mercoledì 8 ottobre 2025

Dixit

 


"Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo... l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui, in questo mondo.”

Ma quanto stimo…

 

….i livornesi!



Come si fa!

 



Frastornati

 



Senti senti!

 

La corte di Fra’ Jet: voli, stipendi milionari e tesori andati in rovina
DI THOMAS MACKINSON
Primi a portare aiuti a Gaza. A Betlemme tengono in piedi l’unico ospedale per i palestinesi. In Italia gestiscono ambulatori, docce, cure e pasti caldi per i senzatetto. I volontari passano notti accanto ai malati negli ospedali, barellieri a Lourdes e Loreto. È il volto nobile del Sovrano Ordine di Malta, ordine religioso laicale con 80 mila volontari che dovrebbe riempire d’orgoglio il nuovo Papa.
Dovrebbe.
Perché l’altra faccia è una corte principesca che dilapida il patrimonio destinato ai poveri tra jet privati e lussi contro quanto voluto da Papa Francesco. I “professi” difendono i loro privilegi dietro immunità diplomatiche e fiscali garantite da uno Stato sovrano che solo in Italia possiede 919 immobili per 118 milioni di euro, compresi 5 mila ettari agricoli in rovina. Un copione odioso già visto con i Legionari di Cristo, i conti offshore dei frati francescani e i palazzi londinesi del Vaticano. Leone XIV per la prima volta dovrà occuparsi anche di loro.
Il Gran Maestro è Fra’ John Dunlap, avvocato canadese ribattezzato “Fra’ Jet” perché in barba al voto di povertà viaggia sempre in business, con maggiordomo e segretaria al seguito, alla quale ha perfino triplicato lo stipendio da 30 a 100 mila euro. Nel 2024 ha speso quasi 200 mila euro fra voli, hotel, ristoranti e taxi. Alcuni rimborsi hanno natura quantomeno equivoca. Undici tratte Roma-New York, dove vive e ha lo studio legale, sono costate 56 mila euro di biglietti, più 12 mila di taxi, pasti e alberghi. Tre settimane in Australia sono costate 80 mila di viaggio, più 15 mila di soggiorno. Un volo con aereo privato per l’Ungheria è costato 18 mila euro quando il biglietto in economy costa 170 euro. Quanti poveri si potevano curare con un solo decollo?
Il solo personale del Gran Maestro costa 1,7 milioni l’anno. Il ministro delle Finanze è Fra’ Francis Vassallo, ex banchiere maltese esperto di trust offshore: un profilo perfetto per chi predica la povertà, se aiuta i ricchi a eludere il fisco nei Paesi dove l’Ordine predica povertà e fornisce assistenza. L’avvocato di Stato, ultraottantenne, costa 400 mila euro di stipendio l’anno, ma non esercita perché non più iscritto all’albo.
Nel 2017 Francesco aveva commissariato l’Ordine travolto dalla “gestione tedesca” che lo usava come un bancomat personale. Nel 2022 vara la sua riforma che impone voto di povertà e vita comunitaria, controllo dei beni e trasparenza. Ma via via che la salute del Papa declinava, il controllo vaticano si allentava. E una nuova cupola angloamericana prendeva il comando con gli stessi vizi di prima.
Il Papa incarica Fabrizio Colonna, custode del Comun Tesoro, di tradurre in fatti la sua riforma. Il suo “Piano Strategico 2023-2029”, aggiornato nel 2024, punta a risanamento, trasparenza e opere caritative. La ricognizione è impietosa: 31% degli immobili con contratti scaduti, 25% sfitto, 5 mila ettari agricoli in perdita. Il piano prevedeva austerità vera: voli in economy sotto le quattro ore, stop a carte di credito e cellulari personali, taglio ai costi di rappresentanza. Aveva individuato un ex convento a San Martino ai Monti per riportare i frati a vivere tutti insieme e sotto voto di povertà. Tutto bloccato dai “principi” di via Condotti. E a giugno 2025 Colonna salta insieme al direttore finanziario Francesco Biondelli e al Gran Ospedaliere Fra’ Alessandro de Franciscis. Gli epurati non parlano, ma i numeri restano: il solo funzionamento del Gran Magistero, con tutti i vertici, costa oltre 10 milioni l’anno. Le indennità sfiorano il milione, le spese di viaggio superano i 550 mila euro, i cerimoniali quasi altrettanto.
Dei 919 immobili di proprietà solo il 44% produce reddito. Il resto è fermo o affittato a prezzi di favore. A Cortina, un appartamento di pregio con quattro camere e garage rendeva 12 mila euro l’anno, un terzo del valore reale. Nel Palazzo Magistrale di via Condotti cinque contratti commerciali per negozi di super-lusso generano quasi metà dei ricavi, ma con canoni sotto mercato: uno è risultato inferiore di 2,4 milioni l’anno. Intanto, sull’altro lato di via delle Carrozze, i volontari a fatica tengono in piedi la “Sacra Infermeria”.
Dal 2009 l’Ordine ha venduto 44 beni per 16 milioni, reinvestendone appena 1,3: 14,7 milioni sono svaniti. Ville come Pagana a Rapallo o Rocca Bernarda in Friuli cadono a pezzi.
Le Terre dei Cavalieri sono una delle più grandi aziende agricole d’Italia con 5 mila ettari di terreno: vigne, oliveti, bestiame. Eppure producono appena 800 mila euro l’anno di utili. La gestione è affidata alla S.Agri.V.It., società interna che controlla 3.500 ettari e paga all’Ordine solo 200 mila euro annui: è in perdita e a rischio fallimento. Giorgio Amodeo, prima direttore finanziario e poi direttore generale dell’Ordine, dal 2018 ha iniziato a dismettere il patrimonio, affittando 1.050 ettari a sette aziende esterne per 400 mila euro l’anno, circa la metà del valore di mercato, con contratti che concedono prelazione e indennità d’esproprio.
Un fallimento morale. Oggi il patrimonio dell’Ordine è fermo, svalutato e improduttivo. I progetti sociali pure, i conti in rosso, i ricavi incapaci di coprire perfino le spese di rappresentanza. L’Ordine dei poveri si è trasformato in una holding ecclesiastica al servizio dei suoi notabili.
Leone XIV eredita dunque una macchina spirituale e diplomatica screditata, dove chi predica povertà vive da principe. La domanda è semplice: permetterà a “Fra’ Jet” e alla sua corte di continuare a dissipare un patrimonio nato per servire poveri e malati, o userà il pugno di Papa Francesco per riportarlo alla missione originaria – Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum?

Robecchi

 

Povera Giorgia! Viva il vittimismo, malattia infantile del melonismo
DI ALESSANDRO ROBECCHI
“Chiagni e fotti” è una vecchia massima, anche un po’ consunta e abusata, per dire che lamentarsi è sempre una buona copertura per il potere: non c’è azione, prepotenza, abuso che non sia giustificabile con una precedente ingiustizia subita, spesso immaginaria: una faccenda talmente nota e risaputa che si è installata da secoli nei proverbi e nella saggezza popolare. In tempi di trumpismo-melonismo, malattie infantili del vittimismo, la teoria è diventata pratica e metodo scientifico, come se un manuale ne suggerisse l’uso corretto per ogni situazione, le varianti e le sfumature tattiche. Il presidente americano ha costruito le sue fortune sul sapiente dosaggio del fare la vittima. Prima la vittoria mutilata (gli hanno rubato le elezioni, dice), poi la sindrome di accerchiamento costante: molto vittima e quindi molti nemici, e quindi al momento della salita (risalita) al potere, molte vendette e ritorsioni. La questione del free speech sembra un caso di scuola: per anni la destra mondiale ha berciato e frignato che “non si può dire più niente”, combattendo ogni forma di pulizia etica del linguaggio, il famoso politicamente corretto, finché, preso il potere, ha rivelato la sua concezione di free speech: censura per chi dissente, pressioni sui media, ricatti e minacce a chi non si adegua. C’è qualcosa di straordinariamente grottesco nel potente, armato di autorità e manganello, che ama farsi dire “poverino!”.
Giorgia Meloni sa raffinare la pratica in modo quasi perfetto: il mondo ce l’ha con lei, e questo dovrebbe far scattare una sorta di simpatia nei suoi confronti. L’elenco è infinito, ogni cosa che succede nel mondo sembra architettata e messa in campo per farle uno sgarbo, un atteggiamento che è diventato una tecnica e poi un’ossessione, fino al grottesco. Fino a dire, per esempio, che la missione della Gaza Sumud Flotilla (militanti e navi da 44 paesi del mondo) fosse organizzata per dare fastidio a lei, proprio a lei, dall’Australia alla Malesia. Anche meno, Giorgia: quando il vittimismo diventa mitomania, il ridicolo è in agguato.
Così, basta una scritta su un muro o uno slogan contrario, ed ecco scattare la Giorgia di Pavlov: la odiano, e lei non se lo merita, e giù l’elenco infinito, dai magistrati agli avversari politici, dai sindacati ai manifestanti, tutto intercambiabile, tutto sullo stesso piano, tutto spostato dal terreno politico a quello personale. Tutto già visibile e decrittabile senza sforzi fin dalla prima esternazione pubblica in veste di Presidente del Consiglio, quando si descrisse come povera e umile underdog nonostante avesse fatto il ministro all’età di trent’anni.
Naturalmente il vittimismo come pratica politica ha molti vantaggi – ce lo insegnò benissimo Berlusconi buon’anima (“Povero Silvio!”) – consente e giustifica una certa aggressività e al tempo stesso mette al riparo dalle critiche, perché ogni opposizione sembrerà un complotto. In più, il vittimismo compatta la tua parte, la discussione si sposta non sul fatto di cui si dibatte, ma se e quanto chi sostiene una tesi sia mosso da aggressività nei confronti di Giorgia, e oplà, dell’argomento non si parla più, e si parla invece di chi che l’ha con lei. “Lu piagne è mezza partita”, dice un proverbio marchigiano (ancora la saggezza popolare), cui si aggiunge il Dna, che non mente, dato che il vittimismo dei fascisti è un dato storico innegabile, rintracciabile su qualunque libro di storia. Che però, naturalmente – e come ti sbagli – sicuramente ce l’ha con lei.

Sempre su Micron

 

Democrazia contro popolo
DI MARCO TRAVAGLIO
La sapete l’ultima? Ce la rivela Repubblica: se Macron è più impopolare di Landru, se consuma più premier che mutande (Borne, Attal, Barnier, Bayrou e Lecornu in due anni scarsi) e se la sua Francia è messa peggio dell’Italia, non è colpa di Macron. Anzi, lui non c’entra: il fatto che continui a nominare primi ministri centristi, tutti noti frequentatori di se stessi per governare contro il popolo che si ostina a votare la sinistra e la destra, è solo un dettaglio. La colpa è di una misteriosa “crisi di governo che lo stringe in un angolo” a sua insaputa. Misteriosa, poi, mica tanto: “È la più importante vittoria di Putin negli ultimi mesi”. Ecco: ha stato Putin. “Non a caso a innescarla è stata l’azione convergente di estrema destra ed estrema sinistra, unite solo dalla fede putiniana in una sciagurata riedizione dell’alleanza giallo-verde tra Conte e Salvini che portò l’Italia sull’orlo della bancarotta”. Quindi ha stato anche un po’ Conte, sul cui primo governo Rep racconta balle. Non solo non portò l’Italia sull’orlo del crac, malgrado le profezie di sventura di Rep e dell’Ue. Ma anzi varò Reddito di cittadinanza e Quota 100 tenendo in ordine i conti: deficit del 2019 all’1,6% del Pil (il più basso dal 2007, contro il previsto 2,2), avanzo primario all’1,7% del Pil (il più alto dal 2013) e spread in calo rispetto a Gentiloni. Chi ha portato il suo Paese sull’orlo della bancarotta è Macron, che sgoverna da ben sette anni.
Ma torniamo a Putin che se la sta prendendo per interposti Le Pen e Mélenchon. I due putribondi figuri si candidano da anni alle elezioni legislative e ogni volta si permettono di prendere molti più voti di Macron. Ma questa, malgrado le apparenze, per Rep non è democrazia: è “anomalia democratica”. Infatti il democratico Macron è riuscito finora a far governare non chi ha i voti, ma chi non li ha: e questa sì che è democrazia. Lo fa “in nome e per conto di 450 milioni di europei” e di “miliardi di esseri umani” che “credono nella democrazia”, vedono nell’Europa “l’unico bastione contro le derive autoritarie e imperiali” e trepidano per “la sopravvivenza stessa dell’Occidente e dei suoi valori”. Come farà Rep a saperlo? O sente le voci come Giovanna d’Arco, o quei miliardi di esseri umani chiamano i centralini di Rep e lasciano detto. Poi, grazie agli hacker russi, sbagliano sempre a votare. Non solo in Francia. In Germania “i neonazisti filo-putiniani di Afd, sostenuti da Trump, aspirano a diventare primo partito” e “in Gran Bretagna la destra anti-europea di Farage nutre le stesse ambizioni”. Strano: da che mondo è mondo, tutti i partiti aspirano ad arrivare ultimi. Invece quelli putiniani sono così antidemocratici che vogliono arrivare primi. Poi dicono che la guerra ibrida non esiste.