sabato 23 marzo 2024

Sulla pazzia

 

Pazzi da spazzare
di Marco Travaglio
Dopo le faccette nere in Senato, la premier cabarettista si è recata al Consiglio di guerra europeo che l’ha dichiarata alla Russia, anche se nessuno s’è accorto di lei. E forse lei non s’è accorta della dichiarazione di guerra alla Russia. La posizione dei leader che contano si è capita: Michel vuole “prepararsi alla guerra per avere la pace” (praticamente un deficiente); Borrell e Sánchez non vogliono “spaventare i cittadini europei” dicendo la verità, sennò poi non li votano; Macron si traveste da boxeur e vuole inviare truppe a Kiev (non si sa per fare cosa, visto che è l’unico) e frugare nelle nostre tasche per eurobond da investire in armi (mica nella lotta alla povertà e nel green); Scholz, Orbán e i nordici non vogliono altri salassi. È della Meloni che non si capisce la posizione, eccetto il fatto che attende ordini da Biden e trema all’idea che vinca Trump. Stando al documento finale, si direbbe che condivida l’agghiacciante Piano di emergenza con “un approccio multirischio ed esteso a tutta la società” per “rafforzare e coordinare la preparazione militare e civile e di una gestione strategica delle crisi nel contesto dell’evoluzione del panorama delle minacce” (le nostre: la Russia non ha mai minacciato di attaccare un Paese Nato o Ue, mentre è stato un governo Nato e Ue – la Francia – a minacciare di attaccare la Russia). Stando alle sue dichiarazioni di ieri (“Non ho visto un clima di guerra” e il Piano è roba da “protezione civile”), si direbbe che la Meloni non abbia capito ciò che lei stessa ha firmato. Stando alle parole di Crosetto (“Non dobbiamo preparare la guerra, ma scongiurarla”), si direbbe che la premier non parli col ministro della Difesa o che siano di due governi diversi. Stando invece alla sua celebre telefonata coi due comici russi (“Il problema è trovare una soluzione che sia accettabile per entrambe le parti”, russi e ucraini), viene da chiedersi perché non l’abbia mai pronunciata in Parlamento né in Ue.
Se alle elezioni europee di giugno e americane di novembre gli attuali leader e i loro partiti non saranno spazzati via, gli storici del futuro – ove mai sopravvivessero – dateranno al 21 marzo 2024 l’inizio della Terza guerra mondiale. Eppure gli europazzi scatenati che firmavano la dichiarazione di guerra se la ridevano beati, quasi che discutessero le misure delle zucchine come ai bei tempi. Non si sono neppure accorti del messaggio devastante che continuano a inviare al Sud del mondo: anatemi, condanne, sanzioni, e mandati di cattura per Putin; e chiacchiere da bar sulla tregua a Gaza per non toccare Netanyahu, che in cinque mesi ha sterminato 32 mila palestinesi, il triplo dei civili ucraini uccisi dai russi in due anni. Poi si meravigliano se ci odiano tutti.

L'Amaca

 

Molti filmini zero umanità
DI MICHELE SERRA
Se solo uno dei ragazzini che ha filmato con il cellulare una rissa tra due ragazzine, finita a coltellate; e non solo non ha fatto nulla per separarle, ma le ha incitate, ridendo e gridando, così il filmino veniva meglio e garantiva qualche clic in più sui social; e alla fine ha zoomato sulle ferite, il sangue, i leggings tagliati, sempre senza muovere un dito per soccorrere la soccombente, che non è morta solo perché ha avuto molta fortuna; se solo uno di quei ragazzini, dicevo, si rendesse conto della disumanità, dell’ignobiltà del suo comportamento, il mondo sarebbe salvo.
L’omissione di soccorso è un reato, e bene sarebbe che i presenti venissero identificati e convocati dal Tribunale dei Minori, così da rendersene almeno conto, che è un reato. E poi se ne tornassero a casa, per fare i conti con qualche genitore, o fratello o sorella maggiore, che li accolga e li aiuti, e gli voglia bene, ma non li assolva. Ma non è questo il punto. Il punto vero è capire se uno di loro — anche uno solo di loro — è in grado di rendersi conto, al di là del vecchio e forse inefficace vaglio della legge, che un essere umano, se vede un altro essere umano che rischia di morire, non usa le mani per filmare. Usa le mani per salvare.
La coscienza profonda di questo concetto (che non è un “codice morale”: è quasi un sentimento naturale) non può venire meno senza che venga meno l’umanità.
Ho pensato, leggendo quella notizia, vedendo quelle immagini: vorrei parlare con loro, uno per uno. Mi rifiuto di considerarli perduti.
Se lo sono loro, lo siamo tutti. Rimarremo al mondo, tutti quanti, solo come cast di un filmino. Miliardi di filmini, e nemmeno un essere umano.

Fantastica dal web!

 



venerdì 22 marzo 2024

La bella e la Piantedosi

 


Torbida vicenda quella di Bari, con la coppia in foto arrestata per presunti legami con la mafia: lui Giacomo Olivieri avvocato, già consigliere regionale, e poi lei: Maria Carmen Lorusso consigliera comunale di maggioranza di sinistra, prima di destra, in quel sollucchero tipico nostrano dove uno può sbandare comodamente tra l'indifferenza generale, tra le eclatanti colpe di partiti, come il PD, che arraffano personaggetti di tale risma senza decoro né dignità. 

Tra l’altro la Lorusso è figlia di Vito, primario anche lui arrestato ed espulso dall’ospedale barese per una sciocchezzuola: prendeva tangenti da malati oncologici per anticiparne interventi e a cui altri orchi vendevano medicine a prezzi alti promettendo loro guarigioni impensabili. Insomma quella che si definisce una famiglia meravigliosa. 

Ed infine Piantedosi il servo della Zorra, colui che obbedendo fantozzianamente sta pensando di sciogliere il comune di Bari per infiltrazione mafiosa a tre mesi dal voto e col sindaco Decaro sotto scorta e modello di resistenza alla malavita organizzata. Ditemi voi se questo non è un paese di merda!

Click!




Imbelli

 


Attorno alla Ducetta


Meloni diventa buffona per nascondere la fuffa
DI DANIELA RANIERI
Al Fatto abbiamo assoldato un pool di medium per evocare l’anima di Umberto Eco e farci spiegare direttamente da lui a quale strategia politica possano mai rispondere la prossemica insulsa e l’eloquio dozzinale di cui si è resa protagonista Giorgia Meloni l’altro ieri alla Camera, incomprensibili persino con questi chiari di luna di dignità e di decoro.
Chissà se Meloni consulta qualche sondaggista o si fa bastare sua sorella Arianna per definire il piano per recuperare i voti popolari, piano che, come s’è visto, consiste nel fare la buffona nelle sedi istituzionali. Avendo fatto carriera sul contrario della temperanza e del buon gusto, ed essendo costretta ultimamente ad accompagnarsi con l’azzimata Von der Leyen piuttosto che con i camerati del Colle Oppio (i quali cantarono in lei il “coatto antico nel corpo da bambina”), è comprensibile che l’asserita underdog cerchi di ribadire la sua distanza dal “palazzo” e le sue origini modeste, a garanzia di uno stile di governo immune dalla mollezza decadente e affettata dei poteri forti. Può anche darsi che ci sia qualcuno, tra i suoi ex elettori, che si sganascia dal ridere e dunque la rivaluta politicamente, sentendola chiamare “ragazzi” gli onorevoli parlamentari e vedendola recitare tutta la sequenza delle faccette beffarde, degli ammiccamenti gaglioffi, delle risatone sarcastiche e dei gesti popolareschi mentre parlano Conte e Bonelli, così da distogliere l’attenzione generale dalle loro accuse; magari proprio tra quei poveri a cui ha tolto il Reddito di cittadinanza (contrariamente alle fandonie raccontate dai giornali padronali, infatti, il partito più votato dalle persone in difficoltà economica non è stato il M5S grazie al “voto di scambio”, ma Fratelli d’Italia) o tra coloro che si stavano giusto accorgendo che mentre gli ospedali e la Sanità pubblica collassano, la spesa per il riarmo aumenta allegramente.
Stante l’incontrovertibile fatto che Meloni non è una povera stupida e dunque non gode di attenuanti come invece molti suoi colleghi, a vederla gigioneggiare a quel modo evaporano nel nulla tutti i bei discorsi sulla “fuoriclasse”, sulla “tigre della comunicazione” sulla “nuova Merkel” o a scelta “nuova Thatcher” (stra-citata dalla stessa Meloni, che forse ignora che l’epiteto più dolce riservato a Maggie dagli inglesi era “ladra di latte” perché la signora aveva tolto il latte gratuito nelle scuole ai bambini poveri sopra i 7 anni) e sul tetto di cristallo sfondato, se poi la prima presidente del Consiglio donna, che ridicolmente si fa chiamare con l’articolo maschile distruggendo la bella lingua d’Italia di cui si dice patriota, si comporta come un leghista di quarta fila al consiglio comunale di Cazzago Brabbia. Pare che paradossalmente sia proprio il genere a concederle quello che il genere dovrebbe impedirle: degradare la propria persona pur di sminuire un avversario, non curandosi al contempo di squalificare l’istituzione che dovrebbe servire. Salvini a torso nudo al Papeete resta un iconico non minus ultra del decoro di un politico, ma era in uno stabilimento balneare, e poi era Salvini. Quando Renzi in Senato tenne il discorso di insediamento con le mani in tasca, ai raziocinanti sembrò quel che in effetti ha poi dimostrato di essere: un guascone che avrebbe portato rogne (ai fanatici della post-politica piacque invece moltissimo, per gli stessi motivi). Ricordiamo piuttosto quando un ritardo di 20 minuti di Conte alle conferenze stampa sulle misure contro la pandemia (con mille morti al giorno e 60 milioni di persone da chiudere in casa) era per i giornali d’establishment un’inaccettabile “mancanza di serietà”, anzi un “vulnus democratico” come e più dei Dpcm, uno “show” e un “Grande Fratello” che scompaginava le dirette dei tg e costringeva i giornali a deprecabili dilazioni: uno sgarbo istituzionale, insieme alla pochette, che i nostri editorialisti non gli hanno mai perdonato (ancora ieri su La Stampa, pur biasimando bonariamente lo stile macchiettistico della Meloni, si disapprovava la persistente pochette di Conte).
La comicità da Bagaglino della Meloni distrae dai fallimenti del suo governo di pericolose macchiette: voluttà di guerra, Sanità allo sfascio, favori agli evasori, famiglie sul lastrico. Meloni senza nemici non esiste: un giorno è Saviano, un giorno è la Ferragni, un altro sono i pericolosi quindicenni pro-Hamas, talvolta è chi dall’opposizione le ricorda che una volta era sovranista e populista e adesso è un’atlantista anti-popolo.

Ps. Ha risposto l’anima di Umberto Eco: dice che di solito i politici cercano di coprire con parole nobili le verità disonoranti (o, come faceva Renzi, di intortare l’interlocutore con una nube tossica di fallacie, slogan, calembour); Meloni invece abbassa ancora di più, se possibile, il livello della forma, così che la sostanza appaia al confronto tutto sommato decente.