Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 18 ottobre 2023
Gran Robecchi!
La regola del cretino. Basta poco per diventare un nemico inesistente
di Alessandro Robecchi
Se prendi un cretino che dice una cosa sensata, l’effetto è assicurato: non è che il cretino sembrerà di colpo intelligente, è più facile che la cosa sensata sembri cretina anche lei.
Il metodo è diventato una regola che si può comodamente osservare, applicata con qualche variante, nelle più disparate faccende del mondo, e pare che qui, in Italia, venga utilizzata con una certa pervicace costanza. L’esempio più attuale – e tragico – ci viene dalle questioni palestinesi: non c’è giorno che non si leggano sui giornali della destra (e non solo della destra) strali feroci sui “sostenitori di Hamas”, che abiterebbero notoriamente a sinistra. Uno si aspetta che davvero, là fuori, ci siano voci che inneggiano ai tagliagole, che approvino l’uccisione di civili e bambini. Invece no, non risulta.
Leggendo i giornali (molti giornali) e guardando la tivù (molta tivù), ma anche chiacchierando al bar, o con i colleghi, o con chiunque altro, non ho letto né sentito nessuno sano di mente dire che Hamas “ha fatto bene”. Il trucco, nemmeno nascosto, è dunque quello di attribuire a chi non si allinea con una voce univoca (nel caso specifico quella della rappresaglia, della vendetta, della reazione totale, dello “spianare” Gaza, del sangue contro sangue) una posizione indicibile, che infatti nessuno dice, a parte qualche squinternato scovato con il lanternino in pieghe molto nascoste e irrilevanti della società. Chi dubita della reazione israeliana in atto in Palestina, insomma, corre il rischio di essere automaticamente arruolato nelle file del terrorismo più odioso.
Potremmo chiamarlo uno schema, una dinamica della dialettica della contrapposizione, che ha avuto la sua prova generale, il suo battesimo di fuoco, nella stagione del Covid. Un’emergenza vera, una paura palpabile, che produsse un pensiero unico: guai a contestare la tecnica del lockdown, per esempio, guai ad avanzare perplessità sul green pass: chi osava farlo, o anche solo chi problematizzava un po’ la questione, passava immediatamente per un picchiatello che teme il 5g iniettato nel sangue, un medievale terrapiattista, additato al pubblico ludibrio, irriso, emarginato dal discorso pubblico. Fino al paradosso che quando criticavano il lasciapassare per lavorare, persino i trivaccinati venivano accomunati agli ultras no-vax. Che è come quando si accusa Moni Ovadia di stare con Hamas: una scemenza di portata planetaria.
Lo schema si riprodusse dopo l’invasione russa dell’Ucraina: l’accusa di putinismo o filo putinismo per chiunque non si allineasse alla guerra a oltranza, per cui si arruolava sotto le bandiere del Cremlino anche chi chiedeva un semplice cessate il fuoco, o trattative, o un qualche anche generico sbocco di umanità che mettesse fine a una mattanza spaventosa. Una molla generatrice di questo schema (se non stai con me stai con Hamas, stai con Putin, sei antiscientifico e terrapiattista) è l’emotività dei media. Un po’ si può capirla, perché la prima cosa che pensi quando uno ti tampona con la macchina è: ora scendo e gli spacco la faccia. Nella vita reale dura un minuto e poi passa, per fortuna, ma pare che invece nella formazione-manipolazione dell’opinione pubblica duri più a lungo, venga reiterata e rilanciata. Poi, con il tempo, gli angoli si smussano, piano piano, con calma, cercando di far dimenticare le scemenze estremiste teorizzate per mesi. Colpo di scena: puoi volere che si smetta di morire in Ucraina senza essere Putin, e puoi volere uno Stato palestinese senza essere Hamas, anzi provandone orrore.
L'Amaca
Le scommesse come bene di consumo
DI MICHELE SERRA
La mite sentenza della giustizia sportiva sul ragazzo Nicolò Fagioli, di anni ventidue, stella nascente della Juventus, mi trova consenziente. Solo dodici mesi di squalifica, dei quali cinque assegnati a “pene alternative”, in parole povere andare nelle scuole (anche le scuole calcio) a spiegare quanto si può essere deboli e cretini, nella vita, anche quando si ha tutto. Stagione finita, calcisticamente parlando, ma alla sua età Fagioli avrà tutto il tempo per rifarsi. Anche per rifarsi un’opinione meno distratta, e meno squallida, sul valore dei soldi, e sulla fatica che le persone comuni fanno per mettere insieme quanto basta per vivere.
Sono contento anche per suo papà, del quale ho letto una bella intervista, dispiaciuta e civile. Penso sempre, in casi come questi, a cosa avrebbe scritto Gianni Mura, che mi manca, da lettore, come il faro manca al navigante. Magari avrebbe detto che in un mondo nel quale, e del quale, il gioco d’azzardo legale è uno dei motori economici (non si può vedere una partita, nei canali dedicati, senza sorbirsi quintali di pubblicità delle scommesse), certe inibizioni etiche e culturali sono destinate a scomparire. Ed è ipocrita, poi, lamentarsene. Fior di campioni fanno pubblicità al “bet” (le chiamassero almeno scommesse) come se si trattasse di formaggi o biscotti o automobili. Un genere di consumo come un altro, e chi se ne frega se ci sono persone che si rovinano la vita, e famiglie distrutte, per una patologia che si chiama ludopatia.
So bene che ci sono scommesse legali e illegali, quelle “in chiaro” e quelle sommerse nel nero malavitoso. Ma insomma, a conti fatti, non sono solo Fagioli, Tonali e Zaniolo a doversi fare delle domande.
martedì 17 ottobre 2023
Un altro punto di vista
Piergiorgio Odifreddi
- Padre Pio era un ciarlatano-
Francesco Forgione (1887-1968) in arte Padre Pio fu ordinato frate nel 1910.
Immediatamente gli vennero le stimmate per poi scomparire subito dopo.
Nel 1918 le stimmate tornarono. Lo spettacolo delle ferite che sanguinavano mentre il frate diceva messa fece accorrere le masse, oltre che (finalmente) i medici.
Nel 1919 uno di questi visito' il frate e noto' che le piaghe erano superficiali, e presentavano un alone del caratteristico colore della tintura di iodio.
La diagnosi fu confermata dal perito ufficiale inviato dal Santo Uffizio, che attribuì alla tintura di iodio lo sviluppo e il mantenimento delle lesioni, in origine superficiali e di natura patologica (necrosi della cute). Secondo i confratelli, Padre Pio versava acido fenico, acido nitrico e acqua di colonia sulle ferite "per attutire a scopo di umiltà il suo odore di santità".
Nel 1920 anche Padre Gemelli visitò il frate, e dopo aver dichiarato che le stimmate erano di origine isterica cercò di farlo internare.
Nel frattempo il frate si era schierato a favore dei fascisti.
Il giro di denaro delle offerte minava il voto di povertà dei cappuccini, e la spartizione del bottino spesso degenerava in rissa. Il culto dei devoti, alimentato dal commercio dei panni sporchi del sangue delle stimmate, sconfinava nell'idolatria pagana. Il flusso dei pellegrini interferiva con la supposta clausura dell'eremo, e le visite notturne al convento di sedicenti "figlie spirituali" davano adito a pettegolezzi poco edificanti.
Dopo che l'arcivescovo di Manfredonia dichiarò che Padre Pio era un indemoniato, e i frati di San Giovanni Rotondo una banda di truffatori, il Santo Uffizio dovette correre ai ripari.
Nel 1922 ordinò al frate di indossare guanti senza dita per nascondere le stimmate.
Nel 1923 decretò che non si era in presenza di alcun fatto soprannaturale.
Nel 1924 ammonì i fedeli ad astenersi dal mantenere qualunque rapporto, anche epistolare, con Padre Pio.
Nel 1931 privò il frate di tutte le facoltà religiose, salvo quella della messa, che però poteva celebrare solo privatamente.
Due visite ispettive, ordinate dalla Santa Sede nel 1927 e 1928, stabilirono che la situazione nel convento di San Giovanni Rotondo era solo un aspetto di un grave disordine morale del clero foggiano, che indulgeva in ogni sorta di allegria: "corruzioni, ruberie,ricatti, peccati della carne, simonìa (delitto consistente nel vendere o comprare cose sacre) odi e vendette".
E proprio questa fu la salvezza di Padre Pio che propose al Vaticano un patto fra "gentiluomini": la mancata pubblicazione di alcuni libelli sull'edificante situazione (confezionati nel 1931 e 1933 dai seguaci del frate), in cambio della revoca delle disposizioni nei suoi confronti.
Nel 1934 la Santa Sede cedette, pur reiterando che padre Pio non doveva trasformare la messa in uno spettacolo da baraccone, che le donne non potevano rimanere a dormire al convento, e che il commercio delle pezze insanguinate era severamente proibito.
Ormai il frate aveva ottenuto l'impunità, e decise di dedicarsi alla costruzione del suo monumento: un ospedale divino.
Un misterioso finanziamento di 300 milioni di allora arrivò dalla Francia nel 1941, forse da un conto estero nel quale erano state "fatte affluire" le offerte dei fedeli.
L'ospedale fu inaugurato nel 1956, e fa parte dell'unico vero miracolo di Padre Pio: la trasformazione di San Giovanni Rotondo in un potentato economico completo di alberghi, pensioni, ristoranti, bar e negozi di ogni genere.
Oltre che di un enorme tempio progettato da Renzo Piano, con la capienza di 30000 posti (in un paese che conta 27000 abitanti).
Con l'avvento di Giovanni XXIII, che non credeva affatto alla santità del frate, ordinò nel 1960 un'ispezione a San Giovanni Rotondo.
Si stabilì che moltissimi frati possedevano automobili private e gestivano personalmente grandi somme di denaro, nonostante il voto di povertà.
Le donne continuavano a pernottare nel convento e il commercio delle reliquie non si era affatto fermato.
Nel 1961 il Santo Uffizio tornò a segregare Padre Pio e a prendere il controllo del convento.
Con l'elezione di Paolo VI il frate potè tornare a svolgere le sue attività.
In cambio, la Santa Sede pretese e ottenne di essere nominata erede universale nel suo testamento.
Alla sua morte, avvenuta il 23 settembre 1968, Padre Pio effettuò un ultimo miracolo: le stimmate erano sparite senza lasciare traccia, e lasciando invece ovvi sospetti sulla loro esistenza.
Giunge infine l'operazione di canonizzazione, orchestrata in modo da confluire nel gran -business- del Giubileo, da parte di Giovanni Paolo II il 16 giugno 2002.
(Piergiorgio Odifreddi)
Verso la fine
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