Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 23 aprile 2025
Considerazioni
Robecchi
Salto sul carro funebre. Gli ipocriti al potere piangono il “Papa umile”
DI ALESSANDRO ROBECCHI
Il morto piace a tutti, non è un mistero. E lo sport nazionale, dopo il salto sul carro del vincitore, che è un classico, è il salto sul carro del defunto, che non ti può nemmeno dire: “Scendi, ipocrita”. E così il cordoglio per la morte di papa Francesco si è trasformato (anche) in un festival del falso ideologico diffuso, com’era previsto e prevedibile. In certi casi, un lutto così maldestramente espresso da non riuscire a mascherare il sospiro di sollievo, perché in un mondo che chiede guerra (i potenti e i loro zelanti camerieri), la voce dell’unico potente che chiedeva pace (insieme alla gente) smette di tuonare, e questo risolve un problema ai signori del riarmo permanente.
Lasciamo stare il necro-souvenir, quelli che pubblicano la loro foto insieme al papa appena trapassato, dove l’ego fa premio sul cordoglio e sulla pietà. Peccato di vanità, d’accordo, che è pur sempre una faccenda umana (troppo umana) e ha semmai a che fare con lo spirito dei tempi, l’ansia di comparire, di mettersi in mezzo, di parlare di sé. Più grave sembra invece il cambio di marcia dei vari poteri che di papa Francesco non erano per niente amici, e che oggi sembrano affranti dal dolore. Molti giornali che hanno dedicato al triste evento venti-venticinque-trenta pagine sono gli stessi che mettevano certe dichiarazioni di Francesco a pagina quindici o venti, un trafiletto seminascosto accanto al gattino smarrito che torna a casa, o alle previsioni del tempo. Succedeva quando il papa stonava – e stonava magnificamente – rispetto alla narrazione corrente, fortemente consigliata, quando parlava di trattative invece che di riarmo, per esempio, quando chiedeva di far tacere le armi proprio mentre ogni Stato europeo si affanna a comprarne e fabbricarne di più. E succedeva quando il papa – il papa, non un pericoloso terrorista di Hamas – usava la parola vietata e ormai evidente a tutti in Palestina: “Genocidio”. Una parola tabù che se la usa un cantante non passa più a Rai1, e se la usa il capo dei cristiani di tutto il mondo finisce nelle notiziette brevi, tra le spigolature e le curiosità.
Molti, per bypassare questo scomodo nodo pace-guerra (con Francesco dalla parte della pace e tutti gli altri poteri dalla parte della guerra), si occupano dell’aspetto sociale del pontificato. “Il papa degli ultimi” è titolo molto gettonato, e qui arriviamo al cordoglio del governo e dei politici italiani, tutti affranti e addolorati, ma che sugli ultimi distribuiscono solo bastonate. Era il papa dei poveri, che bravo! Ma intanto le politiche economiche (attuali e passate) i poveri li aumentano e li umiliano. Era il papa dei migranti, tanto umano! Ma intanto i migranti vengono bastonati, deportati in manette, a volte lasciati affogare, o ristretti in lager-pollai, qui o in Libia dove occhio non vede. Era il papa dei carcerati, uomo di immensa pietà! Ma intanto cifre e notizie sulle carceri gridano vendetta, tra sovraffollamento, condizioni disumane, suicidi (90 nel 2024, 22 nei primi tre mesi del 2025), con un sottosegretario (Delmastro) che prova “intima gioia” nel sapere che “non li lasciamo respirare”.
Spesso si assiste a una distanza tra parole di circostanza (uh! Il lutto, il dolore!) e azioni concrete, ma in questo caso la distanza è così siderale da esplodere come un petardo davanti agli occhi di tutti. Il degno coronamento, l’apoteosi sarà vedere Trump al funerale. La messa, il segno della croce insieme a Giorgia, e poi via, tutti insieme a deportare migranti e a comprare più armi.
La parata dei sepolcri imbiancati
Funeral party
DI MARCO TRAVAGLIO
L’unico capo di governo non ipocrita è quel serial killer di Netanyahu: il solo a sottrarsi al rito tartufesco del salto sul carro funebre di Francesco. Quanto agli altri che sgomitano sui social (e quasi tutti sfileranno ai funerali in San Pietro) per ricordare quanto il Papa fosse buono e dunque amico loro, possiamo immaginare le risate che si farà lui lassù con gli altri santi. Di quei sepolcri imbiancati, Trump è il caso più caricaturale: non tanto per la sua biografia, che pare fatta apposta per non piacere a Bergoglio, e per i rimpatri dei migranti irregolari, che fanno tutti dappertutto, ma per il disprezzo anticristiano che manifesta in ogni frase e smorfia quando nomina un ultimo della Terra. Putin, che non sarà a Roma per non essere arrestato (mica è Netanyahu), è un altro campione di doppiezza: ricorda che Francesco era amico dei russi, ma dimentica che era contro le guerre e le repressioni, incluse le sue. Milei, argentino come il Papa, ha la faccia tosta di rimpiangerne la “bontà e saggezza malgrado le nostre piccole divergenze”: l’aveva solo definito “figlio di puttana che predica il comunismo”, “gesuita affine a comunisti assassini”, “rappresentante del Maligno”, “imbecille” che fa “politiche ecclesiali di merda”. Che sarà mai.
Zelensky finge di scordarsi quando il Papa gli espose il suo piano di pace e lui lo gelò sprezzante: “Non ci servono mediatori, le condizioni le decide l’Ucraina, con Putin non parlo. Il Papa condanni i crimini russi: non si può mettere sullo stesso piano aggredito e aggressore. Crediamo nella vittoria”. O tutte le volte che la sua ambasciata protestò col Papa perché osava invitare un ucraino e un russo alla Via Crucis e perché pregava per “quella povera ragazza saltata in aria per una bomba sotto il sedile della sua auto” (Darya Dugina, 29 anni, assassinata a Mosca dai Servizi ucraini perché figlia di Aleksandr Dugin). O quando il suo consigliere Podolyak dichiarò: “Il Papa non può mediare, non è credibile, non capisce la politica, è filorusso” e rilanciò la fake news di “investimenti russi nello Ior”. O quando il Papa contestò la messa al bando della Chiesa ortodossa russa a Kiev. Giorgia Meloni era in sintonia col Papa contro eutanasia, gender e maternità surrogata. Ma sulla guerra e il riarmo per nulla. E neppure Mattarella: Francesco ripudiava il manicheismo tra Bene e Male in Ucraina (“non è la favola di Cappuccetto Rosso, qui non ci sono buoni e cattivi metafisici”), mentre il capo dello Stato continua a paragonare la Russia al Terzo Reich. E ad avallare le armi a Kiev e il riarmo delle Von der Leyen, Kallas e Metsola, pure loro in prima fila sabato alle esequie. Meglio se il Vaticano controlla che la bara sia ben chiusa. Sennò il Papa salta fuori in mondovisione e manda tutti a farsi fottere.
L'Amaca
Più autorevole il coniglio
di MICHELE SERRA
Trump che annuncia la morte del Papa avendo accanto un enorme coniglio di peluche è un’immagine di comicità irresistibile. Ed è una specie di conferma ufficiale dell’entrata in un’epoca storica surreale, comica almeno quanto tragica, con molti dei presupposti etici, estetici, razionali, politici e scientifici del passato (le famose “regole”) che saltano come birilli.
Provate a mettere insieme le minacce di invasione della Groenlandia; la pettinatura di Trump; la ministra americana che spara al suo cane perché non era performante; il pope Cirillo, vestito da pope, che dice che bisogna invadere l’Ucraina per non farla cadere nelle mani dei gay; la destra israeliana che rinomina con i nomi biblici (sono passati tremila anni…) alcune sfortunate regioni, e sarebbe come se noi pretendessimo di chiamare Bitinia e Frigia la Turchia; i creazionisti che negano Darwin e dunque negano i fossili; i terrapiattisti che non riescono a spiegare come mai, arrivati in fondo alla Terra, non si cade di sotto; i novax che ritengono 999 studi scientifici su mille una frode di Big Pharma; i negazionisti climatici che mentre annegano facendo glu glu gludicono che non è vero che piove più di prima; gli avvistatori delle scie chimiche, che a noi stupidi sembrano ordinarie scoregge di aeroplano e loro invece sanno che è la strategia del Potere per ucciderci tutti quanti; gli ayatollah che affidano alla copertura dei capelli femminili la salvezza del mondo, misurando con il centimetro quanto capello si vede, e quanto velo; beh, che cosa ci manca per concludere che l’uomo non è recuperabile alla ragione, non più del coniglio, comunque?
Voglio solo aggiungere che vedendoli assieme, Trump e il coniglio, mi è sembrato molto più autorevole il secondo.
martedì 22 aprile 2025
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