domenica 19 maggio 2024

L'Amaca

 

Laggiù nel Far East
DI MICHELE SERRA
Chissà che cosa ha nella testa l’operaio polesano Mantoan, fascista e segatore di autovelox, acciuffato proprio grazie alla tecnologia che voleva abbattere con il flessibile — una forma di neo luddismo che nello stesso gesto unisce la fine della macchina e la fine della legge.
Ammiratore di Hitler e ovviamente No Vax, è parente stretto di quelli che in America assaltano il Campidoglio e nell’Est Europa si arruolano volontari di qua o di là pur di sfogare l’umor nero che li soffoca da dentro.
Sono, questi omoni furiosi e impotenti, nel mezzo di un disastro sociale del quale ci appaiono insieme gli artefici e le vittime. Violenti e pericolosi, al tempo stesso in pericolo. Il mio amico Carlo Mazzacurati, se fosse ancora qui, ci farebbe un film, uno di quei suoi bei film umani e mai giudicanti, tutti ambientati nel Far East. Veneto fino al midollo, Carlo era affascinato da quella che chiamava «la pazzia veneta», se ne sentiva al tempo stesso spaventato e partecipe, a volte perfino intenerito.
Mantoan non gli sarebbe sfuggito, avrebbe affidato la parte a Battiston, il segatore di autovelox si sarebbe aggiunto alla sua lunga teoria di picari fuori di testa, di poveracci illusi, di sognatori alla deriva.
Ben al di là del racconto — il film, il libro — mi chiedo che cosa si possa fare per fermare lo scollamento sociale e probabilmente anche psichico dei segatori di autovelox, per soccorrerli soccorrendo anche noi stessi. La politica li dà per persi, a parte partiti e partitelli nazisti che prosperano come case di ricovero dei Mantoan di tutta Europa. E anche la ragione li dà per persi, la povera Dea Ragione che avrebbe dovuto illuminare la strada d’Europa, e per segarla basta un flessibile.

Liga

 


"Mezz'ora e ancora non ha cambiato accordo"

Gasparrrrri

 

Chiedi a Gasparri, l’ultimo esperto di intelligenza (e di marciapiedi)
DI DANIELA RANIERI
Tra tanti esordienti, è bello ogni tanto tornare ai classici. Maurizio Gasparri, mente brillante del centrodestra, ha parlato di Intelligenza artificiale al Festival del lavoro a Firenze: “Sull’AI il governo sta predisponendo provvedimenti, misure… Bisogna che tutte le istituzioni ne prendano consapevolezza, ne esaltino le potenzialità positive ed evitino le conseguenze negative”.
Impossibile non chiedersi cosa c’entri Gasparri con l’intelligenza, ancorché artificiale; avrà letto il monito del Future of Life Institute sul “rischio esistenziale” dell’AI? Comunque, se nei Paesi non sottosviluppati a ragionare di AI ci sono fior di ingegneri, linguisti, filosofi e neuroscienziati, da noi c’è Gasparri. È nota la sua opus maximum, la legge omonima che regalò la tv pubblica a Berlusconi (poi peggiorata da Renzi); ma ricordiamo i titoli scientifici che fanno di Gasparri un esperto di nuove tecnologie. Su Twitter, a una utente che gli rinfacciava d’esser stato per anni il lecchino di un delinquente, il senatore della Repubblica rispose: “Finito sul marciapiede per oggi?”. È un topos dei social: alle donne Gasparri dà delle prostitute, agli uomini dei figli di mignotta: “Vai a riprendere mamma sul marciapiede”, “mamma tua ha lavorato tutta la notte in strada a 70 anni”, etc. (e sì che di un utilizzatore finale di prostitute era devoto). La carriera di troll gli ha evidentemente guadagnato una fama da esperto di algoritmi, nonché delle loro implicazioni etiche. (Una volta su Twitter gli han fatto credere che Jim Morrison fosse un rapinatore serbo in libertà, e lui: “Una vergogna”).
L’ossessione di Gasparri per il marciapiede si capisce: è noto il gossip, smentito dal Giornale, legato a un episodio stradale occorsogli una sera del 1996, quando, invitato al Circolo del Polo, si perse con la sua auto “nella zona sportiva dell’Acqua Acetosa che… la sera pullulava di donne e/o uomini in vendita con perizoma e calze a rete”, cioè di trans. Una pattuglia dei carabinieri lo fece accostare sul marciapiede, dove Gasparri ebbe modo di chiarire l’imbarazzante equivoco; da qui forse l’ossessione per il marciapiede, un trauma evidentemente mai metabolizzato. “Ahò, ma lo sapete? M’hanno fermato i carabinieri qua vicino”, avrebbe detto ai commensali, “pensa se passava qualcuno e me vedeva, poteva pensà che annavo coi trans!” (pensate a un chatbot che parla come Gasparri). Naturaliter, ora discetta di AI, tema fondamentale per l’umanità, invocando le misure del governo (che verranno prese da personalità del calibro di Lollobrigida, Santanché, Urso, Valditara…). Più che un monito, un grande sponsor per sostituire i politici con l’intelligenza artificiale: sempre meglio di niente.

Chiaro, chiarissimo!

 

Elly detta Silvio
di Marco Travaglio
Parlare di rispetto delle regole in un Paese dove la premier accoglie all’aeroporto un assassino condannato all’ergastolo come un eroe non è solo assurdo: è anche inutile. Ma adoriamo le missioni impossibili. E ancor più i paradossi. Tipo quello del Pd che, dopo aver voluto nel 2000 la legge sulla par condicio per garantire parità di accesso in tv a chi si candida alle elezioni, ora vuole “riformarla” perché l’Agcom che ne sanziona le violazioni ha impedito a Meloni&Schlein di violarla. O tipo quello della Schlein che tuona un giorno sì e l’altro pure contro TeleMeloni (la Rai spartita tuttora fifty fifty fra destre e Pd), organizza sit-in indignati e poi si apparecchia un tête-à-tête con la Meloni a Porta a Porta, cuore di TeleMeloni. Ma i paradossi sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Infatti – informa il Messaggero– il “quartier generale del Nazareno” ha pronta un’altra “mossa per aggirare la scure della par condicio (sic, ndr) e provare a salvare in extremis il duello Meloni-Schlein. Come? Spostando l’arena dalla tv a un territorio neutro, immune dai paletti dell’Agcom e dai veti dei leader esclusi: le pagine Instagram e Facebook delle due comandanti in capo”, dette anche “le due timoniere”, per un bel “duello 3.0” (cioè un gioco delle tre carte). Ma, paradosso nel paradosso, a rifiutare quel trucchetto da magliari è proprio la Meloni, cioè l’erede del berlusconismo che s’è sempre opposto alla par condicio.
Non potendola aggirare con la truffa telematica, non resta che cambiare la legge. Lo dice a Repubblica Stefano Graziano, deputato dem in Vigilanza: “Serve un lavoro di aggiornamento della par condicio, una manutenzione per rendere le regole più smart”. Quali regole smart? “Un po’ meno veti e un po’ più servizi per i cittadini”. Quali servizi per i cittadini? “Il dibattito fra la presidente del Consiglio e la leader del principale partito di opposizione”. Cioè un servizietto per far credere ai gonzi che le elezioni non siano una corsa fra tante liste alla pari in cui vince chi decidono gli elettori, ma una partita a due tra FdI e Pd (almeno finché il Pd sarà secondo nei sondaggi). Lo spiega la stessa Repubblica (che, altro spassosissimo paradosso, è spalmata da giorni sulla linea Vespa), testuale: non si può “consentire al capo di un movimento del 3% di impedire a chi guida i primi due partiti di confrontarsi in diretta”. Par di sentire B. che nel 2013 tuonò scandalizzato: “Con la par condicio in tv i piccoli partiti avranno lo stesso spazio di quelli grandi!”. C’è voluto del tempo, ma ora ci è arrivato anche il Pd. Quindi chi nei sondaggi ha il 3% (come FdI sei anni fa) non potrà mai salire, perché la riforma smart voluta dai due primi partiti daranno visibilità soltanto a loro. A Giorgia detta Giorgia e a Elly detta Silvio.

Belin Slash!



Belin “Stormy Monday” assieme a Beth Hart è tanta, tantissima roba Slash! E “Awful Dream” con nientepopodimeno Iggy Pop? Questo nuovo lavoro di Slash “Orgy of the Damned”, tutto in duetto con altri grandi, è conferma essenziale di speranza, di coinvolgimento giovanile, di addio a rumori e rumoristi. Auscultare la chitarra di Slash è fragranza per coclea e anima! Blues e Rock! Che altro occorre?

Fortunatamente

 


Di primo acchito mi verrebbe da dire: “ma che caxxo sta dicendo questo imbelle?”
Poi soffermandomi ulteriormente ed approfonditamente sulle parole - quel “fortunatamente” è da cineteca - esterno a pieni polmoni: “ma che caxxo sta dicendo questo imbelle?”

Tanto per capire