Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 8 aprile 2025
Sontuosamente
Il razzismo dei riarmisti contro la piazza 5stele
DI DANIELA RANIERI
La distanza igienica mantenuta dai giornali padronali fino a un secondo prima dell’inizio della manifestazione di sabato convocata (e interamente pagata) dal M5S di Conte non è bastata. L’orribile popolo che ancora pensa di contare qualcosa si è presentato in massa al corteo per dire no all’ipotesi della terza guerra mondiale, che tanto ha ringalluzzito il blocco borghese italiano negli ultimi tre anni, e sì all’uso dei miliardi per la Sanità e lo Stato sociale. Che volgarità.
Fino a poco prima della diretta, la home page di Repubblica.it ospitava notizie sulla sciatrice infortunata, i femminicidi, i dazi, ma niente sulla manifestazione: forse perché giusto 20 giorni prima aveva organizzato a sua volta una manifestazione, però per “sostenere l’Europa”, cioè in definitiva per appoggiare il riarmo deciso dalla ex ministra della Difesa tedesca e disgraziatamente presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen (Michele Serra, ideatore della manifestazione, ha dovuto precisare in articoli successivi che la piazza era per un’Europa di pace: vallo a spiegare ai fanatici russofobi, atlantisti-dem e riarmisti che si sono precipitati ad aderire), titolando i vari speciali con sobria enfasi: “L’onda blu dei 50 mila”. E se quella era un’onda, una piazza col doppio delle persone è un maremoto, quindi meglio far finta di niente.
Un riferimento alla piazza di Conte, invero, c’era, anche durante il corteo: una newsletter, evidentemente poco letta, che invitava a disertare la manifestazione perché frequentata da gente poco raccomandabile e fondamentalmente putiniana. Il giorno stesso Stefano Folli su Rep avvertiva: la Lega è “il secondo partito più esplicito nella sua simpatia verso Putin: il primo, come è noto, è il M5S che oggi scende in piazza”. Va da sé coloro che hanno risposto all’invito di Conte intervenendo sul palco (o in collegamento) tifano perché Putin ci invada: Barbara Spinelli, Alex Zanotelli, Tomaso Montanari, Alessandro Barbero (il quale ha segnalato le analogie tra i sonnambuli del 1914 e quelli di oggi): tutti portavoce del Cremlino.
Sono 3 anni che ci imbottiscono di propaganda bellica, sponsorizzando deliranti no fly zone, favoleggiando su missili russi (in realtà ucraini) caduti in Polonia e su gasdotti russi sabotati dai russi (in realtà dall’intelligence ucraina con l’aiuto della Cia) e assimilando i nazisti ucraini dell’Azov ai nostri partigiani. Ma stavolta i media mainstream non sono riusciti a nascondere il ribrezzo antropologico che nutrono non solo per le ragioni del popolo che hanno cercato invano di intortare, ma per il popolo tout court. Rep.it ha ossessivamente riproposto il basilare video “C’è pure Rita De Crescenzo, la tiktoker del caso Roccaraso”. Trattasi della signora napoletana che aveva richiamato sulla montagna abruzzese una torma di follower con pranzo al sacco e abiti non griffati. Praticamente l’Anticristo per il giornale degli ex progressisti, che al fenomeno della influencer (che peraltro riesce a mobilitare più persone di tutto il vippume messo insieme da Repubblica) ha dedicato paginoni pseudo-sociologici tra la presa in giro e il trattato lombrosiano. Come resistere alla tentazione di usare una tiktoker poco scolarizzata per screditare la piazza stessa?
Pareva quasi che Conte l’avesse invitata a parlare sul palco, o che la gente l’avesse portata in piazza lei come l’ha portata a Roccaraso. Si può essere più in malafede di così? Hai voglia. Il Corriere di ieri, oltre a un livido pezzo di Roncone (“‘Ma quella non è la Taverna?’. Sì, è lei”; non è stata sufficientemente bastonata a suo tempo in quanto borgatara), ospita la notizia che la tiktoker vuole fare la ministra del Turismo, come se la Santanchè fosse meglio di Rita De Crescenzo, peraltro; inoltre dà conto della presenza fondamentale in piazza di “Simone Ruzzi, alias Cicalone, 51 anni, ex pugile. Il suo canale YouTube, Scuola di botte, conta oltre 800 mila iscritti”. Ergo, se non ti piacciono i cingolati, ti piace Cicalone. Tra i manifestanti contro il riarmo, sabato, c’era anche il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, ma i due giornali borghesi preferiscono bucare la notizia che rinunciare al loro razzismo classista (e poi Rep aveva Roberto Vecchioni, vuoi mettere). L’unica presenza decente, assente Calenda che avrebbe alzato un po’ l’Isee medio, era la delegazione del Pd, presente in entrambe le piazze; a conferma dell’ambiguità paracula del Pd, che in Europa vota No all’emendamento a favore del riarmo da 800 miliardi disposto dalla von der Leyen e Sì al voto finale sulla “Relazione annuale sulla politica di Sicurezza e Difesa”; come dire, con le debite proporzioni: sono contrario allo sterminio degli ebrei progettato da Hitler, ma condivido appieno il Mein Kampf. Comprensibile che i media borghesi oscurino il fallimento del Pd e il successo di Conte nel rappresentare il popolo pacifista. Tre giorni prima, il 2 aprile, Gentiloni incontrava l’ambasciatore di Israele.
Diatriba
L’Appello del Venerdì
DI MARCO TRAVAGLIO
Dodici iorni fa, a Otto e mezzo, ho discusso con Massimo Giannini del famoso “diritto internazionale” regnante in Occidente fino a Trump. Ora, fuori tempo massimo, Giannini prova a ricordarmi sul Venerdì di Rep “qualche verità” e a “fissare i punti fermi”. Purtroppo, invano.
1.
“Il famoso negoziato di pace di aprile 2022 non saltò perché Usa, Ue e Johnson vietarono a Zelensky di firmarlo… L’Ucraina si ritirò dal tavolo dopo i massacri di Bucha e l’annessione russa con referendum-farsa di Lugansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson”. Balle. Le denunce su Bucha iniziano il 3 aprile, ma Zelensky dice che il negoziato prosegue e i suoi delegati rivedono i russi a Istanbul per altri 12 giorni. Poi il 15 aprile se ne vanno. I referendum e le annessioni dei quattro oblast ucraini arrivano 5 mesi dopo: a fine settembre. Il perché lo spiega il capo-delegazione ucraino David Arakhamia alla tv zelenskiana 1+1: “I russi erano pronti a porre fine alla guerra se avessimo accettato la neutralità: avremmo dovuto promettere di non aderire alla Nato. Questo era il loro punto chiave”. Ma il 9 aprile “Johnson venne a Kiev e disse che non dovevamo firmare nulla coi russi, ma solo combattere e basta”.
2.
“È vero, i bombardamenti nell’ex Jugoslavia non ottennero il via libera dall’Onu, ma solo perché in Consiglio di sicurezza misero il veto Russia e Cina”. Quindi, siccome Russia e Cina sono membri permanenti del Cds, il loro voto vale solo quando dicono Sì. E il diritto internazionale lo decide Giannini: se le guerre le fa la Nato (con o senza Onu) vanno bene, se le fanno gli altri no.
3.
“La missione Afghanistan ebbe almeno la copertura Nato”. Quindi la Nato fa le veci dell’Onu. Come dire che le invasioni sovietiche dell’Ungheria e della Cecoslovacchia ebbero almeno la copertura del Patto di Varsavia.
4.
“Nulla di ‘illegale’ nelle vicende di Kosovo e Libia”. Se la Nato sostituisce l’Onu, vale tutto (per la Nato). Ma purtroppo il diritto internazionale lo sancisce l’Onu. Nel 1999, dopo i 78 giorni di bombardamenti Nato su Belgrado e la contro-pulizia etnica kosovara su 300 mila serbi e rom, la pace di Kumanovo, ratificata dalla risoluzione Onu n. 1244, riconosce la sovranità serba sul Kosovo. Che però nel 2008 si proclama indipendente e l’Occidente lo riconosce in spregio al trattato e alla risoluzione Onu. Quanto all’attacco Nato alla Libia nel 2011, giustificato dalle solite fake news Usa su fosse comuni e 30 mila vittime dei gheddafiani, la risoluzione Onu n. 1970 autorizza “tutte le misure necessarie per proteggere civili e aree a popolazione civile”: non certo quei bombardamenti su civili, centri abitati, tv e scuole (una per disabili).
Massimo, dài retta, era meglio fare come a Otto e mezzo: tacere.
L'Amaca
La motosega nell’anima
di MICHELE SERRA
Il vicepresidente del consiglio di un paese membro dell’Unione Europea che invoca “la motosega di Milei” contro la stessa Unione, e si schiera con i nemici dell’Europa, Putin e Trump, in termini etici, e forse anche in termini tecnici, è un sabotatore, se non un traditore. Intelligenza con il nemico è l’accusa che gli spetterebbe nei Paesi che ammira, qualora osasse fiancheggiare questa o quella potenza straniera.
Ma il Salvini, qui in Europa, non corre alcun rischio. E lo sa. E per questo pensa e parla come un bullo. Fa parte di quella libera schiera di odiatori dell’Unione che, in virtù delle regole della democrazia, può perfino farsi eleggere al Parlamento Europeo, nel quale non pochi dei deputati sono dichiaratamente ostili non solo alle politiche dell’Unione, ma proprio ai suoi fondamenti. È il concetto di Europa in sé che detestano, perché osta con il concetto di Nazione che è il loro unico dogma (e ti credo che Meloni strilla in Parlamento: la mia Europa non è quella di Ventotene).
Il problema della democrazia è che la tolleranza è al tempo stesso la sua ragione di vita e il suo rischio di morte. Si contempla il caso (vedi Trump) di elezione democratica di chi intende uccidere la democrazia. La democrazia americana, oggi, è Socrate che beve la cicuta. E i Salvini, tal quali i fascisti quando tornarono in Parlamento per la generosità congenita di quella democrazia che odiavano, appartiene alla schiera dei sicari dell’Europa che l’Europa, in quanto democratica, rispetta tanto quanto gli europeisti. La motosega Salvini ce l’ha nell’anima, l’Europa non la userebbe neppure contro i suoi assassini.
lunedì 7 aprile 2025
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