sabato 30 settembre 2023

Booom!

 

La contro-inoffensiva
di Marco Travaglio
Ci sono notizie così enormi che, quando le leggi, ti stropicci gli occhi e poi le rileggi per essere sicuro di aver capito bene. Dopodiché le cerchi nei tg e sui giornaloni e, non trovandole, capisci che sono vere.
Prima notizia. Il 13.9.2022, mentre il “mondo libero” era tutto intento a far credere che quella in Ucraina fosse l’unica guerra in corso, l’Azerbaigian filo-turco attacca per l’ennesima volta l’Armenia filo-russa per riprendersi il Nagorno-Karabakh, l’enclave armena indipendente dal 1991. Decine di morti e migliaia di profughi. Ma nessuno dice né fa nulla: né moniti su “aggressore e aggredito”, né armi agli aggrediti per difenderli dagli aggressori, né sanzioni agli aggressori perché smettessero di aggredire. Motivo: l’aggressore azero è amico nostro, ci fornisce il gas necessario a sostituire quello dell’aggressore russo, e noi in cambio gli vendiamo le armi e ci scordiamo il diritto degli armeni del Nagorno Karabakh all’autodeterminazione. Ora, certi dell’impunità, gli azeri tornano sul luogo del delitto per la soluzione finale: stragi di civili, repressioni, pulizia etnica ed esodo biblico di civili (circa 85mila profughi su una popolazione di 140mila, ma mica sono ucraini: sono armeni e ai genocidi ci sono abituati). Il Nagorno Karabakh non esiste più: un intero Paese cancellato da un giorno all’altro dalla carta geografica, mentre le famose democrazie e la pia Nato armano l’aggressore fischiettando.
Seconda notizia. Dopo mesi di annunci mediatici sui mirabolanti progressi ucraini nella “controffensiva di primavera”, partita in estate e non pervenuta neppure in autunno, fra “svolte”, “avanzate”, “conquiste” e “sfondamenti”, il New York Times si arma di righello e fa i conti: “Malgrado 9 mesi di sanguinosi combattimenti dall’inizio dell’anno meno di 500 miglia quadrate (800 kmq, ndr) di territorio sono passati di mano”. Tutti sottratti dagli ucraini ai russi? Magari: i russi sulla difensiva hanno guadagnato più territori (320 kmq, soprattutto a Est) che gli ucraini all’offensiva (227, soprattutto a Sud). Purtroppo, nei primi mesi d’invasione, i russi avevano occupato quattro regioni ucraine, pari al 18% del territorio, più la Crimea annessa nel 2014, per un totale di 135mila kmq; e negli ultimi nove mesi, gli ucraini sono riusciti a riconquistarne un seicentesimo (e al prezzo di circa 80mila fra morti e mutilati). Kiev ha perso l’equivalente di mezza Italia e riconquistato il corrispettivo della più piccola provincia d’Italia: quella di Trieste. Facile calcolare, a questo ritmo, quanti secoli impiegherà a riprendersi il resto, sempreché i russi non passino mai più all’offensiva e gli ucraini, nel frattempo, non finiscano gli uomini. Ancor più facile diagnosticare lo stato mentale di chi ancora parla di “vittoria”.

L'Amaca

 

Il provino sbagliato
DI MICHELE SERRA
Non si sa più da che parte cominciare, anzi ricominciare, per rimettere un poco di ordine nel settore delle “discriminazioni” su basi fisica. Si leggono cose sensate (poche) e cose assurde (molte).
Nella seconda categoria eccelle — come stupirsi — l’America.
Esempio di cosa sensata, ovvero di effettiva discriminazione su basi fisiche, sarebbe il rifiuto di assumere un giardiniere o un’avvocata o un barman perché sovrappeso: l’aspetto fisico non c’entra niente con la mansione che devi svolgere, dunque, se hai le attitudini professionali richieste, non assumerti è gravemente discriminatorio. Ma se al provino dove si cerca la protagonista di un balletto sulla vita di Nadia Comaneci dovesse presentarsi una danzatrice attorno al quintale; o se per un casting dove si cercano attori per un film d’azione mi presentassi io, che ormai corro i cento metri in un quarto d’ora e con un bicchiere di vino rosso in mano, e venissimo entrambi respinti, non si tratterebbe di discriminazione. Saremmo noi due, la danzatrice e il sottoscritto, ad avere sbagliato provino.
Non tutti possiamo fare tutto. L’elenco delle cose che mi sarebbe molto piaciuto fare e non ho fatto è molto più lungo di quelle che sono riuscito a fare. Questo può anche essere frustrante, ma è un richiamo alla realtà della condizione umana, che è transeunte e imperfetta. L’età, la forma fisica (nel cinema anche l’aspetto fisico) contano, e incidono. Proprio perché i casi di discriminazione, di dileggio, di esclusione, di abusi dei “normali” contro i fuori-norma sono tanti, e spesso crudeli, bisogna sgomberare il campo dall’equivoco che rischia di rendere insensata una materia (il diritto al rispetto) che è invece fondamentale.
L’equivoco è ignorare i propri limiti.

venerdì 29 settembre 2023

A voi no?




Osho

 


Dispute

 


Ragogna!

 


Lo sapevate?

 

Fattura 352 milioni l’anno. Il Turismo gli paga il défilé
MIRACOLI - La Santanchè dà 90 mila euro al gruppo della Ferretti per una sfilata poi diventata di beneficenza. Raccolti 57 mila euro
DI THOMAS MACKINSON
Una passerella sul fango con soldi pubblici. Chi l’avrebbe mai detto che la moda può salvare il mondo, un abito da 3 mila euro alla volta? Quel che non è chiaro, è se un ministro sia autorizzato a sponsorizzare una stilista o se Alberta Ferretti abbia bisogno della Santanchè. Dal suo ministero, spunta però un contributo da 90 mila euro per promuovere l’evento di un privato che ha boutique di lusso in tutto il mondo e fatturati da capogiro. Soldi pubblici per una sfilata-evento che, causa alluvione, si farà poi “solidale”. Ma, alla fine, raccoglierà 57 mila euro, cioè meno di quanto ha ricevuto. Un altro “miracolo” della ministra-imprenditrice, in linea con la moltiplicazione delle spese in Cina da 155 mila euro per sei delegati, compresa lei. Ma partiamo dall’inizio.
Il 26 maggio 2023, l’Emilia-Romagna affonda ancora nell’abisso di fango. Meloni e Von der Leyen hanno appena sorvolato i campi allagati di Forlì, la devastazione attorno a Ravenna e Cesena, l’agricoltura in rovina. Si celebrano altri due funerali, scatta l’allarme epidemia e il piano per i Comuni al buio. Nel centro di Rimini, invece, si accendono i riflettori, parte la musica a palla. Dalle mura di Castel Sismondo fuoriescono modelle avvolte in abiti leggeri, trame di seta e veli di chiffon. Va in scena “Ferretti Resort24”, la sfilata-evento della stilista romagnola fondatrice del gruppo quotato Aeffe che detiene i marchi Ferretti, Moschino e Pollini. In prima fila una parata di vip e politici. Spicca Daniela Santanchè con il suo Dimitri Kunz d’Asburgo, indagato con lei per le vicende Visibilia, che parla col prefetto Padovan. Ci sono la sottosegretaria alla Cultura Lucia Bergonzoni, Geronimo La Russa, il deputato Pd Andrea Gnassi. E poi ospiti stranieri, attori, cantanti e perfino due generali. Non era scontato. Fino a tre giorni prima, l’evento è stato in forse con 14 morti e 26 mila sfollati.
Alla fine prevale il carisma della Ferretti, romagnola doc, che il 23 maggio conferma che la sfilata si farà ma diversa: sarà solidale. Aeffe promette di organizzare un’asta benefica con Sotheby’s, mettendo in vendita pezzi speciali d’archivio e una t-shirt con la scritta “Io ci sono”. I dipendenti devolveranno il corrispettivo di un’ora di lavoro alla causa, e l’azienda farà una donazione equivalente. L’evento è salvo e nessuno polemizzerà. Racconta chi c’era che le uniche parole dedicate alle vittime vengono sussurrate a bassa voce. E che finché la stilista non li chiama sul palco, pochi hanno notato gli “angeli del fango” per i quali Ferretti ha disegnato la maglia. “Per aiutare la Romagna a ripartire, io ci sono”, twitta la Santanchè, che la indosserà giorni dopo, ma subito la impone alla povera Venere di Open to Meraviglia. Per quell’ora di sfilata, quando ancora nulla aveva di solidale, la ministra aveva dato 90 mila al gruppo da 352 milioni di fatturato.
Le date e gli atti non lasciano dubbi. Aeffe Spa chiede il contributo il 31 di marzo, il 10 maggio il segretario generale del Mitur firma la determina che assegna direttamente alla società, senza gara, le risorse per “provvedere ai servizi di organizzazione e promozione dell’evento”. Non è facile motivare la spesa. Il funzionario cammina sul velluto: chiama in causa “il carattere di unicità dell’evento” (e perché Armani o Fendi no?), la “risonanza mediatica che avrebbe generato”, “esternalità positive a beneficio del tessuto economico e sociale”. Non solo non fa scandalo quel contributo pubblico a un’iniziativa privata, ma può “trasmettere al resto del mondo un’immagine unitaria del Paese”. Open To Ferretti, insomma. Non stupisce che la Ragioneria generale abbia sollevato dubbi: nel “Piano strategico di Sviluppo” del ministero – 112 pagine – non c’è traccia di finanziamenti a operatori privati della moda. Epilogo, per polemiche preventive.
Ma alla fine, quanto è stato raccolto per gli alluvionati? A distanza di quattro mesi le istituzioni paganti non lo sanno, manifestano anzi un certo fastidio per la domanda (“pure su questo fate polemica!”). Tocca chiederlo al Gruppo Aeffe: si scopre che il ricavato è stato di circa 57 mila euro “interamente devoluti alla Protezione civile della Regione”. Perfino meno dei 90 mila euro che il gruppo da 100 milioni di capitalizzazione in Borsa ha ricevuto per organizzare e promuovere l’evento. Che però è stato un successo: la partecipazione di giornalisti, tv e vip ha permesso “una reach mediatica complessiva” di oltre 137 milioni di visualizzazioni. Gli alluvionati ringraziano.