mercoledì 11 ottobre 2023

Ah la Natura!



Per chi brindi? Per Mimmo Lucano che è stato liberato dal fango? Lui almeno 49 milioni non li deve restituire, voi si! Ma la Natura alle tue spalle ci dice chi realmente sei, anche se non serviva!

Si scherza eh!






Canaglie!

 


Bentornata!

 


Robecchi!

 

Conflitti. Nell’esaltazione del “sangue contro sangue” dominano gli estremi
di Alessandro Robecchi
La guerra bisogna vederla dal basso, dalla parte di chi la subisce. Perlopiù ce la raccontano dall’alto, dalla parte di chi la fa: tattiche, strategie, azioni militari, con parole antichissime (assedio) e nuove (droni, cyber war), si tende a guardare tutto dalla parte di chi tiene il fucile e non da quella di chi guarda il buco nero della canna rivolta verso di lui. Vale per tutti i civili, ovviamente, da qualunque parte, in qualunque guerra. Vale per gli ucraini, per gli armeni costretti a scappare, per gli israeliani ammazzati in casa o al rave party, per i due milioni di abitanti di Gaza a cui ora si chiudono luce, gas, acqua, approvvigionamenti di cibo, mentre li si bombarda indiscriminatamente, ospedali, moschee, case, nella febbre della rappresaglia, nell’esaltazione del “sangue contro sangue”: comandano gli estremi.
In questa tenaglia finiscono i civili, quelli che non c’entrano, che semplicemente stanno lì. Succede che la valvola della pentola a pressione salti, che la fiammata ammazzi qualcuno, quasi sempre qualcuno che non c’entra, gli innocenti, quella “povera gente”, per citare Bertolt Brecht, che in seguito alle guerre farà la fame, da vinti e da vincitori.
La questione palestinese se ne sta lì da molto più di mezzo secolo, a volte assopita, a volte clamorosamente scottante, un bubbone aperto che si spera non erutterà – figurarsi – con un Paese governato da una destra estrema, con ministri fanatici, con insediamenti illegali che rosicchiano terre e case al nemico, con esercito e servizi fino a ieri considerati efficientissimi; e un’altra popolazione prigioniera, che dipende in tutto e per tutto dall’occupante. Quello che succede oggi è figlio di una storia complessa, intrecciata in anni e anni di ingiustizie, tormenti, risoluzioni Onu mai rispettate, repressione, apartheid, formazioni terroristiche. Ma è figlio anche di uno schema che è andato precisandosi e affinandosi, che la guerra in Ucraina ha affilato come una lama, che viene imposto nella narrazione corrente, reso obbligatorio: il buono e il cattivo. Se perde il buono perderemo tutti, è l’assunto che rafforza la tesi, una tesi che la famosa Europa sembra sposare sempre in modo meccanico e acritico, si veda la favola bella che armiamo fino ai denti l’Ucraina per difendere Berlino, Roma, Parigi, l’Occidente, eccetera eccetera. Balle, come gran parte dell’opinione pubblica sa da tempo. E guai a dire che il buono non è così buono come lo si descrive, perché il sistema binario è subito applicato con rigore chirurgico: dopo il retorico “sei putiniano”, aspettiamoci il più risibile e ridicolo “sei terrorista”. Un sistema binario che è esso stesso guerra, che serve ad alimentare lo scontro, non a fermarlo.
Così oggi quello che la narrazione corrente chiede – una vera chiamata alle armi – non è di capire o di fermare il massacro, o di ragionare, ma di schierarsi senza se e senza ma. Eppure, a dispetto della propaganda, no, noi non siamo Israele, e naturalmente no, noi non siamo Hamas (tocca dirlo, purtroppo, anche se pare assurdo, per prevenire i propagandisti), e questo chiederci di essere questo o quello – senza sfumature, senza dubbi – non è che un ennesimo portato della guerra, un arruolamento forzato delle coscienze. È un altro modo – da qui, dal divano – di fare la guerra, mentre il contrario – fermarsi, ragionare, accettare le differenze, lavorare sulle cause, rimuovere le ingiustizie, isolare gli estremi – è l’unico modo, invece, per fare la pace. Non succederà. Non ora, almeno. Ed è un altro crimine.

Voci combattute

 

Mi scappa la lista
di Marco Travaglio
Come tutte le tragedie dell’umanità, anche la guerra israelo-palestinese diventa farsa appena varca la frontiera italiana. Il merito va a quella cricchetta di onanisti da Twitter che usa qualunque dramma mondiale per le sue batracomiomachie domestiche. Due anni fa, mentre gli americani scappavano da Kabul dopo vent’anni di occupazione criminale e inutile, cercavano qualcuno di famoso che stesse coi Talebani e, siccome non trovavano nessuno, inventavano “Italibani” mai esistiti. Poi, dopo l’attacco russo all’Ucraina, partirono a caccia di qualche personaggio illustre che lo giustificasse: invano. Ma trovarono comunque il modo di stilare liste di liste di putiniani immaginari: Orsini, il Fatto al gran completo, Caracciolo, Zagrebelsky, il Papa e altri noti cosacchi. Ultimamente le cose a Kiev andavano così bene che tutti scrivevano ciò che diceva Orsini senza versargli la Siae. E la falange atlantista era un po’ sulle sue, depressa dal flop della inoffensiva ucraina e dall’idea di dover dare presto del putiniano pure a Biden. Quand’ecco, provvidenziale, l’attacco di Hamas a Israele. Anche stavolta chi sperava di trovare uno straccio di vip schierato coi tagliagole rimane deluso. Ma nessun problema. Giornale e Libero sbattono in prima pagina Zaki perché dice di Netanyahu un po’ meno di ciò che scrive la stampa israeliana. Un tapino del Riformatorio delira sul “mefitico alito” di Orsini e Montanari e inventa il “silenzio di Conte” che invece parla dal primo giorno.
Ma il meglio, come sempre, viene da Repubblica. Folli è un po’ seccato perché nessun 5Stelle giustifica Hamas, ma pazienza: “tra i 5S c’è chi ha cominciato ad adombrare il tema” (qualunque cosa significhi). Merlo, essendo il re del fantasy, è esonerato dall’attinenza alla realtà: infatti riesce a scrivere restando serio che “l’antisemitismo nei 5Stelle è addirittura fondativo”. Non hanno mai detto nulla contro gli ebrei, ma il Merlo applica la logica del lupo con l’agnello: “Sei mesi fa hai detto male di me”; “Ma se non ero ancora nato!”; “Allora sarà stato tuo padre”. Per l’angolo del buonumore, il Foglio pubblica un penoso appello di Zelensky che, siccome non se lo fila più nessuno, si imbuca nella guerra altrui per dire che a Gaza c’entrano Putin e pure l’Iran (peccato che lo smentiscano persino gli Usa). Lo stesso Foglio smaschera l’“Intifada grillina” per gli “strani rapporti” dei 5 Stelle con “un’associazione vicina ai terroristi”. Perbacco. Le prove sono schiaccianti: due parlamentari 5S visitarono nientemeno che “i campi profughi palestinesi in Libano”; uno “ricevette in Senato il vicepresidente di una Onlus”; e un altro accolse “a Pratica di Mare una bimba di due anni, Talya, bisognosa di cure”. Quindi non si scappa: ha stato Conte.

L'Amaca

 

Un ringraziamento a Letizia Moratti
DI MICHELE SERRA
Forse per rifugiarci nelle piccole cose di casa nostra (le piccole cose di una piccola casa), si prende atto con soddisfazione dell’ingresso di Letizia Moratti in Forza Italia, con un ruolo importante, e dando come prima motivazione di questo passo politico «il legame con Berlusconi».
Sono passati pochi mesi da quando si discusse se candidarla al governo della Lombardia come leader del centrosinistra. Sono tra coloro che, banalmente, non capirono perché. Mi chiedevo per quale sofisma, oppure idea geniale, oppure trucco dalle gambe corte, si dovesse chiedere a una valente signora berlusconiana di rappresentare gli elettori di centrosinistra; e agli elettori di centrosinistra di votare per una valente signora berlusconiana. Qualcuno spiegò a quelli come me, politicamente sempliciotti, che per vincere si deve sfondare al centro. Benone, a patto di stabilire, per chiarezza ma anche per non farsi venire la labirintite, dove finisce il centro e dove comincia la destra. La politica non è cartografabile con precisione, ma nemmeno è una coperta da tirare all’infinito, e da qualunque parte.
Adesso bisogna ringraziare la signora Moratti per avere infine, autorevolmente, posto fine a quella stramba discussione. La sua casa è il partito di Berlusconi. E a meno di voler sostenere che per vincere, lungo gli anni del suo smarrimento, la sinistra avrebbe dovuto candidare come premier proprio Berlusconi, l’intera impalcatura della candidatura di Moratti come alternativa alla destra si rivela per quello che era: una cosa senza senso. Non solo poco “di sinistra”. Poco ragionevole.