mercoledì 8 ottobre 2025

L'Amaca

 

Un partito senza museruola
di Michele Serra
La passione del Salvini per celle, chiavistelli, manette (all’insegna dell’edificante motto “butta via la chiave”) ha subito una battuta d’arresto per colpa di quello che rimane dei centristi democratici europei, il cui voto ha evitato a Salis di tornare nelle mani di Orbán: uno che vale, quanto a diritti e garanzie, più o meno come i generali argentini di cinquant’anni fa.
Perché la Lega sia diventata il partito più feroce del paese — un partito con le zanne, e senza museruola — con buona pace dei suoi ipocriti “moderati” (Zaia, Fedriga, Giorgetti, Fontana, che hanno la poltrona assicurata a patto di non dire in pubblico che cosa pensano in privato del Salvini), è un mezzo mistero. Per metà già incluso nel pensiero del fondatore Bossi, amico delle doppiette e del gesto dell’ombrello; per l’altra metà inspiegabile: c’era già un partito fascista, perché farne un altro?
Si parlava ieri, proprio qui, di quanto sia poco simpatica la sinistra rimproverante. Oggi l’attenzione si sposta sulla destra carcerante, che non è nelle condizioni di capire che Salis non è una latitante, è una cittadina europea coinvolta in scontri di piazza (antifascisti versus neonazisti) che dovrebbe essere giudicata per il suo ruolo negli scontri di piazza: certo non per terrorismo. Riconsegnarla a Orbán, che è un Salvini che ha fatto carriera, equivale a cancellare il concetto di diritti dell’imputato, di processo equo, di giusta proporzione tra il reato e la pena. Salis tradotta davanti ai suoi giudici ungheresi in catene e guinzaglio, come oggi è diventato sconveniente fare anche con i cani, è un’immagine schifosa. Per il Salvini, entusiasmante: una zecca in catene è la gioia suprema, per i fascisti.
Salis chiede di essere processata in Italia. Equivale a dire: in Ungheria no, perché è come se mi processasse il Salvini. Come non capirla.

martedì 7 ottobre 2025

Quanti?

 


Ma quanti professor Andrieux ci saranno stati nel corso della storia? Letterati, pensatori, insegnanti incapaci di cogliere il frutto acerbo di un genio? 

Andrieux disse alla madre “sono lungi dallo scoraggiare vostro figlio: ma penso che potrebbe impiegare meglio il proprio tempo che a comporre tragedie e commedie.” Il figlio si chiamava Honorè de Balzac…

59169

 

Che numero è mai questo? 

Cinquantanovemilacentosesssantanove? 

Lo so, adesso che ve lo sto per dire penserete "questo è un pazzo!" 

Probabilmente è vero, mi ha incuriosito la sua data di nascita, il 20 maggio, un giorno prima di me, l'anno certo è lontanissimo, appunto 59169 giorni prima, lo ha detto Chat GPT, 162 anni +1 giorno, il 20 maggio 1799.

Chi nacque quel giorno? Uno dei più grandi scrittori francesi, il padre del realismo moderno, tale Honoré de Balzac, uno degli scrittori che preferisco, che col suo Papà, anzi lo pronuncio come lo scrisse lui, Le Père Goriot del 1835, mi ha avvolto con il suo eccezionale realismo, la sua cronaca di un mondo già attraversato dalla fame di denaro, con la straziante tenerezza dei sentimenti di padre. 

Sto per iniziare un ottimo libro, a me sembra, di Francesco Fiorentino, appunto "Balzac" che si propone di raccontare la vita di questo stakanovista della penna, pensate che lavorava fino a 18 ore al giorno, con innumerevoli problemi di vita tra cui la perenne bolletta. 

Vi farò sapere come sarà al termine della lettura. 

W Honoré!  

L’Informazione…


 

Avanti veloci!

 



Cattiveria

 



Natangelo