domenica 17 marzo 2024

L'Amaca

 

Le zanne all’uranio
DI MICHELE SERRA
La facilità con la quale si tira in ballo la guerra atomica, nell’ultimo paio d’anni, non ha precedenti. I più anziani ricordano ancora la crisi di Cuba, quando il titolo di giornale “Il mondo con il fiato sospeso” ebbe (ma per pochi giorni) un significato tangibile. Il mondo trattenne effettivamente il fiato, e tirò il classico sospiro di sollievo appena fu chiaro che non ci sarebbe stato alcun conflitto atomico.
Ora, non è facile stabilire se il prolungato “allarme atomico” seguito all’invasione russa dell’Ucraina sia dovuto più all’uso sistematico di quell’argomento che fa il governo russo, subito rintuzzato da governi e diplomazie occidentali, come se fosse impossibile non stare a quel gioco; oppure se a ingigantire il pericolo sia il sistema mediatico mondiale, nel suo complesso molto incline a usare le emozioni, l’enfasi e le paure come ingrediente fisso. Fatto sta che il pericolo atomico, da inaudita minaccia di sterminio, estinzione, atroci malattie per i sopravvissuti, è diventato una specie di evenienza da mettere in conto tra le tante; e parole come apocalisse e armageddon(sempre in bilico tra Bibbia e Hollywood) sono diventate di uso quasi comune.
C’è qualcosa di sconcio, in questo assuefarsi collettivo alla più sconcia delle ipotesi.
Qualcosa di sconcio ma anche di sfinito, come se gli uomini parlassero di se stessi senza più nessuna fiducia in se stessi. Chi siamo noi?
Siamo la bestia con le zanne all’uranio.
Riusciamo ancora a immaginarci in un’altra maniera? Forse no, e questa sarebbe la vera vittoria di Putin.

sabato 16 marzo 2024

Nell’oblio mafioso

 


Nell'interessantissima trasmissione di Pif "Caro Marziano", tutte le sere su Rai 3, che consiglio caldamente, sono emersi, dall'oblio dal sapore antico mafioso, ieri sera nella puntata dedicata ai sopravvissuti della strage di Capaci, alcuni aspetti ancor oggi sconcertanti, generanti confusione, inzuppati di collusione: 

- quando Falcone andava a Roma non aveva scorta 

- la scorta a Palermo gli era stata ridotta, da 24 a 12 uomini

- erano stati tolte alcune armi alla stessa scorta, tra cui fucili a pompa 

- non avevano in dotazioni le radio portatili che avrebbero nascosto le comunicazioni tra le varie auto al seguito, costringendo gli uomini della scorta ad utilizzare la radio centrale operativa, di facile ascolto da parte di tutti, anche dei mafiosi. 

- erano state potate delle piante che oscuravano la visuale a quel bastardo di Brusca che premette il tasto per generare l'esplosione

- avrebbero potuto assassinarlo facilmente a Roma, visto che girava da solo. Ma scelsero di ammazzarlo a Capaci per dimostrare a chiunque il potere mafioso.

Nel silenzio generale, questo non è stato detto ma emerge, la mafia continua a imperversare, soffice, nascosta, onnipresente. 

Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della sua scorta potrebbero fungere ancor oggi da impedimento alla grande commistione affaristica tra politica e mafia.   

Tristezza



Tra le notizie spiazzanti ne spunta una, caratterizzata da quei 977 no su 1335 votanti, che hanno declinato la possibilità di intitolare a Peppino Impastato il liceo scientifico di Partinico, in provincia di Palermo, attualmente dedicato a Santi Savarino, un senatore del regno che firmò le leggi razziali. Novecentosettantasette studenti hanno negato il consenso perché, a loro dire, Peppino era troppo schierato a sinistra. Fossimo un paese serio s’attiverebbe immediatamente una task force di soloni, pensatori a gettone di presenza, ondivaghi commentatori, pennivendoli e quant’altro per spiegare ai virgulti ignoranti le ragioni per cui Peppino venne assassinato. Ma questo non accadrà qui, in Alloccalia. Sing!

Speranza per tutti!

 


Sursum corda Normodotati! Se questo l’han fatto governatore dell’Abruzzo (solo perché di nero vestito) allora le possibilità sono infinite per tutti… vedasi anche Donzelli e Gasparri

Spero svegli

 


Spero riattivi neuroni

 

Interessa l’articolo?
di Marco Travaglio
È così raro trovare oggi un capo di Stato o di governo con due o tre neuroni attivi che, quando accade, va subito segnalato. Dunque è con grande giubilo che riportiamo le parole di Mattarella a Cassino, città-martire della Seconda guerra mondiale: “Gli storici ci consegnano un numero terrificante di vittime (quasi 200 mila morti, ndr) delle diverse armate (gli Alleati e i tedeschi ex-alleati, ndr) e della popolazione civile in 129 giorni di combattimenti”. Uno dei tanti orrori che dettarono ai Padri costituenti le parole definitive dell’articolo 11: “Nella Costituzione c’è un’affermazione solenne: il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Lì ci sono “le ragioni, le premesse del ruolo del nostro Paese nella comunità internazionale: costruire ponti di dialogo e collaborazione con le altre nazioni, nel rispetto di ciascun popolo”. Il discorso stride con quello di Macron, che persevera nella follia di inviare truppe Nato in Ucraina, cioè di scatenare la terza guerra mondiale. Dopo aver avallato con parole, opere e omissioni due anni di escalation, spostando ogni giorno più in là la linea rossa dell’indicibile (a Kiev solo armi difensive, anzi anche offensive ma leggere, anzi anche pesanti, anzi anche i tank, anzi anche i mega-carri armati, anzi anche i missili a corto raggio, anzi anche a medio, anzi anche a lungo, anzi pure i caccia), il Quirinale pare spaventato dall’ultima inevitabile conseguenza della bulimia bellicista della Nato, speculare a quella russa. E riscopre l’articolo 11, calpestato dai governi Draghi e Meloni ininterrottamente dal febbraio ‘22, prima che l’Italia sia trascinata in un nuovo conflitto mondiale, il primo tutto nucleare. Un bel progresso rispetto alle giaculatorie sulla “pace giusta”, che non esiste perché dipende dalla guerra, che non è mai giusta: chi l’ha vinta decide e chi l’ha persa deve accettare dolorosi compromessi. Come finora ha osato dire l’unico leader mondiale rimasto lucido: il Papa.
Purtroppo lo stesso allarme non si riscontra nel governo Meloni: qualche ministro pigola che non invieremo truppe per non perdere voti alle Europee, ma nessuno ha gli attributi per chiedere un immediato vertice Nato che isoli Macron e le sue fregole guerrafondaie e avvii una mediazione di pace. Del resto le destre, come il Pd e i vari centrini, hanno appena votato al Parlamento europeo la demenziale risoluzione Von der Leyen che impone il riarmo di Kiev a spese nostre fino alla riconquista delle regioni perdute, inclusa financo la Crimea. Cioè in saecula saeculorum. Chi non andrà a votare alle Europee per estinguere questi pazzi scatenati potrebbe pentirsene amaramente, sempreché sopravviva.