martedì 5 marzo 2024

Un post arduo

 

Ho letto il post della professoressa Donatella Di Cesare, successivamente cancellato, nel quale la docente della Sapienza di Roma ricordava la brigatista Barbara Balzerani, scomparsa ieri dopo lunga malattia.

E non condivido assolutamente le sue affermazioni verso la brigatista. 

Vi allego il commento su X 


Allora perché lo posto? 

Per il commento di Donzelli, che parla quasi sempre a kazzoecampana. 

"Ma davvero @DiDonadice ha fatto questo Post (poi cancellato per vigliaccheria) per ricordare la terrorista rossa che con le BR rapì Moro e senza mai pentirsi rivendicò l'omicidio di Lando Conti? Non sono queste le idee che non si cancellano da insegnare alla Sapienza"

Il succo del ragionamento, parolona per Donzelli, si potrebbe apprezzare. Se non fosse che Donzelli dovrebbe guardare anche nel suo orto e ricordare, per giudicarle con lo stesso metro, le nefandezze dello Zio, del fascismo, della violenza generata da una dittatura capace di mandare al macello centinaia di migliaia di connazionali. 

Donzelli è proprio il caso di dire che sulla violenza occorrerebbe fare di tutta l'erba... un fascio!   


Sempre un perché!



Quando ci domandavamo come fosse nata la bislacca idea di costruire un ospedale anche con fondi privati, impegnando l’asl spezzina a pagare negli anni successivi milioni di euro, non avevamo ancora presente questo sodalizio col Cazzaro insipido ed insulso! Compimenti Yoghi!

D'improvviso...

 



Selvaggia vs Pandoratrice

 

Chiara la Fraintesa prende in giro pure Fazio e gli spettatori
SENZA DOMANDE NÉ RISPOSTE - Strategia. Il conduttore le dà dell’Oppenheimer e lei è lì proprio per levarsi l’etichetta di “radioattiva” con le aziende, più che coi 30 milioni di follower
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Ospite di CTCF, da oggi evidente acronimo di “Coccola Tanto Chiara Ferragni”, l’influencer cremonese ha spiegato in via definitiva come sia potuta arrivare al successo che ha preceduto l’affare Pandoro: non si era saggiamente (quasi) mai concessa alle interviste. E in effetti è uscita malconcia perfino dall’intervista di Fabio Fazio, dunque non esattamente un interrogatorio a Guantanamo con privazioni del sonno e sale sulla lingua.
La cronaca. Fazio la accoglie con tono perentorio: “Credo non si debba eludere nulla stasera, è l’occasione per essere sinceri”. Era pure l’occasione per farle delle domande, ma le cose sono andate un po’ diversamente. Ferragni apre le danze piagnucolando subito perché “sono stata al centro di un’ondata d’odio”.
In realtà è stata al centro di un’inchiesta giornalistica, poi di un’indagine dell’Antitrust e infine di un’indagine della Procura, ma a lei preoccupano gli hater e si cala subito nel ruolo di vittima. Fazio capisce che sta facendo la furba e allora la mette spalle al muro: “Tu hai 30 milioni di follower, sei Oppenheimer!”. Chiara lo guarda perplessa, si capisce che sta pensando “Chi cazzo è questo Open Aimer” che è un po’ tipo il “chi cazzo è Strellller?” del marito e annuisce.
Domande arrembanti e distinguo
Fatto sta che era lì per togliersi l’etichetta di “radioattiva” con le aziende e lui la paragona al padre della bomba atomica. L’intervista si fa incalzante: parte un filmato celebrativo sul successo di Chiara Ferragni. Ferragni riprende dunque il suo proposito di esser sincera e spiega che per lei lo spartiacque è stata la multa dell’antitrust, fino a quel 15 dicembre 2023 lei pensava di aver fatto “la classica operazione commerciale unita alla beneficenza” (classica per chi? Per lei forse), era in buona fede, pensava di essersi spiegata bene. PURTROPPO È STATA FRAINTESA, i consumatori – loro – hanno travisato.
Il problema è che fraintendevano anche i grandi quotidiani, quelli che scrivevano che parte del ricavato delle vendite del pandoro sarebbe andato in beneficenza. Fazio si sveglia di scatto: “Ma se la beneficenza era stata fatta prima, c’era bisogno di scrivere della beneficenza sui Pandori?”. “A noi faceva piacere comunicarla, poteva avere un effetto emulativo”, risponde lei.
A parte che la beneficenza l’aveva fatta Balocco, a parte che si spera che a nessuno venga voglia di emulare la pubblicità ingannevole, a oggi non ho ancora capito quale difficoltà ci fosse nel comunicare l’operazione in modo chiaro. Tipo scrivere sul cartoncino: “L’azienda Balocco ha fatto una donazione all’ospedale Regina Margherita. Chiara Ferragni, che firma il Pandoro Pink Christmas, ringrazia l’azienda per la generosità”. Era molto più articolata la supercazzola sul cartoncino del Pandoro. Come ha spiegato l’Antitrust, il vero problema è che il fraintendimento era cercato, ma Fazio commenta: “Questo ti fa onore!”. È finita che ha frainteso pure lui. Ferragni ricorda poi che lei è buona, ha donato il suo cachet di Sanremo.
Fedez e le torture da carcere iraniano
Tutti ci aspettavamo che Fazio replicasse: “Be’, a un mese dall’inchiesta Pandoro, non è che era una furbata?”, ma era già pronto al seguito della ficcante intervista: “E ora vediamo le tue immagini social con Fedez!”. Da casa iniziamo a temere che dalle domande si passi alle torture. Ci troviamo ormai nelle carceri iraniane con Fazio nel ruolo della polizia morale. “Concedi tanto del tuo privato, non diventa difficile sembrare veri?”, chiede lui implacabile.
E qui Ferragni inizia a mutare pelle, le si disegnano le tette sul tailleur, si trasforma nella Piccola Kiara di sanremese memoria. Lei sognava il successo. Lei è se stessa, non c’è differenza tra quello che pubblica e quello che è. Ora, a parte che non so voi ma se io sui social fossi me stessa, quella che sono a casa, con le frasi che dico a casa, oggi avrei già il 41-bis, la spiego semplice: sui social non siamo noi stessi, siamo quello che decidiamo di mostrare.
L’idea che le due cose (la nostra vita/ciò che raccontiamo della nostra vita) siano aderenti può averla, al massimo, un bambino di 4 anni, non la più famosa influencer del Paese. Ci tocca poi lo strazio di sentire LEI dire che ogni tanto bisogna mettere via il telefono perché la vita vera sta fuori, l’ha imparato in questi mesi. E quindi ci fa un esempio della vita vera fuori: “Quando ero travolta dalla gogna uscivo e le persone mi chiedevano i selfie come prima”. La vita vera fuori dai social sono i fan dei social che le chiedono le foto fuori dai social. Ok. Poi spiega “Dietro qualsiasi mossa io faccia pensano tutti ci sia un pool di esperti” e non si accorge di aver detto “mossa”, della serie: citofonare Freud.
Fazio non cita mai i due figli preoccupato di dover fare domande scomode sulla privacy dei minori e li chiama “due priorità da proteggere” (sempre meglio che “coso” e “cosa”). Infine, pur di accorciare le domande sul Pandoro, il conduttore si trasforma in un Signorini qualunque e dedica la metà dell’intervista alla crisi con Fedez. Suo marito, insomma, usato come arma di distrazione di massa. Alla fine era Fedez Oppenheimer, mica piccola Chiara.

Così non si fa!

 

In galera!
di Marco Travaglio
Un’incomprensibile congiura del silenzio sta oscurando l’ultimo mega-scoop del Corriere. Che domenica, per la penna di Fabrizio Roncone (onore al merito), a “una festa di compleanno in un ristorante sotto l’acquedotto Claudio, tra mozzarelle di bufala ed ex calciatori della Roma, direttori di giornali, ruggenti cinquantenni con i capelli mesciati e pure il mitologico Lotito” ha raccolto “una vocina perfida e lucida” del Pd in vena di rivelazioni sensazionali: Giuseppe Conte ha un’“ambizione rapace”, una “vanità assoluta”, una “sulfurea ambizione”, una “pura ossessione: tornare a Palazzo Chigi per la terza volta”, il che ne fa un “camaleonte feroce”, anzi “un piccolo spietato coccodrillo”. Insomma, “pazzesco”. Sì, avete capito bene: c’è un leader che, diversamente dagli altri, fa politica per vincere. E non il Festivalbar, Miss Italia, il Pallone d’oro, la Parigi-Dakar o la Vasaloppet, no: le elezioni, e per governare. Ma vi rendete conto? “Qualcuno avverta Elly, che continua ad accarezzarlo con troppa disinvoltura”, evidentemente ignara di tutto. Come del resto la forza pubblica e le procure della Repubblica competenti sulla follia illegale ed eversiva del putribondo figuro che vuol guadagnare voti anziché perderli e – quel che è peggio – ci riesce pure. Fortuna che Roncone, fra una mozzarella, un mesciato e un Lotito, ha auscultato quella vocina, sennò tutti penserebbero che Conte si faccia un mazzo così per essere sconfitto e per non governare mai più.
Per la verità lo scoop del Corriere era già stato preceduto da analoghe intuizioni del sagace Massimo Franco, il quale aveva subodorato che, dopo la vittoria della sua Todde, “Conte festeggia più della Schlein” (anziché mettere il lutto), ergo è “nostalgico di Palazzo Chigi” e vuole “usare il risultato sardo come premessa della propria centralità” (anziché per la propria marginalità). Altri geni sospettano da tempo che “mediti il sorpasso” sul Pd e financo su FdI (ogni leader che si rispetti medita di arrivare ultimo). Ma lo scoop del Corriere trasforma i sospetti in certezza: oltre a infilare la pochette nel taschino della giacca, a indossare un dolcevita nero (ma solo d’inverno), a passare il penultimo Capodanno a Cortina (e non all’addiaccio: in hotel) e soprattutto a non decidersi a defungere, il mostro di Volturara Appula preferisce governare lui che lasciarlo fare alla Meloni. Ma si può? E come si permette? Sarebbe come se un cantante rapace andasse a Sanremo per arrivare primo, un regista sulfureo partecipasse a Cannes per vincere la Palma d’Oro, un allenatore vanitoso aspirasse allo scudetto, uno scienziato ossessionato ambisse al Nobel, un ciclista spietato corresse per la maglia rosa o, peggio, gialla. Scandalo, orrore, raccapriccio. Che aspettano ad arrestarlo?

L'Amaca

 

Uno squarcio di verità
DI MICHELE SERRA
Quando ho visto il video di Augusto Proietti, il “re delle bancarelle”, contro Rocco Casalino, ho pensato a un falso d’autore. Mi sono ricordato di Corrado Guzzanti e della Famiglia Fetuso, iper-parodia del “popolare” anni Novanta. Ho ripensato alla ferocia impareggiabile diCinico Tivù, Ciprì e Maresco. A Brutti sporchi e cattivi di Scola, che quasi mezzo secolo fa (1976) metteva qualche paletto, poi travolto, all’idea populista che il popolo sia “buono” per natura. Che poi il bersaglio del “re delle bancarelle” fosse Rocco Casalino (non un radical chic: un ex del Grande Fratello) mi è sembrato un ulteriore tocco satirico.
Invece era tutto vero. Vero Proietti, vere le sue parole, la sua maniera di porsi. Altro che satira: neorealismo. Esiste una Roma così (un’Italia così) e la vera fiction, la vera simulazione, è fare finta che non esista, che i selfie con la faccia ritoccata anche a quindici anni, l’umanità fasulla e bambolesca dei social sia “il popolo”. No, il popolo è ancora fatto, almeno in parte, come Augusto Proietti, e pensa e parla come lui. E dunque, in un certo senso, mi sono sentito partecipe della sua brutalità primitiva.
Uno squarcio di verità non facile da digerire, e anzi detestabile per aggressività e mancanza di inibizioni; ma anche una breve vacanza dalla leziosità piccoloborghese degli influencer.
Poi Proietti si è scusato, deve essersi reso conto perfino lui che c’è un limite, non si può sbraitare e offendere senza mettersi dalla parte del torto. È una buona notizia, significa che, dopotutto, viviamo tutti nello stesso posto e tanto vale cercare di sopportarci a vicenda.
L’omofobia viene avvertita come un problema perfino dagli omofobi.
Le urla e le minacce turbano perfino chi urla e minaccia. Forse una via di uscita pacifica e rincivilita è possibile.