venerdì 19 aprile 2024

Meditate


Eleggiamo eurodeputati utili come i 50 contro Big Pharma

Sottosopra 

Non tutte le brutte notizie vengono per nuocere: qualcuna serve ad andare a votare. Prendi la bocciatura, al Parlamento europeo, dell’emendamento per l’istituzione di un’infrastruttura pubblica per la ricerca farmacologica e biomedica: una specie di Cern della Salute che avrebbe potuto recuperare la stortura palese nel rapporto tra la Ue e Big Pharma, lobby tra le più potenti al mondo.
La European Medicines Facility, così si sarebbe chiamata, è una delle proposte cruciali per garantire il diritto alla salute della cittadinanza europea, un diritto fondamentale e sempre più minacciato: non solo da possibili pandemie e dall’attuale impreparazione ad affrontarle, come testimonia l’indagine aperta sulle dinamiche non trasparenti nell’acquisto di vaccini per il Covid, ma persino dall’inevitabile scorrere del tempo. Basti dire che da ora al 2100 – racconta il libro Quale Europa (Donzelli) – gli over 65 aumenteranno di 4 milioni ogni decennio, fino a essere in tutto 130,3 milioni su una popolazione complessiva di 451. Crescerà parecchio, insomma, il numero di persone che avranno bisogno di servizi sanitari e assistenziali, mentre diminuisce la forza lavoro che con le imposte finanzia le prestazioni – già ora più di 1 euro ogni 10 dei nostri redditi è speso per la salute – e, proprio grazie allo strapotere delle lobby, aumentano i prezzi delle cure. Il Cern della Salute necessiterebbe di un investimento di 7 miliardi annui, e avrebbe come missione la ricerca e la messa in produzione di vaccini e farmaci, sottraendoli al dominio del profitto di Big Pharma, che solo dagli opachi contratti per il siero anti Covid ha incassato 100 miliardi. Cosa c’è di buono allora nel fatto che la proposta sia saltata?
Per capirlo bisogna ricostruire un po’ la storia, e guardare alle prossime elezioni europee dell’8 e 9 giugno, che troppo spesso vengono considerate più test sul governo nazionale che occasione di cambiamento. Ma così non è, ed è ora di capirlo. È stato infatti grazie a 50 europarlamentari, per lo più italiani ma non solo, che l’emendamento è stato portato al voto, dopo l’affossamento avvenuto in Commissione Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo, con tanto di risvolti da libro giallo: il rapporto che segnala l’utilità della struttura è stato fatto sparire dal sito dell’apposita commissione, e poi ripubblicato solo dopo veementi proteste. La volontà di quei 50 parlamentari si è rafforzata al momento del voto, riuscendo a coinvolgere molti altri colleghi: il risultato ha contato 156 sì (e 98 astenuti: molti dei quali, secondo i rumor, avrebbero dovuto dire no per una miope disciplina di gruppo). Non abbastanza, evidentemente, ma la prova ennesima che l’Unione europea si trova davanti a un passaggio strettissimo: le elezioni di giugno potranno consolidare una spinta autoritaria, confermare il recinto stretto del neoliberismo o spingere la giustizia sociale e ambientale, per un’unione inclusiva e votata alla pace. A fronte di sondaggi inquietanti sull’esito elettorale, per ottenere questo terzo risultato servono deputate e deputati fortemente progressisti, come i 50 del Cern della Salute, anche appartenenti a schieramenti diversi ma ugualmente votati al cambiamento, che stringano alleanze di scopo su una varietà di questioni che incidono direttamente sulla vita di cittadine e cittadini: la salute, i diritti civili, la circolazione della conoscenza, la crisi ambientale e, non ultimo, l’ancoraggio alla pace. Sono questi i temi su cui si gioca il nostro futuro: è doveroso che lo sappia chi vota, ed è fondamentale che chi chiede il voto sia pronto a darsi realmente da fare nella più importante istituzione comunitaria che abbiamo.

Ma guarda un po'!

 

Le parole per dirlo
di Marco Travaglio
Ci è voluto un po’, ma alla fine le quattro retate in un mese a casa Pd fra Puglia e Piemonte sono finalmente diventate il “caso Conte”. Il merito è dell’infaticabile Maria Teresa Meli (Corriere: “L’ira di Schlein sul ‘caso Conte’. E lui evoca anche Mani Pulite”), un tempo ventriloqua di Renzi e ora di Elly, di cui riporta col consueto distacco ciò che “spiega ai fedelissimi”, “racconta lei stessa”, “dice ai suoi senza girarci intorno”. E che dice Elly? “Basta parlare di Conte”. Poi però parla solo di lui, che si ostina a non subire retate, quindi è un “caso”. Il putribondo grillino mira financo a “conquistare voti”, diversamente dagli altri leader che mirano a perderli. Ma, osserva amara Mely Schlein, “anche gli altri attuali o futuribili alleati puntano a togliere voti al Pd”. Cioè: il Pd è proprietario di milioni di elettori (come peraltro emerge dalle retate sui voti comprati) e gli alleati attuali o futuribili vogliono scipparglieli. Come? Presentando candidati senza il permesso di Elly. Avs, per dire, “candida Ignazio Marino” (che il Pd cacciò da sindaco nello studio di un notaio) “nonostante i dem avessero tentato di convincere Bonelli a lasciar perdere” (decidono anche le candidature altrui). E, non contenta, “cerca di convincere Ilaria Salis”, dopo che il Pd s’è beccato il no secco dall’interessata e del padre. E Renzi? Brutta aria anche lì. Ma non perché quello appoggia quasi sempre le destre, quelle sono quisquilie: bensì perché “Schlein continua a non comunicare” con lui, anche se si vocifera di “un loro scambio frequente di messaggi”. E Calenda? “Pure lui punta a quel bacino elettorale, benché lui sì che comunichi (sic, ndr) ogni tanto con la segretaria”. E comunque, sul “caso Conte, “più di tanto il Pd non si spinge” (ri-sic).
È una fortuna avere a disposizione giornali così: se dovessero mai chiamare le cose col loro nome, tipo le retate nel Pd “caso Pd”, toccherebbe fare qualcosa di più serio che appiccicare la foto di Berlinguer sulla tessera. Per esempio copiare quelli del “caso Conte” almeno sul divieto di imbarcare trasformisti. Già, perché senza quell’esercito di ex-centrodestri, ora il Pd sarebbe intonso. A Bari le sue indagate Lorusso e Maurodinoia sono accusate di aver trafficato voti quando stavano a destra, ma a pagare pegno è il Pd, ultimo domicilio conosciuto. A Torino Sasà Gallo, attempato capobastone inquisito, era craxiano, poi Fassino l’ha accolto come fosse a casa sua. E Luca Sammartino, il vicepresidente siciliano indagato l’altroieri, era nato Udc, poi era passato ad Articolo 4, e dì lì al Pd renziano, infine aveva traslocato in Iv e infine nella Lega. Ma è accusato di aver comprato voti nel 2019 per il Pd. Che così si sputtana anche quando le retate riguardano le destre. Ma forse anche questo è un “caso Conte”.

L'Amaca

 

Quanto è vecchia la nuova politica
DI MICHELE SERRA
Il curriculum del neoinquisito siciliano Luca Sammartino (Udc, Pd, Lega, in successione) è politicamente illeggibile. Destra, sinistra, centro diventano vaghe approssimazioni che non consentono di inquadrare né la persona né la sua storia. Un po’ come certi influencer, che sono famosi perché sono famosi, certi politici fanno politica perché fanno politica: non è rintracciabile una mezza idea del mondo che aiuti a definirli, se non la loro capacità di stringere mani e promettere protezione.
Non è solo colpa loro. È anche colpa della politica, e nello specifico dei partiti, che hanno una così bassa considerazione di se stessi da non richiedere, all’ingresso, alcuna garanzia: come un club che apre le porte a chiunque, basta che paghi. Basta che porti voti, i famosi “pacchetti di voti” che soprattutto al Sud capi e capetti sbandierano come la mercanzia della quale fare commercio, “venghino signori”.
Dai tempi dell’ideologia, coi suoi rituali inamidati e le sue professioni di fede, a questa sbracatura che non conosce altra forma se non il comparaggio, la politica non ha certo guadagnato prestigio. E soprattutto non ha ceduto il passo a qualcosa di più dinamico e “nuovo” che la rimpiazzasse; semmai ha restituito la società italiana, quella meridionale ma non solo, a vecchie regole di vassallaggio personale e sottomissione interessata. Qualcosa di così decrepito che precede, e di molto, l’epoca dei partiti politici come luoghi delle ideologie. C’è qualcosa di pre-moderno, nel trasformismo e nel traffico dei voti. La società liquida che si riaccorpa stancamente in piccoli clan, e i movimenti di massa rimpiazzati dai capannelli che patteggiano davanti a un caffè.

Le pagelle atipiche

 


Calma, dignità e classe. 

Fare le pagelle dopo una prestazione così è alquanto semplice, tenendo conto che noi tifosi siamo dentro al camion trasporto bovini, direzione macello, previsto per lunedì prossimo. 

LA SQUADRA - 4,5

Non è colpa del singolo, pertanto il giudizio è generalizzato. Sono entrati in campo - lo avranno fatto scientemente? - con la stessa carica emotiva che si ha ad entrare in un cinema per visionare un film del maestro Takeshi Kitano. 

Non si dovrebbero fare nomi nella tragedia generale. Ma come non evidenziare la respinta borotalco di Gabbia, un peto in un hangar durante le prove ad un motore di un Boeing? O Calabria e la sua sindrome da golf? O l'inconsistenza di Gnao Gnao Leao che è riuscito a dar ragione al mononeuronico Cassano? Mi offro a gratis di portarlo alla nuova squadra senza rimborso spese. E i titoli di coda di quello che una volta si Girava? 


PIOLI - 1,5

E' stato bello, per poco, caro ex On Fire. 

Ma la preparazione di questa gara, riassunta nel "Facite ammuina", è il saluto finale al Piolismo e alla sua staticità schematica. Oramai pure Mazzarri ha compreso il mono schema, il lancio al Dispenser francese oramai al capolinea, con uno scontato canovaccio tipico dei film di Ciccio e Ingrassia, o della comicità di Boldi. 

Credendosi il Pep ha spostato Musah a centrocampo a manovrare, come invitare Gasparri ad un congresso sul Bosone di Higgs. ha convinto Loftus - Cheek che quella non era una gara importante bensì un ritrovo di ex entomologi dal passato etilico, ha spronato Pulisic come se dovesse partecipare ad una Convention di ipocondriaci, e Jovic ad una réunion di amanti delle bolle di sapone.

Le sue dichiarazioni post partita sono tipiche di un assiduo frequentatore di un centro psichiatrico.  

E adesso attendiamo lunedì prossimo con lo stesso stato d'animo di John Coffey nel Miglio Verde, o dopo aver ricevuto un invito a cena dal dottor Hannibal. 

Ma in fondo è un gioco. O almeno dicono così...   

Caporetto

 


giovedì 18 aprile 2024

Merdoso!




Scempio e cretinismo



Leggendo sul Secolo l’inchiesta sulle morti da inquinamento e guardando la foto del massimo scandalo di Pitelli, oltre alla gravità degli efferati scempi targati “finti compagni” mi sorge spontaneo un quesito: ma quanto era enorme il cretinismo di allora che fece decidere di costruire una discarica in un luogo così sublime?