sabato 31 agosto 2024

Fuori di testa

 

Il mondo al contrario
di Marco Travaglio
Dài, dite la verità: lo sognavate un mondo dove hanno ragione contemporaneamente Trump, Orbán e Salvini? Bene, anzi male: questo passa il convento.
Ogni sincero democratico attende che in America qualche vero progressista, magari la Harris, pronunci questa normale, anzi banale frase: “Siamo più vicini a una guerra mondiale di quanto non lo siamo mai stati negli ultimi cinquant’anni”. Invece l’ha pronunciata Trump, e non potrebbe essere altrimenti: la vice di Biden fa parte della banda della Casa Bianca che da anni soffia sul fuoco della guerra mondiale.
Ogni sincero democratico attende che in Europa qualche vero progressista metta a posto Ursula von Sturmtruppen, Borrell e gli altri euro-squilibrati che ci stanno trascinando in guerra con la Russia e vogliono autorizzare Kiev a invaderla e a bombardarla con le nostre armi, perché non riescono a dire la verità a un ex comico che fino a sei anni fa tentava di far ridere fingendo di suonare il pianoforte col pisello: qualcuno che dia dello “sconsiderato furioso” a Borrell, denunci “la politica bellicista sbagliata, irresponsabile e pericolosa dell’élite occidentale che sta distruggendo l’Europa”, accusi Ursula di dire “sciocchezze” e auguri a lei e ai suoi compari di “scendere dal cavallo di battaglia o cadere giù”. Invece l’hanno fatto il ministro degli Esteri e il portavoce di Orbán.
Ogni sincero democratico attende che in Italia qualche vero progressista, per esempio Elly Schlein (Conte e Fratoianni lo fanno da un pezzo), dica a chiare lettere che il nostro Paese “appoggia Kiev, ma è contrario a ogni ipotesi di interventi militari fuori dai confini ucraini”. Purtroppo l’ha detto Salvini, costretto oltretutto a rimangiarselo dagli altri partner di governo che, da Crosetto di FdI a Tajani di FI, sono sulla stessa linea, ma temono rappresaglie su Fitto dagli euro-estorsori di Bruxelles. E il Pd? Mentre Tajani diceva una delle prime cose sensate della sua vita (“Le nostre armi vanno usate in territorio ucraino, l’Italia non è in guerra con la Russia”), il senatore dem Alberto Losacco lo accusava di “isolare l’Italia in Europa e spingerla tra le braccia di Orbán”. E l’esagitata Pina Picierno, incredibilmente vicepresidente del Parlamento europeo, accusava il ministro degli Esteri di “porre il Paese su un pericoloso crinale antieuropeo”: il tutto perché Tajani aveva osato ricordare che l’Italia ha una Costituzione che ripudia la guerra. Quindi i pidini, mentre si mettono in mostra raccogliendo le firme per la “Costituzione più bella del mondo” contro il premierato e l’autonomia, pensano che l’articolo 11 l’abbia scritto Orbán e che l’Europa sia nata per fomentare le guerre, non per abolirle. Ci vorrebbe Totò: poi dice che uno si butta a destra.

venerdì 30 agosto 2024

Ero lì!




Poche ore…



A poche ore dalla chiusura del mercato estivo, il team tecnico del Milan, qui in foto, dopo aver venduto Kalulu ai rivali, preso in prestito secco Abraham (con diritto di riscatto sarebbe stato da normodotati) cedendo il volonteroso Salamella - che ci mancherà - ha perso la volata per Manu Kone - a causa del ritardo della distribuzione delle pastiglie - con la Roma, pare dall’immagine che stia decidendo su operazioni dell’ultima ora, improvvisate come tutte le altre, per rispettare le rigide regole del progetto Ibra-Cardinale: “Semper Semper ad minchiam!”

Corso meditativo




Smania




Freddura




Elly Elly!

 

Vuoto sincronizzato
di Marco Travaglio
Siccome Elly Schlein, per imperscrutabili motivi che solo uno psicanalista bravo potrebbe scovare, ha deciso di imbarcare Renzi e di regalargli la scena agostana sparendo dai radar per tutta l’“estate militante”, i pidini si sono subito allineati: chi con entusiasmo (i tanti renziani rimasti a far la guardia al bidone), chi con la faccetta rassegnata (tutti gli altri). Li aspettiamo tutti al varco quando lo scorpione pungerà la schiena dell’ennesima rana che se l’è accollato: faranno come sempre, fischietteranno, perché ammettere di essersi fatti fregare da uno che ha già fregato tutti è più umiliante che confessare di aver creduto a Wanna Marchi e al Mago do Nascimento. La frase più in voga è che “il problema non è Renzi, sono i temi”. Giusto. Infatti sarebbe interessante sapere su quali temi il Pd pensi di governare con l’uomo, o meglio l’ometto, che abolì l’articolo 18 e fece il Jobs Act, la Buona Scuola, la schiforma costituzionale, due leggi elettorali incostituzionali (Italicum e Rosatellum) e il salva-frodatori fiscali, è il juke-box di Bin Salman e altri nobiluomini, vota le porcate melusconiane sulla giustizia con bavagli incorporati, governa in giunte di centrodestra, ha raccolto firme (le sue e quelle dei familiari) per abolire il Reddito di cittadinanza prima che lo abolisse col suo voto la destra, si oppone al salario minimo, strilla contro il Superbonus fingendo di non averlo votato, approva la commissione Covid per criminalizzare le politiche di Conte e Speranza fingendo di non averle votate, inventa complotti mediatico-giudiziari al cui confronto quelli di Sallusti sono roba seria, bersaglia i giornalisti critici con raffiche di cause civili che fanno impallidire quelle destronze e ha augurato la morte a tutti i partiti con cui è ansioso di allearsi. Si dirà: pur di mantenere il seggio e l’immunità, è disposto a rottamare tutto ciò che ha fatto, detto e pensato. Chi non crede in nulla può dire tutto e il suo contrario.
Ma la vera domanda è: in che cosa crede oggi il Pd? Se davvero, come si dice in giro, è il “più grande partito della sinistra europea”, possibile che in 10 mesi di mattanza a Gaza e ora pure in Cisgiordania non abbia ancora detto una parola chiara sui crimini di guerra di Israele e sul modo più efficace di sanzionarli, frenarli, o almeno dissociarsene (sanzioni, ritiro dell’ambasciatore, riconoscimento della Palestina, qualcosa)? Possibile che, dopo due anni e mezzo di guerra fra Russia e Ucraina, non pronunci mai la parola “pace” unita a qualche proposta credibile che non sia la guerra e a qualche voto coerente in Italia e in Ue? Ovvio che poi, in questo vuoto pneumatico, il ritorno o meno di Renzi si riduca a una questione di nomi anziché di idee: perché le idee non esistono, o, se esistono, le hanno nascoste benissimo.