domenica 10 marzo 2024

Nella Verità


Aggiornamento liste

di Marco Travaglio

I cavalieri Gedi di Stampubblica sono sfortunati. A parte i guai giudiziari dei loro editori, avevano appena riesumato le liste di proscrizione di putiniani immaginari, peraltro affidate a manovalanze sempre più basse tipo Cappellini e Iacoboni (la prossima volta toccherà ai girini, poi alle muffe), quand’ecco piovere sui loro capini le parole di papa Francesco. Sulla “guerra fra due irresponsabili” a Gaza. E sull’Ucraina: “Non abbiate vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggiore. Il più forte è chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca. La parola negoziare è coraggiosa. Non è una resa. Se vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, devi avere il coraggio di negoziare. Sì, hai vergogna, ma con quante morti finirà? Negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia il mediatore. Nella guerra in Ucraina ce ne sono tanti. La Turchia, altri… E io sono qui… La guerra è una pazzia… C’è chi dice: è vero, ma dobbiamo difenderci. E poi ti accorgi che hanno la fabbrica degli aerei per bombardare gli altri. Difendersi no: distruggere… C’è sempre qualche situazione geografica o storica che provoca una guerra… Può essere una guerra che sembra giusta per motivi pratici. Ma dietro una guerra c’è l’industria delle armi che significa soldi. Guardiamo la storia, le guerre che abbiamo vissuto: tutte finiscono con l’accordo”. Intanto piove sul bagnato, la Cnn rivela che negli ultimi due anni Putin ha trattato con Usa e Paesi europei tramite Abramovich per uno scambio di prigionieri che aveva al centro proprio il dissidente russo detenuto nell’Artico. Il che rende improbabile che la morte di Navalny sia stata ordinata da Putin (peraltro responsabile della sua inumana detenzione).
Ora non vorremmo essere nei panni delle Sturmtruppen che dovranno aggiornare la lista dei putiniani con il Papa (orrore: ha detto “bandiera bianca”!) e la Cnn (non vale: si era già deciso che Navalny l’ha ammazzato Putin, le notizie vere non devono disturbare le bugie dei buoni!). A riprova del fatto che l’unica propaganda dilagante in Italia e in Occidente è quella atlantista. Dopodiché dovranno compiere un ultimo sforzo e crocifiggere il pacifinto che si nasconde dietro il Papa e ne ispira le mosse con parole tipo queste: “Se un re va in guerra contro un altro re, che cosa fa prima di tutto? Si mette a calcolare se con diecimila soldati può affrontare il nemico che avanza con ventimila, non vi pare? Se vede che non è possibile, allora manda dei messaggeri incontro al nemico; e mentre il nemico si trova ancora lontano gli fa chiedere quali sono le condizioni per la pace. La stessa cosa vale anche per voi: chi non rinunzia a tutto quel che possiede non può essere mio discepolo”. Il putribondo putiniano si chiama Gesù.

sabato 9 marzo 2024

Ma davvero?



“Te l’avevo detto”: 1 mln 735 mila € di finanziamento, 117 mila di incasso
Nonostante il cast, l’ultima opera della regista Elkann

di Michelangelo Mecchia

Lo Stato ha speso quasi 3 milioni di euro, tramite il ministero della Cultura, per sovvenzionare i film di Ginevra Elkann – nelle vesti di regista – la sorella di John e Lapo: 2.828.044,32 euro tra crediti d’imposta e contributi a fondo perduto, spalmati su due pellicole. E le due case di produzione di proprietà della terzogenita Elkann, “Asmara Films” e “The Good Films” (di cui è stato socio anche il fratello Lapo, per un certo periodo) hanno beneficiato di più di 300.000 euro tra sviluppo, produzione e distribuzione delle pellicole (insieme, certamente, ad altre aziende del settore che vi hanno preso parte). Il risultato? Incassi rasoterra e società con conti in rosso.
Ma facciamo un passo indietro. Ginevra è la figlia di Alain Elkann e Margherita Agnelli. Cresciuta tra Inghilterra, Francia e Brasile, in un ambiente cosmopolita e ricco di suggestioni, mostra sin da subito passione e dedizione per il cinema. Laureata all’Università Americana di Parigi, Master in Regia cinematografica alla London Film School, comincia a lavorare – sotto ruoli e in comparti di produzione differenti – dietro le quinte. Lancia due società di produzione, “Asmara Films” (2010) e “Good Films” (2012). Le due aziende (accorpate, a gennaio del 2024, in un’unica società) non hanno mai goduto di buona salute e negli anni hanno accumulato perdite per centinaia di migliaia di euro. Ciò non le ha impedito di produrre/coprodurre/distribuire svariati film: tra contributi selettivi, automatici e crediti d’imposta il Ministero ha concesso 330.446,69 euro.
Nel 2019 la svolta nella carriera: Ginevra firma la regia del suo primo lungometraggio, Magari. L’opera fa incetta di nomination: due candidature al David di Donatello 2021 e al Nastro d’Argento. Ma alla fine il film non vince in nessuna categoria. E consultando il database del Ministero della Cultura viene fuori che i produttori (Wildside) hanno beneficiato di 692.711,12 euro sotto forma di tax credit e 400.000,00 euro come contributi selettivi di produzione, per un totale di 1.092.711,12 euro. Mymovies indica (i dati sono aggiornati fino al 11 maggio 2021) che al botteghino Magari ha incassato “nelle prime 12 settimane di programmazione 12,4 mila euro e 25 euro nel primo weekend”, ma è un dato fuorviante, poiché all’epoca le sale facevano i conti con l’emergenza Covid.
Nel 2023, invece, esce il suo secondo film, Te l’avevo detto con un cast di tutto rispetto, prodotto da Small forward productions, Tenderstories e The Apartment. Il Ministero sovvenziona la pellicola con 1.735.333,20 euro sotto forma di tax credit e al box office, stavolta senza restrizioni, Te l’avevo detto incassa 117.458 euro. In pratica quasi un quindicesimo di quanto finanziato. Certo di casi analoghi – e gli addetti ai lavori ne sono ben coscienti – ce ne sono molti. Sono tanti, troppi, i film finanziati dallo Stato che in sala nessuno o quasi va a vedere. Ginevra Elkann non fa eccezione. E non è scritto da nessuna parte che una regista (stra)ricca non abbia diritto agli stessi sussidi degli altri. Però, ai peggiori populisti, la cosa potrebbe apparire indigesta

venerdì 8 marzo 2024

Via!


Apertura pomeridiana con passeggiatina… dopo bisteccata…cuore rullante Ac-Dc, classico fischio da freccia rossa nel respirare. Ad un certo punto un uomo, una donna e un puntino lontano… la signora urla “avete paura?”, al che la risposta migliore sarebbe stata “di che? Della morte? Del buio?”; @ma lei si riferiva al “puntino”; e allora novello Decimo Meridio esclamò “certo che no! … e il “puntino” si mette in movimento… verso di noi, abbaiando in modalità pavarrottiana… e la prospettiva lo fa crescere sempre di più  … facendomi mormorare “entro certi limiti, kazzo!” Quando il fratello maggiore di Ivan il Terribile XXXII è a meno di cinque metri e io ho appena terminato le orazioni per l’inizio del viaggio, si ferma facendomi scorgere il tenue dalle fauci. La zampata allegra mi ha quasi steso… che belli gli animali!

Probabilmente




Oh yes!






Evvvai!



Bertolaso e la tessera a punti per esami-skipass

di Daniela Ranieri 

Come i nostri lettori sanno, abbiamo un’ossessione per quelle figure che popolano l’immaginario nazionale in qualità di eroi della Patria: il generale Figliuolo, Carlo Cottarelli, ma soprattutto Guido Bertolaso.
Già commissario a qualunque cosa, Bertolaso è attualmente assessore al welfare della Lombardia, un premio del presidente Fontana alla regione che ha registrato il record mondiale di morti per Covid nel 2020 (tuttora, secondo i dati settimanali, la Lombardia ha fino a 20 volte più morti delle altre regioni); lo aveva già fatto consulente per la campagna vaccinale (coi poveri anziani lombardi con patologie convocati a centinaia di chilometri da casa per la puntura) e consulente per la costruzione dell’ospedale in Fiera di Milano, l’“astronave” che secondo i medici intensivisti era solo una sbruffonata propagandistica. Siccome quello di assessore alla Sanità è un lavoro da fare in silenzio e a testa bassa, poteva risultare limitante per un cervello rovente come quello di Bertolaso, che infatti ha partorito l’idea della “tessera sanitaria a punti”, un sistema di “premialità” (sic) che regala buoni per vari servizi a chi si sottopone agli esami per la prevenzione di alcune malattie. Facciamocelo spiegare da lui: “Penso a ingressi nei nostri centri termali di altissima qualità o alla possibilità di offrire skipass gratuiti sui nostri comprensori montani che proprio fra due anni ospiteranno le Olimpiadi”. Cioè, se ti monitori il colon o la cervice uterina, Bertolaso ti spedisce a Brembo o a Barzio Valtorta, sci in spalla e pranzo al sacco (il costo dell’attrezzatura da sci per principianti si aggira sopra i 2.000 euro, ma puoi sempre andare in ciabatte e bermuda). S’immagina che gli impianti termali e sciistici vadano risarciti dei costi per gli ingressi gratis: con quali criteri verranno scelti? Ci sarà una gara? Non era meglio dare i soldi direttamente alla Sanità? Ma qui si vede l’eroe.
Un breve excursus sulla figura di Bertolaso, l’ambulanza umana chiamata a risolvere tutti i disastri degli ultimi vent’anni. Commissario straordinario per terremoti, epidemia di Sars, emergenza rifiuti, vulcani delle Eolie, archeologia romana, G8, rischio bionucleare, frane, incendi boschivi, commissario autonominato per il terremoto di Haiti (criticò Obama, la Clinton definì le sue uscite “osservazioni da dopo-partita”), sotto il suo sigillo si coniò “il modello Bertolaso”, le ordinanze di Protezione civile con cui distribuiva soldi pubblici e poteri straordinari per i “grandi eventi” di Berlusconi. Sotto Covid, Renzi voleva commissariare Conte per via bertolasica: “Ci vuole Guido Bertolaso a dare una mano a Palazzo Chigi”. Berlusconi lo invocava con toni biblici: “Serve una figura autorevole, esemplare, riconosciuta in tutto il mondo: Bertolaso”. Ma lui niente, tetragono: “Grazie, ma resto in Africa”. Dieci giorni dopo atterrava a Fiumicino dal Sudafrica per sconfiggere la pandemia a mani nude, infatti si infettò subito: “Quando ho accettato questo incarico sapevo quali fossero i rischi a cui andavo incontro, ma non potevo non rispondere alla chiamata per il mio Paese. Vincerò anche questa battaglia” (bastava mettersi la mascherina).
La tessera-punti è il minimo, per cotanto eroe. Non è chiaro se matura punti solo chi aderisce alle campagne gratuite della Regione o anche chi fa esami per conto suo nel pubblico o nel privato (in questo caso, la tessera sarebbe oltretutto un favore alla Sanità privata), né quanti esami devi fare per aggiudicarti il prestigioso weekend da ricco (contattato in merito, l’ufficio stampa di Bertolaso ha risposto che si tratta di un “progetto ancora in fase di studio” e che “c’è un gruppo tecnico-scientifico di esperti che se ne sta occupando”). Certo non ti regalano un esame per un sintomo che ti preoccupa; per quello, se hai fretta, puoi ricorrere alla Sanità privata (è il motivo per cui milioni di italiani rinunciano a curarsi). Sostenere la prevenzione con la “premialità” per pompare il turismo, invece che con l’investimento massivo di fondi nella Sanità pubblica, è una tipica misura di destra privatistica (Bertolaso ha promesso l’azzeramento delle liste d’attesa per la fine del 2024: vigiliamo).
Non resta che Meloni adotti il modello Bertolaso su scala nazionale, uno sbocco naturale per il governo che ha tagliato fondi alla Sanità rispetto al Pil, ha varato la cosiddetta Autonomia differenziata che aumenta le disuguaglianze tra regioni e ha tolto il Reddito di cittadinanza a un milione di famiglie. Che i poveri non possano curarsi, i pronto soccorso non funzionino e le liste d’attesa siano eterne è violenza strutturale, perché colpisce e uccide le persone e perché ormai è un dato conclamato e irreversibile. La gravità della situazione richiederebbe serietà, misure rivoluzionarie e governanti all’altezza; in assenza di tutt’e tre, dobbiamo accontentarci di un ingresso gratis alle terme.

Come è buona lei!



Pina Fantozzi

di Marco Travaglio

La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno (Pd) comunica: “Ho scritto alla Commissione europea e al Consiglio Ue chiedendo l’inserimento di Ciro Cerullo, in arte Jorit, tra gli individui sottoposti a sanzione da parte dell’Ue. Già col murale di Mariupol aveva manifestato la sua adesione al disegno criminale e genocidario del popolo ucraino da parte di Putin e ieri ha dimostrato di essere uno strumento della propaganda russa”. Jorit è uno street artist napoletano di 34 anni famoso nel mondo che espone in musei prestigiosi ed è noto per l’impegno antifascista, antirazzista e pacifista. A Napoli, anche finanziato da Regione e Comuni targati Pd, ha ritratto Maradona, Floyd (il nero ucciso da agenti Usa) e una bimba rom. A Santiago, Neruda. A Sorrento, Lucio Dalla. A Betlemme, la detenuta palestinese Ahed Tamimi. In Russia, Gagarin e la Muti. Ma da quando nel 2023 ha osato decorare un palazzo distrutto a Mariupol, città-martire della guerra civile ucraina e poi dell’invasione russa, è diventato un nemico pubblico dell’Occidente perché il murale raffigura una bimba con gli occhi dei colori indipendentisti del Donetsk e sullo sfondo le bombe Nato e un simbolo antifascista. Ricordare che lì si muore ammazzati non da due, ma da dieci anni, non solo per mano delle truppe russe ma anche di quelle ucraine e dei miliziani neonazisti dell’Azov, è un peccato mortale nella “democrazia” ucraina e nelle nostre.
L’altro giorno, forse per reazione alle scomuniche “democratiche”, forse nell’ingenua speranza di contribuire alla pace, forse per aver sentito dire dai nostri governi che non siamo in guerra con la Russia, Jorit si è presentato al Festival della Gioventù di Sochi e si è rivolto a Putin, chiedendogli un selfie “per mostrare all’Italia che lei è un essere umano come tutti e l’arte può connettere i popoli e le nazioni”. L’autocrate l’ha chiamato sul palco, usandolo per la sua propaganda. Ma non poteva immaginare che, ad aiutarlo a travestirsi da sincero democratico contro l’Occidente illiberale, avrebbe provveduto Pina Fantozzi Picierno con l’ideona di sanzionare il giovane street artist, manco fosse la Bielorussia, l’Iran o un oligarca. Resta da capire quali sanzioni internazionali abbia in mente l’astuta pidina. Essendo piuttosto complicato un blocco dell’import-export europeo da e verso Jorit o un embargo di gas e petrolio ad personam (purtroppo è un artista, non uno Stato, e potrebbe andare in bici o su un’auto elettrica), si potrebbe vietare ai negozianti del quartiere di vendergli cibo (ma potrebbe ordinarlo online). O scrostare o riverniciare i suoi murales (moltiplicandone per mille il valore). O arrestarlo direttamente, per ribadire che Putin ci fa una pippa.