sabato 27 settembre 2025

Con Michele

 

Perché l’umanità deve resistere
di MICHELE SERRA
Nell’Assemblea del Mondo (per quanto consunta e depotenziata, questa, non altro, è l’Onu), Bibi Netanyahu ha parlato come un capotribù. Come se il contesto fosse ininfluente, liquidata per sempre l’idea che esistano interessi sovranazionali, che i diritti umani, per definizione, siano umani e dunque di tutti, che in quel luogo si vada, fino dalla sua fondazione, per tentare — almeno tentare! — di mediare i conflitti e sedare l’odio.
Come pochi giorni fa ha dimostrato un altro capotribù, quello molto più grosso di lui, Donald Trump, all’Onu non si va per parlare con il Mondo, ma per sfidarlo a muso duro.
Per offenderlo oppure deriderlo, farlo sentire una zavorra di ciance e illusioni, declassarlo a vecchio impiccio ideologico, a ricatto ipocrita, niente che possa fare arretrare la Nazione, unico vero soggetto autorizzato all’azione (e alla guerra) perché munito di un’etica antica e riconoscibile: la Grande Israele, la Grande America, la Grande Russia, ecco il vento del terzo millennio.
Il resto — il multilateralismo, la pace come destino morale sovra-ideologico dopo secoli di guerra e di sterminio, la gestione sovranazionale della lotta alle malattie e alla e fame — è cianfrusaglia novecentesca. L’umanità non esiste più. Esiste solo la Nazione.
I banchi vuoti per più della metà erano già un segno: il segno di una fuoruscita ormai di massa dalla sopportazione reciproca. Lo show di Bibi aveva la modestia, immediatamente riconoscibile, della propaganda politica, e nello specifico della propaganda bellica: per uscirne, dalla propaganda, bisognerebbe alzare lo sguardo, sconfinare anche di pochi chilometri dalle proprie mura, capire che il dolore altrui vale il proprio e il sangue altrui non lava il proprio; nemmeno se in proporzione cento a uno, cento litri per ogni litro, cento bambini per ogni bambino, traguardo ormai alla portata di Bibi.
Non è vero, non è per niente vero che «tutti si sono dimenticati del 7 ottobre». Nel florilegio di menzogne di Netanyahu, è forse la più sconcia. La lagna ombelicale di Bibi, identica a quella di tutti i boss nazionalisti, tende a far credere che il proprio lutto, la propria tragedia, sia incompresa dal Mondo (cattivo Mondo!) perché il nazionalista è convinto che tutti siano uguali a lui, irosi e meschini come lui, conformi alla sua visione tribale delle cose, dunque incapaci di compiangere alcuno al di fuori del proprio villaggio. Non si capacita che qualcuno consideri orrendo allo stesso modo, diabolico allo stesso modo, il massacro subìto e il massacro inferto. La boria nazionalista è così smisurata da non riconoscere intelligenza in chi si china sui morti senza controllare prima il passaporto, specie i morti bambini, troppo precoci destinatari della catalogazione nazionale, religiosa e ormai neo-razziale che devasta la testa degli adulti, dei capi assatanati e degli attivisti ossessi che hanno come solo obiettivo uccidere per sopravvivere.
Bibi piazza i suoi megafoni sulla testa piegata del nemico, ostenta all’occhiello il suopredomino tecnologico e manda i suoi sciami di droni a colpire chi pretende di non dividere l’umanità in Nazioni, e va per mare credendo sia vero e rispettato il codice (antico!) della navigazione in acque internazionali. La scala rovesciata dei nazionalisti (la Nazione è smisuratamente più importante del Mondo, pur essendone, obiettivamente, una infima porzione) sta vincendo, forse hagià vinto. Non c’è più niente di credibilmente inter-nazionale. Tutto è solo Nazione. La Nazione mette a riposo la ragione, dispensa dalla fatica di pensare e, non sia mai, di nutrire dubbi non solamente sugli altri, perfino su se stessi: «Il popolo russo non è abituato a pensare» è la frase, annichilente, terminale, che la figlia di Anna Politkovskaya ci ha consegnato pochi anni fa. Chissà in quale percentuale il popolo israeliano, che ha una tradizione millenaria di confutazione e discussione, è ancora nelle condizioni di pensare. E mentre Bibi sciorina all’Onu il suo diario minimo credendolo la Bibbia, un manipolo di gente inerme e senza-Nazione, sulle barche della Flotilla, sa di poter contare solamente sulla propria buona stella.
Volendo scovare anche dentro una mediocre pagina — il discorso di Netanyahu all’Onu e contro l’Onu — un elemento positivo, quel discorso ci aiuta a mettere a fuoco che il nazionalismo israeliano non è poi così differente dagli altri. Lo valutiamo sempre, come è inevitabile che sia, alla luce della storia orribile di persecuzione e sterminio che gli ebrei hanno subìto. Capiamo a stento come da quella storia di perseguitati possa sortire, sia pure solo in una parte di quel popolo, un simile spirito di persecuzione — e desta incredulità, dolore, scandalo scoprirlo. Ma il nazionalismo è piatto: uguale ovunque, Noi abbiamo ragione, Noi vinceremo, e a indicarci la strada è Dio in persona. Sono fatti con lo stampino, i leader nazionalisti.
L’attuale governo israeliano non è per niente eccezionale, il suo riduzionismo ottuso e violento (Nazione contro Mondo) è uguale a quello dei capoccia “patriottici” di mezzo pianeta, niente di più niente di meno. È l’altro pezzo di umanità, quello che antepone i diritti umani alla Nazione, la promiscuità alla purezza, dunque la convivenza alla guerra, e il rispetto del vivente, e dei viventi, a tutte le religioni del Libro, a doversi riorganizzare come se si fosse al punto zero. E i discorsi di Trump e Netanyahu all’Onu sono una buona approssimazione di quello che possiamo definire: punto zero.

venerdì 26 settembre 2025

A un passo dal baratro

 



Natangelo

 



Sempre sui pazzi

 

Milei, idolo di “riformisti” e renziani, è già “afuera”
DI DANIELA RANIERI
Ultimamente è tutto un passare di cadaveri politici sulla riva del fiume. L’ultimo è il grottesco presidente anarco-capitalista dell’Argentina, Javier Milei, una specie di imperatore romano pazzo ibridato con la creatura partorita da un’Intelligenza artificiale fuori controllo. È quel tizio che ha fatto tutta la campagna elettorale promettendo di tagliare fino all’osso la spesa pubblica per salvare l’economia del Paese, brandendo una motosega al grido di Afuera!, “fuori!”, con ciò intendendo che avrebbe demolito tutti i pesi morti dello Stato, che per lui e sua sorella, una sorta di Arianna Meloni più inquietante, sono: pensioni; assegni per persone con disabilità; Sanità pubblica, trattata al pari di ogni altro bene di consumo; enti per la sicurezza nei trasporti; mense per i poveri; fondi per le università (rimaste letteralmente al buio) e la Ricerca; 13 ministeri, tra cui quello all’Istruzione; l’unità che rintracciava i figli dei desaparecido, sottratti ai genitori durante la dittatura militare; la principale agenzia di stampa dell’America latina, etc.
Risultato: più della metà della popolazione letteralmente ridotta alla fame, crisi finanziaria, perdita del potere d’acquisto, disoccupazione alle stelle, conti dello Stato fuori controllo. Be’? Che sono quelle facce? Questa macelleria sociale fatta bene ha portato alla riduzione del 74% della spesa pubblica, ha stabilizzato la moneta e contenuto inflazione e debito pubblico: non è da sempre il sogno dell’austerity all’europea, sempre sia lodata? Non avevamo già presente come sono felici i greci?
Adesso, innescata questa bomba civile e sulla soglia del default sul debito col Fondo Monetario, Milei è costretto a chiedere aiuto a Trump, sacerdote della religione iper-capitalista che impone il taglio di ogni spesa “non necessaria”, a cominciare dagli aiuti ai poveri. Trump ha promesso che farà di tutto per salvare l’Argentina (il Tesoro Usa ha donato 20 miliardi di dollari alla Banca centrale argentina): ne va della sopravvivenza del loro culto di morte ai deboli.
Ora, il problema è che tutta questa tragedia sulle spalle della povera gente non è solo intrattenimento per imperatori pazzi, posto che Milei regalò a Elon Musk una motosega in segno dell’eterna alleanza; piuttosto, La Libertad Avanza, il partito di Milei, non è che la versione radicale (e senza palliativi a costo zero, tipo le unioni civili) dei partiti neoliberisti, sia nella versione “tecnica” che in quella fintamente di “sinistra” à la Tony Blair (quello che sta facendo accordi con Trump per fare una riviera per ricchi a Gaza). E ti pareva che qui in Italia, siccome eravamo scarsi in quanto a risorse psichiatricamente labili, un genio simile non poteva contare sul suo bel drappello di ammiratori? Dai giornali borghesi ai migliori politici liberali, a un certo punto questo Milei è parso una specie di Draghi senza Super-io e senza terapia farmacologica. Come Milei, i fan del whatever in takes da Draghi in giù vedono nella classe dei lavoratori il “capitale umano”, che non si ribella, non pensa e non ha alcun diritto, perché è proprietà del capitalista. Risultato: compressione dei salari, peggioramento delle condizioni di lavoro, malattia, precarietà (chiedere ai greci). Perché non provare la sua ricetta? Ricordiamo su tutti un icastico post su X di Luigi Marattin, già membro di Italia Viva, ora capo di un partito (ci sembra) sedicente liberaldemocratico: “È scattata l’ora X. A tutti coloro i quali alberga la fede nella libertà, nel mercato, e nell’inefficienza della spesa pubblica: afuera!”. Del resto, il maestro Renzi aveva ben insegnato. Colui che i giornali stranieri ribattezzarono “Demolition man” per i suoi piani di smantellare la vecchia classe politica, voleva scassare tutto ciò che ci costava (“Vogliamo metà Parlamento e a metà prezzo”, disse alla prima Leopolda), creare uno Stato leggero, semplificare: via le pastoie burocratiche, via le Soprintendenze, via i politici anziani, via il bicameralismo perfetto, via i “sassi sui binari”. Renzi è (stato) un Milei in versione da oratorio, pastorizzato dallo scoutismo; ha pure scritto un libro dal titolo Fuori!, “afuera” in spagnolo.
Ormai lobby e imprese dettano l’agenda politica ai loro referenti istituzionali. Non serve più la politica a mediare tra gli interessi sociali e quelli del mercato: bastano (pseudo) leader funzionali al dominio dell’economia. Perciò l’Europa alle dipendenze degli Usa s’è ridotta a utilizzare debito pubblico per finanziare le multinazionali delle armi invece che le politiche sociali. Bisogna prendere atto che le destre estreme e iperliberiste, che chiamiamo “fasciste” perché così fa comodo al blocco borghese sedicente moderato, non sono che lo stato terminale del neoliberismo e insieme la nemesi del “centro” efficiente, riformista e darwinista rappresentato dai Draghi e dai Renzi dell’Occidente.

Ci vorrebbe Basaglia!

 

Pazzi in libertà
DI MARCO TRAVAGLIO
Che Trump sia totalmente fuori controllo e non riesca a dire una cosa senza contraddirla in mezz’ora è cosa nota, confermata dal catalogo completo di sindromi psichiatriche esibito all’Onu. Ma per fortuna gli altri leader occidentali sono tutti sul pezzo, uno più lucido dell’altro. Zelensky il 18.12.24 ammise che “l’Ucraina non può riconquistare i territori occupati dai russi” e, ora che il suo esercito è messo ancora peggio, annuncia che li riconquisterà tutti perché i russi che avanzano su tutto il fronte sono in rotta, dunque ora invadono l’Europa. Fila, no? La Meloni, a proposito della Flotilla con 51 barche e 400-500 attivisti di 44 Paesi (dalla Nuova Zelanda alla Malesia, dalla Colombia all’Irlanda), dice che è fatta apposta per “creare problemi al governo”: infatti in Nuova Zelanda, Malesia, Colombia e Irlanda si parla solo del governo Meloni: non ci dormono la notte. Fila, no? Von der Leyen, Rutte, Tusk, il governo tedesco e persino quello estone e il presidente ceco delirano di “abbattere i jet russi che violano lo spazio aereo”, ancor prima di dimostrare che l’hanno fatto e intendevano farlo (gli sconfinamenti càpitano a tutti, da sempre e ovunque), senza porsi il problema di ciò che accadrebbe un minuto dopo: la rappresaglia della prima potenza atomica che trasformerebbe la presunta guerra ibrida in guerra mondiale nucleare. Invece i continui attacchi con missili, caccia e droni donati o pagati dalla Nato a un Paese che non ne fa parte contro obiettivi civili in Russia non sono violazioni dello spazio aereo e del territorio russo. Fila, no?
I droni che bombardano la Flotilla sono “non identificati” anche se tutti sanno da dove arrivano, e nessuno invoca la Nato per difendere le barche battenti bandiera di Paesi Nato (dunque territorio Nato). Invece i droni che ronzano in Europa senza fare un euro di danni sono sempre russi, a prescindere, anche se nessuno sa da dove vengano. La sapete l’ultima? Dopo giorni di dichiarazioni di guerra alla Russia per i droni su cinque aeroporti danesi, “certamente russi” per Occhiodilince Zelensky, il ministro della Difesa Poulsen ha dichiarato che “non c’è alcuna prova contro Mosca”, anche perché i velivoli sono stati “lanciati localmente”: non dalla Russia, ma dalla Danimarca. Non solo: l’hackeraggio che nel weekend ha bloccato aeroporti inglesi, francesi, belgi e tedeschi, sùbito attribuito alla guerra ibrida di Putin, era un atto di “criminalità comune a scopo di estorsione”. Parola degli inquirenti britannici, che l’altroieri hanno fermato un hacker 40enne del West Sussex che puntava a un riscatto in denaro. Quando scoppierà la terza guerra mondiale, per trovarne le cause non serviranno gli storici: basterà uno psichiatra con qualche cartella clinica.

L'Amaca

 

Quale sarà il Dio degli americani?
di MICHELE SERRA
Prima o poi, si presume che il Papa americano dovrà pronunciarsi a proposito dell’impressionante torsione della fede cristiana in chiave nazionalista e reazionaria che sta sconvolgendo lo scenario culturale e politico nel suo Paese. Una miriade di chiese e chiesuole protestanti, ma anche una parte importante del clero cattolico conservatore, sono al fianco di Trump nel nome del ripristino dei “valori tradizionali”.
In che modo, e con quale autorevolezza morale, un miliardario arrogante e sopraffattore possa onorare il Vangelo, non è chiaro. La cosa certa è che il suo avvento viene vissuto come una fuoruscita dalla deriva “liberal”, dal multiculturalismo, dal famigerato primato dei diritti, dalla corruzione mondialista dell’identità nazionale. I funerali di Kirk sono stati, da questo punto di vista, espliciti e perfino convincenti: nel senso che si è capito meglio fino a che punto la religione di Cristo, e il simbolo della croce, abbiano armato quel popolo bianco, perbenista, ben pettinato, con mogli e figli biondi, disposto a qualunque forma di esclusione dei dissimili pur di eternare se stesso, il proprio primato sociale ed economico, le proprie credenze e le proprie abitudini. E disposto anche a esiliare Darwin (e la scienza nel suo complesso) dalle librerie scolastiche perché la Ragione è una via diabolica, e già tutto sta scritto nella Bibbia.
Sono cristiano per nascita e, in parte, per educazione, non per fede. Non mi sento dunque eccessivamente coinvolto. Però mi domando quanto tempo dovrà passare perché — prima di tutto in America — i cristiani che hanno letto il Vangelo facciano presente ai cristiani che amano Kirk, e votano Trump, che sarebbe ora di leggerlo, il Vangelo.