Storditi come siamo da chiacchiericci, insulti, rancori, banalità, soprusi per osteggiare l'altro, differenziarsi socialmente opprimendo i deboli, se solo potessimo, potessero, fermarsi un attimo e ragionare su una spaventosa, inaudita, inumana cifra, i ventimila bambini assassinati a Gaza, le migliaia che tutt'ora stanno soffrendo la fame, non vanno a scuola, non giocano, non vedranno più papà e mamma, vivendo nella desolazione, nel silenzio che sono i nemici di tutti i bimbi del mondo, se solo si potesse fermare tutto e leggere un breve passo di Lev Nikolaevic Tolstoj nel suo meraviglioso Anna Karenina, se nelle scuole, nelle piazze, nel parlamento, s'agevolasse la lettura, allora, lo credo fermamente, molte sconcezze, molti balordi armati di penna, molta gentaglia potrebbe ritornare in sé.
E intanto laggiù, in fondo al letto, tra le abili mani di
Lizavèta Petròvna, come la fiammella dello stoppino di una lampada, oscillava
la vita di un essere umano che non era mai esistito prima e che come ogni altro,
con lo stesso diritto e rivendicando per sé la stessa importanza sarebbe
vissuto e avrebbe generato dei suoi simili. «E’ vivo! E’ vivo! Ed è un maschio
per giunta! Non vi agitate!» Lèvin udì la voce di Lizavèta Petròvna, che
batteva con la mano tremante la schiena del neonato. «Mamma, è vero?» chiese la
voce di Kitty. La principessa le rispose soltanto con dei singhiozzi. E tra il
generale silenzio, come indubitabile risposta alla domanda della madre, si udì
una voce completamente diversa da tutte le altre che parlavano sommessamente
nella stanza. Era il grido forte, prepotente, che non intendeva ragioni, di un
nuovo essere umano comparso chissà da dove.