venerdì 17 maggio 2024

Mi scompiscio

 


Questo Cozzani...

 

Affari e amicizie pericolose Cozzani, il “cavallo di Troia” che inguaia il governatore
DI GIUSEPPE FILETTO
GENOVA — Sembra di vederlo, Matteo Cozzani, che a 39 anni, da capo di gabinetto del governatore ligure, sobbalza sulla sedia e dice a Giovanni Toti: «O mio Dio i riesini no... quelli mi squartano!», riferendosi a una delle comunità siciliane più presenti a Genova (e che per i pm ha contatti con la criminalità organizzata) alla quale il presidente della Regione nel 2022 vuole chiedere un aiuto per il bis di Marco Bucci, sindaco di Genova. Perché già nelle Regionali 2020 dal quartiere operaio di Certosa erano arrivati 500 voti per i tre candidati della lista Toti. In cambio di posti di lavoro.
Sono i giorni in cui Regione e Comune di Portovenere promuovono la trasformazione della Palmaria nella Capri della Liguria — progetto spinto da una delibera di giunta scritta un anno prima dall’allora sindaco Cozzani — per l’isola patrimonio Unesco dal ‘97. In questa impresa Matteo coinvolge il fratello Filippo, oggi indagato. Quell’idea di Toti e Cozzani è l’origine del loro rovinoso destino. La Procura spezzina apre l’inchiesta “madre” e la Finanza intercetta il voto di scambio in Regione. Il filone è trasmesso a Genova e si scopre il verminaio.
Quella promessa di voti in cambio di posti di lavoro però non era stata mantenuta. D’altra parte Cozzani ad Ilaria Cavo (attuale deputata) che diserta la cena elettorale di Toti, diceva: «Ma vieni con Giovanni, dài i santini... È come la mortadella, poca spesa tanta resa. Dopo il voto, blocchi i numeri e arrivederci». E sì, i riesini sono di parola, ma nelle intercettazioni non tollerano i «quaquaraquà ». Tant’è che un mese dopo le elezioni, Italo Testa confida al gemello Arturo: «Vado a Genova, a quello due parole gliele voglio dire, e poi lo faccio anche cagare... Gli faccio vedere io... Dico, ma cu minchia hai a chi fari ?». Quello lì è Cozzani.
Eppure, il braccio destro di Toti finito ai domiciliari, al governatore aveva detto: «Stai lontano da quelli lì, ti mandano in galera». Invece, Toti ai domiciliari lo ha mandato proprio lui e ora in Regione lo chiamano “Cavallo di Troia”. Perché il maremoto che ha travolto la Liguria arriva dall’apertura della prima indagine nella città dell’Arsenale. Cozzani è nato lì, anche se la famiglia è originaria di Riccò del Golfo, sulle alture delle Cinque Terre. Lì fa elementari e medie, ricorda il sindaco Loris Figoli (FI): «Ma io che lo conosco, nelle intercettazioni vedo più vulgata che efficacia. Non l’uomo spietato».
A Spezia, il papà fa fortuna con i lavori stradali. Matteo studia allo scientifico, poi entra nell’azienda di famiglia col fratello Filippo. Ed anche in Forza Italia. Ma il sindaco Figoli precisa che «i Cozzani da sempre hanno avuto un approccio con la politica». Anche per affari. Matteo conosce Toti, entra nel suo cerchio magico. Ambizioso, ottiene la candidatura nel 2013 a sindaco di Portovenere; alle Regionali 2020 è coordinatore della lista del presidente. La scalata in Regione come capo di gabinetto, «se l’è meritata», ma il sabato torna a Spezia e, in Porsche, scorrazza in viale Italia con Miss Padania accanto. Adesso gli contestano la corruzione elettorale più l’aggravante dell’associazione mafiosa. Cozzani, infatti, al deputato forzista Alessandro Sorte si rivolge per chiedere aiuto ai fratelli Testa di Boltiere ma nati a Riesi. Arturo è presidente dell’Associazione Riesini nel Mondo. Ma due mesi prima delle elezioni, Cozzani, in viaggio verso Genova confida alla deputata forzista Manuela Gagliardi: «Vado a Certosa per vedere l’associazione». Ma è preoccupato: «Mi frega soltanto che un bel giorno non vorrei trovarmi la Dia in ufficio». Così è stato.

Fuori dalle ciap!

 


Grande uomo!

 


Dai ancora!

 


Contro l'allochismo

 

Corriere separate
di Marco Travaglio
Perché il governo voglia separare le carriere di pm e giudici anziché le barche degli Spinelli dai Toti, lo capisce anche un bambino: per punirli, indebolirli, spaventarli e indurli finalmente a non indagare su di loro o, se proprio qualche temerario ancora si azzarda, ad assolverli; e poi per abolire l’azione penale obbligatoria, far decidere al Parlamento quali indagini fare e quali no, e mettere le Procure al guinzaglio del governo (come nei Paesi con carriere separate). Ma non possono dirlo, quindi s’inventano scuse alla Blues Brothers. Tipo che, essendo colleghi, i giudici danno sempre ragione ai pm: il che è falso, visto che le richieste di un pm vengono disattese una volta su due da gip, gup, tribunali, corti d’appello e Cassazione (a proposito, separare pm e giudici non basta e servono almeno otto carriere: pm, gip, gup, giudici di primo grado, pg d’appello, giudici d’appello, pg di Cassazione e giudici di Cassazione, senza contare i secondi appelli dopo gli annullamenti). O tipo che in tutto il mondo il pm non può diventare giudice e viceversa. Ma è un’altra balla: i passaggi di funzione all’altra sono permessi ovunque; il Consiglio d’Europa li raccomanda perché pm e giudici sono “simili e complementari” e devono perseguire entrambi la verità (non le condanne purchessia); e già oggi in Italia, con le assurde barriere della schiforma del 2007, sono poche decine di casi all’anno.
L’altra sera, a Ottoemezzo, Italo Bocchino ha aggiunto un altro tocco di surrealismo al dibattito rivelando una tragica esperienza vissuta “in una nota città giudiziaria napoletana” (che, a occhio e croce, dovrebbe essere Napoli): “A un processo sono arrivati sulla stessa auto il pm e il giudice. Come può un cittadino stare sereno?”. In effetti l’idea che un pm veda un giudice (o, peggio, un avvocato) che corre trafelato verso il tribunale e gli dia un passaggio basta e avanza per separare le carriere. Bisognerà precisare bene nella riforma tutte le condotte proibite ai pm e ai giudici separati nella formazione, nei concorsi, nelle funzioni, nel Csm, ma anche in auto e su qualunque altro mezzo di trasporto: separazione delle carriere, ma soprattutto delle corriere. E non basta ancora. Alcuni anni fa, su Libero, un altro giurista per caso citò due fatti agghiaccianti che impongono la Grande Riforma: le mamme del pm Hensy Woodcock e di Sandro Ruotolo erano amiche (quindi, oltre alle carriere, bisogna separare le famiglie); e un pm di Milano aveva messo incinta una gip che per giunta era pure la sua compagna. Ergo vanno separate le carriere di tutti i pm da quelle di tutti i giudici per impedire rapporti sessuali incrociati: la separazione dei letti, o almeno degli organi genitali. Una riforma, più che costituzionale, anticoncezionale.

L'Amaca

 

Dal regicidio agli spari nel mucchio
DI MICHELE SERRA
La produzione dell’odio verbale, anche nella fattispecie di odio politico, da quando i social hanno fornito gambe smisurate a qualunque causa, anche la peggiore, è ai suoi massimi. Per giunta non è nemmenoconvogliata e imbrigliata in quei grandi collettori degli umori di massa che erano i partiti novecenteschi. Si tratta dunque di odio sfuso, a disposizione di tutti, dai dodici ai cento anni, come il porno.
In questo quadro, il pensionato Cintula che spara al leader della Slovacchia sorprende (fortunatamente) per la sua isolata follia. Non sembra esserci rapporto diretto tra la fioritura permanente dell’odio politico digitale e l’odio politico fisico. La violenza politica non figura, attualmente, come una vistosa emergenza. Al massimo è una febbre endemica, oggi in Occidente non ai suoi massimi.
A meno di pensare che “violenza politica” non sia più quella direttamente etichettabile come tale. E dunque le stragi frequenti di sconosciuti che falciano sconosciuti, nelle scuole, nei supermercati — e ormai le vittime sono migliaia — siano invece la vera forma contemporanea della violenza politica. L’odio di tutti contro tutti, non l’odio di classe o l’odio ideologico, l’odio paranoico del singolo isolato, non comunicante, che ha per bersaglio non il padrone o il capo o l’oppressore, ma “gli altri” in quanto tali, la folla anonima, chi passa per caso. Se questo è il nuovo odio “politico”, ha fatto molte più vittime del terrorismo rosso e nero messi assieme, e fa sembrare il regicida, l’assassino di Lincoln e di Kennedy, buon ultimo il pensionato Cintula, uomini antichi, autori di crimini obsoleti, soppiantati da ben altra distribuzione della morte.