Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 27 luglio 2025
Obbrobri
L’inutile e il vomitevole
DI MARCO TRAVAGLIO
I pacchetti di sanzioni Ue alla Russia sono 18, quasi uno a bimestre nei 41 mesi di invasione dell’Ucraina. Quelli a Israele sono zero in 21 mesi di mattanza nella Striscia di Gaza. Però, ora che i palestinesi ammazzati sfiorano ufficialmente i 60 mila (2.850 al mese, 95 al giorno, 4 all’ora), gli intrepidi governanti europei tirano fuori le palle e le unghie con mosse a dir poco temerarie. Macron, il più spericolato, annuncia per la quarta volta in un anno e mezzo che riconoscerà lo Stato palestinese, ma non subito: a settembre. Tanto c’è tempo e, nell’attesa, potrà annunciarlo e finire sui media un’altra dozzina di volte per non far parlare del suo governicchio in coma e dei suoi consensi da prefisso telefonico. E poi annunciarlo ed eventualmente farlo non costa nulla e non serve a nulla. L’hanno già fatto 147 Paesi del mondo, i tre quarti dei membri dell’Onu, ma lo Stato palestinese non s’è visto: continuerà a non vedersi ora che forse arriva pure Macron. Gaza è un cumulo di macerie e cadaveri, la Cisgiordania è infestata di 500 colonie ebraiche illegali, la Knesset vuole annettere tutto e né Israele né i palestinesi hanno leader rappresentativi disposti a parlarne: dove e come dovrebbe sorgere, di grazia, il famoso Stato?
Comunque l’impavida Meloni spiega che “i tempi non sono ancora maturi”: cioè non ha neppure il coraggio di fare una cosa inutile, figurarsi quelle utili tipo chiedere sanzioni o smettere di fornire armi. E Tajani dice che i palestinesi devono prima riconoscere Israele: non gli hanno detto che lo fece l’Olp di Arafat a Oslo nel 1993, appena 32 anni fa. Ma lui è solo il ministro degli Esteri e non è tenuto a saperlo. In compenso il governo, insieme al Pd e ai centristi, ha appena sgominato un direttore d’orchestra russo, quindi per quest’anno ha la coscienza a posto. Quando tutto sembra perduto, ecco levarsi alta e forte la voce dell’Europa grazie alle due lady di ferro. Von der Leyen tuona tutta d’un pezzo: “Scene intollerabili, situazione umanitaria abominevole”, poi riprende a spruzzarsi la lacca. E Kaja Kallas, inflessibile: “Situazione catastrofica, tutte le opzioni su Israele sono sul tavolo”, poi torna a preparare il 19° pacchetto di sanzioni alla Russia. A grande richiesta tornano a esibirsi i Volenterosi: Merz, Starmer e Macron nientepopodimeno “si telefonano” e poi le cantano chiare a Netanyahu: “Catastrofe umanitaria inaccettabile, deve finire ora”. Non domani: ora. Così impara. Quando ci vuole, ci vuole. Bibi, che un mese fa Merz ringraziò perché “fa il lavoro sporco anche per noi”, ci rimane male. Ma poi si rincuora quando i tre mitomani si dicono pronti a “lanciare su Gaza casse di aiuti dagli aerei”. Così qualche palestinese affamato glielo ammazzano pure loro: il lavoro sporco mica può farlo tutto lui.
L'Amaca
Come rugiada al primo sole
di MICHELE SERRA
In un vecchio monologo (uno dei primi della sua grande carriera teatrale) Giorgio Gaber raccontava il piacere di essersi perso spettacoli o film o libri che era considerato socialmente indispensabile avere visto, o letto. Qualcosa di simile mi capita (da molti anni) con il gossip, nei confronti del quale ho sviluppato un fiuto da segugio: lo riconosco a distanza, ne intuisco l’incombere e clicco oltre, o volto pagina, alla velocità della luce.
Un sollievo istantaneo mi pervade. Essermi perso quella vicenda, non saperne nulla, viene percepito dal mio sistema neurologico come un’acquisizione. Una crescita umana.
Esempio: l’occhio, passando velocemente in rassegna i titoli, coglie il nome di Raoul Bova, più un paio di nomi femminili che mi scuso di non avere memorizzato (ricordo quello di Bova solo perché era già solidamente memorizzato nella mia testa). La cosa si ripete per più giorni consecutivi. La mia fuga da quella vicenda è ogni giorno più veloce — ormai un automatismo — così da potervi dire, con un certo orgoglio, che non solo non so niente, ma mai niente saprò, di qui all’eternità, di cosa è accaduto tra le tre persone in oggetto. Chi ha lasciato chi, chi si è messo con chi, chi ha postato che cosa: assolutamente niente.
Ancora più facili da evitare i casi, sempre più numerosi, nei quali i protagonisti (e le vittime) del gossip sono a me sconosciuti, tipo “Uber Pagnacca accusa Yolanka Meraviglia”, o “Charlene diProvini delusa da Max Cucuzza si consola con il meteorologo di Tele Norba”. In quel caso anche i nomi, nel momento stesso in cui li leggo, svaporano come la rugiada al primo sole.
sabato 26 luglio 2025
Stipendificio
Ricci e gli altri che usano la ue come parcheggio e stipendificio
DI DANIELA RANIERI
Della vicenda personale e politica dell’europarlamentare Matteo Ricci, il cui agire da sindaco di Pesaro dal 2014 al 2024 è all’esame della magistratura, non si è sottolineato abbastanza un aspetto: è normale, e intendiamo eticamente irreprensibile, che un politico eletto dai cittadini per andare a Strasburgo, a (sperabilmente) rappresentare i loro interessi nel consesso europeo, sia pronto senza alcuna remora ad abbandonare quell’incarico dopo appena un anno per candidarsi alla guida della Regione da cui proviene?
Posto che il Parlamento europeo non conta niente e che le decisioni importanti di politica economica ed estera della Ue sono prese dalla Commissione, o meglio dalla sua capa tedesca Von der Leyen il cui precipuo compito è, ormai si è capito, quello di portarci alla guerra con Mosca, smontando “se necessario” (cit. Segretario della Nato Rutte) lo Stato sociale per riarmarci allo spasimo, non sarebbe stato più serio da parte di Ricci finire il mandato, rinunciando in tempo di guerre e genocidi alle ambizioni personali di diventare un “governatore” locale? Oppure: se proprio si sentiva di avere una missione come presidente di Regione, non poteva fermarsi un giro e non presentarsi alle Europee l’anno scorso? Comprendiamo la necessità di mantenersi finanziariamente, ma ci sono altri nobilissimi mestieri, oltre all’europarlamentare, che avrebbero consentito all’ex sindaco di non morire di fame fino a oggi.
Ricci è stato eletto con 106.482 preferenze: per quanto suoni stravagante, centinaia di migliaia di persone sono uscite di casa, l’8 e il 9 giugno 2024, per andare a mettere una croce su una scheda perché lui facesse l’europarlamentare. È corretto buttare questi voti nella spazzatura per dirigersi verso nuovi lidi professionali? C’è da presumere che, se dovesse ritirarsi dalla corsa alla Regione Marche perché indagato per concorso in corruzione, Ricci abbandonerà anche il seggio a Strasburgo per coerenza; o no? Non si offendano, poi, i nostri politici, se diciamo che usano il Parlamento europeo come un sondaggio su larga scala, o peggio come un parcheggio, intascando un rispettabile stipendio mensile di 15 mila euro netti più indennità varie e svolgendo la propria funzione pubblica come una seccante corvée per la Patria, a cui sperano di tornare presto per usufruire della sua nota generosità. Non che la casta dei parlamentari europei sia famosa per scaldare i cuori degli italiani: Salvini, vabbè, si recava a Strasburgo solo per collegarsi da Strasburgo con le Tv che lo ospitavano giorno e notte; Calenda fu eletto coi voti del Pd nel maggio 2019: ad agosto era già uscito dal Pd e si era già fatto un partito suo, continuando beninteso a fare l’europarlamentare del Pd, e un anno dopo, in preda a una delle sue famose bizze da ricco, già si era stufato e gli era preso l’uzzolo di fare il sindaco di Roma, pretendendo naturalmente l’appoggio del Pd. Meloni e Schlein, addirittura, si candidarono sapendo fin dall’inizio che non avrebbero mai accettato il seggio, solo per contarsi e pompare i voti al proprio partito.
Forse non è del tutto campata in aria l’impressione che i parlamentari europei siano punti di riferimento più per le lobby, specie le più danarose, che per i cittadini (vedi la Picierno, sempre Pd, che riceve la lobby sionista Israel Defense and Security Forum, che sostiene la colonizzazione illegale della Cisgiordania; e citiamo solo di striscio il cosiddetto Qatargate, lo scandalo di corruzione e riciclaggio in cui erano coinvolti anche italiani). Tutto a riprova che quando questi politici si disperano per l’astensionismo fingono, perché a loro va benissimo così, finché non c’è un quorum sulle elezioni. Basta sfangarla. Alle ultime Europee c’è stata in Italia un’affluenza del 48,31%, record di astensionismo: vista la faccia tosta di questi miracolati, è pure troppo.
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