ha tradotte in italiano per le toghe e in trevigiano per Nordio con l’aggiunta di una damigiana di vodka. Lo conferma Gianfranco Pasquino su Domani: “I più o meno espliciti putinofili” vogliono “screditare e indebolire il presidente”, insinuando financo che “sbaglia” (mentre è ispirato dallo Spirito Santo) per via della sua “critica all’aggressore russo e il suo incondizionato appoggio all’Ucraina”. Ma non da soli: in combutta con “le destre”, spingitrici del premierato col “sorriso beffardo di Almirante”: quindi ha stato Putin contro gli amici di Zelensky, ma pure la Meloni amica di Zelensky.

Un altro a cui non la si fa è Tommaso Cerno del Giornale: il mandante del Fatto è Ilaria Salis, che “utilizza la Minetti per liberare delinquenti che i figli minori li usano davvero”, tipo “la ladra rom con nove figli che evita il carcere”. Elementare, Watson. Il sagace Mieli non ha dubbi: “Il Fatto attacca Minetti per fermare la riabilitazione di Berlusconi e perché ce l’hanno con Mattarella che ha concesso la grazia a Minetti”. Qualunque cosa significhi.

Cicchitto, sul Riformatorio, si leva un attimo il cappuccio e vede una “perversa operazione di distrazione di massa” per oscurare “lo squadrismo palestinese” contro la Brigata Ebraica. Sansonetti chiude il cerchio sulla fu Unità: “Bisognerebbe capire se nella vicenda c’entrano i servizi segreti”. Ma non solo: “E quali pezzi”. E non basta: “E a nome e per conto di chi”: certamente “la magistratura”, che “non ama la clemenza”. Ma non è finita: “Come mai proprio in questo momento?”. Forse perché è il momento in cui Mattarella ha graziato la Minetti e poi ha cambiato idea? Troppo banale: “Forze consistenti gradirebbero l’esodo di Mattarella” (primo esodo individuale della storia, ndr) prima delle elezioni” per metterci uno di destra. Tipo la Meloni, che però non ha l’età, o Nordio, che ha fatto un altro figurone.

Circola financo l’ipotesi che il Fatto dia le notizie per dare le notizie, ma chi non ne ha mai vista una in vita sua la scarta a priori.

mercoledì 29 aprile 2026

Citazione

 



Pare che prima dell’audizione, Hegseth abbia recitato, con grande devozione, un brano della Bibbia che ha indicato essere tratto dal libro di Giobbe: “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto.”

Degrado


 

Per avere idea del degrado nazionale, ieri mentre leggevo delle imprese eroiche dell’igienista dentale assurta a consigliere regionale della Lombardia per volontà del magnate a cui è stato intitolato l’aeroporto di Malpensa - tanto per parlare di degrado - mi sono passate sotto gli occhi le intercettazioni, al tempo delle cene eleganti, della stessa persona, a meno che non si tratti di omonimia, che attualmente è vice presidente del Senato, Licia Ronzulli. D’accordo che è sempre meglio lei del fascista titolare, ma in questo paese la memoria è corta, cortissima! 

Riporto una parte di un articolo di Repubblica del 2011: 

Come racconta in un interrogatorio Barbara Montereale, la Ronzulli si dava da fare ed a Villa Certosa aveva il compito di "smistare" le giovani ospiti del presidente nei bungalow di Villa Certosa in Sardegna. Era lei a organizzare gli spostamenti aerei. Il cinque gennaio del 2009, per esempio, Tarantini sta organizzando una spedizione in Sardegna nella villa del Cavaliere. "Siamo io, Linda (Santaguida), Belen, la sorella, l'amica di Belen, Chiara quella ragazza di Modena che dice che lei conosce e una mia amica di Milano (...) vuole che mi metto d'accordo con Marinella?". Berlusconi risponde: "No, dovresti accordarti con la dottoressa Ronzulli". 

Questo è il nostro paese: memoria corta, riabilitazione immediata di casta oltraggiante la decenza. Non possiamo lamentarci di nulla. Solo sperare nel meteorite!


L'Amaca

 

Meglio buonisti che idioti

di Michele Serra

I titoli sulla guerra nel Golfo e l'invasione del Libano sono sempre più piccoli, l'ansia lascia il posto all'abitudine, si parla più del prezzo della benzina e del gasolio che dei profughi libanesi e dell'opposizione iraniana – le principali vittime sacrificali di questa pessima sceneggiatura.

Un poco accade perché "la vita continua", come l'umanità si ripete da millenni subito dopo avere seppellito i morti e rimosso le macerie – e come biasimarla: si dovrà pure vivere. Un poco, anzi molto, accade perché lo stato di guerra tende (aspira) a diventare permanente: non uno scandalo, non un'eccezione, ma la regola del mondo. L'arbitraria vaghezza delle scadenze di Trump – la guerra finirà quando me lo sentirò: non è la frase di un pazzo, è la frase di un tiranno – è il nuovo orologio, senza lancette, che regola il destino di moltitudini impotenti.

C'è chi ci sguazza: quelli come Hegseth, il capo del Pentagono convinto di essere un crociato (deve essere caduto da bambino in un film di cappa e spada) nuotano in questo mare con familiarità, non sognavano altro, non potevano sperare in niente di più favorevole ai loro tatuaggi tribali. Guerre permanenti, non dichiarate, guerre come prassi, come normalità, la consegna e il consumo delle bombe tale quale il rifornimento dei negozi di abbigliamento o di ortofrutta, qualcuno dovrà pure farlo se gli scaffali sono vuoti.

Sarà buonista, il pacifismo, ma è meno idiota e distruttivo e dilapidatore della guerra. È più conveniente, proviamo a dirla così: la pace è più conveniente della guerra, chissà che i conti in tasca, almeno quelli, riescano a pesare, nelle scelte dei potenti, più delle bare, delle case distrutte con i bambini dentro.

Robecchi

 

Giustizia. Teniamoci stretto Nordio, che se la gioca con Willy il Coyote


di Alessandro Robecchi 

In una di quelle belle commedie antiche alla Billy Wilder, il ministro Nordio è quello che si appoggia per sbaglio sul pulsante della bomba atomica, o che taglia la secolare sequoia accanto alla casa, convinto che cadrà dalla parte giusta. Questo delizioso miscuglio tra Willy il Coyote e il Peter Sellers di Hollywood Party ce lo rende in qualche modo simpatico (senza esagerare). Il caso Minetti segue il caso Almasri, segue il caso dell’abuso d’ufficio – reato grave per l’Europa e che noi abbiamo abolito – senza contare gli autogol da metà campo in occasione del referendum. L’ultima uscita da fuoriclasse, quella sulla modica quantità di mazzette, rivela il talento e l’imprevedibilità del vero campione, senza contare il tempismo nell’intervento. Insomma, “Cazzo, speriamo che giochi Nordio!”, di solito lo dice l’allenatore della squadra avversaria.

Ma per citare Trapattoni (o era Hegel?), “Non parlo dei singoli”, quindi lasciamo stare per un istante le performance del nostro eroe e guardiamo il disegno complessivo, la strategia della squadra. Tutto ciò che la destra ha fatto sulla Giustizia in questi anni di governo è stato molto semplice: repressione per gli strati bassi della popolazione (sempre più difficile da definire: popolo? Gente comune? Povera gente, brechtianamente? Oppure semplicemente i cittadini comuni); e ampliamento e fortificazione dei privilegi per gli strati alti della popolazione (anche qui è un casino coi nomi: colletti bianchi? Élite? Ricchi & potenti?). Molte norme dei decreti Sicurezza sono semplicemente una compressione dei diritti dei cittadini, spesso dei cittadini che protestano, mentre molte norme che riguardano la classe dirigente si fanno lasche e perdoniste. Dall’abolizione dell’abuso d’ufficio alla recentissima legge Foti, un attacco diretto alla Corte dei Conti, quella che permette agli amministratori infedeli di pagare soltanto il 30 per cento del danno erariale causato (traduco in italiano: fai danni per 100 e se ti beccano paghi 30), è una specie di baccanale della “casta”. La celebrazione della “mazzetta leggera”, poi, declamata in Parlamento, sbaraglia ogni dubbio, il disegno generale è chiaro e sembra scritto dal Marchese del Grillo.

Ma questi sono articoli di codice, a cui bisogna aggiungere l’umore e la percezione che la gente comune ha della giustizia in Italia, il sentiment della popolazione, come si dice oggi. In generale, la sensazione è che se hai potere hai tutte possibilità di farla franca rispetto a uno che potere non ne ha: l’elenco di funzionari infedeli in qualche modo promossi e tutelati in altre cariche e in altri contesti di comando è praticamente infinito. E la stessa cosa riguarda i soldi, ovviamente: quante volte abbiamo visto evasori patteggiare col fisco ottenendo strabilianti sconti (e peggio! Salutati come contribuenti-eroi dopo aver pagato metà, o un quarto del dovuto).

Anche al di là di tutto quello che questo giornale ha rivelato sul caso Minetti e che oggi mette nei guai il nostro eroe Nordio, resta il fatto che i condannati in difficoltà con la famiglia, in situazioni di estremo disagio, in condizioni tragiche, saranno migliaia, e guarda un po’ il ministero della Giustizia prepara un dossier umanitario su una Vip che frequenta il jet set dorato tra yacht, mega-alberghi e tenute misteriose in Sudamerica per milionari in cerca di figa. Mah, sarà un caso. Comunque date retta, uno come Nordio, un simile fromboliere dell’autogol, me lo terrei stretto. Dico alle opposizioni, naturalmente.