domenica 29 ottobre 2023

Nella pazzia bellica

 

Tragica, ma non seria
di Marco Travaglio
Spostiamo per un attimo lo sguardo dalla tragedia di Gaza, dove Hamas si nasconde sottoterra usando i civili come scudi umani e l’esercito israeliano commette crimini di guerra bombardando alla cieca. E proviamo a concentrarci sulla politica italiana, sempre tragica ma non seria: nessuno capisce quale sia la posizione del governo e del Pd. Accusare Meloni, Tajani e Crosetto di furia bellicista a rimorchio di Israele sarebbe ingiusto: finora sono stati prudenti, anche perché l’Italia è stata quasi sempre risparmiata dal terrorismo islamico grazie al suo equilibrio sul conflitto mediorientale. Ma allora perché il governo s’è astenuto sulla risoluzione dell’Assemblea Onu per un’“immediata tregua umanitaria”, mentre Usa e Israele han votato contro e Francia e Spagna a favore? Il pretesto che mancava la condanna di Hamas non regge: l’Onu aveva già condannato il pogrom del 7 ottobre e Guterres aveva già detto (nel discorso spacciato per filo-Hamas da Israele e dalla nostra stampa di destra, quindi anche da Rep) che “56 anni di soffocante occupazione israeliana non possono giustificare gli spaventosi attacchi di Hamas”. Ora il tema era tutt’altro: la rappresaglia-vendetta israeliana, che in tre settimane ha già seminato 7 mila morti (di cui 3 mila bambini).
Bene hanno fatto ieri Conte e la Schlein a condannare l’astensione del governo italiano. Ma l’altroieri si sono tenute in molte città d’Italia manifestazioni pacifiste, purtroppo poco partecipate, ma prive di ambiguità: condanna di Hamas, conferma del diritto di Israele a difendersi ma non a violare il diritto internazionale, e la stessa richiesta dell’Onu e del Papa: un cessate il fuoco umanitario. Il M5S e le sinistre hanno subito aderito. Il Pd invece si è intorcinato in un arabesco di posizioni che neppure nel Kamasutra: adesione ma forse senza Schlein, non-adesione ma con eventuale partecipazione di esponenti minori a “titolo personale”, adesione con partecipazione di esponenti minori a nome del partito ma sicuramente senza Schlein. Ieri poi 20 mila persone hanno sfilato a Roma per la Palestina. Intanto R. volava nella culla del Rinascimento saudita dall’amico Bin Salman con l’amico Jared Kushner (il genero di Donald Trump) per “ricostruire la pace di Abramo”: cioè quella schifezza di accordi separati ideati da Kushner e siglati nel 2020 da Trump e Netanyahu con i regimi di Emirati, Bahrein, Marocco e Sudan, in attesa di farlo anche con l’Arabia Saudita, sempre sulla testa e sulla pelle dei palestinesi. Accordi che poi sono uno dei moventi del pogrom di Hamas: impedire la normalizzazione dei rapporti fra Riyad e Tel Aviv. Chiedo per un amico: ma il trumpiano, nonché putiniano e cinese, non era Conte?

L'Amaca

 

Aspettando la libertà
DI MICHELE SERRA
Certo il mondo è prodigo di violenze ributtanti e odiose soperchierie. Ma l’idea che una ragazza di diciassette anni possa morire perché non indossa il velo è veramente insopportabile.
È capitato alla diciassettenne Armita Garawand sulla metropolitana di Teheran, pestata un mese fa dalla “polizia morale” (che nome ignobile) e morta ieri dopo una lunga agonia. Capitò, prima di lei, alla ragazza curda Mahsa Amini, 22 anni, divenuta il simbolo dei grandi moti di protesta dello scorso anno, che arrivarono a far sperare, inutilmente, che quell’abominevole regime religioso potesse cadere.
La versione del regime è ovviamente differente da quella delle coraggiose e indomite opposizioni urbane (nelle campagne le rivoluzioni raramente attecchiscono). Vogliono far credere, i burocrati di Dio, che nessuno le abbia rotto la testa e l’abbia battuta per suo conto, chissà se il velo non avrebbe attutito il colpo. Noi si guardano le foto di quelle ragazze e si freme di rabbia, perché sapere quanto l’umanità sia avvezza all’inciviltà non è certo una spiegazione e tanto meno una consolazione, semmai un accumulo di dolore e di impotenza. Né elencare mentalmente l’interminabile catena di brutalità contro il corpo femminile sminuisce o inflaziona il sentimento di disgusto verso le varie “polizie morali” che ancora bastonano le donne libere.
Cerchiamo di immaginare come vivono, cosa covano in seno, che cosa si aspettano dalla vita le donne iraniane (e afghane) che non accettano di rimanere nella gabbia loro assegnata. Dev’essere durissima. Una delle poche cose che ancora mi aspetto dal futuro è la loro insurrezione vittoriosa.

sabato 28 ottobre 2023

Unito a Selvaggia


Accanto ai penultimi 

di Selvaggia Lucarelli

Ero convinta, stupidamente, che in questo paese gli ultimi non fossero poi così soli. Che al cinismo di chi governa e di chi li ha votati, si contrapponesse la forza di una buona parte della cosiddetta società civile con un megafono: attori, cantanti, scrittori, intellettuali, influencer, imprenditori e così via. Ho visto, del resto, pubblica empatia per gli ucraini, i migranti, la capretta presa a calci, per chiunque sia sembrato il più debole, il più indifeso, l’ultimo, appunto. 

Ho capito invece, osservando quella stessa società civile assumere il colore delle foglie perché nessuno la intraveda tra le fronde, che quelli non erano gli ultimi. 
Che quell’empatia è sempre stata per i PENULTIMI. Gli ultimi sono i civili di Gaza. Sono loro i veri appestati, quelli che potrebbero attaccare il pernicioso batterio “nemico di Israele” (io non temo le etichette degli stupidi); quelli che riescono a trasformare gli strenui difensori dei diritti di chi nasce nella parte più sfortunata del mondo in inerti da competizione. 

Vi siete esposti per chi sale su un barcone con una speranza, non lo fate per quelli che il mare davanti non possono neppure navigarlo, perché superate le tre miglia marine gli sparerebbero. Avete riempito le piazze di arcobaleni, detto che i colori non devono spaventare, che i diritti degli altri sono i diritti di tutti, ma il nero, il bianco, il verde, il rosso della Palestina vi terrorizzano. Vedo gente che potrebbe permettersi di non lavorare mai più e far campare di rendita i suoi diretti discendenti per altre 50 generazioni, che TACE per paura di perdere follower, clienti, contratti, giri di influenze, spazi sui giornali. Vedo la sinistra da TEDx e centri sociali diventati borghesi che dice due paroline stitiche e poi “cosa si suona stasera?”. 

Vedo il vuoto gelido delle vostre bacheche. Vedo, in fondo, una grossa paura di perdere qualcosa mentre c’è gente che perde tutto. 
Vi vedo già accanto al prossimo penultimo, mentre gli ultimi restano ultimi. 
Sappiate però una cosa: questa volta l’ingiustizia che si consuma è così fluorescente che nel buio della notte di Gaza si vedono tanto le bombe quanto la vostra ignavia.

Ritorno agognato

 


Ragogna!

 


Colazione privata

 


Selvaggia e le slurp slurp

 

‘Meloni femminista’. Tutti nel trappolone da Nunzia alle dem
VITTIMISMO, CINISMO E LECCACULISMO - In massa a chiedere di essere delicati con la famiglia di chi da anni passa col bulldozer sulle famiglie degli altri
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Se c’è una cosa che a Giorgia Meloni è riuscita benissimo è far passare il suo comunicato sulla (presunta) fine della storia con Andrea Giambruno per qualcosa che abbia a che fare col femminismo. O con l’eroismo. Tutti presi come eravamo a commentare le sue parole, ci siamo persi quelle degli altri. Ed è un peccato, perché a leggerle tutte insieme viene da tifare per il machismo, le battute da caserma e le mani sul pacco. Uno dei primi a twittare è stato Carlo Calenda, il quale si è prontamente indignato per la volgarità della vicenda: “Così in Italia non si produrrà mai nulla tranne il fango, finché il fango non sommergerà tutti e tutto”. Detto da quello che ama risolvere i conflitti con sobrietà e discrezione, che non cerca le risse nel fango. Come dimenticare quell’addio elegante tra lui e Matteo Renzi: “Caro Renzi, io non ho mai preso soldi da un assassino”, “Calenda è pazzo, ha sbagliato pillole”.
Abbiamo poi la fila delle pidine che come al solito perdono l’occasione per tracciare una linea di confine netta tra il femminismo e il piagnisteo rancoroso e si buttano sulla solidarietà pelosa. Scrivono tweet zuccherosi esibendo la superiorità morale di chi mostra benevolenza nei confronti dell’avversario, senza mai capire che Giorgia Meloni, su questo furbo bilanciamento tra vittimismo tattico in tutto quello che riguarda se stessa e sul cinismo spietato nei confronti delle debolezze altrui, ha costruito il consenso politico. E così, Alessandra Moretti scrive: “Giorgia Meloni ha agito da donna libera. Chiedo io per lei che le lascino fare la madre”. A leggerla così sembra che gli assistenti sociali siano andati all’alba, in casa Meloni, a portarle via la figlia. Alessia Morani: “Cerchiamo di evitare i dibattiti da bar dove ognuno dice la qualunque”. In pratica chiede di essere delicati con la famiglia di quella che da anni passa col bulldozer sulle famiglie altrui. Pina Picierno: “Solidarietà e abbraccio a Giorgia Meloni. Diffondere gli audio del compagno, utilizzare la vita privata per colpirla è stato spregevole e abietto”. Anziché esprimere solidarietà alle donne costrette a lavorare con lo spregevole compagno di Giorgia Meloni, lei abbraccia Giorgia Meloni per avere lasciato un uomo molesto, ringraziandolo pubblicamente per gli anni meravigliosi trascorsi insieme.
Poi, uscendo dal Pd, abbiamo Elena Bonetti: “Oggi una mamma e una figlia stanno soffrendo per un sistema mediatico che le ha colpite. Che si attacchi la premier in questo modo per indebolirla politicamente è disgustoso. Solidarietà a lei e alla sua bambina”. In pratica la colpa è di Ricci, mica di Giambruno. Ma soprattutto: che ne sa Elena Bonetti di come sta la figlia di Giorgia Meloni? Lei chatta con le bambine di 7 anni? Il suo tweet in effetti è da scuole elementari, forse siede al banco vicino a Ginevra. C’è anche Mariastella Gelmini che elogia Meloni perché “Tante donne si immedesimeranno”. Come no, io mi sono subito immedesimata, anche il mio compagno saluta sempre le colleghe cercando il biscottino della fortuna nelle mutande. Laura Ravetto: “Orgoglio, forza e nessuna paura. Sei un esempio per tutte”. Per fortuna c’è Giorgia Meloni a darci l’esempio mollando un compagno che propone sesso a tre alle colleghe, noi altre eravamo convinte che a uno così bisognasse intestare la polizza a vita.
Infine, la vincitrice assoluta: Nunzia De Girolamo. Nel suo Avanti popolo, programma tv che riesce a far indietreggiare il popolo al punto da realizzare il 2% di share, dopo aver invitato suo marito e un pluricondannato, è riuscita a fare di peggio. Nell’ultima puntata ha pensato bene di dedicare un monologo al caso Meloni/Giambruno con la sintassi della letterina “Piccola Chiara” a Sanremo e i contenuti della propaganda nordcoreana. Mancava solo che sparasse un razzo nel laghetto di Cologno Monzese come avvertimento a Mediaset. Ha iniziato con “IL NOSTRO presidente del consìio ci ha messo la faccia” per poi passare a un improvviso cambio di sesso: “LA NOSTRA presidente del consìio ha scritto sui social, lo ha fatto da donna, da madre, da presidente del consìio”. Perché voi forse non lo sapete, ma se uno scrive sui social non da sorella, da trans o da segretaria ma “da madre, da donna, da presidente del consìjo” c’è una tastiera a parte, proprio. È tutta glitterata, se premi il tasto cancelletto esce il colostro e manca la G, ovviamente. E poi: “Bisogna avere rispetto del dolore della presidente del consìio!”, “Vi chiedo di rispettare una famìia che è finita!”. Addirittura finita, come la benzina in autostrada. Davvero commovente. Una libertà intellettuale che Report se la sogna. Anzi, speriamo che la tutela legale che vogliono togliere alla squadra di Ranucci la diano a lei perché Nunzia sta rischiando grosso: una querela per eccesso colposo di legittima difesa del presidente del consìjo, se va avanti così, non gliela leva nessuno.