martedì 24 dicembre 2024

Natangelo

 



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Pandori e dintorni

 

Ferragni-Pandoro: la legge è più uguale per chi paga
SI VA VERSO L’ACCORDO COL CODACONS - Truffa aggravata. Parte offesa è l’associazione consumatori: se ritira la querela, il reato non è perseguibile d’ufficio (grazie alla Cartabia)
DI SELVAGGIA LUCARELLI
La giustizia è uguale per tutti quelli che non possono pagare. Per gli altri, l’opportunità di aggiustare qualche magagna col denaro è spesso a portata di mano.
Non si sa ancora se questa sarà la grande opportunità di Chiara Ferragni, visto che le indagini a suo carico per il caso Pandoro si sono chiuse a ottobre e non è dato sapere cosa ne sarà di lei da un punto di vista legale, ma l’ipotesi che potrebbe vedere Ferragni ‘saldare il conto’ e la procura richiedere un’archiviazione sembra concreta. Come ho scritto più volte, non mi stupirebbe, soprattutto perché i precedenti non mancano.
Tra il 2021 e il 2022, per esempio, mi sono occupata del caso che riguardava Paolo Palumbo, il ragazzo sardo malato di Sla, e di suo padre Marco. La storia di Paolo, amplificata dalla sua partecipazione come ospite all’edizione 2020 del festival di Sanremo, è quella di un giovanissimo malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica e di un padre che apre una raccolta fondi per poter pagare al figlio le costose cure sperimentali di un luminare israeliano, il cui prezzo stimato è di quasi 1 milione di euro.
Marco Palumbo di euro ne raccoglie quasi 150.000 fregando pure vip e squadre di calcio, ma poi da più parti (principalmente grazie alla mia inchiesta e ai sospetti del neurologo che aveva in carico il figlio) cominciano a emergere discrepanze nel racconto. Si scopre alla fine che il luminare israeliano non esiste, ma che è un alter ego del padre di Paolo, e che pertanto la raccolta fondi non serve a ciò per cui era nata. Tre donatori denunciano e Marco Palumbo finisce a processo con due capi d’imputazione: sostituzione di persona (per aver finto di essere il medico israeliano Dimitrios Karoussis) e truffa continuata (per la raccolta fondi).
La sostituzione di persona è un reato che procede d’ufficio, senza bisogno di querela, e infatti per questo capo d’imputazione Marco Palumbo patteggia nel 2023, in primo grado, una condanna di otto mesi (convertiti poi in 7.000 euro). La truffa continuata, invece, può decadere se le parti offese ritirano la denuncia. E quindi avendo Palumbo risarcito i tre querelanti con una somma di denaro superiore a quella donata, il reato si è estinto. Il che non significa che non avesse truffato centinaia di generosi donatori, ma semplicemente che nessuno di questi desiderava più andare a processo.
E qui torniamo a Ferragni. Il suo caso è diverso, ma non troppo. Nei confronti dell’influencer la procura ha indagato per truffa aggravata, un reato che in caso di remissione della querela della parte offesa non è procedibile d’ufficio (grazie alla riforma Cartabia). E siccome la parte offesa è solo e soltanto il Codacons, la più ‘famosa’ associazione di tutela dei consumatori italiana, la palla è nelle sue mani. Tant’è che come riportano diverse testate tra cui Rai News (e in realtà si vocifera da un po’ di tempo), tra Ferragni e Codacons sarebbe in corso una trattativa che potrebbe portare, in cambio di una grossa cifra a titolo di risarcimento dei consumatori che il Codacons ‘rappresenta’, al ritiro delle querele. Una strategia do ut des: il Codacons riceve molti soldi (Ferragni ha versato 1 milione di euro all’Antitrust, 1 milione all’ospedale Regina Margherita per il pandoro e più o meno altrettanti all’associazione ‘Bambini delle Fate’ per le uova di Pasqua), e Ferragni vede scomparire la parte offesa dall’indagine a suo carico.
La palla passerebbe dunque alla Procura di Milano, che a quel punto prenderebbe atto della ‘disponibilità’ dell’indagato a transare con la benedizione della parte offesa e archivierebbe.
Quest’ultima ipotesi non cancellerebbe nulla della condotta di Ferragni, la cui scorrettezza nei confronti dei consumatori è stata sancita dalla multa dell’Antitrust per il pandoro e dall’accordo economico raggiunto per le uova di Pasqua, ma le risparmierebbe un lungo processo con l’inevitabile incognita del suo esito. In più, gioverebbe enormemente allo storytelling, specie con un’opinione pubblica ancora così accanita, con l’influencer che potrebbe dire: ‘Avete visto? Hanno archiviato, non avevo fatto niente!’.
A quel punto, tutta la stampa che per anni l’ha portata in palmo di mano (figuriamoci ora che potrebbe allargare la famiglia con un Tronchetti Provera) sarà pronta a stenderle di nuovo tappeti rossi, lavati a secco per l’occasione.

Un uomo alcolico

 

Il ministro incompetente
di Marco Travaglio
Passi per Salvini, che s’intende di giustizia come di trasporti. Per Tajani, che ha studiato diritto penale all’Università di Arcore. Per la Meloni, che entrò giovanissima in politica in onore di Borsellino per poi rifilarci Nordio. Per il 99% dei media, che non distinguono un tribunale da un paracarro. Ma Nordio è stato pm per 40 anni e qualcosa della materia dovrebbe ricordare. Prendete questa sua frase sul processo Open Arms a Salvini: “Era fondato sul nulla, non sarebbe nemmeno dovuto iniziare: e comunque avrebbe dovuto coinvolgere anche Conte”. Cioè: dovevano processare due imputati sul nulla anziché uno. Naturalmente il processo era fondato su precise notizie di reato a carico di Salvini (non di Conte, che se ne dissociò in tempo reale), validate non solo dal Tribunale dei ministri e dai pm di Palermo, ma anche dal Senato che li autorizzò a procedere e dal Gup che dispose il giudizio. Il fatto che un tribunale o una corte d’appello o la Cassazione assolva non vuol dire che l’indagine e il processo non si dovessero fare: quelli servono appunto a stabilire se un reato sia stato commesso e da chi. Se no le sentenze le scriverebbe direttamente il pm. Più sono i gradi di giudizio (l’Italia ha il record mondiale), più aumentano le possibilità di valutazioni difformi. E non è detto il giudice smentito dal successivo abbia sbagliato: per convenzione “vince” chi sentenzia per ultimo, ma può benissimo darsi che avesse ragione il penultimo o il terz’ultimo. Ora Nordio vuol risarcire gli assolti e punire i pm che li hanno indagati, come se ogni assoluzione marchiasse di errore l’indagine o la sentenza precedente. Scambia la fisiologia per patologia: il livello probatorio che la legge richiede per indagare, arrestare, rinviare a giudizio è molto inferiore a quello necessario per condannare. Un indiziato può essere giustamente indagato, arrestato e rinviato a giudizio e poi giustamente assolto senza che nessuno abbia sbagliato nulla.
Ora tutti giocano sul termine “errore giudiziario”, che è la condanna di un innocente o l’assoluzione di un colpevole con una sentenza che stravolge (dolosamente o colposamente o involontariamente) il fatto storico per i più svariati motivi: prove inquinate, testimonianze false o inquinate, documenti taroccati, confessioni mendaci, scambi di persona, intercettazioni fraintese o mal trascritte, errori del giudice nel valutare le prove o del pm e delle forze dell’ordine nell’indagare (in buona fede, o per ignoranza, o per corruzione). Fortuna per Nordio che, quando faceva il pm e non ne azzeccava una, il ministro della Giustizia non fosse Nordio. Altrimenti si sarebbe punito da solo. E oggi, anziché fare altri danni al ministero, starebbe in qualche altro luogo meno confortevole.

L'Amaca

 

Il vero Soros è Elon Musk
di Michele Serra
Dopo lunghi anni nei quali ci hanno spiegato che il miliardario Soros tramava nell’ombra e spendeva un sacco di soldi per la “sostituzione etnica” (non si capiva bene come e perché; ma così dicevano), ecco finalmente un miliardario che non trama un bel nulla: finanzia alla luce del sole, e in grande allegria, i movimenti fascisti di mezzo mondo.
È Elon Musk. Ha anche comperato migliaia di voti di povera gente alle recenti elezioni americane, attraverso una lotteria farlocca, un po’ come Achille Lauro (non il rapper, l’armatore) quando regalava alla plebe napoletana una sola scarpa, garantendo la seconda scarpa solo a elezione avvenuta. A me sembra il classico nemico pubblico, uno che rovescia il tavolo dello scontro politico versandoci sopra una montagna di miliardi: un corruttore della Polis. E avendo, da singola persona, il bilancio di uno Stato, presto vorrà trattare direttamente con gli Stati (magari batterà moneta in proprio e avrà bandiera, inno e un Parlamento personale formato da una schiera di suoi dipendenti, che approveranno per acclamazione la conquista di Marte e la fondazione dell’Impero Galattico).
Musk è precisamente il contrario della democrazia. È la demagogia dal punto di vista comunicativo; l’autocrazia dal punto di vista pragmatico. La quintessenza della nuova destra populista: una distribuzione di potere, e di ricchezza, da ancien régime, e una facciata da convention tutta baci e abbracci, in maglietta e sneakers. Logico che la destra lo adori. Non è solo il loro finanziatore, è anche il loro leader più rappresentativo e coerente.

lunedì 23 dicembre 2024

Del ventiquattro


Sollazzo e facezie, elongazioni spirituali 
finemente affiorano nel caos di palle lucenti. 
Ricordi stantii fluttuano nella pochezza mnemonica.

Portare noia spingendo i suoi afflati negli affluenti ove stagna la ragione, è far festa?

Dove sono gli angeli sfioriti in quest’ecatombe, nella fredda aria tra cime di cipressi eretti e circondanti quel potere di regnare che scorre vorace?

Frenesie e sciocchezze attorno ai dirupi irti nel nulla, ove prega la madre i suoi figli evaporati.

Nulla può essere dipinto, pure la Grotta. Tutto è avvolto dallo strano sentir rigurgito. 

Ruota tutto inutilmente tra dedali di cocciutaggine, il cielo è restio a stellare luce, la notte che abbaglia non abbacina, quando bimbi muoiono in sì tanto dispregio, sarebbe inutile.