Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 25 aprile 2024
25 aprile
di Michele Serra
La democrazia è di tutti. La dittatura, solo di qualcuno.Una sola fazione che pretende di rappresentare un intero popolo.Un solo capo che decide per tutti e da tutti pretende le stesse idee,gli stessi comportamenti, gli stessi simboli, la stessa uniforme.Ogni 25 aprile, dal 1945, festeggiamo la restituzione dell’Italia
a tutti gli italiani, dopo il lungo sequestro fascista.Si usciva in strada, in quella primavera, come se finalmentesi fossero riaperte le porte del tempo.La coda insanguinata della guerra ancora frustava le città, le case e i campi.Ma entrava l’aria, dopo lunghi anni rinchiusi e provinciali.Cominciava l’epoca della libertà di parola, dei diritti politici e sindacali, del voto delle donne, dell’unità europea, dopo il ventennio della censura, delle violenze contro gli oppositori, dell’esaltazione nazionalista, del mito della virilità, della discriminazione politica, della persecuzione razziale, infine della guerra al fianco dei nazisti. Fu così generosa e fedele ai suoi princìpi, la democrazia, che consentì ai neofascisti, i suoi nemici appena battuti, di sedere in Parlamento.
Niente marca la differenza, tra il prima e il dopo, come la decisione di lasciare posto, voce,diritti politici a chi non li aveva lasciati ai suoi nemici.Il patto era che non riorganizzassero ufficialmente il Partito Nazionale Fascista. Lo fecero ufficiosamente. Furono tollerati.Oggi festeggiamo anche quella scelta. Nella sua imperfezione, perfino nella sua debolezza, la democrazia ci salva dal mito totalitario della purezza e dell’uniformità. È anche la casa dei suoi nemici. È la patria di tutti. Anche di quelli che non la capiscono e non le sono grati. In questi lunghi ottant’anni molti dei buoni propositi dei costituenti non si sono realizzati. Il fumo della retorica (anche la democrazia, come la dittatura, purtroppo ne produce a tonnellate) non basta a coprire le omissioni e le delusioni. Rispetto ai passi energici di quei ragazzi e ragazze in camicia e fazzoletto, con il mitra e senza, che ogni 25 aprile rivediamo in fotografia, c’è più stanchezza.
Ma la sostanza – la democrazia è di tutti, il fascismo fu un sequestro di patria – ha retto, e ha retto bene. Anche a prove durissime, come le stragi nere e il terrorismo rosso. Ha retto perché la libertà, alla fine, è un’idea semplice e chiara. Più semplice e più chiara del nostro incerto cammino.
mercoledì 24 aprile 2024
Ci voleva!
Fa pensare
Trova l’intruso
di Marco Travaglio
A furia di esclusi e di intrusi, la Festa della Liberazione somiglia sempre più al Famo Casino Day. Eppure il senso del 25 Aprile è piuttosto semplice: 79 anni fa a domani il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia lanciava l’insurrezione generale in tutte le parti del Paese occupate dai nazifascisti, ordinando ai partigiani del Corpo volontari della libertà di attaccarli e costringerli alla resa prima dell’arrivo degli anglo-americani. La liberazione del Nord Italia avvenne nei giorni seguenti fino al 2 maggio, giorno della resa nazifascista agli Alleati. Che c’entrano oggi le pur sacrosante proteste contro i crimini di guerra israeliani contro i palestinesi a Gaza? Alla Resistenza contro il nazifascismo contribuì la Brigata Ebraica, inquadrata nell’esercito britannico col vessillo azzurro e bianco e la Stella di Davide: 5 mila volontari ebrei giunti dalla Palestina e dall’Europa per combattere i nazifascisti in Toscana e in Emilia-Romagna. Intanto il leader palestinese Haj Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, alleato e fan di Hitler e Mussolini, arruolava SS musulmane. Ora, paradossalmente, alcuni attivisti filopalestinesi vorrebbero sfilare il 25 Aprile e pure escludere la Brigata Ebraica (“Fuori i sionisti”). Che cos’è, uno scherzo?
Lo stesso cortocircuito riguarda l’Ucraina, che qualcuno vorrebbe imbucare al 25 Aprile per il terzo anno consecutivo. Purtroppo la Liberazione dal nazifascismo sarebbe stata impossibile senza il tributo di sangue pagato dall’Unione Sovietica (28 milioni di morti) per respingere la Wehrmacht, che invece fu accolta come liberatrice in Ucraina, trovandovi migliaia di collaborazionisti pronti a rastrellare, depredare e deportare gli ebrei nei lager, guidati dal criminale di guerra nazionalista Stepan Bandera, collaborazionista delle SS ed eroe nazionale venerato tuttoggi. Prima di invitare delegazioni ucraine, è il caso di ricordare il sacrificio dei russi, anzi dei sovietici. Lo stesso vale per chi sogna un “25 Aprile con la Nato”, che però nacque nel 1949 contro l’Urss che aveva combattuto Hitler molto più di tanti Paesi Nato. Poi c’è il folklore della politichetta nostrana. Pare che da un palco parlerà il padre di Ilaria Salis: ma i partigiani combattevano i nazifascisti armati fino ai denti. E pare che da molti palchi si declamerà l’ormai celebre monologo di Scurati: ma i partigiani rischiavano la pelle, non il cachet. E combattevano per la libertà, non per rimpiazzare i lottizzati Rai di destra con quelli del Pd. L’unica analogia fra il 1945 e il 2024 è una nota a margine di Winston Churchill: “Bizzarro popolo, gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti, l’indomani 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti…”.
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