martedì 17 ottobre 2023

Tomaso

 

Contro l’inconscio hitlerismo, l’antidoto sarà soltanto la pace
LA NUOVA GUERRA IN MEDIO ORIENTE - Schierarsi. Sto con i feriti, con gli israeliani che hanno un figlio ostaggio e i palestinesi che aspettano la rappresaglia. Sto con chi non ha mai deciso nulla. E ora perde tutto
DI TOMASO MONTANARI
Sotto un bombardamento nazista, Virginia Woolf annotava (la traduzione è di Nadia Fusini): “Il giovane aviatore su in cielo non è guidato solo dalle voci degli altoparlanti e dei politici; è guidato da voci che ha dentro di sé, istinti incoraggiati e nutriti dall’educazione e dalla tradizione. Dobbiamo aiutare i giovani uomini inglesi a strapparsi dal cuore l’amore delle medaglie e delle decorazioni. Dobbiamo creare attività più onorevoli per chi cerca di dominare in sé stesso l’istinto al combattimento, l’inconscio hitlerismo. … Dobbiamo fare felicità. Dobbiamo tirarlo fuori dalla sua prigione, all’aperto”. Parole pericolose: capaci di mettere in dubbio la determinazione della scrittrice nel combattere il nazismo.
Eppure, parole altissime di chi diceva di non avere, come donna, alcuna patria, se non il mondo intero. Di chi rifiutava la logica stessa delle armi, dello schierarsi, dell’uccidere o morire. Non l’abbiamo ascoltata, Virginia. E oggi, di fronte al disastro in cui precipitano, ora dopo ora, i popoli di Israele e Palestina, siamo lontanissimi dal fare felicità, anzi rinchiusi a doppia mandata nella prigione dell’appartenenza, del ‘noi e loro’, della guerra. Dell’“inconscio hitlerismo”: cioè in una comune aspirazione alla violenza e alla morte, non certo alla pace e alla vita.
I peggiori (che devono mostrarsi più estremisti del governo israeliano per far dimenticare il loro fascismo) hanno rispolverato le parole di Oriana Fallaci: “Sono sionista perché respiro, perché penso, perché vedo, perché so, in conclusione sono sionista perché sono egoista, perché se muore Israele, nostro migliore e coraggioso alleato, moriremo anche noi”. Tornano in mente le pagine grondanti d’odio cieco e di paura che Fallaci scrisse dopo l’11 settembre: vi si predicava la necessità di difendersi, con una guerra di vendetta, da una “guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci”.
In gioco – si diceva allora come oggi – c’era la libertà dell’Occidente: insidiata dai migranti (“Da noi ci sono venuti di propria iniziativa, coi maledetti gommoni”), perché “le moschee di Milano e di Torino e di Roma traboccano di mascalzoni che inneggiano a Usama Bin Laden, di terroristi in attesa di far saltare in aria la Cupola di San Pietro”. “La nostra identità culturale – scriveva Fallaci – non può sopportare un’ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell’altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori. Da noi non c’è posto per i muezzin, per i minareti, per i falsi astemi, per il loro fottuto Medioevo, per il loro fottuto chador. E se ci fosse, non glielo darei”. Uno scontro tra civiltà: anzi no, – sibilava la giornalista –: “A me dà fastidio perfino parlare di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura”.
Siamo sempre qua: al razzismo della pelle bianca. Gli atroci crimini di guerra di Hamas sono definiti opera di non-umani, di animali (sappiamo invece quanto banale sia il male umano). Invece, i simmetrici crimini di guerra (che mentre scrivo si avviano a diventare crimini contro l’umanità) di Israele, quelli no: sono legittima difesa. Perché? Perché loro sono loro, e noi siamo noi. Il discorso dei valori occidentali è una falsa moneta: quei valori siamo disposti a calpestarli ogni momento, se possiamo farlo a nostro vantaggio.
Allora, l’unica posizione che non ceda a questo “inconscio hitlerismo” è il rifiuto di schierarsi con uno dei due governi-apparati militari, schierandosi invece con entrambi i popoli: con gli israeliani e i palestinesi, che vengono traditi e abbandonati alla morte dai rispettivi vertici politico-militari. Con i feriti, con le famiglie israeliane che hanno un figlio preso in ostaggio, con le famiglie palestinesi che aspettano la rappresaglia che le cancellerà. Con chi non ha mai deciso nulla, e ora perde tutto. Come ha scritto il giornalista israeliano Haggai Matar, “il terrore che gli israeliani stanno sentendo in questo momento, me compreso, è un frammento di ciò che i palestinesi hanno sentito”.
Schierarsi contro Hamas, sorretta da un orribile regime teocratico. Schierarsi contro i vertici dello stato di Israele, che si dice democratico mentre pratica una segregazione così crudele da spingere i suoi vicini a scegliere tra una morte rapida e una lenta.
“Non c’è una soluzione militare al problema di Israele con Gaza, né alla resistenza che naturalmente emerge come risposta all’apartheid violento” (ancora Matar): l’unica soluzione è la pace. Per questo, come scrisse Tiziano Terzani rispondendo alla Fallaci, “in questi tempi di guerra, non deve essere un crimine parlare di pace”.

L'Amaca

 

Le regole di ingaggio
DI MICHELE SERRA
Lo storico vignettista del Guardian, Steve Bell, non vedrà il rinnovo del suo contratto a causa di una vignetta su Netanyahu tacciata di antisemitismo.
La vignetta è facilmente rintracciabile in rete, e anche sul sito del nostro giornale. Guardatela e ditemi, secondo voi, se siano riscontrabili tracce, anche minime, di antisemitismo.
Come è possibile che in tanti anni di accese discussioni non si sia riusciti a stabilire almeno questa “regola di ingaggio”, che è possibile criticare i governi israeliani senza essere antisemiti e che è possibile criticare le consorterie religiose e/o plutocratiche al potere nei paesi arabi senza essere islamofobi, o antiarabi? E soprattutto, più in generale, da quando le opinioni, non importa se giuste o sbagliate, possono essere oggetto di stigma fino a questo punto?
Fatta eccezione per chi inneggia alla violenza, o esalta lo sterminio, o nega l’evidenza storica, o dice cose di efferata disumanità, tutto sommato una ristretta schiera di fanatici e di paranoici, bisogna che le opinioni — non solamente le vignette — tornino a essere considerate tali. Non reati, non colpe.
Opinioni. Legittime manifestazioni delle proprie idee politiche, che sono per definizione difformi e spesso contrastanti. Dopo centinaia di passi indietro, un piccolo passo avanti aiuterebbe a sentirci meno costretti, sulla questione, a un clima di intolleranza stabile.
L’antisemitismo è una ben nota infezione del pensiero, che ha generato persecuzioni, segregazioni, pogrom e infine la Shoah. Tirarlo in ballo quando non è il caso serve solo ad annacquare la sua infamità e la sua gravità.

lunedì 16 ottobre 2023

Grande donna Virginia!


di Virginia Raggi

Io sto con le madri che hanno visto i propri figli strappati alla vita da assassini senza pietà,
sto con coloro che piangono i genitori portati in trofeo, maltrattati e massacrati,
sto con i bambini che scappano. Scappano dalle bombe, da mostri di carne e ossa, orchi con i kalasnikov,
sto con chi ha paura,
sto con chi si sente solo al mondo
e con chi ha una rabbia che posso solo immaginare
e condanno chi uccide, chi ammazza, chi giustifica tutto questo.
Non c'è giustizia e non ci sarà mai, come forse non ci sarà mai alcuna 'pace giusta' in nessun conflitto, perche ogni parte sposta il concetto di 'giusto'.
No, non ho soluzioni ma non credo neanche a chi le ostenta con sicurezza e deride chi prova a contrastare la semplificazione degna di un tifo da stadio cercando di comprendere la complessità della realtà.
So che stare con le vittime - i ragazzi, gli anziani, le madri, i padri, i figli, i disperati - significa in questi casi 
dover mettere in conto gli insulti di chi vuole necessariamente metterti una divisa o una etichetta, ma ho scelto di stare dalla parte dell'umanità, intesa come fratellanza. Perché la sofferenza divide, ma può anche unire!
Ho pensato che il mio silenzio potrebbe essere interpretato come indifferenza e che, forse, anche solo una parola, può essere di aiuto a chi soffre.
E so che siamo la maggioranza che non ha etichette: siamo anziani, giovani, uomini, donne che guardano alle vittime, di entrambe le parti, come fratelli e sorelle, perché quei morti,  sono anziani, giovani, uomini, donne e bambini proprio come noi.

Non proprio tutto bene…


Centenario Agnelli. Un secolo di proprietà Juventus, ma a casa non proprio tutti bene

di Paolo Ziliani

È stata una grande festa. Quella del centenario della proprietà-Juventus da parte della famiglia Agnelli. Dal 1923 al 2023. Un secolo di storia. Splendida splendente. È stata una grande festa e il cielo ha voluto che non ci fossero nuvole all’orizzonte a turbare gli animi delle moltitudini festanti (media in primis). E sì, è vero, a voler spaccare il capello in quattro andrebbe detto che, ironia della sorte, il centenario della Juve “made in Agnelli” è caduto proprio nell’anno in cui Madama è stata cacciata dal paradiso terrestre delle coppe europee, unico club d’Europa ad essere squalificato – e multato di 20 milioni – per aver barato nella presentazione dei bilanci e quindi sul campo, dove ha presentato campioni che non avrebbe potuto acquistare; e sì, è vero, andrebbe anche detto che il centenario è caduto proprio nell’anno in cui la squadra è stata penalizzata di 10 punti in Serie A per le spericolate malefatte dei suoi massimi dirigenti Agnelli, Paratici, Arrivabene e Cherubini sul conto dei quali la giustizia sportiva ha comminato qualcosa come nove anni di squalifica.
Bisognerebbe poi aggiungere che il centenario della Juve agnelliana è caduto, guarda caso, proprio nell’anno dell’apertura di un processo penale nei confronti del club, il processo dell’inchiesta Prisma, in cui un Agnelli in persona, Andrea figlio di Umberto e nipote di Gianni, è stato chiamato a rispondere in prima persona alle richieste di risarcimento danni delle parti civili costituitesi, tra cui Consob e piccioli azionisti, per le illegalità compiute dal Cda spazzato via dalla proprietà Exor a fine 2022; e che a dispetto del procedimento penale di cui sopra, proprio nei mesi scorsi la Consob ha aperto un nuovo procedimento sul conto della Juventus, questa volta chiamando in causa il nuovo Cda guidato dal neo presidente Ferrero e dal neo Ad Scanavino, espressamente insediati da John Elkann, contestando loro vecchie e nuove inadempienze come i mancati pagamenti a tesserati e il riaffiorare delle vietate – e già sanzionate – operazioni “a specchio” in sede di mercato.
Come vi sarete accorti, stiamo spaccando il capello in quattro. E anzi, a voler essere ancor più minuziosi, pignoli all’eccesso, dovremmo dire che per un incredibile scherzo del destino il centenario della Juve targata Agnelli è caduto proprio nell’anno in cui il giocatore che avrebbe dovuto portarla sul tetto del mondo, Cristiano Ronaldo, costato 700 milioni di aumenti di capitale andati in fumo e 175 milioni di bond quinquennali in scadenza a febbraio 2024, senza contare i suoi stipendi lunari, ha deciso di portare la Juventus in tribunale per 19,9 milioni che il club ancora gli deve; è caduto proprio nell’anno in cui il giocatore che – tramontato Ronaldo – avrebbe dovuto condurla a dominare la scena italiana ed europea, cioè Pogba, riportato a Torino a 10 milioni d’ingaggio netti fino al 2026, è stato trovato positivo al testosterone dopo aver giocato due delle prime tre partite di campionato ed essere finito a referto nella terza; è caduto proprio nell’anno in cui il gioiello del vivaio, il centrocampista Fagioli già approdato ai fasti della maglia azzurra, è finito sotto inchiesta per avere effettuato ripetute scommesse su piattaforme illegali, pratica vietatissima ai tesserati al punto che la squalifica minima prevista dal codice è di 3 anni (per la Figc di Gravina: 718 euro di patteggiamento). E insomma: è stata una grande festa quella del centenario-Juve targato Agnelli. Le pareti e i pavimenti risplendevano. E come si dice in questi casi, a casa tutti bene.

Il commento

 

Diplomazia. La sola “forza” allarga il conflitto e fomenta antisemitismo e terrorismo
SUL FUTURO DELLO SCONTRO IN MEDIO ORIENTE - “L’Europa è senza strategia, segue ciecamente gli interessi americani in Medio Oriente”
DI ELENA BASILE
L’Occidente ha le mani sporche di sangue. Non ci possono essere mezzi termini per chi ha una coscienza. Le immagini dei bambini di Gaza, gli orrori di questa nuova guerra contro un popolo inerme sono davanti agli occhi di tutti. Punizioni collettive, bombardamenti indistinti sui civili, bombe al fosforo, blocco dei mezzi di sostentamento, dell’elettricità che fa funzionare gli ospedali, mancata apertura dei valichi la cui responsabilità è anche dell’Egitto, sono ormai evidenti. La situazione peggiorerà nel caso della massiccia invasione a cui Israele si prepara.
Il sacrosanto diritto di Israele a difendersi non può essere confuso con l’impunità, con il diritto a violare le regole del Diritto internazionale e umanitario. I vertici europei in una situazione così tragica chiedono il rilascio degli ostaggi, non nell’ambito di un negoziato, ma con dichiarazioni che ribadiscono senza se e senza ma la solidarietà a Israele. La Von der Leyen si sta quindi appellando all’umanità di un’organizzazione terroristica? Siamo al surrealismo. L’Europa è senza strategia, segue ciecamente gli interessi americani in Medio Oriente come se la regione non fosse vicina a noi e la guerra non avesse conseguenze soprattutto per gli Stati europei.
Verremo linciati, saremo accusati ingiustamente di antisemitismo come quando, avendo difeso il popolo ucraino e i soldati diciottenni dalle élite di Kiev e della Nato oltre che della Russia, venivamo accusati di filo-putinismo. A rischio di essere fraintesi o male interpretati, non saremo complici di un Occidente che sta smarrendo i valori umanistici, parte integrante della sua storia. Noi non saremo responsabili del massacro dei bambini. Piena solidarietà al popolo ebraico e alle vittime di Hamas. Uguale deve essere il nostro approccio alla strage di innocenti a Gaza. La tragedia ricorrente di Israele e Palestina deve avere fine. I paralleli storici fra le repressioni indiscriminate a Gaza per eliminare Hamas e i bombardamenti alleati su Dresda per sconfiggere il nazismo sono gratuiti. Hamas è un’organizzazione terroristica che non ha una forza paragonabile a quella della Germania nazista e dei suoi alleati. Si spera che le portaerei Usa a difesa di Israele siano di carattere simbolico, in quanto Tel Aviv è forte militarmente, molto più di Hamas.
La difesa dal terrorismo dovrebbe concretizzarsi in una strategia complessa che unisca la forza alla diplomazia. La repressione spietata sembra avere come target la popolazione civile e potrebbe provocare una recrudescenza dell’antisemitismo in Europa, soprattutto in Stati a forte componente immigratoria araba. Vorrei capire come Marco Minniti pensi di poter conciliare una nuova guerra all’islamismo (paragonando Hamas allo Stato islamico) e le politiche di apertura sull’immigrazione, l’integrazione delle popolazioni arabe e musulmane destinate a crescere in Europa. L’odio dei popoli di fronte a politiche ingiuste, di due pesi e due misure non si placa. Possiamo tentare di convincerli che siamo una civiltà superiore e le guerre le facciamo per il bene della democrazia: non credo ci ascolteranno. Più probabile che porteranno nel cuore la voglia di vendicare i genitori, i fratelli, gli amici periti nel sangue e meno fortunati di loro.
Il terzo rischio, oltre alla recrudescenza dell’antisemitismo e dello scontro sociale e al ritorno del terrorismo, è l’allargamento del conflitto. Se le atrocità e il numero di morti aumentano a Gaza, la situazione può divenire esplosiva in Cisgiordania. Hezbollah potrà passare dalle reazioni simboliche a una violenza esplicita che rischia di innescare un nuovo conflitto. Hezbollah, com’è noto, è sostenuto dall’Iran, legato non solo a Mosca ma anche alla Cina. L’Occidente avanza, utilizza doppi standard, si autoproclama difensore di una civiltà superiore che gli dà il diritto all’impunità e attende saggezza, contenimento e liberazione degli ostaggi dai regimi? È un’odiosa commedia sulla pelle delle vittime.
Ps. La mia insofferenza nel programma di Corrado Formigli era indirizzata al “buonismo” ipocrita di chi non va alla radice dei problemi e non trae le dovute conseguenze. La direttrice dello Iai Nathalie Tocci (che conduce analisi certamente più pacate e razionali sul Medio Oriente rispetto a quelle sulla guerra in Ucraina, contesto sul quale le ricerche la portano immancabilmente alle conclusioni dei neocon americani) non ha pronunciato una parola di critica alla Von der Leyen e alla mancanza di una assertiva pressione su Tel Aviv. Di fronte agli orrori, le finte lacrime non servono.

Non le manda a dire!

 

La fase anale
di Marco Travaglio
Finora Aldo Grasso svolgeva nel dibattito politico-medatico il ruolo che nell’ordine pubblico svolgono gli idranti: disperdere a viva forza chiunque si opponga a qualsiasi potere. Ma da ieri ha abbracciato una nuova e ancor più nobile missione: far regredire l’analisi della guerra israelo-palestinese all’infanzia, a metà strada fra la fase orale della lallazione e la fase anale, quando il bambino sembra parlare perché ripete sillabe di apparente senso compiuto: mamma, pappa o papà, cacca. Soprattutto cacca. Il Grasso è sinceramente sgomento dinanzi a un fenomeno per lui inedito e inquietante: l’esistenza di commentatori e analisti che sanno di cosa parlano e fanno il proprio mestiere. Più precisamente Santoro, Ovadia, Orsini e la Basile. Anziché sillabare “mamma” o “cacca”, i putribondi figuri argomentano, spiegano e interpretano i fatti di oggi alla luce delle cause storiche, purtroppo intrecciate, stratificate e – horribile dictu – complesse, cioè incompatibili col manicheismo infantile e cavernicolo bello-brutto/buono-cattivo e col tifo da curva ultrà Juve/Toro/Milan-Inter/Roma-Lazio (quello che ha portato quei geni di Repubblica a commissionare un sondaggio e a intitolarlo testualmente, restando seri: “La maggioranza solidarizza con Israele, ma il 18% con Hamas”, manco fosse un derby). Il Grasso li chiama “postillatori” perché dicono “sì, ma” o “però” e “tutte le altre avversative da talk show”. E il fatto che conoscano l’italiano oltre alla storia, analizzino cause, spieghino fenomeni, soppesino pro e contro, distribuiscano equamente ragioni e torti e – quel che è peggio – lo facciano “impunemente” senza essere arrestati su due piedi, li rende automaticamente colpevoli.
Basta poco, del resto, per sgamare la colonna italiana di Hamas: quell’“artificio retorico fra i più subdoli” (il “sì, ma”), quella “fallacia logica conosciuta col nome di ‘accumulo di postille’”, quel “grimaldello per appropriarsi impunemente dello spazio del giustificazionismo, dell’alibi, della ‘complessità’” che servono a un solo, bieco scopo: “negare la strage di Kfar Aza”. E, nientemeno, “intossicare il diritto di esistere di Ucraina e di Israele”. Il fatto che il Grasso, sulla prima pagina del Corriere, attribuisca a quattro persone molto più competenti di lui sulle guerre di Ucraina e di Gaza cose che non si sono mai sognate di dire né di pensare, anzi hanno finora sostenuto tesi puntualmente confermate dai fatti a differenza delle sue, fa sospettare che ignori le altre diciannove fallacie logiche codificate in letteratura, pur praticandole quasi tutte. Soprattutto una, la “teoria della montagna di merda”: “Un idiota può produrre più merda di quanta tu possa spalarne”.

domenica 15 ottobre 2023

Occasione!



Che bella notizia, che occasione! Quindi se non ci spendo una mazza non ci vedremmo mai? Bellissimo!