domenica 31 marzo 2024

Lettera di Furio

 

Mi unisco a Furio Colombo per solidarizzare con Ilaria a cui vorrei dire di portare pazienza, perché non si è mai visto che alla lunga i fascisti abbiano mai vinto qualcosa! Non prevarranno! Vamos Ilaria!
Caro Roberto, non siete soli vi sostiene l’Italia antifascista
DI FURIO COLOMBO
Caro Roberto Salis, chiedo a questo giornale, che fin dal principio ha difeso Ilaria, lo spazio per creare un rapporto personale che le dica e le ripeta vicinanza, solidarietà piena e lotta in comune. Il governo italiano ha trattato le catene di Ilaria come una variabile del tutto ragionevole di ciò che può accadere in un’aula di tribunale (siamo in un altro Paese e ognuno ha le sue usanze) e ha sbadatamente invitato a non politicizzare un enorme fatto politico, voluto e guidato da un capo di Stato e capo politico fra i più discussi nell’Unione europea di cui è parte e nemico.
È importante che lei e Ilaria non vi sentiate soli anche se vi sono state manifestazioni pubbliche di sostegno. Per la seconda volta Ilaria è entrata e uscita in catene da un’aula di tribunale dell’Unione europea, e l’Unione europea e il governo italiano non hanno avuto nulla da dire, come se unproprio cittadino (dell’Unione e dell’Italia) potesse solo (e anzi dovesse), accettare gli usi di un regime barbaro. È vero: Ilaria, come lei, come me, come tanti italiani, è antifascista, una colpa che non si sconta neanche con tredici mesi di prigione preventiva, e le catene per la seconda volta (dunque una conferma e una deliberata provocazione). Infatti ripetere il macabro rito allarga l’offesa al Paese colpito e anche ai leader di quel Paese. Ma loro fingono dinon essere coinvolti.
La morsa resta stretta, e conta, certo, che nessuno in Europa abbia chiesto di tornare alla normalità. Quanti italiani tollerano che all’udienza, prevista per maggio, nel tribunale di Budapest, Ilaria compaia ancora una volta con le catene? Certo: Ilaria Salis è caduta nella trappola del rapporto strano fra due leader di due Paesi amici e nemici (la sua casa e la sua prigione). Un rapporto in cui, con grandesorpresa, gli italiani scoprono di essere il Paese debole che si sottomette alla volontà del predatore e non avanza obiezioni.
Anzi: è interessante e stupefacente constatare quanti commentatori di prima fila del partito di governo italiano difendano, anche con battute e sarcasmo, l’altro governo e le sue ragioni contro la cittadina italiana. Anche per loro, la macchia imperdonabile è l’antifascismo.
Ecco perché le scrivo, Roberto Salis.
Perché altri le scrivano, perché Ilaria e lei non siete soli, perché gli italiani che si ribellano alle catene delle aule giudiziarie ungheresi e fasciste sono per forza in tanti, altrimenti non avremmo la Costituzione che abbiamo. E non avremmo la forza e la persuasione dell’antifascismo, che i partigiani ci hanno consegnato dopo aver vinto la guerra contro le catene e il disprezzo.

Finalmente la Pina si svela!

 

Fantastica Pina! Il suo pensiero, dai chiamiamolo così, le sue dinamicità, culo incollato alla poltrona, le sue certezze, il suo modo d'intendere la politica, di parlare politichese, di "fassinare" l'aria, i valori, quella oramai banale idea di servizio che la politica dovrebbe possedere e che dinosauri imbolsiti le hanno sottratto da tempo immemore, trasformando appunto il servizio in lavoro, lautamente pagato e protetto da maleodoranti privilegi. 

Leggete Pina, molto innervosita dal probabile arrivo dell'ex direttore di Avvenire Tarquinio. Leggete l'intervista e capirete. Tenete il Maalox a portata di mano però! 


Intervista all’eurodeputata dem
Picierno
“Penalizzate noi uscenti le liste non sono l’isola dei famosi”
DI GIOVANNA CASADIO
ROMA. «Non posso accettare che siano marginalizzate le dirigenti del Pd e, più in generale, gli europarlamentari dem uscenti. Il “panino” si mangia al bar. Si può accettare di non essere candidati, non si può pretendere che si accettino formule vuote». Pina Picierno è la vice presidente dell’Europarlamento, l’unica italiana a rivestire un ruolo-chiave a Strasburgo. Non è una che le manda a dire. Sulle liste ipotizzate dalla segretaria Elly Schlein ha dato battaglia. Casertana, 42 anni ma una lunga militanza dem, dice di essere «dispiaciuta» per le liste bazar e ilmetododa Isola dei famosi . Se ci fosse Schlein terza al Sud, potrebbe non esserci lei.
Picierno, lei è stata tra i primi a sollevare il problema della composizione delle liste del Pd per le europee. Cosa teme, la rottamazione degli uscenti?
«Noi eurodem siamo stati protagonisti di una legislatura importante e complessa, affrontando sfide epocali: dalla pandemia al Next generation Eu, all’aggressione cruenta dell’Ucraina da parte di Putin. Ci siamo mossi nel solco di David Sassoli, mostrando visione e autorevolezza. Nel gruppo S&D, di cui il Pd fa parte, siamo a Bruxelles un modello e punto di riferimento.
Questo è un patrimonio che non va disperso».
Quale è il problema, troppi esterni civici?
«Innanzitutto c’è un problema di metodo. Il nostro partito è democratico di nome e di fatto.
Sono gli organismi dirigenti regionali e nazionali e i militanti a discutere e indicare le decisioni.
Questa è una caratteristica a cui il Pd non può rinunciare per diventare il partito della donna o dell’uomo solo al comando. Io ho appreso la testa di lista della “mia” circoscrizione Sud da una trasmissione tv. La politica è una cosa seria, i nostri elettori non sono follower».
Lei si è sfogata: sembra l’Isola dei famosi.
«Si moltiplicano nomi, figure certo autorevoli. Il Pd ha sempre accolto indipendenti nelle sue file, ma è una anomalia sostituire il gruppo dirigente con esterni scelti come capolista. Soprattutto poi, se i nomi che circolano non rispecchiano la linea che il Pd si è dato in Italia e in Europa su questioni molto importanti, a cominciare dalla guerra in Ucraina».
Perché non vede di buon occhio l’ipotesi di candidare Marco Tarquinio?
«Il Pd è con nettezza a sostegno di Kiev e per l’invio delle armi perché l’Ucraina è stata aggredita in un disegno egemonico di Putin che minaccia le nostre democrazie liberali. Il Pse nel suo programma ha scritto con nettezza che non può mancare il sostegno, anche militare, a Kiev. Nella prossima legislatura noi dovremo affrontare il nodo della politica di sicurezza e difesa comune, in un coordinamento con la Nato ma anche in modo complementare. Dovremo sostenere inoltre lo sviluppo delle industrie europee per la difesa».
E Tarquinio?
«Ne rispetto le convinzioni. Ma la domanda è: lui condivide il programma del Pse? Altrimenti diventa un caos. Tanto più, ripeto, perché andremo incontro a una legislatura costituente con la riforma dei trattati. Le liste del Pd non possono essere un bazar. Se però il problema di Schlein è che la linea tenuta finora non è giudicata convincente, allora bisogna dirlo esplicitamente e aprire una discussione. Non si può fare adottare un cambiamento di rotta politica al Pd attraverso le candidature».
Ma c’è un caso donne dem penalizzate o è una faccenda appunto politica?
«È una questione politica, dentro la quale c’è quella di genere. Il Pd ha fatto del femminismo il suo tratto identitario. Ora se solo donne esterne guideranno le liste (senza il giusto riconoscimento del lavoro svolto dalle uscenti) e ci sarà la segretaria in una ipotesi “panino”, sulla base del meccanismo delle preferenze, io per essere eletta dovrei invitare gli elettori a non votare la capolista o la segretaria. Le pare comprensibile?».
Schlein si deve candidare?
«Sono convinta che se ci si candida in Europa, poi si debba svolgere quella funzione. Certo come capolista sarebbe un valore aggiunto, ma come capolista».

sabato 30 marzo 2024

Prima pagina

 


Pasqua Pellini

 


Il Cingo insegna la pace


 

Altro che in due staffe!

 


Pasqua travagliata

 

Divani&Divani
di Marco Travaglio
Il divano si porta su tutto. Per anni è stato usato dalle destre, dunque anche da Renzi, per criminalizzare i disoccupati col Reddito di cittadinanza (che di solito non avevano nulla, tantomeno un divano). Ora la Meloni, arringando i soldati della missione Unifil in Libano, lo evoca per screditare i pacifisti che “si riempiono la bocca di pace comodamente seduti sul divano di casa”, mentre “la pace non si costruisce con i sentimenti e le buone parole, ma con la deterrenza”. Quante scemenze in così poche parole. La deterrenza – come nota Lucio Caracciolo – funzionava nella Guerra fredda con l’equilibrio del terrore fra i blocchi Est e Ovest, che garantivano le proprie aree di influenza figlie della spartizione di Yalta. Poi nel 1989 cadde il Muro di Berlino, il Patto di Varsavia si sciolse, l’Europa orientale divenne polvere e polveriera, alzarono la testa nuove potenze del Sud globale dalla Cina in giù, e le grandi organizzazioni terroristiche islamiste, mentre gli Usa tennero in vita la Nato credendosi l’unico impero rimasto con l’Europa al guinzaglio. Il risultato è la guerra mondiale a pezzi evocata dal Papa: nessuno fa più paura a nessuno e tutti attaccano tutti.
La Meloni dovrebbe sapere che la missione Unifil non fa alcuna deterrenza: esiste dal 1978, cioè dal primo attacco di Israele al Libano per ripulirne il Sud dallo stato nello stato creato dall’Olp in piena guerra civile, dopo la cacciata dalla Giordania nel Settembre nero 1971, e usato dai faddayin per colpire la Galilea del Nord. L’Onu, cessate le ostilità, inviò una forza di interposizione che poi sempre rinnovò dopo ogni crisi militare (le invasioni israeliane del 1983, 2000 e 2006, gli scontri fra milizie libanesi, le scorribande di Hezbollah). Cosa c’entri tutto ciò con chi invoca la pace non è dato sapere: né l’Ue né l’Italia fanno nulla per il cessate il fuoco in Ucraina e a Gaza. Anzi, in Ucraina continuano ad alimentare, ampliare e allungare la guerra inviando armi senza muovere un dito per aprire un tavolo. E, senza un negoziato e un cessate il fuoco, è impensabile che l’Onu invii una forza di interposizione fra i due eserciti, che la ridurrebbero in polpette appena arrivata. Quanto al divano, è un mobile perfettamente compatibile con la pace, mentre è totalmente incompatibile con la guerra. È chi invia continuamente armi a un Paese belligerante (fra l’altro in barba alla Costituzione) e predica soluzioni militari (la famosa “sconfitta della Russia” per liberare le quattro regioni occupate da Mosca nel 2022 e la Crimea annessa nel 2014 e rovesciare Putin) che dovrebbe alzarsi dal divano: prendere atto dopo 25 mesi che la guerra per procura non funziona, muovere le chiappe e darsi da fare per battere i russi sul campo. Arruolandosi volontario. Anzi, volontaria.